Vasetto di miele con il miele che cola da un cucchiaio per miele

Proprietà del miele: cosa dice davvero la scienza su tosse, ferite, diabete e mieli scuri

Proprietà del miele secondo gli studi: tosse, ferite, diabete, calorie, mieli scuri italiani e manuka, più perché non va mai dato ai bambini sotto un anno.

Le proprietà del miele dimostrate dalla scienza sono poche ma reali: il miele dà un modesto sollievo alla tosse acuta di bambini sopra l’anno e adulti, e il miele medicale, sterilizzato e usato come medicazione, aiuta a guarire alcune ustioni e ferite. Per il resto è prima di tutto un alimento zuccherino, appena più favorevole dello zucchero bianco, che va contato come tale. E non va mai dato ai bambini sotto i 12 mesi.

Questa guida separa ciò che è provato da ciò che si sente dire al bar o si legge sui vasetti, basandosi sulle revisioni Cochrane, sull’EFSA, sull’Istituto Superiore di Sanità e sulla ricerca italiana sui nostri mieli scuri.

Quali proprietà del miele sono davvero dimostrate?

Prima dei dettagli, ecco il quadro in una tabella. Il livello di prova dice quanto sono solidi gli studi, non quanto è grande l’effetto.

Uso Cosa mostrano gli studi Livello di prova In pratica
Tosse acuta del bambino sopra l’anno tosse un po’ meno frequente e fastidiosa di notte rispetto al placebo moderato (Cochrane 2018) mezzo o un cucchiaino prima di dormire è ragionevole
Tosse e raffreddore, tutte le età sintomi un po’ migliori rispetto alle “cure abituali” basso o moderato, non chiaramente meglio del placebo (BMJ EBM 2021) conforto, non sostituisce il medico
Ustioni a spessore parziale guarigione circa 4,7 giorni più rapida delle medicazioni tradizionali alto per i tempi di guarigione (Cochrane 2015) solo miele medicale, su consiglio sanitario
Ferite chirurgiche infette guarigione più rapida rispetto ad antisettico e garza moderato, un solo studio come sopra
Glicemia e colesterolo lievi miglioramenti quando il miele sostituisce altri zuccheri basso (Nutrition Reviews 2023) non è un motivo per mangiarne di più
Antiossidanti dei mieli scuri attività antiossidante più alta in laboratorio studi in provetta o su cellule nessun beneficio dimostrato nell’uomo
Immunità, “depurazione”, energia, sonno nessuna dimostrazione nell’uomo assente vietato vantarli in etichetta
Bambini sotto i 12 mesi rischio di botulismo infantile indicazione dell’ISS mai miele

Cosa contiene il miele: composizione e calorie

Soprattutto zuccheri e acqua

Le api producono il miele dal nettare dei fiori o dalla melata, la sostanza zuccherina lasciata sulle piante da afidi e altri insetti che succhiano la linfa. Lo trasformano con i loro enzimi, lo concentrano e lo lasciano maturare nelle cellette, finché l’apicoltore lo raccoglie con la smielatura. Il risultato è una soluzione sovrasatura di zuccheri.

Secondo le tabelle di composizione degli alimenti del CREA, Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione, 100 grammi di miele contengono:

Componente Per 100 g
Acqua 18,0 g
Zuccheri 80,3 g
Proteine 0,6 g
Grassi 0 g
Potassio 51 mg
Calcio 5 mg
Vitamina C 1 mg
Energia 304 kcal

Il resto, un paio di grammi, comprende acidi organici, enzimi delle api, granuli di polline, pigmenti e le sostanze aromatiche che distinguono un’acacia da un castagno.

Gli zuccheri principali sono il fruttosio e il glucosio, in proporzioni che cambiano da un miele all’altro. Nelle schede europee dei mieli uniflorali pubblicate su Apidologie nel 2004 da Livia Persano Oddo e Roberto Piro, l’acacia ha in media 42,7 grammi di fruttosio e 26,5 di glucosio ogni 100 grammi, mentre il miele di colza ne ha 38,3 e 40,5. Questo rapporto spiega perché l’acacia resta liquida per mesi e la colza si rapprende in pochi giorni, come raccontiamo nell’articolo sul miele cristallizzato. Liquido o cristallizzato, il valore nutrizionale non cambia.

Vitamine e minerali: quantità simboliche

Si legge spesso che il miele è “ricco di vitamine e sali minerali”. I numeri dicono altro. Con 1 mg di vitamina C ogni 100 grammi, un cucchiaio da 20 grammi ne apporta 0,2 mg, cioè meno dell’1% degli 80 mg di riferimento indicati sulle etichette europee. Lo stesso vale per potassio e calcio: per farne una fonte significativa servirebbero quantità di miele del tutto sconsigliabili.

Enzimi, aminoacidi, polifenoli e aromi sono una ricchezza vera per il gusto e per l’identità di ogni miele, ma ciascuno è presente in tracce.

Un prodotto puro per legge

In Italia la composizione del miele è fissata dal decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 179, che recepisce la direttiva europea 2001/110/CE ed è stato aggiornato dal decreto legislativo 30 dicembre 2025, n. 207, in vigore per il miele dal 14 giugno 2026. Il miele non può contenere nessun ingrediente aggiunto, nemmeno additivi, e non può essere riscaldato fino a distruggerne gli enzimi. Per riconoscere un buon vasetto e leggere l’origine in etichetta trovi tutto nella guida su come scegliere il miele.

Quante calorie ha il miele?

A parità di peso il miele ha meno calorie dello zucchero, solo perché contiene circa il 18% di acqua. Lo zucchero bianco, fatto di saccarosio puro, porta circa 400 kcal ogni 100 grammi; il miele 304 kcal secondo le tabelle del CREA.

Quantità Peso indicativo Miele Zucchero bianco
1 cucchiaino 7 g circa 21 kcal circa 28 kcal
1 cucchiaio 20 g circa 60 kcal circa 80 kcal
100 g 100 g 304 kcal circa 400 kcal

Due dettagli cambiano il conto nella vita reale:

  1. A volume il miele pesa di più. Un cucchiaino di miele contiene più materia di un cucchiaino di zucchero semolato, quindi se dolcifichi “a cucchiaino” il vantaggio spesso scompare.
  2. Il miele può dolcificare un po’ di più. Il fruttosio ha un potere dolcificante superiore al saccarosio, e con un miele ricco di fruttosio come l’acacia se ne può mettere un po’ meno. È l’unica leva vera per ridurre gli zuccheri passando dallo zucchero al miele.

Miele o zucchero: cosa cambia davvero per la salute?

Per OMS ed EFSA il miele è uno zucchero libero

L’Organizzazione mondiale della sanità, nella linea guida del 2015, include esplicitamente il miele tra gli zuccheri liberi, insieme allo zucchero da tavola, agli sciroppi e ai succhi di frutta. Raccomanda di tenerli sotto il 10% delle calorie giornaliere, circa 50 grammi per un adulto che consuma 2.000 kcal, e suggerisce che scendere sotto il 5%, circa 25 grammi, porterebbe benefici aggiuntivi. Tutto compreso: il miele del tè, i biscotti, le bibite.

L’EFSA è arrivata a una conclusione simile il 28 febbraio 2022: l’assunzione di zuccheri aggiunti e liberi, compresi quelli “naturalmente presenti nel miele e negli sciroppi”, dovrebbe essere “la più bassa possibile” nel quadro di una dieta adeguata. Le Linee guida per una sana alimentazione del CREA, nella revisione del 2018, dedicano agli zuccheri un capitolo dal titolo eloquente: “Zuccheri, dolci e bevande zuccherate: meno è meglio”.

Due cucchiai di miele al giorno valgono quindi già circa 32 grammi di zuccheri liberi, più della soglia ideale indicata dall’OMS.

Un indice glicemico appena più basso

L’indice glicemico (IG) misura quanto in fretta un alimento alza la glicemia rispetto al glucosio puro. Secondo le tabelle internazionali pubblicate su Diabetes Care nel 2008 da Atkinson, Foster-Powell e Brand-Miller:

Prodotto IG medio
Glucosio 103
Saccarosio (zucchero bianco) 65
Miele (media) 61
Fruttosio 15

La differenza tra miele e zucchero è minima. Dipende soprattutto dalla quota di fruttosio: un’acacia o un castagno, ricchi di fruttosio, dovrebbero avere un IG più basso di un millefiori primaverile o di un girasole, più ricchi di glucosio. In ogni caso il miele alza la glicemia in modo netto.

La meta-analisi di Toronto

Lo studio più citato a favore del miele è una revisione sistematica dell’Università di Toronto pubblicata su Nutrition Reviews (Ahmed e colleghi, gruppo di John Sievenpiper). Ha riunito 18 sperimentazioni controllate con 1.105 partecipanti. Il miele, con una dose mediana di circa 40 grammi al giorno per otto settimane, era associato a piccoli cali della glicemia a digiuno, del colesterolo totale e LDL e dei trigliceridi, e a un lieve aumento del colesterolo HDL.

Tre limiti invitano alla prudenza:

  • la certezza delle prove era bassa per quasi tutti i risultati, secondo gli stessi autori;
  • i benefici comparivano soprattutto con mieli crudi e con alcuni uniflorali come la robinia, cioè l’acacia, mentre la pastorizzazione li riduceva;
  • i partecipanti seguivano una dieta sana, in cui gli zuccheri aggiunti restavano sotto il 10% delle calorie.

Il messaggio è sulla sostituzione: mettere nello yogurt un cucchiaino di miele al posto di un cucchiaino di zucchero può essere una scelta leggermente migliore. Aggiungere miele a una dieta già dolce non lo è.

Miele e diabete: si può mangiare?

Il miele non è vietato a chi ha il diabete, ma non è nemmeno uno zucchero “concesso”. Contiene circa l’80% di zuccheri e il suo indice glicemico, intorno a 61, è vicino a quello dello zucchero da tavola. Un cucchiaio da 20 grammi apporta circa 16 grammi di zuccheri da contare come tali.

Se hai il diabete, in pratica:

  1. Conta il miele nei carboidrati della giornata, come una zolletta di zucchero o un cucchiaino di marmellata, e non in aggiunta.
  2. Preferisci piccole quantità durante un pasto, quando fibre, proteine e grassi rallentano l’assorbimento, piuttosto che a digiuno o sciolto in una bevanda.
  3. Se scegli un miele, scegli un’acacia, ricca di fruttosio, che in teoria pesa un po’ meno sulla glicemia. La differenza resta piccola.
  4. Non usarlo per correggere un’ipoglicemia al posto delle zollette o del glucosio indicati dal tuo team: il contenuto di glucosio varia da un miele all’altro e l’effetto è meno prevedibile.
  5. Parlane con il diabetologo o il dietista, soprattutto se usi insulina o farmaci che possono dare ipoglicemie.

I risultati della meta-analisi di Toronto sulla glicemia a digiuno riguardavano quantità moderate, dentro una dieta sana, con certezza bassa. Non permettono di presentare il miele come una cura o una protezione contro il diabete.

Miele per la tosse: cosa dicono gli studi su latte e miele e miele e limone

Latte caldo e miele, miele e limone, il cucchiaino di miele prima di dormire: in Italia sono rimedi di famiglia per la tosse e il mal di gola. È l’uso del miele meglio studiato, e le prove gli danno parzialmente ragione.

Bambini sopra l’anno: la revisione Cochrane

La revisione Cochrane di Oduwole e colleghi, aggiornata nel 2018, ha riunito 6 studi con 899 bambini da 12 mesi a 18 anni con tosse acuta, quasi sempre da raffreddore. Le conclusioni principali:

Miele confrontato con Risultato Certezza
Placebo tosse meno frequente e meno fastidiosa per il sonno moderata
Nessun trattamento tosse meno frequente e meno intensa moderata
Destrometorfano (sedativo della tosse) poca o nessuna differenza bassa

L’effetto c’è ma è modesto, e nella maggior parte degli studi è stato misurato su una sola notte. In un bambino sano, del resto, la tosse da raffreddore è un meccanismo di difesa che passa da solo: il miele serve a renderla un po’ meno fastidiosa, soprattutto di notte.

Adulti e ragazzi: la meta-analisi di Oxford

Nel 2021 un gruppo dell’Università di Oxford ha pubblicato su BMJ Evidence-Based Medicine una meta-analisi di 14 studi, condotti su persone di tutte le età con infezioni delle vie respiratorie superiori. Rispetto alle “cure abituali”, il miele riduceva la frequenza e l’intensità della tosse e un punteggio complessivo dei sintomi. Il confronto con il placebo, però, si basava solo su due studi e non dava un risultato netto.

Gli autori vedono nel miele un’alternativa “ampiamente disponibile ed economica” agli antibiotici, spesso prescritti a torto per infezioni virali, ma riconoscono un rischio di bias moderato e chiedono nuovi studi controllati con placebo.

Quanto miele, e come

Nello studio pediatrico di Paul e colleghi del 2007, uno dei più citati, i bambini ricevevano una sola dose mezz’ora prima di dormire:

Età Quantità Quando
Sotto i 12 mesi niente miele, mai
1 anno nessuna dose studiata: chiedi al pediatra
2 a 5 anni mezzo cucchiaino 30 minuti prima di dormire
6 a 11 anni 1 cucchiaino 30 minuti prima di dormire
12 a 18 anni 2 cucchiaini 30 minuti prima di dormire

Il miele si può prendere al cucchiaino oppure sciolto in latte, tisana o acqua e limone tiepidi. Dopo, lavare i denti o almeno sciacquare la bocca evita di lasciare zucchero sui denti tutta la notte.

Il miele allevia il sintomo, non cura la causa. Rivolgiti al medico o al pediatra se c’è difficoltà a respirare, febbre alta o persistente, una tosse che dura oltre tre settimane, catarro con sangue, o se il bambino ha meno di un anno.

Miele sulle ferite: il miele medicale

Perché il miele frena i batteri

Il miele ostacola i batteri per più motivi insieme: è povero di acqua libera e “disidrata” i microrganismi, è acido e, quando si diluisce nei liquidi di una ferita, un enzima aggiunto dalle api produce perossido di idrogeno, la comune acqua ossigenata. Alcuni mieli, come il manuka, hanno in più composti propri.

Cosa conclude la revisione Cochrane

La revisione Cochrane di Jull e colleghi, pubblicata nel 2015, ha analizzato 26 studi con 3.011 partecipanti. Le conclusioni sono sfumate:

  • ustioni a spessore parziale: il miele le fa guarire in media 4,68 giorni prima delle medicazioni tradizionali, in 2 studi con 992 persone, con prove di certezza alta per questo risultato; rispetto alla sulfadiazina d’argento la guarigione appare circa 5 giorni più rapida, ma con certezza molto bassa;
  • ferite chirurgiche infette: guarigione più rapida rispetto ad antisettico e garza, in un solo studio con 50 persone, certezza moderata;
  • ulcere venose delle gambe e altre ferite croniche: effetto incerto, prove di qualità bassa o molto bassa.

Gli autori stessi scrivono che è difficile trarre conclusioni generali sul miele come trattamento locale.

Miele medicale e miele da cucina non sono la stessa cosa

Negli studi si usano mieli preparati per uso sanitario, sterilizzati e venduti come dispositivi medici: gel, garze impregnate, medicazioni con alginato o idrocolloide. In Italia si trovano in farmacia e sono entrati anche nella pratica infermieristica. Due infermieri delle ASL di Pescara e Chieti, Emanuele Primavera e Camilla Marzolani, ne hanno fatto il punto nel 2023 su infermieristica journal, rivista della Firenze University Press: ricordano l’interesse delle medicazioni al miele contro batteri resistenti agli antibiotici, nelle ulcere e nella cura della cute attorno alle stomie, e concludono che servono altri studi clinici.

Il miele alimentare invece non è sterile: può contenere spore, polline, frammenti di cera. Su un piccolo graffio pulito di un adulto sano il rischio è minimo, ma l’uso domestico non è stato studiato. Per ustioni estese, ferite profonde, morsi, ferite che arrossano o secernono, e per qualsiasi lesione di una persona diabetica, chiedi al medico, al farmacista o all’infermiere: se è indicato, ti proporranno una medicazione al miele medicale.

Castagno, melata, corbezzolo: i mieli scuri italiani sono più antiossidanti?

L’Italia ha una varietà di mieli unica, e i più scuri attirano l’interesse dei ricercatori. Castagno, melata di abete o di metcalfa e corbezzolo contengono in genere più composti fenolici e minerali dei mieli chiari come acacia, agrumi o sulla, e nei test di laboratorio mostrano un’attività antiossidante più alta. Il colore e il sapore deciso, amaro nel castagno e ancora di più nel corbezzolo, ne sono un indizio.

Il caso più italiano è il miele di corbezzolo, il “miele amaro” della Sardegna raccolto tra novembre e dicembre. Nel 1999 un gruppo guidato da ricercatori sardi (Cabras, Angioni, Tuberoso, Floris e colleghi) ha individuato nel corbezzolo l’acido omogentisico, in media 378 mg per chilo, una sostanza non rilevata negli altri mieli uniflorali analizzati. Da allora serve come marcatore per riconoscere il vero corbezzolo, e viene studiato per la sua attività antiossidante.

Nel 2017 il gruppo di Maurizio Battino e Francesca Giampieri dell’Università Politecnica delle Marche, con colleghi sardi e spagnoli, ha confrontato un miele di corbezzolo della zona di Berchidda con il manuka. Il corbezzolo aveva più fenoli, flavonoidi e capacità antiossidante, e su cellule di tumore del colon coltivate in laboratorio frenava la crescita a concentrazioni più basse del manuka.

Da qui sono nati titoli come “il miele sardo che combatte il cancro”. Vanno ridimensionati:

  • sono esperimenti su cellule in provetta, che gli stessi autori definiscono preliminari;
  • una sostanza che agisce su una cellula a contatto diretto non è detto che arrivi intatta e nella stessa quantità dopo la digestione;
  • nessuno studio sull’uomo dimostra che mangiare corbezzolo, castagno o melata prevenga o curi malattie.

Scegli i mieli scuri per il loro carattere, magari con un pecorino stagionato, non come integratori. Per scoprire da quali fioriture nascono, leggi la guida alle piante mellifere o sfoglia la sezione sui mieli italiani.

Il miele di manuka vale quello che costa?

Il manuka viene dalla Nuova Zelanda e dall’Australia, dai fiori dell’arbusto Leptospermum scoparium. La sua particolarità è il metilgliossale (MGO), un composto antibatterico che si forma nel miele a partire dal diidrossiacetone del nettare e che si trova nel manuka in quantità molto superiori agli altri mieli. È il motivo per cui il manuka è usato in molte medicazioni medicali.

Mangiarlo è un’altra storia. Altroconsumo, nel suo approfondimento del maggio 2025, riassume la situazione così: per uso alimentare il manuka “non ha effetti terapeutici superiori” agli altri mieli, probabilmente anche perché l’MGO non sopravvive alla digestione, e, come scrive l’esperta citata, “ad oggi non ci sono prove che il miele di manuka abbia poteri speciali o curativi”. Nessuna prova nemmeno sul dimagrimento.

Domanda Risposta
L’attività antibatterica è reale? sì, in laboratorio e nelle medicazioni medicali
Mangiarlo protegge dalle infezioni? nessuno studio solido lo dimostra
Cosa vuol dire “MGO 400+”? almeno circa 400 mg di metilgliossale per chilo
E la sigla UMF? una certificazione volontaria, senza valore legale
Quanto costa? secondo Altroconsumo da 60 a 100 euro al chilo per MGO 100+, da 250 a 500 euro e oltre per MGO 800+
È più sicuro per un neonato? no, il rischio di botulismo vale per ogni miele

Con questi prezzi le falsificazioni sono frequenti. Se lo compri, fidati di un contenuto di MGO dichiarato e di un venditore affidabile, non delle promesse di salute.

Miele e neonati: perché mai prima di un anno

È l’unico divieto assoluto di questo articolo. Non dare mai miele a un bambino sotto i 12 mesi: né al cucchiaino, né nel biberon, né sul ciuccio o sul dito per calmare il pianto.

Il botulismo infantile

Il miele può contenere spore di Clostridium botulinum, un batterio presente nella polvere e nel suolo, che le api possono portare nell’alveare. In un adulto le spore attraversano l’intestino senza conseguenze. In un lattante, la cui flora intestinale non è ancora formata, possono germinare e produrre la tossina botulinica. L’Istituto Superiore di Sanità considera quindi corretto evitare il miele fino a un anno di età, e precisa che ragazzi e adulti possono mangiarlo senza alcun rischio.

I segnali si sviluppano in modo graduale:

  • stitichezza, spesso il primo sintomo;
  • il bambino succhia male, piange debolmente, è insolitamente fiacco;
  • viso poco espressivo, palpebre cadenti;
  • perdita del controllo della testa;
  • nelle forme gravi, difficoltà respiratorie che richiedono il ricovero urgente.

In Italia circa metà dei casi europei

Il botulismo infantile resta raro, ma l’Italia è tra i paesi europei che ne registrano di più. Secondo l’analisi del Centro nazionale di riferimento per il botulismo dell’ISS pubblicata su Eurosurveillance nel 2017, tra il 1986 e il 2015 l’Italia ha documentato 36 casi di botulismo infantile, circa la metà di tutti quelli registrati in Europa. Il Bollettino Epidemiologico Nazionale del 2022 conta 36 casi infantili tra il 2001 e il 2020, l’8% dei 452 casi di botulismo confermati in laboratorio nel paese in quel periodo.

Il miele non è l’unica fonte: le spore arrivano anche con la polvere e la terra, che non si possono controllare del tutto. Proprio per questo è importante togliere di mezzo la fonte alimentare nota e più facile da evitare.

La regola vale per ogni miele, biologico, artigianale, del vicino o di supermercato: le spore resistono alla normale cottura, quindi meglio evitare anche preparazioni casalinghe dolcificate con miele per i più piccoli. Dopo i 12 mesi il miele non presenta più questo rischio particolare e torna a essere un alimento zuccherino da dosare come gli altri.

Allergie: rare ma possibili

Il miele contiene tracce di polline e di proteine delle api, a volte di propoli. Le reazioni allergiche sono rare, ma chi è molto allergico ai pollini o alla propoli dovrebbe chiedere consiglio all’allergologo. La stessa prudenza vale, a maggior ragione, per la pappa reale, che può dare reazioni serie nelle persone asmatiche o allergiche.

Cosa non si può scrivere su un vasetto di miele

Le regole sui claim di salute

Nell’Unione europea ogni indicazione sulla salute di un alimento, il cosiddetto claim, deve essere autorizzata prima di comparire in etichetta o in pubblicità. Lo stabilisce il regolamento (CE) n. 1924/2006: l’EFSA valuta le prove, la Commissione e gli Stati membri decidono. Negli elenchi dell’Unione non c’è alcuna indicazione sulla salute autorizzata per il miele in quanto tale. In più il regolamento (UE) 1169/2011 vieta di attribuire a qualsiasi alimento la capacità di prevenire, curare o guarire una malattia.

In Italia le sanzioni sono fissate dal decreto legislativo 7 febbraio 2017, n. 27. Usare un claim non compreso negli elenchi autorizzati costa da 6.000 a 24.000 euro; usare un claim autorizzato senza rispettarne le condizioni da 3.000 a 12.000 euro. I controlli spettano al Ministero della Salute, alle Regioni, alle Province autonome di Trento e Bolzano e alle ASL, mentre per la pubblicità ingannevole restano i poteri dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Sono quindi fuori regola frasi come “rinforza le difese immunitarie”, “cura la tosse”, “antinfiammatorio naturale”, “depura il fegato” o “ideale per i diabetici”, su un vasetto, su un sito o su un volantino al mercato. Un apicoltore può invece descrivere onestamente il suo miele: origine botanica e geografica, colore, sapore, consistenza, periodo di raccolta, come lo lavora. Se un venditore ti promette guarigioni, è un segnale d’allarme sulla serietà del prodotto, non una garanzia di qualità.

Il buon uso, in sintesi

  1. Gustalo come un alimento piacevole, al posto di altri zuccheri e non in aggiunta, senza superare qualche cucchiaino al giorno.
  2. Usalo per la tosse dei bambini sopra l’anno e degli adulti, prima di dormire, sapendo che l’effetto è modesto.
  3. Lascia le ferite al miele medicale e al parere di un sanitario.
  4. Contalo come zucchero se hai il diabete o controlli il peso.
  5. Mai ai bambini sotto i 12 mesi.
  6. Scegli un miele autentico e ben etichettato, meglio se da un apicoltore che sa raccontarti dove stanno le sue arnie.

Domande frequenti

Il miele fa più bene dello zucchero?

Poco, molto meno di quanto si dica. A parità di peso ha un po' meno calorie perché contiene acqua, ma resta per circa l'80% zucchero. Il suo indice glicemico medio è 61, contro 65 del saccarosio. Per l'OMS e l'EFSA è uno zucchero libero come lo zucchero da tavola. Ha senso solo se sostituisce lo zucchero, mai se si aggiunge.

Il miele funziona davvero contro la tosse?

Nei bambini sopra l'anno la revisione Cochrane del 2018 conclude che il miele riduce un po' la tosse acuta rispetto al placebo o a nessun trattamento, con una certezza moderata. Non fa meglio del destrometorfano. Negli adulti una meta-analisi del 2021 va nella stessa direzione. È un sollievo modesto per un disturbo che passa da solo.

Perché non si può dare il miele ai neonati?

Il miele può contenere spore di Clostridium botulinum. Nell'intestino di un lattante, ancora privo di una flora matura, le spore possono germinare e produrre la tossina del botulismo infantile, una malattia rara ma grave. L'Istituto Superiore di Sanità indica di evitarlo fino a un anno di età, qualunque sia il miele, anche biologico o del vicino.

Chi ha il diabete può mangiare il miele?

Non è vietato, ma va contato come zucchero. Alza la glicemia quasi quanto lo zucchero bianco e un cucchiaio porta circa 16 grammi di zuccheri. Una persona con diabete può usarne poco, al posto di un altro dolce e dentro il proprio piano alimentare. Non va usato per correggere un'ipoglicemia al posto del glucosio indicato dal diabetologo.

Quante calorie ha un cucchiaino di miele?

Secondo le tabelle italiane di composizione degli alimenti il miele apporta 304 kcal ogni 100 grammi. Un cucchiaino raso pesa circa 7 grammi e vale quindi intorno alle 21 kcal, un cucchiaio pieno da 20 grammi circa 60 kcal. A cucchiaino il miele pesa più dello zucchero semolato, quindi il vantaggio calorico spesso sparisce.

Si può mettere il miele su una ferita?

Gli studi riguardano il miele medicale, sterilizzato e venduto in farmacia come dispositivo medico in gel, garze o medicazioni, non il miele della dispensa. La revisione Cochrane del 2015 lo trova utile soprattutto sulle ustioni a spessore parziale. Per ferite profonde, ustioni estese, morsi o lesioni di una persona diabetica serve il parere di un medico o di un infermiere.

Il miele di castagno o di corbezzolo è più salutare?

I mieli scuri italiani, come castagno, melata e corbezzolo, contengono più composti fenolici e mostrano un'attività antiossidante più alta in laboratorio. Il corbezzolo sardo ha perfino una molecola tutta sua, l'acido omogentisico. Sono però risultati in provetta o su cellule: nessuno studio sull'uomo dimostra che mangiarne protegga da malattie. Sceglili per il gusto.

Latte caldo e miele aiuta a dormire?

Non ci sono prove che il miele migliori il sonno di un adulto sano. Gli unici benefici notturni osservati riguardano la tosse dei bambini, che nelle sperimentazioni disturbava un po' meno il sonno. Una tazza di latte tiepido con un cucchiaino di miele resta un rito piacevole: aggiungi il miele a bevanda tiepida e poi lava i denti.

Fonti

  1. Honey for acute cough in children (Cochrane Database of Systematic Reviews, 2018), Oduwole O, Udoh EE, Oyo-Ita A, Meremikwu MM, Cochrane Library
  2. Effectiveness of honey for symptomatic relief in upper respiratory tract infections: a systematic review and meta-analysis (BMJ Evidence-Based Medicine, 2021), Abuelgasim H, Albury C, Lee J, BMJ
  3. Honey Relieves Nighttime Cough in Children (sintesi di Paul IM et al., Arch Pediatr Adolesc Med 2007), American Academy of Family Physicians, American Family Physician
  4. Honey as a topical treatment for wounds (Cochrane, 2015), Jull AB, Cullum N, Dumville JC et al., Cochrane
  5. Harnessing the sweet potential: the revival of honey dressing in modern wound care (infermieristica journal, 2023), Primavera E, Marzolani C, Firenze University Press
  6. International Tables of Glycemic Index and Glycemic Load Values: 2008 (Diabetes Care), Atkinson FS, Foster-Powell K, Brand-Miller JC, via PubMed Central
  7. Honey and cardiometabolic risk factors: a systematic review and meta-analysis (Nutrition Reviews, 2023), Ahmed A, Tul-Noor Z, Lee D et al., Sievenpiper JL, via PubMed
  8. WHO calls on countries to reduce sugars intake among adults and children (linea guida sugli zuccheri, 2015), Organizzazione mondiale della sanità
  9. Added and free sugars should be as low as possible (28 febbraio 2022), EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare
  10. Linee guida per una sana alimentazione, revisione 2018, CREA Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione, copia pubblicata da ATS Brescia
  11. Tabelle di composizione degli alimenti: Miele (codice 210010), CREA Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione
  12. Main European unifloral honeys: descriptive sheets (Persano Oddo L., Piro R., Apidologie 35, 2004), Apidologie, INRA/DIB/AGIB
  13. Homogentisic acid: a phenolic acid as a marker of strawberry-tree (Arbutus unedo) honey (Journal of Agricultural and Food Chemistry, 1999), Cabras P, Angioni A, Tuberoso C, Floris I et al., via FAO AGRIS
  14. Strawberry-tree honey induces growth inhibition of human colon cancer cells and increases ROS generation: a comparison with manuka honey (International Journal of Molecular Sciences, 2017), Afrin S, Forbes-Hernandez TY, Gasparrini M et al., Giampieri F, Battino M, Università Politecnica delle Marche (IRIS)
  15. Miele di manuka: cos'è, proprietà e prezzi (21 maggio 2025), Altroconsumo
  16. Il botulismo infantile e il miele, Istituto Superiore di Sanità
  17. Botulism in Italy, 1986 to 2015 (Eurosurveillance, 2017), Anniballi F, Auricchio B, Fiore A et al., Istituto Superiore di Sanità
  18. Il sistema di sorveglianza nazionale del botulismo: i dati in Italia dal 2001 al 2020 (Bollettino Epidemiologico Nazionale, 2022), Anniballi F, Bella A, Scalfaro C et al., Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro
  19. Regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, Unione europea, EUR-Lex
  20. Decreto legislativo 7 febbraio 2017, n. 27: sanzioni per la violazione del regolamento (CE) n. 1924/2006, Gazzetta Ufficiale, copia della Camera di commercio di Verona