Arnie disposte in un prato

Dove mettere le arnie: distanze dell'art. 896-bis, leggi regionali, esposizione, acqua e nomadismo

Dove mettere le arnie in Italia: distanze dell'art. 896-bis del Codice civile, regole regionali su apiari e nomadismo, esposizione, acqua, pascolo e vicini.

Le arnie vanno messe ad almeno 10 metri dalle strade di pubblico transito e ad almeno 5 metri dai confini di proprietà pubbliche o private, come stabilisce l’articolo 896-bis del Codice civile, a meno che un dislivello o un muro, una siepe o un riparo continuo alti almeno 2 metri separino l’apiario da quei luoghi. Fuori dalle regole, il posto giusto è un terreno asciutto e raggiungibile tutto l’anno, soleggiato d’inverno e ombreggiato nelle ore calde d’estate, riparato dai venti freddi, con l’ingresso rivolto tra est e sud, una fonte d’acqua vicina e fioriture scalate lungo la stagione entro circa 3 km. Prima di portare le api, l’apiario va registrato in Banca Dati Nazionale e segnalato con il cartello identificativo.

Qui trovi la legge nazionale, le regole regionali e le scelte pratiche. BDN, censimento e documento di accompagnamento sono nella guida all’anagrafe apistica.

Quali distanze impone la legge tra arnie, strade e vicini?

In Italia le distanze sono nazionali e stanno nel Codice civile. L’articolo 896-bis è stato introdotto dall’articolo 8 della legge 24 dicembre 2004, n. 313, la legge quadro sull’apicoltura, e vale in tutto il Paese, in città come in campagna.

Le misure dell’articolo 896-bis

Da che cosa Distanza minima dell’apiario
Strade di pubblico transito 10 metri
Confini di proprietà pubbliche o private 5 metri
Impianti industriali saccariferi (zuccherifici), dove presenti 1 chilometro

Le distanze si misurano dall’apiario, cioè, nella definizione della stessa legge 313, dall’“insieme unitario di alveari”. La norma non parla di case, scuole o finestre: parla di strade e di confini. Una casa del vicino a 6 metri dal confine, con l’arnia a 5 metri dal confine dalla tua parte, è quindi a 11 metri dalle api e la distanza è rispettata.

Il chilometro dagli zuccherifici sta in un terzo comma a parte, che vale solo “nel caso di accertata presenza” di questi impianti e non ammette le eccezioni del secondo comma: serve a evitare che le bottinatrici vadano a saccheggiare gli zuccheri lavorati.

Quando le distanze non servono

Il secondo comma dell’articolo 896-bis prevede, per i 10 e i 5 metri, due eccezioni alternative tra loro:

  1. Dislivello: tra l’apiario e la strada o il confine c’è un dislivello di almeno 2 metri, per esempio un terrazzamento o una scarpata.
  2. Riparo: tra l’apiario e quei luoghi sono interposti, “senza soluzioni di continuità”, muri, siepi o altri ripari “idonei a non consentire il passaggio delle api”, alti almeno 2 metri.

Il riparo deve coprire tutto il fronte da cui le api potrebbero passare. Una siepe di alloro, lauroceraso, ligustro o carpino va bene se è fitta fino a terra e alta almeno 2 metri; una rete da recinzione semplice no. In più costringe le bottinatrici ad alzarsi subito sopra la testa di chi passa.

Gli accordi con il vicino

La norma chiude con una frase che spesso risolve tutto: “sono comunque fatti salvi gli accordi tra le parti interessate”. Se il vicino accetta le arnie a 3 metri dal confine, mettilo per iscritto, con data, firma e posizione delle arnie. Un accordo verbale non ti protegge se la proprietà cambia o se i rapporti si guastano.

Il caso della Sicilia

La legge regionale siciliana 27 settembre 1995, n. 65, precedente all’articolo 896-bis, all’articolo 6 chiede almeno 10 metri da edifici di civile abitazione o in cui si lavora, da strade statali, provinciali e comunali, autostrade, ferrovie e confini di proprietà. L’esonero vale solo per edifici e confini, con muri, siepi o ripari alti almeno 2 metri che si estendano almeno 2 metri oltre le arnie di estremità. La legge non risulta abrogata e il suo rapporto con il Codice civile non è mai stato chiarito: in Sicilia rispettare i 10 metri anche da case e confini è la scelta più prudente.

Le Regioni aggiungono altre regole?

Sì, e qui l’Italia è un mosaico. La legge 313/2004 lascia alle Regioni tre leve che toccano direttamente la scelta della postazione: la distanza di rispetto tra apiari, la disciplina del nomadismo e i limiti ai trattamenti fitosanitari durante la fioritura. In più, le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono per conto proprio nell’ambito dello statuto.

La distanza tra apiari

L’articolo 7, comma 4, della legge 313 permette alle Regioni di “determinare la distanza di rispetto tra apiari, composti da almeno cinquanta alveari”, entro un raggio massimo di 200 metri, solo per finalità produttive e per ottimizzare l’uso delle risorse nettarifere. Non esiste quindi una distanza nazionale tra il tuo apiario familiare di tre arnie e quello del professionista vicino: esiste dove la Regione l’ha fissata.

Alcuni esempi di come le Regioni hanno usato queste leve:

Regione Testo Cosa prevede per la postazione
Piemonte D.P.G.R. 3 agosto 2021, n. 10/R, attuativo della l.r. 1/2019 Nomadismo: massimo 100 alveari per postazione fino a 1.100 m di quota, 50 sopra; 200 m tra apiari di almeno 50 alveari; nelle zone ad alta concentrazione sosta al massimo 15 giorni dalla fine del raccolto principale e comunque non oltre il 15 agosto; salvi gli accordi tra apicoltori
Lombardia l.r. 24 marzo 2004, n. 5, art. 12, modificato dalla l.r. 11/2020 Apiari “ad una distanza di almeno duecento metri gli uni dagli altri”, senza soglia di alveari, sanzione da 250 a 1.250 euro; abolite le commissioni apistiche locali e con esse le autorizzazioni alle postazioni nomadi; per portare alveari in Lombardia servono accreditamento sanitario, controllo ATS degli ultimi 12 mesi o certificato di non oltre 30 giorni
Emilia-Romagna l.r. 4 marzo 2019, n. 2, art. 5 e 10 Regole sugli spostamenti e sulle distanze tra apiari fissate con atto della Giunta; violazione delle distanze punita da 500 a 3.000 euro
Lazio l.r. 25 ottobre 2022, n. 17, art. 18 Regolamento regionale su nomadismo, distanze minime tra apiari e apiari abbandonati
Sicilia l.r. 65/1995, art. 7 Nomadismo disciplinato da regolamento del Presidente della Regione, anche solo per alcune zone; ammesso nelle aree gestite dall’Azienda delle foreste e dagli enti parco, salvo zone escluse per motivate ragioni

Il regolamento piemontese contiene due dettagli utili ovunque: nel conteggio 3 nuclei valgono 1 alveare, e prima di occupare una nuova postazione l’apicoltore deve verificare che nei dintorni non ce ne sia già una usata da un collega. Chi inizia il nomadismo in Piemonte deve inoltre dimostrare un corso base con prova finale oppure 80 ore di formazione presso aziende nomadiste. Nel Lazio l’articolo 11 della l.r. 17/2022 vieta di introdurre api di sottospecie diverse dalla ligustica: se porti le arnie nel Lazio da un’altra regione, controlla con che regina viaggiano.

Prima di scegliere una postazione chiedi all’associazione provinciale quale testo regionale si applica e se esistono delibere attuative: i regolamenti arrivano spesso anni dopo le leggi.

Apiari abbandonati e materiale lasciato in giro

Alcune Regioni sanzionano anche l’apiario trascurato. In Emilia-Romagna l’apiario abbandonato senza cartello costa da 100 a 600 euro, quello in evidente stato di abbandono con fenomeni di saccheggio da 500 a 3.000 euro. In Valle d’Aosta l’ordinanza del Presidente della Regione n. 178 del 29 aprile 2016 rende obbligatorio il fondo antivarroa e vieta di abbandonare arnie, favi e altro materiale apistico. Scegli una postazione che riuscirai a visitare con regolarità.

Comune, condominio e vicini: cosa possono chiederti?

Le ordinanze del sindaco

Un apiario in regola non si fa togliere con una semplice ordinanza d’urgenza. Il caso di riferimento è la sentenza del Consiglio di Stato, sezione V, 19 maggio 2016, n. 2090. Il sindaco di un comune pugliese aveva ordinato nel 2015, ai sensi dell’articolo 54 del Testo unico degli enti locali, la rimozione di un apiario che l’apicoltore teneva accanto a casa dal 2010. Il Consiglio di Stato ha annullato l’ordinanza: le lamentele dei vicini per disagi igienici, uno sciame posato nel 2014 a circa 15 metri dalla casa di una vicina e le api che d’estate andavano a bere nei giardini, segnalate dal servizio veterinario, erano disagi da gestire con strumenti ordinari, non un pericolo concreto per l’incolumità pubblica.

La sentenza riconosce che l’articolo 896-bis considera l’apicoltura un’attività di interesse nazionale, ammessa con poche cautele. Ma precisa anche che rispettare le distanze non esclude in assoluto i poteri d’urgenza del sindaco, se ne ricorrono davvero i presupposti. In regola con il Codice civile sei in posizione forte, ma un apiario che crea problemi reali e ripetuti può finire sotto ordinanza. Chiedi al Comune se regolamenti di polizia urbana, d’igiene o del verde parlano di animali o di api.

Condominio, terrazzi e tetti

Sul terrazzo di proprietà esclusiva valgono le distanze dell’articolo 896-bis e il regolamento di condominio, se di tipo contrattuale contiene divieti sugli animali o sulle attività. Sulle parti comuni, come un lastrico solare o un cortile, l’articolo 1102 del Codice civile consente a ogni condomino di usarle purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri di farne pari uso: con le api, in pratica, conviene una delibera dell’assemblea. Le immissioni che superano la normale tollerabilità, secondo l’articolo 844, restano contestabili anche se le distanze sono rispettate.

Responsabilità e assicurazione

L’articolo 2052 del Codice civile rende il proprietario di un animale responsabile dei danni che causa, “sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito”, salvo il caso fortuito. Una puntura con reazione allergica, un’auto sporcata da escrementi di api in volo di pulizia, uno sciame nel camino: la responsabilità è tua anche se sei in regola con le distanze.

Per gli sciami vale anche l’articolo 924: puoi inseguire lo sciame sul fondo altrui, pagando gli eventuali danni, ma se non lo insegui entro due giorni, o smetti per due giorni, il proprietario del fondo può tenerlo. Per prevenirli vedi la guida sulla sciamatura.

L’assicurazione di responsabilità civile non è obbligatoria, ma molte associazioni la propongono ai soci, spesso inclusa nella quota. A titolo di esempio, la polizza ITAS Mutua del 2019 pubblicata dal Consorzio Apicoltori della Provincia di Udine copre i danni involontari a terzi dell’attività apistica, compresi apiari temporanei su terreni altrui, nomadismo su tutto il territorio nazionale, carico, scarico e trasporto degli alveari, uso dell’affumicatore e attività didattiche, con massimale di 2,5 milioni di euro per sinistro. Esclude il furto e i danni da circolazione dei veicoli su strada. Leggi sempre le condizioni della tua polizza: coperture e massimali cambiano da un’associazione all’altra.

Come proteggere l’apiario dai trattamenti fitosanitari?

Un apiario perfetto per esposizione e fioriture diventa una trappola se è circondato da colture trattate in fioritura.

Chi decide i divieti

La legge 313/2004 non vieta direttamente i trattamenti in fioritura: l’articolo 4 affida alle Regioni il compito di individuare “le limitazioni e i divieti cui sottoporre i trattamenti antiparassitari” con prodotti fitosanitari ed erbicidi tossici per le api sulle colture arboree, erbacee, ornamentali e spontanee durante la fioritura, e di stabilire le sanzioni. Le regole quindi cambiano da Regione a Regione, nel quadro del decreto legislativo 150/2012 sull’uso sostenibile dei fitosanitari.

Tre esempi concreti:

  • Emilia-Romagna (l.r. 2/2019, art. 8): vietato qualsiasi trattamento con insetticidi e acaricidi su colture arboree, erbacee, da seme, floreali, ornamentali e sulla vegetazione spontanea in fioritura, “dalla schiusa dei petali alla caduta degli stessi”. Il divieto vale anche in presenza di sostanze extrafiorali di interesse mellifero, come la melata, o di vegetazione spontanea fiorita sotto o accanto alla coltura, salvo interramento, trinciatura o sfalcio con asportazione della massa, o fiori ormai secchi. Sanzione da 2.000 a 20.000 euro.
  • Lombardia (l.r. 5/2004, art. 11, comma 4): vietati insetticidi e acaricidi su piante legnose ed erbacee in fioritura, e sugli alberi quando fiorisce la vegetazione sottostante, salvo sfalcio preventivo. Sanzione da 500 a 3.000 euro.
  • Piemonte (l.r. 1/2019, art. 96, commi 9, 9 bis e 9 ter, nel testo modificato dalla l.r. 25/2021): vietati insetticidi e acaricidi durante la fioritura delle colture agrarie, con il divieto esteso a fungicidi, erbicidi e altri prodotti la cui etichetta indica pericolo per le api; anche qui la vegetazione spontanea fiorita va sfalciata, trinciata o interrata prima del trattamento. Sulle orticole a fioritura prolungata si può trattare, dopo aver gestito la flora spontanea, nelle ore di minore attività delle api.

Cosa fare in pratica

  • Prima di scegliere la postazione, guarda che cosa c’è nel raggio di un chilometro: frutteti, vigneti, colza, girasole, orticole da seme. Non sono da evitare a priori, ma richiedono un rapporto con gli agricoltori.
  • Presentati ai vicini agricoltori, lascia il tuo numero e chiedi di essere avvisato prima dei trattamenti. Le buone pratiche dell’IZSLER indicano di evitare le fonti di inquinamento, in particolare gli agrofarmaci.
  • Se trovi una moria davanti alle arnie, chiama subito la ASL: il campionamento di api morte va fatto nei primi giorni. Le perdite superiori al 50% dell’apiario, sospetti avvelenamenti compresi, vanno registrate in BDN entro 7 giorni, come spiegato nella guida all’anagrafe apistica.

Che cosa deve fiorire intorno all’apiario?

Il manuale di apicoltura dell’agenzia LAORE Sardegna ricorda che le bottinatrici possono spingersi fino a circa 3 km, ma che il volo breve rende di più in termini di energia. L’apiario va valutato quindi su ciò che fiorisce in quel raggio, non sul tuo giardino. Per un apiario stanziale la mappa delle fioriture conta ancora di più.

Un calendario che cambia con la latitudine

Le fioriture e i tempi sono molto diversi tra il Nord, il Centro, il Sud e le isole. Prima di decidere, percorri la zona e annota le grandi risorse:

Area Fioriture chiave per l’apiario
Pianura Padana e colline del Nord Salici e nocciolo a fine inverno, fruttiferi, tarassaco, robinia (acacia) tra aprile e maggio, tiglio, castagno a giugno in collina, erba medica, girasole d’estate, edera in autunno
Arco alpino e prealpi Fioriture più tardive: rododendro e prati d’alta quota d’estate, castagno nelle valli, melata di abete
Centro e Appennino Sulla nelle colline argillose, castagno, trifogli, girasole, erba medica, edera
Sud e isole Agrumi in primavera in Sicilia e Calabria, sulla, eucalipto, timo, macchia mediterranea, carrubo e corbezzolo in autunno-inverno

Un vuoto di nettare estivo è frequente nelle zone a seminativi dopo la mietitura e al Sud con la siccità di luglio e agosto: lì si controllano le scorte e, se serve, si nutre. Per riconoscere le specie e i periodi vedi la guida alle piante mellifere.

La densità degli apiari

Le buone pratiche apistiche presentate dall’IZSLER al corso dell’AUSL di Bologna dell’ottobre 2025 consigliano di scegliere siti a “bassa densità di apiari” e di non superare i 40-50 alveari per apiario. Più famiglie sullo stesso pascolo significano meno raccolto per alveare, più saccheggio e più scambi di varroa e malattie. Chiedi all’associazione quanti apiari ci sono già in zona.

Esposizione, sole, vento e umidità: come scegliere il punto esatto?

Orientamento della porticina

Il manuale LAORE indica il quadrante tra est e sud per l’ingresso delle arnie e, nei terreni in pendenza, un versante esposto a sud. Il sole del mattino scalda il predellino e anticipa l’uscita delle bottinatrici. Le buone pratiche IZSLER aggiungono un criterio che vale da Bolzano a Ragusa: apiari “soleggiati in inverno, ombreggiati in estate”.

In pratica:

  • Nord e montagna: pieno sole in inverno e primavera, riparo dai venti freddi da nord e dalle correnti di valle. Il fondo valle umido e le conche con inversione termica notturna sono da evitare, perché accumulano freddo e brina.
  • Pianura Padana d’estate, Centro-Sud e isole: l’ombra del pomeriggio diventa decisiva. Un filare di alberi a foglia caduca sul lato ovest, che d’inverno lascia passare il sole e d’estate ombreggia, è la soluzione classica. In Sicilia, Sardegna e Puglia un tetto chiaro e ventilato evita che l’arnia diventi un forno ad agosto.

LAORE sconsiglia il bosco fitto e gli alberi alti sopra le arnie: tolgono sole e ostacolano il volo.

Vento

Il manuale LAORE riporta che un vento di 25-30 km orari può dimezzare l’attività di un alveare e che nelle postazioni esposte le arnie vanno ancorate. Una siepe, un muro a secco o una fila di balle di paglia sul lato dei venti dominanti (la bora a Trieste, il maestrale in Sardegna, la tramontana in Liguria e nel Lazio) migliora sia la produzione sia lo svernamento.

Umidità e acque stagnanti

Terreni umidi, ristagni, argini di fiumi e zone a rischio di esondazione sono da scartare, avverte LAORE. Le buone pratiche IZSLER associano i siti umidi e freddi al rischio di nosemiasi e consigliano zone “leggermente ventilate”. L’umidità si somma alla dispersione di calore: uno studio di Derek Mitchell dell’Università di Leeds, pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface, ha stimato che le arnie in legno perdono calore molto più velocemente di una cavità naturale in un tronco. Un’arnia sollevata, asciutta e riparata dal vento compensa in parte questo svantaggio. Per scegliere il modello adatto al tuo clima vedi la guida ai tipi di arnie.

Accesso

L’apiario deve essere raggiungibile tutto l’anno, scrive LAORE, e in pratica con un mezzo. Un melario Dadant-Blatt pieno pesa facilmente più di 20 kg: valuta la strada anche dopo le piogge autunnali e la neve.

Come disporre le arnie per limitare deriva e saccheggio?

Che cosa dice la ricerca

La deriva, cioè le api che rientrano nell’arnia sbagliata, non è solo un fastidio: trasporta varroa e malattie da una famiglia all’altra. Thomas Seeley e Michael Smith, della Cornell University, hanno confrontato per due anni, senza trattamenti antivarroa, 12 colonie in fila a coppie distanti circa 1 metro con 12 colonie sparse a 21-73 metri l’una dall’altra (Apidologie, 2015). Nel gruppo affollato circa il 35% dei fuchi entrava in un’arnia non sua, in quello disperso quasi nessuno. Tra le colonie vive a fine agosto 2012, nessuna delle 6 affollate ha superato l’inverno, contro 5 su 9 disperse.

Nessuno sparpaglia le arnie a 30 metri in un apiario produttivo, ma più sono ammassate, identiche e allineate, più la varroa circola. Per i trattamenti e i conteggi vedi la guida sulla varroa.

Le distanze consigliate

Fonte Indicazione
Manuale LAORE Meglio una fila singola, con arnie a circa 2 m l’una dall’altra; se le file sono più di una, almeno 3,5-4 m tra le file; gruppi di 3-5 arnie su un supporto, distanziati
Buone pratiche IZSLER Arnie distanziate di 30-40 cm per facilitare le riunioni e prevenire la deriva; arnie sollevate da terra 30-40 cm
Manuale LAORE, nomadismo Arnie affiancate su bancali, 4-5 per fila secondo la larghezza del camion

Trucchi da apiario

  • Rompi l’allineamento: file curve, a zig-zag o a gruppi; le porticine non tutte nella stessa direzione.
  • Dai punti di riferimento: colori diversi sui frontali (bianco, giallo, verde, azzurro: LAORE ricorda che le api non vedono il rosso), un cespuglio o un palo tra un’arnia e l’altra.
  • Le arnie di testa: in una fila lunga, quelle alle estremità e quelle sottovento raccolgono più api derivanti e diventano più forti, le altre si indeboliscono.
  • Nuclei e arniette di fecondazione: tienili lontani dalle arnie forti e con porticine orientate in modo diverso, perché una regina che rientra dal volo nuziale nell’arnia sbagliata è persa.
  • Apiario di quarantena: le buone pratiche IZSLER citano la possibile disponibilità di un apiario di quarantena per le api introdotte in apiario (per esempio sciami catturati o famiglie acquistate), dove osservarle prima di unirle all’apiario principale.

Le api hanno bisogno di un punto d’acqua vicino?

Sì, e l’apiario va scelto anche in funzione dell’acqua. L’acqua serve a diluire il miele per la nutrizione delle larve e, d’estate, a raffreddare il nido per evaporazione. Lo studio di Madeleine Ostwald, Michael Smith e Thomas Seeley sul Journal of Experimental Biology (2016) ha mostrato che, togliendo l’acqua, la temperatura del nido sale; ridandola, la raccolta aumenta di più volte e in una colonia la temperatura del nido è scesa da 42,7 °C a 36,6 °C in 3 ore. Le colonie tengono qualche riserva nei favi e nell’ingluvie delle bottinatrici, ma con il caldo devono raccoglierne di continuo.

Se non trovano acqua vicino, le api la cercano dove capita: piscine, sottovasi, abbeveratoi, panni stesi. Era uno dei motivi di lamentela nel caso deciso dal Consiglio di Stato. La regola pratica è avere un punto d’acqua permanente a poche decine di metri, attivo prima dell’arrivo delle api, perché le bottinatrici memorizzano la prima fonte che trovano.

Come allestire l’abbeveratoio

  • Un contenitore ampio con galleggianti (sughero, legnetti, ghiaia, muschio) su cui le api si posano senza annegare.
  • In alternativa un gocciolatoio: una tanica o un serbatoio che alimenta un’asse inclinata o una vaschetta con sassi.
  • LAORE ricorda che l’acqua non deve essere necessariamente pura: le api preferiscono spesso acqua un po’ stagnante e ricca di sali minerali. Evita però scoli di letamaie e canali con residui di fitofarmaci.
  • Al Sud e nelle isole, da giugno a settembre, controlla il livello ogni volta che vai in apiario: un abbeveratoio vuoto a luglio manda tutto l’apiario nel giardino accanto.

Come preparare la postazione prima dell’arrivo delle api?

In regola prima delle api

L’ordine è sempre lo stesso: prima registri l’apiario in BDN, poi porti le api. Con il codice aziendale prepari il cartello identificativo in formato A4, fondo bianco e caratteri neri, da esporre in un punto ben visibile vicino all’apiario popolato. Se tieni fino a 10 alveari solo per autoconsumo puoi registrarti come allevamento familiare direttamente alla ASL. Tutti i dettagli, con le sanzioni del decreto legislativo 134/2022, sono nella guida all’anagrafe apistica. Ricorda che la registrazione in BDN non autorizza da sola a tenere le api in quel luogo: distanze e regolamenti restano da rispettare.

Supporti e terreno

  • Sollevare le arnie di 20 cm (LAORE) o 30-40 cm (IZSLER) da terra: meno umidità, meno formiche e rospi davanti alla porticina, schiena più dritta durante le visite. Cavalletti in ferro, blocchi di cemento con travetti, bancali sono tutti validi.
  • Arnie in bolla sul piano trasversale, con una leggera pendenza in avanti per far uscire la condensa e l’acqua piovana dal fondo.
  • Erba bassa davanti alle porticine, senza diserbanti: sfalcia o pacciama con teli o ghiaia.
  • Fondo antivarroa: obbligatorio in Valle d’Aosta, consigliato ovunque per il conteggio della caduta naturale.
  • Spazio di lavoro dietro o di lato a ogni arnia, per appoggiare melari e coprifavo senza intralciare il volo.

Igiene della postazione e Aethina tumida

Le buone pratiche IZSLER chiedono di gestire correttamente opercoli, fondi e telaini di covata e di non lasciare all’esterno telaini o favi che possano attirare Aethina tumida. Secondo la nota del Ministero della Salute 8542 del 18 marzo 2026, la zona di protezione comprende le province di Reggio Calabria e Vibo Valentia e un raggio di 30 km intorno ai focolai messinesi, da cui le movimentazioni in uscita sono bloccate; nel resto di Calabria e Sicilia vale la sorveglianza. Il quadro si muove: il 4 giugno 2026 il coleottero è stato confermato a Gaeta, in provincia di Latina, con nuove zone di protezione e sorveglianza intorno al focolaio; il 25 settembre un altro caso a Rogliano, in provincia di Cosenza. Prima di scegliere o raggiungere una postazione al Centro-Sud, controlla con la ASL le zone in vigore.

Come gestire nomadismo e spostamenti di postazione?

Il nomadismo, cioè lo spostamento delle arnie sulle fioriture di acacia, agrumi, castagno, sulla o girasole, rende: secondo il report 2025 dell’Osservatorio Nazionale Miele, in tutte le classi di aziende le famiglie portate in nomadismo producono più miele per alveare. Ogni postazione temporanea va scelta con gli stessi criteri di quella fissa, più qualche attenzione.

Scegliere una postazione da nomadismo

  • Permesso scritto del proprietario del terreno, con durata e numero di arnie.
  • Accesso per il camion e uno spazio piano per scaricare i bancali, che LAORE descrive con 4-5 arnie per fila secondo la larghezza del mezzo.
  • Regole regionali: limiti di alveari per postazione, distanze tra apiari e tempi di sosta dove previsti, come in Piemonte.
  • BDN: ogni postazione è un apiario, da attivare e svuotare con le movimentazioni, con il documento di accompagnamento per gli spostamenti tra province.
  • Zone sanitarie: dalle zone di protezione per Aethina (province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, Messinese e, dal 2026, le aree di Gaeta e Rogliano) le uscite sono bloccate; verifica sempre con la ASL prima di caricare.

Quanto lontano spostare le arnie

Le api memorizzano la posizione dell’arnia e, dopo uno spostamento, tornano al vecchio sito se il nuovo è nel loro raggio di volo abituale. La regola pratica tramandata nei manuali è spostare di meno di un metro alla volta oppure oltre circa 3 km, il raggio che LAORE indica come limite abituale delle bottinatrici. Anche uno spostamento lontano costa api: in uno studio di Nelson e Jay pubblicato su Apidologie nel 1989, colonie trasferite di almeno 14 km in un nuovo apiario avevano perso in 7 giorni il 45% delle api marcate, contro il 22% di quelle non spostate, con una deriva del 38% contro il 13%. Per limitare le perdite si sposta di sera o all’alba, a porticine chiuse, e si mette davanti all’ingresso un ostacolo (un ramo, un’asse) che costringa le api a riorientarsi all’uscita.

Arnie in giardino o in città: si può fare?

Sì, se le distanze dell’articolo 896-bis sono rispettate o compensate da un riparo continuo alto 2 metri, se il regolamento condominiale lo consente e se hai uno spazio di lavoro sicuro.

In un giardino privato

  • Mettiti dal lato giusto: porticina rivolta verso il tuo terreno o verso una siepe, mai verso il cancello, il vialetto o il confine.
  • Pochi alveari: due o tre famiglie forti sono più gestibili di sei deboli, e non superano i 10 alveari dell’allevamento familiare.
  • Razza e carattere: la ligustica e le sue linee selezionate per docilità sono adatte; una famiglia che diventa aggressiva va ringiovanita con una regina nuova, perché in giardino una famiglia nervosa diventa subito un problema di vicinato.
  • Sciamatura sotto controllo: uno sciame sul ramo del vicino è il primo motivo di lite. Visite regolari ogni 7-9 giorni tra aprile e giugno.

In città, su un terrazzo o un tetto

Non esiste una norma nazionale sull’apicoltura urbana: valgono le stesse regole, più quelle del condominio. Un tetto è esposto al vento e d’estate molto caldo: servono zavorre o ancoraggi, ombra nelle ore centrali e un abbeveratoio. Verifica come portare giù i melari pieni, chi ha accesso al tetto e se ci sono finestre vicine al volo delle api. Le città italiane offrono spesso fioriture varie, tigli, robinie, ailanti, giardini, ma anche molti apiari: informati sulla densità prima di aggiungerne un altro. Per scegliere tra modelli leggeri e compatti adatti a un terrazzo vedi anche la rubrica arnie e apiario.

Domande frequenti

A che distanza dal confine del vicino posso mettere un'arnia?

L'articolo 896-bis del Codice civile chiede almeno 5 metri dai confini di proprietà pubbliche o private e almeno 10 metri dalle strade di pubblico transito. Le distanze non sono obbligatorie se c'è un dislivello di almeno 2 metri o un muro, una siepe o un altro riparo continuo alto almeno 2 metri che impedisca il passaggio delle api. Un accordo scritto con il vicino resta comunque valido.

Una siepe basta per avvicinare le arnie al confine?

Sì, se rispetta le condizioni della legge: deve essere interposta senza interruzioni tra apiario e confine o strada, alta almeno 2 metri e tale da non consentire il passaggio delle api. Una siepe rada o con varchi, o una rete metallica semplice, non rispondono alla definizione. La barriera obbliga anche le bottinatrici ad alzarsi in volo subito, sopra la testa dei passanti.

Esiste una distanza minima tra il mio apiario e quello di un altro apicoltore?

Non a livello nazionale per tutti. La legge 313/2004 permette alle Regioni di fissare una distanza di rispetto tra apiari di almeno 50 alveari, entro un raggio massimo di 200 metri e solo per finalità produttive. Il Piemonte l'ha fissata a 200 metri tra apiari nomadi di almeno 50 alveari; la legge lombarda chiede 200 metri tra tutti gli apiari, senza soglia. Chiedi all'associazione o alla Regione quale testo vale da te.

Il sindaco può ordinarmi di togliere le arnie?

Solo in casi eccezionali. Con la sentenza 2090 del 2016 il Consiglio di Stato ha annullato un'ordinanza contingibile e urgente che imponeva di rimuovere un apiario: lamentele dei vicini, uno sciame e api che bevevano nei giardini non bastavano. La stessa sentenza precisa però che rispettare l'articolo 896-bis non toglie al sindaco i poteri d'urgenza se c'è un pericolo concreto.

In che direzione va orientato l'ingresso dell'arnia?

Nessuna legge lo fissa. Il manuale di apicoltura dell'agenzia LAORE Sardegna consiglia il quadrante tra est e sud: il sole del mattino scalda il predellino e le bottinatrici escono prima. Più importante ancora è non mettere la porticina contro i venti freddi dominanti e non rivolgerla verso un passaggio, un cortile o la proprietà del vicino.

Posso tenere le arnie sul terrazzo o sul tetto di un condominio?

Non c'è un divieto nazionale, ma valgono le distanze dell'articolo 896-bis, il regolamento condominiale e, sulle parti comuni, l'articolo 1102 del Codice civile: non puoi alterarne la destinazione né impedirne l'uso agli altri condomini. Serve anche la registrazione in BDN prima delle api. Su un tetto pensa al vento, al caldo estivo, all'acqua e a come scendere melari da oltre 20 kg.

Quanti alveari si possono mettere in una postazione?

La legge nazionale non fissa un massimo. Il Piemonte, per il nomadismo, ammette fino a 100 alveari per postazione fino a 1.100 metri di quota e 50 sopra, salvo accordi tra apicoltori. Le buone pratiche dell'IZSLER consigliano di non superare 40-50 alveari per apiario e di cercare zone a bassa densità di apiari, per limitare competizione e contagi.

Serve un'assicurazione per tenere le api?

Non è obbligatoria per legge, ma è prudente: l'articolo 2052 del Codice civile rende il proprietario responsabile dei danni causati dai suoi animali, salvo il caso fortuito. Molte associazioni la offrono ai soci. Per esempio il Consorzio Apicoltori della provincia di Udine pubblica una polizza ITAS di responsabilità civile che copre anche il nomadismo e il trasporto degli alveari.

Fonti

  1. Art. 896-bis Codice civile: Distanze minime per gli apiari, Brocardi.it
  2. Legge 24 dicembre 2004, n. 313: Disciplina dell'apicoltura, Gazzetta Ufficiale, testo pubblicato dal Consorzio Apicoltori della Provincia di Udine
  3. Decreto del Presidente della Giunta regionale 3 agosto 2021, n. 10/R: regolamento sul ruolo multifunzionale dell'apicoltura (art. 24, comma 6, l.r. 1/2019), Regione Piemonte, Bollettino Ufficiale n. 31 del 5 agosto 2021
  4. Deroga territoriale 2026 per un erbicida su barbabietola: richiamo dei divieti dell'art. 96, commi 9, 9 bis e 9 ter, l.r. 1/2019 (modificato dall'art. 41 della l.r. 25/2021), Regione Piemonte, Settore Fitosanitario e Servizi Tecnico-Scientifici
  5. Legge regionale Emilia-Romagna 4 marzo 2019, n. 2: norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura, Edizioni Europee
  6. Legge regionale Lazio 25 ottobre 2022, n. 17: scheda degli adempimenti, Consiglio regionale del Lazio
  7. Legge regionale Lombardia 24 marzo 2004, n. 5, artt. 11 e 12 (testo vigente, modificato dalla l.r. 11/2020), Consiglio regionale della Lombardia, banca dati Norme Lombardia
  8. Legge regionale Sicilia 27 settembre 1995, n. 65: norme per la tutela e l'incentivazione dell'apicoltura e della bachicoltura, Edizioni Europee
  9. Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 19 maggio 2016 n. 2090: ordinanze sindacali e apiari, Consiglio di Stato, testo pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  10. Art. 2052 Codice civile: Danno cagionato da animali, Brocardi.it
  11. Polizza di assicurazione Responsabilità Civile Rischi diversi per apicoltori (ITAS Mutua, 31 marzo 2019), Consorzio Apicoltori della Provincia di Udine
  12. Le buone pratiche apistiche (corso Aggiornamenti sanitari in apicoltura, 25 ottobre 2025), IZSLER, Sede territoriale di Lugo, pubblicato da AUSL di Bologna
  13. Manuale di apicoltura, Agenzia LAORE Sardegna, pubblicato da apicolturaonline.it
  14. Ordinanza n. 178 del 29 aprile 2016: norme per la profilassi della varroasi e delle altre malattie delle api in Valle d'Aosta, Regione Autonoma Valle d'Aosta
  15. Nota 8542 del 18 marzo 2026: Piano gestione Varroa, sorveglianza Aethina tumida e Tropilaelaps, anno 2026, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
  16. Aethina tumida in Italia: casi confermati nel 2026 (Gaeta, 4 giugno; Rogliano, 25 settembre), IZSVe, Centro di referenza nazionale per l'apicoltura
  17. Report annuale: monitoraggio produzione e mercato del miele, stagione 2025, Osservatorio Nazionale Miele
  18. Crowding honeybee colonies in apiaries can increase their vulnerability to the deadly ectoparasite Varroa destructor (T. D. Seeley e M. L. Smith, 2015), Apidologie, vol. 46
  19. The behavioral regulation of thirst, water collection and water storage in honey bee colonies (M. M. Ostwald, M. L. Smith e T. D. Seeley, 2016), Journal of Experimental Biology, vol. 219
  20. The effect of colony relocation on loss and disorientation of honeybees (D. L. Nelson e S. C. Jay, 1989), Apidologie, vol. 20, n. 3