Api sulla covata opercolata, dove si riproduce la varroa

Varroa: biologia, monitoraggio, soglie, farmaci autorizzati in Italia e blocco di covata

Varroa destructor in Italia: come uccide la famiglia, come contarla, soglie d'intervento, farmaci autorizzati, blocco di covata e registro dei trattamenti.

La varroa (Varroa destructor) è un acaro parassita dell’ape mellifera che si riproduce nella covata opercolata e trasmette virus che indeboliscono la famiglia fino a farla crollare. In Italia è endemica dagli anni Ottanta e nessun apiario ne è esente. Il controllo si regge su tre azioni: misurare l’infestazione con metodi standard, trattare almeno due volte l’anno con medicinali veterinari autorizzati, in estate dopo la smielatura e in autunno-inverno in assenza di covata, e affiancare tecniche apistiche come il blocco di covata. Ogni trattamento va scritto nel registro entro 48 ore.

Che cos’è la varroa e come si riproduce?

Un acaro arrivato in Italia nel 1981

Varroa destructor viene dall’Asia, dove parassitava l’ape orientale Apis cerana; passata su Apis mellifera, si è diffusa in tutto il mondo. Secondo l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), sede del Centro di referenza nazionale per l’apicoltura, la prima segnalazione italiana risale al 1981 e dal 1983 l’acaro è considerato endemico su tutto il territorio nazionale. Il manuale della Fondazione Edmund Mach “Conoscere e controllare la Varroa in Trentino” ricorda che comparve vicino al confine sloveno e da lì si diffuse in tutta la penisola. L’obiettivo non è eradicarla ma tenerla sotto il livello di danno.

La biologia che serve all’apicoltore

Secondo il manuale della Fondazione Mach la femmina adulta è un acaro appiattito, bruno-rossiccio, lungo circa 1,1 mm e largo 1,5 mm: si vede a occhio nudo sul dorso delle api o sul fondo dell’arnia. Il maschio è molto più piccolo, biancastro, e non esce mai dalla cella in cui nasce.

Il ciclo alterna due fasi:

  1. Fase foretica. La femmina vive sulle api adulte, infilata tra i segmenti dell’addome, e se ne nutre. Senza covata resta in questa fase per mesi; senza api e senza covata non sopravvive più di 5 giorni.
  2. Fase riproduttiva. La femmina fondatrice entra in una cella con larva 1-2 giorni prima dell’opercolatura. Circa 60 ore dopo l’opercolatura depone il primo uovo, un maschio, poi un uovo circa ogni 30 ore, fino a sei in tutto. I giovani si accoppiano dentro la cella prima che nasca l’ape.

Perché la covata maschile è il suo bersaglio

Dopo l’opercolatura la varroa ha circa 12 giorni per riprodursi in una cella di operaia e 14 in una cella da fuco: nella prima arrivano a maturità in media 1,3 figlie fecondate, nella seconda 2,6, sempre secondo la Fondazione Mach. Le celle da fuco attirano inoltre molte più fondatrici, e in primavera la popolazione di varroe sale in fretta. È anche il suo punto debole, sfruttato dal telaino trappola.

Perché la varroa fa morire le famiglie?

Il danno diretto alle pupe è solo una parte del problema: la varroa trasmette diversi virus. L’infografica dell’IZSVe elenca tra i sintomi api con ali deformi o atrofiche, zampe e antenne malformate, addome corto, e una covata irregolare “a mosaico” con larve morte di colore bruno, secche, senza la consistenza filante tipica della peste americana. La sintesi di Rosenkranz, Aumeier e Ziegelmann (2010) considera la varroosi un fattore determinante delle perdite periodiche di colonie in Europa e negli Stati Uniti, dove trattamenti regolari sono indispensabili.

Il raddoppio mensile e le api invernali

Le linee guida 2026 del Ministero della Salute (nota 8542 del 18 marzo 2026) lo dicono in breve: in presenza di covata, l’infestazione raddoppia approssimativamente ogni mese. A questo ritmo 50 varroe a febbraio diventano 3.200 ad agosto; l’esempio del documento parte da 50 o 200 acari a gennaio.

Il picco cade proprio quando la famiglia, che si sta riducendo, comincia ad allevare le api invernali. Parassitate allo stadio di pupa e infettate dai virus, queste api vivono troppo poco: il glomere si assottiglia e la famiglia muore tra novembre e marzo, spesso con il miele ancora nei favi. Per questo il trattamento estivo è il più importante dell’anno. Sulle api invernali vedi la nostra pagina sul ciclo di vita dell’ape.

I segni di un’infestazione avanzata

Api con ali accartocciate davanti all’arnia, covata a mosaico con opercoli forati, famiglia che si spopola di colpo a fine estate. Davanti a questi sintomi l’IZSVe raccomanda di contattare per prima cosa i servizi veterinari competenti per territorio. Per distinguere la varroosi da altre patologie della covata consulta la nostra guida alle malattie delle api.

Come si misura l’infestazione da varroa?

Il piano di gestione della varroa allegato alla nota ministeriale del 18 marzo 2026 attribuisce al singolo apicoltore, supportato dalle associazioni, la responsabilità di monitorare l’infestazione e scegliere i tempi d’intervento. Il piano indica quattro metodi: caduta naturale sul fondo diagnostico, zucchero a velo, lavaggio con alcol e disopercolatura di almeno 100 celle. Il livello dell’apiario è la media di almeno 3 alveari o del 5% degli alveari presenti, scelti a caso e non adiacenti. Il monitoraggio si ripete dopo il trattamento, per verificarne l’efficacia.

La caduta naturale sul cassetto diagnostico

È il metodo più diffuso in Italia: quasi tutte le arnie Dadant-Blatt in commercio hanno il fondo a rete con cassetto estraibile.

  1. Inserisci nel cassetto un foglio bianco spalmato di vaselina, che trattiene gli acari caduti.
  2. Lascialo almeno una settimana, come indica la Fondazione Mach, controllando che le formiche non ripuliscano il foglio.
  3. Conta le varroe e dividi per il numero di giorni: ottieni la caduta media giornaliera.

Con molta covata opercolata gran parte delle varroe è nascosta nelle celle e la caduta sottostima l’infestazione: conta l’andamento su più settimane, non il dato isolato.

Il test dello zucchero a velo

Si prelevano circa 300 api adulte da un favo di covata, senza la regina, si mettono in un barattolo con coperchio a rete, si aggiunge zucchero a velo e si agita: le varroe si staccano, passano dalla rete e si contano su un fondo bianco, mentre le api tornano vive nell’arnia. Esistono anche kit a CO2, che non uccidono le api. Il metodo misura solo le varroe foretiche, non quelle nella covata.

Il lavaggio con alcol

Stesso campione, ma in alcol: le api muoiono, la conta è un po’ più precisa. In una tesi dell’Università di Padova su 36 alveari del Vicentino, però, la densità di varroe sulle api correlava bene con la caduta dopo il trattamento (rs = 0,92).

La disopercolatura

Con una forchetta disopercolatrice si aprono le celle opercolate e si contano quelle con varroe. Il piano ministeriale chiede almeno 100 celle. La Fondazione Mach indica come soglia, su 100 cellette di covata femminile, il 10% di celle infestate.

Quali sono le soglie di intervento?

In Italia non esiste una tabella nazionale unica di soglie. I riferimenti più usati sono quelli della Fondazione Mach e dei foglietti illustrativi.

Metodo Soglia Cosa fare Fonte
Zucchero a velo 2% o più (6 varroe su 300 api) intervento immediato Fondazione Mach 2026
Cassetto diagnostico oltre 20 varroe al giorno di media, contate per almeno una settimana situazione critica, intervento tempestivo Fondazione Mach 2026
Disopercolatura di 100 celle di operaia 10% o più di celle infestate intervento tempestivo Fondazione Mach 2026
Caduta naturale in primavera oltre 1 varroa al giorno primo trattamento con VarroMed foglietto VarroMed, linee guida ministeriali
Caduta naturale in autunno oltre 4 varroe al giorno primo trattamento con VarroMed foglietto VarroMed, linee guida ministeriali

Le due serie non si contraddicono: 20 varroe al giorno descrivono un’infestazione estiva già grave, le soglie di VarroMed valgono per stagioni con poca covata. Con il raddoppio mensile, una famiglia sotto soglia a giugno può superarla ad agosto: il trattamento estivo si fa comunque, e i conteggi dicono se ha funzionato o se serve altro.

Quali farmaci antivarroa sono autorizzati in Italia?

Si possono usare solo medicinali veterinari autorizzati per le api, secondo il foglietto illustrativo. Per il Ministero il principio attivo comprato sfuso “non equivale al farmaco stesso e non lo può sostituire”. Per la Fondazione Mach usare sostanze non ammesse, anche se vendute come integratori o sanificanti, è “inutile, controproducente ed illegale”.

Il bollettino 2026 della Fondazione Mach elenca questi prodotti, tutti con tempo di sospensione nullo per il miele:

Prodotto Principio attivo Forma Ammesso in biologico
Apivar amitraz strisce no
Apitraz amitraz strisce no
Apistan tau-fluvalinate strisce no
PolyVar flumetrina, 275 mg strisce no
Apilife Var timolo, eucaliptolo, mentolo, canfora tavolette sì
Apiguard timolo, 12,5 g in 50 g di gel gel in vaschetta sì
Thymovar timolo, 15 g tavolette sì
MAQS acido formico, 68,2 g per striscia strisce sì
Formicpro acido formico, 68,2 g per striscia strisce sì
Apifor60 acido formico al 60% soluzione sì
VarroMed acido formico 5 mg/ml e acido ossalico 44 mg/ml dispersione da gocciolare sì
Api-Bioxal 0,71 g/g acido ossalico polvere da sciogliere o sublimare sì
Api-Bioxal 62 mg/ml acido ossalico soluzione pronta sì
Oxuvar acido ossalico biidrato 5,7% soluzione da gocciolare o spruzzare sì
Oxybee acido ossalico diidrato 39,4 mg/ml dispersione da gocciolare sì
Dany’s Bienenwohl acido ossalico diidrato 39,4 mg/ml soluzione e polvere sì
Calistrip Biox acido ossalico biidrato, 6,44 g per striscia strisce sì

Solo i prodotti a base di acidi organici e timolo sono ammessi in apicoltura biologica; Apivar, Apitraz, Apistan e PolyVar sono esclusi.

Ricetta, acquisto e scorte

Nella tabella della Fondazione Mach la prescrizione è “non richiesta” per ciascuno dei prodotti elencati, e le schede ministeriali 2024 riportano “Ricetta medico-veterinaria: esente” per ciascuno dei loro. La banca dati europea dei medicinali veterinari lo conferma, per esempio, per Api-Bioxal 0,71 g/g (AIC 104384): “non soggetto a prescrizione veterinaria”. Il regime vale prodotto per prodotto: per un medicinale assente da queste tabelle, controlla la confezione. Conserva sempre il documento fiscale d’acquisto.

Il piano ministeriale 2026 precisa che i farmaci acquistati non sono una scorta: si comprano per i trattamenti programmati nella stagione. Molte associazioni organizzano acquisti collettivi: il Consorzio Apicoltori della Provincia di Udine raccoglieva le prenotazioni 2026 entro il 20 maggio, per il trattamento estivo e per quello invernale.

Quanto costano

A ottobre 2026 un rivenditore italiano vendeva Apivar da 10 strisce a 32 euro IVA inclusa, circa 6,40 euro a famiglia. La bustina di Api-Bioxal da 31 g costava 13,20 euro presso un altro rivenditore; sciolta in 500 ml di sciroppo basta, secondo il foglietto, per circa 10 alveari. L’intervento settoriale apicoltura della PAC finanzia la “lotta contro gli aggressori e le malattie dell’alveare, in particolare la varroa” con bandi regionali per le aziende apistiche, come quello della Regione Piemonte dell’ottobre 2025; le spese ammissibili le fissa ciascun bando.

Come si applicano i principali trattamenti?

Regole comuni: segui il foglietto della confezione che hai in mano, perché le formulazioni cambiano; tratta contemporaneamente tutte le famiglie dell’apiario; niente melari durante il trattamento, salvo diversa indicazione del foglietto; guanti, e per l’acido formico guanti resistenti ai prodotti chimici (norma EN 374), come raccomanda la Fondazione Mach. Le dosi che seguono sono quelle delle linee guida ministeriali 2024 e del bollettino 2026 della Fondazione Mach.

Amitraz: Apivar e Apitraz

  • Apivar: 2 strisce per alveare (10 favi), tra i favi con più api, lasciate almeno 42 giorni; se il glomere si è spostato, si riposiziona la striscia e la si lascia altri 14 giorni, quindi al massimo 56. Non superare la durata e non riutilizzare le strisce: una striscia esaurita rilascia dosi sub-letali e seleziona varroe resistenti.
  • Apitraz: 2 strisce per alveare, rimosse dopo 6 settimane.

Piretroidi: Apistan e PolyVar

  • Apistan (tau-fluvalinate): 2 strisce, da 6 a 8 settimane secondo la Fondazione Mach (fino a 10 nel prospetto ministeriale 2024), senza riutilizzarle.
  • PolyVar (flumetrina): 2 strisce per almeno 9 settimane e non oltre 4 mesi, da applicare dopo il raccolto.

Timolo: Apilife Var, Apiguard, Thymovar

Il timolo agisce per evaporazione e dipende dalla temperatura.

  • Apilife Var: una tavoletta divisa in quattro, rinnovata ogni settimana per 3-4 settimane; ideale tra 20 e 25 °C, efficacia insufficiente sotto i 15 °C, sconsigliato sopra i 30 °C.
  • Apiguard: una vaschetta per 14 giorni, poi una seconda per altri 14, con temperature medie tra 15 e 40 °C; al massimo due trattamenti l’anno.
  • Thymovar: 1,5 tavolette per 3-4 settimane, poi una seconda applicazione; ideale tra 20 e 25 °C, poca efficacia sotto i 15 °C, non oltre i 30 °C di media.

Nelle estati molto calde della Pianura Padana o del Sud la finestra utile si restringe.

Acido formico: MAQS, Formicpro, Apifor60

L’acido formico raggiunge anche le varroe nella covata opercolata, ma è il più delicato da gestire.

  • MAQS e Formicpro: 2 strisce per 7 giorni, con temperature massime tra 10 e 29,5 °C (MAQS mai sopra i 33 °C), e almeno un mese prima di ripetere. Formicpro è sconsigliato sotto le 10.000 api, circa 3 favi Dadant-Blatt.
  • Apifor60: da 3,8 a 4,8 ml per litro di volume dell’arnia (circa 228-288 ml in una Dadant-Blatt da 10 favi) in un evaporatore, tra 10 e 30 °C, con porticina completamente aperta per almeno 10 giorni.

Evita di inalare i vapori e controlla le previsioni dei primi giorni.

Acido ossalico gocciolato

L’acido ossalico raggiunge solo le varroe sulle api adulte: si usa su famiglie senza covata, in inverno o dopo un blocco di covata.

  • Api-Bioxal 0,71 g/g in polvere (nuova formulazione): si scioglie la bustina in sciroppo 1:1 (31 g in 500 ml, 156 g in 2.500 ml, 312 g in 5.000 ml) e si gocciolano 5 ml per interfavo occupato dalle api, massimo 50 ml per alveare, fino a due trattamenti l’anno. La vecchia formulazione (632,7 mg/g), in vendita fino a esaurimento scorte nel 2026, usava bustine da 35, 175 e 350 g negli stessi volumi.
  • Api-Bioxal 62 mg/ml: soluzione pronta, 5 ml per interfavo occupato, massimo 50 ml per alveare, fino a due trattamenti l’anno.
  • Oxuvar: gocciolato in soluzione al 3,5%, 50-80 ml per colonia, con temperatura esterna tra 5 e 15 °C; oppure spruzzato sui favi in soluzione al 3%, sopra gli 8 °C, al massimo 80 ml per arnia.
  • Oxybee e Dany’s Bienenwohl: 5-6 ml per favo occupato, massimo 54 ml per colonia, dispersione intiepidita a 30-35 °C, temperatura esterna di almeno 3 °C, un solo trattamento. Il Ministero precisa che Oxybee va usato su arnie verticali accessibili dall’alto e su tutti gli alveari dell’apiario insieme.
  • Calistrip Biox: 2 strisce per alveare, 1 per i nuclei fino a 5 favi, per un massimo di 6 settimane. È l’unico prodotto a base di solo acido ossalico che la Fondazione Mach indica come utilizzabile con un livello minimo di covata.

Acido ossalico sublimato

Con Api-Bioxal in polvere si può sublimare con un sublimatore elettrico a resistenza. Attenzione alla dose: il foglietto della nuova formulazione 0,71 g/g e il bollettino 2026 della Fondazione Mach indicano 2 g per arnia, una sola volta l’anno, con l’arnia chiusa per 15 minuti dopo il trattamento; la vecchia formulazione, riportata nelle linee guida ministeriali del 2024, richiedeva 2,3 g. Il prospetto ministeriale limita la sublimazione a famiglie senza covata, con temperature sopra i 10 °C. Controlla quale formulazione hai acquistato e segui il suo foglietto.

I vapori di acido ossalico sono pericolosi per l’operatore: la Fondazione Mach prescrive dispositivi di protezione, “in particolare maschera con adeguati filtri”, e acqua potabile per raffreddare e pulire l’apparecchio.

VarroMed

Dispersione di acido formico e ossalico da gocciolare tra i favi, dosata sulla forza della famiglia: 15 ml per 5.000-7.000 api, 15-30 ml per 7.000-12.000, 30-45 ml per 12.000-30.000, 45 ml oltre. Si ripete ogni 6 giorni in base alla caduta: fino a 3 volte in primavera, fino a 5 in autunno, secondo le soglie del foglietto. In inverno, senza covata, un solo trattamento.

Blocco di covata: ingabbiamento, asportazione e telaino trappola

Il blocco di covata estivo seguito da acido ossalico è pratica corrente, soprattutto al Centro-Nord. Il principio: se la famiglia resta senza covata, tutte le varroe sono sulle api e un solo trattamento con acido ossalico le raggiunge.

L’ingabbiamento della regina

La regina viene chiusa in una gabbietta per 24 giorni, il tempo perché nasca tutta la covata opercolata, compresa quella maschile. Le gabbiette piccole si inseriscono in un favo; quelle grandi isolano un favo intero dove la regina continua a deporre, da togliere poi e distruggere perché concentra le varroe. Al 24° giorno si tratta con acido ossalico e si libera la regina. In Trentino la Fondazione Mach consiglia di iniziare nei primi giorni di luglio e terminare entro fine luglio.

Funziona? Uno studio europeo di Büchler e colleghi (Journal of Apicultural Research, 2020; 370 colonie, 10 Paesi, due stagioni) ha misurato per l’ingabbiamento più ossalico un’efficacia tra il 48% e il 90% secondo il modo di applicare l’acido, con i risultati migliori per il gocciolato al 4,2% (89,6%) e la sublimazione di 2 g (88,3%).

I limiti: la regina può sfuggire o morire, la famiglia può allevare celle reali, le regine anziane perdono fertilità.

L’asportazione totale della covata

Si tolgono tutti i favi di covata e si sostituiscono con fogli cerei o favi costruiti (“messa a sciame”). La famiglia si tratta prima che la nuova covata venga opercolata: per la Fondazione Mach entro 5-6 giorni. Con la covata asportata si possono formare nuclei orfani, da trattare dopo 24 giorni, oppure la si distrugge se molto infestata. Nella tesi padovana già citata l’infestazione invernale non differiva tra i due metodi, ma le famiglie ingabbiate entravano in inverno con il 16,8% di favi popolati in meno rispetto a luglio, mentre il gruppo con asportazione, nuclei compresi, cresceva del 14,6%. Anche qui la Fondazione Mach consiglia di partire a inizio luglio.

Il telaino trappola per la covata maschile

Le linee guida ministeriali del 2024 raccomandavano di rimuovere la covata da fuco opercolata tra aprile e luglio. Si inserisce ai lati del nido un telaino senza foglio cereo, o con foglio a celle maschili, che la regina riempie di covata da fuco; una volta opercolato lo si taglia e si distrugge, prima della nascita dei fuchi, 24 giorni dopo la deposizione. Un telaino dimenticato libera tutte le varroe che ha attirato. Anche nuclei e sciami artificiali creano un’interruzione di covata utile. Il Ministero ricorda che queste misure, da sole, non controllano la varroa. Per formare nuclei e sostituire le regine perse durante il blocco vedi la nostra pagina sull’allevamento delle api regine.

Quando si fa il trattamento invernale contro la varroa?

Per il Ministero il secondo intervento dell’anno va fatto all’inizio del periodo autunno-invernale, appena la covata si riduce o scompare, e “non deve essere ritardato”. Senza covata tutte le varroe sono sulle api e un solo trattamento con acido ossalico, gocciolato o sublimato, ne elimina la gran parte.

Nord, Centro, Sud: una finestra che cambia

  • Arco alpino e Trentino: la Fondazione Mach invita a verificare l’assenza di covata da fine ottobre, secondo la posizione dell’apiario.
  • Pianura Padana: le linee guida dell’Emilia-Romagna (nota regionale dell’11 dicembre 2017, aggiornata nel 2022 solo per il registro) indicano il periodo tra metà novembre e fine dicembre, “in totale assenza di covata”.
  • Centro-Sud e isole: le linee guida nazionali osservano che qui il clima determina una presenza di covata più estesa e prolungata, e chiedono interventi programmati Regione per Regione. Dove la covata non si ferma, si ricrea artificialmente il blocco anche in autunno-inverno, ingabbiando la regina o asportando la covata.

Prima di trattare, in una giornata mite, solleva uno o due favi al centro del glomere. Piccole chiazze di covata opercolata vanno eliminate con la forchetta prima dell’ossalico, consiglia la Fondazione Mach, che giudica “del tutto sconsigliati” i trattamenti ripetuti con covata presente.

La varroa è resistente ai farmaci?

L’arsenale è ristretto e le resistenze sono la minaccia principale. Il bollettino 2026 della Fondazione Mach riferisce che in Italia è documentata resistenza della varroa ad amitraz, tau-fluvalinate e flumetrina. Una revisione dell’IZSVe pubblicata nel 2025 sulla rivista Insects ha analizzato 74 studi sull’amitraz nel mondo: solo il 31,7% dei test di laboratorio superava il 95% di efficacia, e la resistenza è in crescita in Francia, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Argentina. Mancano dati italiani aggiornati: il progetto V-ITA dell’IZSVe li sta raccogliendo per costruire una mappa nazionale delle resistenze.

Cosa puoi fare

  • Verifica l’efficacia con conteggi prima e dopo ogni trattamento; il Consorzio di Udine consiglia, dopo Apivar, una verifica con un prodotto a base di timolo.
  • Segnala gli insuccessi: il piano ministeriale 2026 chiede che i sospetti fallimenti siano “tempestivamente segnalati alle autorità competenti”.
  • Ruota i principi attivi ogni anno: la rotazione è “fortemente raccomandata” dal Ministero. Alternare tau-fluvalinate e flumetrina non serve, avverte la Fondazione Mach, perché sono entrambi piretroidi; la varroa però tende a perdere le resistenze acquisite, e un prodotto abbandonato può tornare efficace.
  • Coordina con i vicini: il Ministero chiede trattamenti contemporanei, e la Fondazione Mach un solo principio attivo per zona omogenea nello stesso periodo. Un apiario abbandonato vicino reinfesta il tuo.

Cosa dice la legge sul trattamento della varroa?

Lo status della varroa

Il regolamento (UE) 2016/429 sulla sanità animale, applicato dall’aprile 2021, elenca l’infestazione da Varroa spp., e il regolamento di esecuzione (UE) 2018/1882 la colloca nelle categorie C, D ed E: malattia soggetta a misure e sorveglianza, senza obbligo di eradicazione. In Italia la gestione passa ogni anno per una nota del Ministero della Salute con linee guida del Centro di referenza dell’IZSVe, attuate da Regioni e Province autonome con le associazioni apistiche. La nota 8542 del 18 marzo 2026 chiede trattamenti eseguiti “in maniera contemporanea nei diversi territori”.

Le regole valide in tutta Italia

  • Solo medicinali veterinari autorizzati, secondo il foglietto, come richiede il D.Lgs. 218/2023 che attua il regolamento (UE) 2019/6.
  • Registro dei trattamenti entro 48 ore. La procedura trasmessa dal Ministero l’11 luglio 2022 chiede di annotare entro 48 ore la data di inizio, insieme a nome del farmaco, fornitore, numero e data del documento d’acquisto, codice dell’apiario in Banca Dati Nazionale, alveari trattati, quantità, durata, tempo di sospensione anche se zero e confezioni rimaste. Il registro è cartaceo a pagine numerate, vidimato dal servizio veterinario; gli allevamenti familiari, fino a 10 alveari, ne usano uno non vidimato. Registro e prove d’acquisto si conservano per almeno 5 anni dall’ultima registrazione.
  • Apiari censiti in BDN, con il censimento annuale: tutti i passaggi sono nella nostra guida all’anagrafe apistica.

Il nostro registro dei trattamenti delle api riprende i campi richiesti dal Ministero e propone in digitazione i medicinali autorizzati.

Le differenze tra Regioni e Province autonome

È il livello territoriale a trasformare le raccomandazioni in obblighi con sanzioni. Due esempi:

  • Provincia autonoma di Trento: secondo il bollettino 2026 della Fondazione Mach almeno due trattamenti l’anno, uno estivo e uno autunno-invernale, sono obbligatori; mancato trattamento, uso di sostanze non ammesse e mancata compilazione del registro sono puniti con sanzioni amministrative. In caso di infestazione massiva non controllata, il servizio veterinario può prescrivere la distruzione dell’apiario.
  • Emilia-Romagna: le linee guida regionali del 2017, ancora di riferimento, prevedono almeno due trattamenti per apiario, la registrazione dei trattamenti e la conservazione delle prove d’acquisto, e chiedono a ogni AUSL di controllare ogni anno almeno l’1% delle aziende apistiche registrate, estratte a caso.

Chiedi ogni anno all’associazione o alla ASL il piano della tua Regione: date e obblighi cambiano.

Aethina tumida e Tropilaelaps: i controlli che accompagnano il piano varroa

La nota del 18 marzo 2026 comprende anche la sorveglianza di Aethina tumida, presente nelle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Messina (con nuovi casi confermati nel 2026 a Gaeta e a Rogliano), e di Tropilaelaps, acaro esotico segnalato in Russia nel 2021 e in Georgia nel 2024, che si cerca disopercolando la covata. Se durante un conteggio noti acari allungati e molto veloci sulla covata, avvisa subito il servizio veterinario.

Calendario antivarroa mese per mese

Lo schema vale per pianura e bassa collina del Centro-Nord. In montagna sposta tutto di due o tre settimane; al Sud e nelle isole anticipa la primavera e prevedi un blocco di covata autunnale. Per gli altri lavori vedi il nostro calendario apistico.

Periodo Obiettivo Azioni
Gennaio-febbraio controllare l’inverno caduta naturale sul cassetto alla ripresa
Marzo-aprile misurare la ripartenza primi conteggi; con VarroMed, trattamento solo oltre 1 varroa al giorno
Aprile-luglio frenare la crescita telaino trappola, nuclei, zucchero a velo tra due fioriture
Inizio luglio blocco di covata ingabbiamento della regina o asportazione della covata
Luglio, al più tardi metà agosto proteggere le api invernali trattamento estivo dopo la smielatura principale, su tutto l’apiario
Agosto-settembre verificare conteggi, rimozione delle strisce alla scadenza, attenzione al saccheggio
Fine ottobre-dicembre colpire le varroe foretiche assenza di covata verificata, acido ossalico gocciolato o sublimato
Sempre essere in regola ogni trattamento sul registro entro 48 ore, prove d’acquisto conservate 5 anni

Annota ogni conteggio, prodotto e risultato: in due o tre stagioni il quaderno di apiario ti dirà quale strategia funziona nel tuo territorio.

Domande frequenti

Quando si fa il trattamento estivo contro la varroa?

Subito dopo la smielatura principale. Le linee guida 2026 del Ministero della Salute indicano che in parte del Paese luglio chiude la stagione produttiva; dove le api bottinano anche ad agosto, il trattamento non va ritardato troppo. In Emilia-Romagna le linee guida regionali lo collocano a inizio luglio, al più tardi entro fine luglio. Ritardare significa api invernali già parassitate.

Quante varroe al giorno sul cassetto sono troppe?

Dipende dalla stagione e dalla quantità di covata. La Fondazione Mach considera critica in estate una caduta naturale media superiore a 20 varroe al giorno, contate per almeno una settimana. Le schede di VarroMed, riprese dal Ministero, fanno partire il trattamento con più di 1 varroa al giorno in primavera e più di 4 in autunno. Con covata abbondante, la caduta sottostima l'infestazione reale.

Serve la ricetta del veterinario per i farmaci antivarroa?

Per i prodotti elencati nelle linee guida ministeriali e nella tabella 2026 della Fondazione Mach, la prescrizione è indicata come esente o non richiesta, prodotto per prodotto. Restano però medicinali veterinari: vanno acquistati da un rivenditore autorizzato, conservando il documento fiscale, e usati come dice il foglietto. Per un prodotto non presente in quelle tabelle, verifica il regime sulla confezione o chiedi al servizio veterinario.

Il trattamento contro la varroa è obbligatorio in Italia?

A livello nazionale il Ministero della Salute raccomanda almeno due trattamenti l'anno con farmaci autorizzati e affida a Regioni e Province autonome i programmi territoriali. Alcune li rendono obbligatori: in Trentino il mancato trattamento, l'uso di sostanze non autorizzate e la mancata tenuta del registro sono sanzionati. Ovunque, chi tratta deve usare solo medicinali veterinari autorizzati e registrare il trattamento entro 48 ore.

Quanto tempo ho per scrivere il trattamento nel registro?

48 ore dall'inizio del trattamento, come stabilito dalla procedura del Ministero della Salute del luglio 2022. Vanno annotati farmaco, fornitore, documento d'acquisto, data di inizio, apiario con il codice BDN, numero di alveari, quantità, durata e tempo di sospensione. Il registro è vidimato per gli allevamenti non familiari; chi ha al massimo 10 alveari per autoconsumo può usarne uno non vidimato. Si conserva cinque anni.

Si può usare l'acido ossalico comprato in drogheria?

No. Il Ministero ricorda che il principio attivo da solo non equivale al farmaco registrato e non può sostituirlo. La Fondazione Mach definisce inutile, controproducente e illegale l'uso di sostanze non ammesse in Italia, comprese quelle vendute come integratori o sanificanti con scopo antivarroa. L'acido ossalico si usa solo in forma di medicinale veterinario, come Api-Bioxal, Oxuvar, Oxybee o Dany's Bienenwohl.

Quanto dura l'ingabbiamento della regina?

24 giorni, il tempo necessario perché nasca tutta la covata opercolata, compresa quella maschile, che è la più lenta. Al termine la famiglia è senza covata e un solo trattamento con acido ossalico raggiunge tutte le varroe. In Trentino la Fondazione Mach consiglia di iniziare nei primi giorni di luglio e finire entro fine luglio; al Sud e nelle isole i tempi vanno anticipati o adattati alle fioriture locali.

Quali prodotti antivarroa sono ammessi in apicoltura biologica?

Solo quelli a base di acidi organici e timolo. Nella tabella 2026 della Fondazione Mach sono ammessi in biologico i prodotti con acido ossalico, acido formico, la loro combinazione in VarroMed e quelli a base di timolo come Apiguard, Thymovar e Apilife Var. Sono esclusi Apivar e Apitraz, a base di amitraz, Apistan, a base di tau-fluvalinate, e PolyVar, a base di flumetrina.

Fonti

  1. Nota 11687 del 2 aprile 2024: Linee guida per il controllo dell'infestazione da Varroa destructor, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
  2. Nota 8542 del 18 marzo 2026: Piano gestione Varroa, sorveglianza Aethina tumida e Tropilaelaps, anno 2026, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
  3. Allegato 1: Linee guida per il controllo dell'infestazione da Varroa destructor, 2025, IZSVe, Centro di referenza nazionale per l'apicoltura, pubblicato da Consorzio Apicoltori FVG
  4. Notizie apicoltura n. 1/2026: Lotta alla varroa 2026, Fondazione Edmund Mach, Centro Trasferimento Tecnologico
  5. Conoscere e controllare la Varroa in Trentino, Fondazione Edmund Mach
  6. Nota DGSAF 16796 dell'11 luglio 2022: applicazione del regolamento (UE) 2019/6, procedure operative per la registrazione dei trattamenti alle api, Ministero della Salute, DGSAF
  7. Procedure operative per la registrazione dei trattamenti di medicinali veterinari somministrati alle api, Ministero della Salute, allegato alla nota dell'11 luglio 2022
  8. Registro dei medicinali veterinari somministrati alle api (modello), Fondazione Edmund Mach
  9. Linee guida per il controllo delle infestazioni da Varroa destructor in Emilia-Romagna (nota prot. 759826 dell'11 dicembre 2017), Regione Emilia-Romagna, Servizio prevenzione collettiva e sanità pubblica
  10. Piano di lotta alla Varroa 2026: circolare per i farmaci veterinari, Consorzio Apicoltori della Provincia di Udine
  11. Infografica: acari parassiti dell'ape, Varroa destructor e Tropilaelaps spp., Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
  12. Amitraz resistance in Varroa destructor: a global overview, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
  13. Progetto V-ITA: sistema integrato per l'identificazione, il monitoraggio e la prevenzione della resistenza della Varroa in Italia (RC IZS VE 06/25), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
  14. Summer brood interruption as integrated management strategy for effective Varroa control in Europe (Büchler et al., Journal of Apicultural Research 59(5), 2020), Fondazione Edmund Mach, archivio IRIS
  15. Effetto della rimozione della covata e del blocco di covata sull'infestazione da Varroa destructor (tesi di laurea, a.a. 2013/2014), Università degli Studi di Padova
  16. Biology and control of Varroa destructor (Rosenkranz, Aumeier, Ziegelmann, J. Invertebr. Pathol. 103, 2010), FAO AGRIS
  17. API-Bioxal 0,71 g/g polvere per alveare: scheda di autorizzazione in Italia, Union Product Database, Commissione europea
  18. Determinazione dirigenziale n. 864 del 13 ottobre 2025: intervento settoriale apicoltura, aziende apistiche, Regione Piemonte, Bollettino Ufficiale n. 43 del 23 ottobre 2025
  19. Apivar, confezione da 10 strisce (prezzo, ottobre 2026), Apistore
  20. Api-Bioxal, confezione da 31 g (prezzo, ottobre 2026), Quarti Italy