Regina marcata tra le operaie su un telaino

Allevamento api regine: traslarvo, starter e finitrice, calendario giorno per giorno, nuclei di fecondazione e selezione

Allevamento api regine passo per passo: traslarvo, famiglia starter e finitrice, calendario dal giorno 0, nuclei di fecondazione, stazioni, selezione e prezzi.

L’allevamento delle api regine consiste nel far nascere, in un momento scelto dall’apicoltore, decine di regine figlie della famiglia migliore dell’apiario. Il metodo più diffuso in Italia è il traslarvo: si prelevano larve di meno di un giorno dalle celle da operaia, si depongono in cupolini e si affidano a una famiglia starter orfana, poi a una famiglia finitrice. Dopo 11-12 giorni nascono le regine, che si fecondano in nuclei di fecondazione e iniziano a deporre circa tre settimane dopo il traslarvo. Qui trovi il lavoro passo per passo, con un calendario per Nord, Centro e Sud, le stazioni di fecondazione, la selezione e le regole per chi vende.

Perché allevare le proprie regine?

Una famiglia lasciata a se stessa rinnova la regina con la sciamatura o la sostituzione, senza che l’apicoltore scelga momento e madre. Allevare serve a tre cose.

  • Rinnovare con regolarità. Molti apicoltori italiani cambiano la regina ogni due anni, perché dopo la seconda stagione deposizione e feromoni calano. Con 50 alveari servono almeno 25 regine l’anno, più quelle per gli orfani e per i nuclei.
  • Scegliere la genetica. Si alleva dalla famiglia più docile, meno sciamatrice, più produttiva e più pulita, e non dalla prima che fa celle di sciamatura. È il punto di partenza di ogni selezione.
  • Restare nella legge e nella razza. In Emilia-Romagna, nel Lazio e nelle Marche le leggi regionali tutelano la ligustica, e in Sicilia la sicula. Allevare da madri della sottospecie locale, con fuchi della stessa sottospecie, è il modo più diretto per rispettarle. Il quadro normativo completo, Regione per Regione, è nella guida alle razze di api.

Il limite: la madre la scegli tu, il padre no. La regina si accoppia con i fuchi della zona, quindi metà della genetica delle operaie viene da apiari che non controlli. Per questo si lavora sulle larve e sui fuchi.

Quali tempi di sviluppo servono per programmare l’allevamento?

Tutto il calendario discende da tre numeri. Secondo il manuale di apicoltura dell’agenzia LAORE Sardegna, dall’uovo alla nascita passano 16 giorni per la regina, 21 per l’operaia e 24 per il fuco. Nel caso della regina:

Fase Giorni dalla deposizione
Uovo 1-3
Larva nutrita a pappa reale 4-8
Opercolatura della cella circa 9
Ninfa 9-16
Nascita 16

Il traslarvo si fa con larve appena schiuse, cioè al quarto giorno dalla deposizione. Da lì alla nascita mancano circa 12 giorni. È il conto su cui si basa il calendario più avanti.

I fuchi hanno tempi più lunghi. Dopo 24 giorni di sviluppo, secondo la rassegna di Rangel e Fisher pubblicata su Apidologie nel 2019, diventano sessualmente maturi tra 6 e 16 giorni dopo la nascita e vivono in genere 20-40 giorni. Un fuco pronto ad accoppiarsi nasce quindi da un uovo deposto 36-40 giorni prima. Il dossier tecnico italiano Regine italiane: tecniche di allevamento fissa infatti l’inserimento dei favi da fuco nelle famiglie padri a 30 giorni prima del traslarvo. La biologia completa è nella pagina sull’ape regina.

Quale attrezzatura serve per il traslarvo?

  • Cupolini. Coppette in cera o in plastica, del diametro di una cella reale. Una scheda senza autore pubblicata da Apicolturaonline indica un diametro interno alla base di 8,3 mm e un bordo di 8,8-9 mm. I cupolini in plastica a tre pezzi, descritti nel dossier sulle regine, si montano su un portacupolino che si aggancia alla stecca e permettono di spostare la cella senza toccarla.
  • Stecche portacupolini e telaio portastecche. Un telaio Dadant-Blatt da nido con due o tre stecche orizzontali. Gardi e Petrarchini, che selezionano ligustica in Umbria, lavorano con due stecche da 10 cupolini; il dossier italiano usa stecche da 14.
  • Ago da traslarvo. L’ago a spatola metallico classico o il picking cinese, con linguetta flessibile in plastica e stantuffo, oggi il più usato perché scivola sotto la larva e la deposita con il suo letto di pappa.
  • Luce e lente. Una lampada frontale e occhiali ingranditori da 2-3 diottrie. La larva giusta è lunga poco più di un millimetro.
  • Escludiregina, gabbiette e incubatrice. Servono per la finitrice, per proteggere le celle e per conservarle fino alla distribuzione.
  • Nuclei di fecondazione. Uno per ogni cella che vuoi far nascere, più qualche riserva.

Si lavora al riparo da sole e vento. La stessa scheda raccomanda un locale chiuso ad almeno 23-24 °C e di non lasciare il favo fuori dall’alveare più di 30-40 minuti.

Come si fa il traslarvo?

Scegliere e preparare la larva

Il BEEBOOK, il manuale di metodi standard pubblicato nel 2013 da Büchler e da un gruppo europeo che comprende Cecilia Costa del CREA di Bologna, indica larve di 12-24 ore. Il dossier italiano scende a meno di 12 ore. In pratica si cerca la larva più piccola che si riesce a sollevare, adagiata a C in un bagno abbondante di pappa. Per averne molte della stessa età, alcuni allevatori confinano la regina madre per due o tre giorni su un favo vuoto e già lavorato con una griglia escludiregina, e traslarvano quattro giorni dopo.

Il favo si porta al laboratorio avvolto in un panno umido: le larve si disidratano in pochi minuti.

Traslarvo a secco o su pappa reale

Il dossier osserva che il traslarvo a secco, con la larva deposta direttamente sul fondo del cupolino, funziona bene in primavera e in autunno ma dà risultati scarsi in estate. Molti allevatori mettono quindi una goccia di pappa reale diluita in ogni cupolino prima di depositare la larva. Alcuni praticano il doppio traslarvo: dopo 24-36 ore tolgono la larva accettata e ne mettono una più giovane nella cella già piena di pappa. Il dossier lo giudica inutile, perché la composizione della pappa reale cambia ogni tre ore.

Il gesto

Si fa scivolare l’ago sotto la larva dal lato del dorso, senza girarla, e la si deposita al centro del cupolino. Una larva capovolta o schiacciata muore. I telai traslarvati vanno subito nella starter.

Come preparare una famiglia starter e una finitrice?

La starter orfana

La starter deve avere tre caratteristiche: tante nutrici giovani, abbondanza di cibo e senso di orfanità. Il dossier italiano descrive due versioni.

  • Cassetta starter (swarm box). Un contenitore aerato in cui si scrollano 5-6 kg di api giovani prese dai favi di covata di più famiglie, con favi di miele e polline ma senza covata. Le api restano chiuse al fresco qualche ora e poi ricevono i telai traslarvati. È il sistema delle produzioni grandi, con centinaia di cupolini.
  • Starter semplificata. Una piccola arnia con fondo a rete, un favo di polline e uno di miele, in cui si scrollano le api di quattro favi di covata, riceve un portastecche con tre stecche da 14 cupolini, cioè 42 larve. Il dossier riporta un’accettazione superiore al 95%.

L’alternativa più diffusa negli apiari medi è l’orfanizzazione di una famiglia forte: si toglie la regina, si eliminano le celle reali d’emergenza dopo 7-9 giorni e si inserisce il telaio traslarvato al centro, tra un favo di polline e uno di covata giovane. Il BEEBOOK ricorda che una starter orfana libera di volare funziona solo con famiglie molto forti, e che senza flusso di nettare le nutrici vanno nutrite con sciroppo al 50% o candito almeno tre giorni prima del traslarvo.

La finitrice

Dopo 24-48 ore le celle accettate, già piene di pappa, passano alla finitrice. Il dossier descrive due tipi.

  • Finitrice verticale con regina. Si riorganizza la famiglia con la regina nel nido, si posa un escludiregina e sopra si sovrappone la parte orfana, con il portastecche in mezzo a due favi di covata. Le nutrici allevano le celle anche in presenza della regina.
  • Finitrice orfana. Arniette in polistirolo da 6 favi, molto popolose, che isolano bene e mantengono la temperatura.

Gardi e Petrarchini allevano le celle in alveari a 10 favi con regine di secondo o terzo anno, tenendole dentro l’escludiregina fino all’undicesimo giorno dal traslarvo. Un’alternativa descritta nella scheda di Apicolturaonline è l’estensione verticale: sopra un alveare forte con regina giovane si posa una seconda famiglia, separata da un fondo adattato con un’apertura chiusa da escludiregina. Prima dell’allevamento si toglie alla famiglia superiore il favo con la regina, e la parte orfana riceve 10-12 cupolini, poi fino a 15-20 quando è ben sviluppata.

Le celle si controllano 24 ore dopo il traslarvo, si contano quelle accettate e si annotano. Nei sistemi starter-finitrice orfani, il BEEBOOK suggerisce di aggiungere 300-400 g di api giovani la sera prima di ogni nuovo traslarvo, per mantenere alta la quota di nutrici.

Calendario dell’allevamento giorno per giorno

Il calendario parte dal giorno del traslarvo, G0. Le date indicano cosa fare, non quando fermarsi: una giornata di pioggia sposta solo i lavori di apertura.

Giorno Lavoro
G-36 / G-30 Inserisci favi da fuco o fogli cerei da fuco nelle famiglie padri selezionate
G-9 Orfanizza la famiglia starter, se usi una starter da famiglia
G-3 / G-2 Nutri starter e finitrice; se usi il confinamento, chiudi la regina madre sul favo da traslarvare
G-1 Elimina tutte le celle reali d’emergenza della starter; prepara cupolini e telai portastecche al caldo nell’alveare
G0 Traslarvo di larve di meno di 24 ore; il telaio va nella starter
G+1 Controlla l’accettazione; eventuale doppio traslarvo
G+1 / G+2 Sposta le celle accettate nella finitrice
G+5 Celle opercolate; prepara i nuclei di fecondazione (vedi sotto)
G+5 / G+9 Non toccare le celle: la ninfa è fragile durante la metamorfosi
G+9 / G+10 Distribuisci le celle mature nei nuclei, oppure mettile in incubatrice a 34-36 °C o in gabbiette protettive
G+11 / G+12 Nascita delle regine
G+16 / G+20 Voli di fecondazione con tempo bello e caldo
G+20 / G+25 Primo controllo della deposizione; il dossier italiano verifica la fecondità al 12°-13° giorno di vita della regina, prima del prelievo
G+25 / G+30 Marcatura delle regine che depongono, uso o vendita

La finestra del G+10 è la più delicata. La prima regina che nasce cerca e distrugge le celle delle sorelle, quindi le celle vanno separate prima della prima nascita. Il BEEBOOK indica di trasferirle nei nuclei uno o due giorni prima. Gardi e Petrarchini le tolgono dalla finitrice all’undicesimo giorno, le maneggiano senza capovolgerle e le inseriscono tra il miele e la covata del favo.

Per avere tutte queste date sulla tua serie, e scaricarle in agenda, usa il calendario dell’allevamento di regine: basta la data del traslarvo o della chiusura nel Jenter.

Quando cominciare in Italia

Il G0 dipende da una condizione: alla nascita delle regine servono molti fuchi maturi. Le finestre che seguono sono indicazioni pratiche, da spostare secondo l’annata e la quota.

  • Sud e isole. In Sicilia, in Sardegna, in Calabria e lungo le coste tirreniche e ioniche le famiglie allevano fuchi molto presto e i primi cicli di traslarvo partono a marzo, con gli agrumi e i primi raccolti. Dove a fine estate tornano fuchi e un po’ di raccolto si può tentare un secondo ciclo a settembre.
  • Centro e Pianura Padana. Il periodo classico va da metà aprile a giugno, dall’inizio dell’acacia al castagno. A luglio e agosto il caldo e la fine dei raccolti rendono le accettazioni irregolari.
  • Alpi e Appennino. Sopra i 600-800 metri si lavora da fine maggio a luglio. La stazione di fecondazione della Val Genova, a 1.300 metri in Trentino, riceve i nuclei su prenotazione.

Il nostro calendario apistico indica, regione per regione, i periodi di sviluppo delle famiglie e dei raccolti con cui fare coincidere l’allevamento.

Traslarvo, metodo Jenter o metodi senza traslarvo: quale scegliere?

Metodo Come funziona Pro Contro
Traslarvo (Doolittle) larve trasferite con l’ago nei cupolini economico, flessibile, decine di celle per ciclo serve vista buona e pratica
Jenter la regina depone in un telaino di plastica a celle con fondo estraibile; al quarto giorno si spostano i fondi con le larve nessun contatto con la larva, età nota materiale più costoso, la regina va confinata 1-2 giorni
Nicot (Cupularve) sistema simile al Jenter, con cupolini a innesto stesso principio, cupolini compatibili stessi limiti del Jenter
Orfanizzazione semplice o divisione si lascia allevare la famiglia orfana o lo sciame artificiale il più semplice poche celle, età delle larve incontrollata, qualità variabile

Il metodo Jenter in pratica

Il telaino Jenter si fissa dentro un favo da nido e si lascia in famiglia per qualche giorno, perché le api lo puliscano e lo prendano come favo proprio. Poi si chiude la regina madre nella gabbietta del telaino, dove depone in tutte le celle in uno o due giorni. Si libera la regina e si attende la schiusa. Il quarto giorno dalla chiusura si estraggono i fondi delle celle con le larve appena nate e si montano su portacupolini e stecche, che vanno nella starter come nel traslarvo.

Nessuna larva viene toccata e l’età è nota con precisione: è il metodo di chi fatica a vedere le larve. Per centinaia di regine il traslarvo resta più rapido.

Nuclei di fecondazione e fuchi: come riuscire l’accoppiamento

I tipi di nuclei

Nucleo Api Uso
Apidea, Kieler e mininuclei in polistirolo un bicchiere o poco più di api stazioni di fecondazione, grandi produzioni, consumo minimo di api
Arniette a 2-3 telaini da nido o mezzi telaini 1-2 favi coperti di api allevamento aziendale, regine di qualità più facili da valutare
Nuclei a 4-6 favi nucleo vero e proprio si trasformano direttamente in famiglia se la regina resta

I mininuclei si popolano con api giovani prelevate dai favi di covata, spesso spruzzate d’acqua e misurate a volume, e ricevono una scorta di candito. Il dossier italiano indica 200-300 g di candito per nucleo, l’inserimento di una cella reale di 10-11 giorni o di una regina vergine e 24-48 ore di riposo al buio prima di aprire la porticina. Il BEEBOOK aggiunge che i nuclei destinati alle stazioni di fecondazione devono essere privi di fuchi, altrimenti portano fuchi estranei nella zona protetta.

Gardi e Petrarchini raccomandano nuclei non troppo piccoli, con quattro mezzi telaini da nido, e tutti i voli orientati nella stessa direzione. Più il nucleo è piccolo, meno api consuma, ma più rischia saccheggio e abbandono.

Quanti voli e quanti fuchi

La regina vergine matura per qualche giorno e poi compie uno o pochi voli di fecondazione, di solito nella prima o nella seconda settimana di vita, nelle ore calde e senza vento. Uno studio di Simone-Finstrom e Tarpy pubblicato nel 2018 ha contato in media 13,5 fuchi per regina, con valori da 8 a 25. Il BEEBOOK considera riuscita la fecondazione che avviene entro tre settimane dalla nascita: oltre, la regina rischia di diventare fucaiola.

Preparare le famiglie padri

Per avere fuchi in abbondanza al momento giusto si scelgono come famiglie padri due o tre colonie tra le migliori dell’apiario, si inseriscono favi da fuco 36-40 giorni prima della data prevista di fecondazione e si nutrono se manca il raccolto. Gardi e Petrarchini preparano favi da fuco per le “regine padri” e non li spostano finché i fuchi non sono nati. In tutte le altre famiglie dell’apiario si limita la covata maschile, rimuovendo i favi da fuco.

Saturare la zona o isolare la fecondazione

Con la fecondazione libera nel proprio apiario, la strategia possibile è la saturazione: tante famiglie padri selezionate attorno ai nuclei, in modo che la maggior parte dei fuchi presenti in volo venga da linee scelte. Funziona meglio in zone con pochi apiari vicini, come una vallata appartata o una zona collinare non sfruttata dal nomadismo.

Per un controllo vero servono invece l’isolamento o l’inseminazione strumentale. Il BEEBOOK fissa per una stazione di fecondazione almeno 8-10 famiglie forti produttrici di fuchi, oppure una ogni 25 regine, e l’assenza di altre colonie e di fuchi in un raggio di almeno 6 km. Alcune slide senza autore, caricate nel 2015 sul sito degli apicoltori del Friuli Venezia Giulia, indicano 8-10 km dagli altri apiari, oppure la montagna o zone senza apiari, e circa 25.000 fuchi per fecondare 100 regine.

Le stazioni di fecondazione in Italia

L’Italia non ha una rete nazionale di stazioni di fecondazione come quella dei Paesi di lingua tedesca. Esistono stazioni gestite da associazioni e allevatori, e zone protette istituite dalle Regioni.

  • Trentino. La legge provinciale 11 marzo 2008, n. 2, all’articolo 10, promuove la selezione di regine di razze o ecotipi dell’arco alpino, istituisce un albo provinciale degli allevatori di api regine e stabilisce che l’allevamento a scopi commerciali deve avvenire “in condizioni di isolamento sanitario e genetico”. La Fondazione Mach ha curato stazioni per gli ecotipi locali: Paneveggio per l’ecotipo della Val di Fiemme e, dal 2010, una stazione pilota a Campo Grosso, tra Pasubio e Carega. L’Associazione Apicoltori Val Rendena gestisce la stazione della Val Genova, località Iscla, a 1.300 metri nel comune di Strembo, aperta ai soci FAAT che vogliono fecondare le regine in purezza: pubblica la linea dei fuchi 2026 con i suoi indici genetici e chiede 5 euro per nucleo.
  • Alto Adige. Le slide friulane del 2015 contavano in provincia di Bolzano due stazioni per la Buckfast e quattro per la carnica.
  • Umbria. Il disciplinare allegato alla DGR 696/2020 istituisce zone di rispetto di 3 km attorno alle stazioni di fecondazione e agli allevamenti di regine ligustiche, dove è vietato introdurre api di altre sottospecie e gli allevatori devono produrre più fuchi delle regine fecondate. Ogni zona vale tre anni ed è rinnovabile.
  • Sicilia ed Emilia-Romagna. Le leggi regionali prevedono zone di conservazione fino a 10 km attorno agli allevatori iscritti all’Albo e zone di rispetto per le stazioni di fecondazione.
  • Stazioni private. Gardi e Petrarchini, con l’apiario a Ponte Valleceppi (Perugia), usano una stazione di fecondazione a 750 metri. Anche le isole minori funzionano da stazioni naturali: l’ape nera sicula fu salvata moltiplicandola in isolamento alle Eolie, a Vulcano e Filicudi.

Come selezionare le regine madri?

I criteri

Il BEEBOOK elenca i caratteri da misurare in un test di performance: produzione di miele e consumo di scorte, docilità e calma sul favo, tendenza alla sciamatura, comportamento igienico, infestazione da varroa, altre malattie, sviluppo e svernamento. Le stesse voci compaiono negli indici genetici che la stazione della Val Genova pubblica per la sua linea di fuchi 2026, con valori riferiti a una media di 100.

Gli standard raccomandano apiari di prova di almeno 10 colonie, di solito non più di 30, almeno 12 regine sorelle per gruppo distribuite su almeno due apiari, e la raccolta delle schede di valutazione nell’autunno del secondo anno di vita della regina. Gardi e Petrarchini seguono lo stesso principio: confrontano per due anni gruppi di regine sorelle della stessa età e marcano ogni regina con un colore non convenzionale dopo aver controllato la covata.

La scheda di apiario

Per chi alleva per sé basta una scheda per alveare:

  • docilità, con un punteggio fisso, misurata aprendo senza fumo o con poco fumo;
  • tenuta del favo, cioè se le api restano calme sul telaio sollevato o corrono e si ammassano;
  • sciamatura, se la famiglia ha costruito celle di sciamatura nell’anno;
  • produzione in chili di miele per alveare, confrontata con la media dell’apiario;
  • varroa, con la caduta naturale o il lavaggio di api in primavera e in estate;
  • igienico, con il test descritto sotto.

Il test igienico

Il test con lo spillo, nel protocollo del BEEBOOK, consiste nel forare 50 celle di covata opercolata con uno spillo entomologico e controllare dopo 7-15 ore quante sono state aperte e svuotate. Va ripetuto due o tre volte nella stagione principale di covata. Il protocollo con l’azoto liquido, che uccide la covata per congelamento, è un’alternativa più standardizzata ma richiede attrezzatura da laboratorio. Le famiglie che ripuliscono quasi tutta la covata morta sono le candidate migliori come madri e come famiglie padri.

Marcatura, controllo e introduzione delle regine

Una regina feconda si riconosce dalla deposizione regolare, un uovo per cella, al centro del fondo, su una superficie compatta. Quando la vedi, si può marcare. Il codice internazionale abbina un colore all’ultima cifra dell’anno di nascita: nel 2026 il bianco, nel 2027 il giallo. Il dossier italiano consiglia di ingabbiare le regine destinate alla vendita con 8-10 accompagnatrici.

Per l’introduzione nella famiglia di destinazione si usa la gabbietta con candito, appesa tra due favi di covata dopo aver tolto la vecchia regina. Si controlla la deposizione dopo circa una settimana, senza aprire prima. Una banca delle regine, famiglia orfana che ospita molte gabbiette, conserva le regine feconde per qualche settimana.

Vendere regine in Italia: regole, documenti e prezzi

Che cosa serve per vendere

La legge 313/2004 elenca le api e le api regine tra i prodotti agricoli e obbliga chiunque detenga alveari a denunciarli. Chi vende regine, quindi, deve avere gli apiari registrati in Banca dati nazionale con il proprio codice e far viaggiare ogni spedizione con il documento di accompagnamento emesso in BDN, secondo le regole descritte nella guida all’anagrafe apistica. Dal 18 marzo 2025, come riporta Apilombardia, non è più obbligatorio registrare i movimenti di celle reali e telaini di covata.

A livello nazionale non esiste un’autorizzazione specifica per l’allevatore di regine. Le regole aggiuntive vengono dalle Regioni e dalle Province autonome:

  • Trentino: albo provinciale degli allevatori e isolamento sanitario e genetico per l’allevamento commerciale; sanzioni da 100 a 300 euro per chi viola l’articolo 10 della legge provinciale 2/2008.
  • Marche: vietato selezionare e riprodurre a fini commerciali regine di sottospecie diverse dalla ligustica.
  • Emilia-Romagna e Lazio: vietata la moltiplicazione di regine non ligustiche.
  • Calabria e Sicilia: fino al 31 dicembre 2026 la decisione di esecuzione (UE) 2023/110, modificata dalla decisione 2024/3119, vieta di spedire api dalle due regioni verso altre zone dell’Unione, per la presenza di Aethina tumida. Un allevatore calabrese o siciliano, di fatto, vende solo all’interno della propria regione e secondo le indicazioni della ASL.

L’iscrizione all’Albo nazionale degli allevatori di api italiane, tenuto dal CREA Agricoltura e Ambiente di Bologna, è volontaria, ma è il requisito richiesto da molti bandi regionali per finanziare l’acquisto di regine certificate. Requisiti e controlli sono descritti nella guida alle razze.

Prezzi

Prodotto Prezzo indicativo Fonte
Regina ligustica feconda 18-20 euro più IVA rilevazione Apicoltore Moderno, aprile 2026
Regina certificata, spesa ammessa fino a 25 euro più IVA bando Regione Siciliana 2026-2027
Regina fecondata in stazione 30-150 euro slide sul sito Apicoltori FVG, 2015
Regina inseminata strumentalmente 300-400 euro slide sul sito Apicoltori FVG, 2015
Fecondazione in stazione Val Genova 5 euro per nucleo Associazione Apicoltori Val Rendena

I prezzi delle regine da stazione e inseminate risalgono al 2015: prendili come ordine di grandezza.

Dove imparare

L’allevamento si impara accanto a chi lo fa. Le associazioni provinciali e regionali di apicoltori organizzano ogni primavera corsi teorico-pratici sulla produzione di regine; la Fondazione Edmund Mach ha inserito la produzione di api regine nei suoi corsi di apicoltura a Vigalzano, e il 31 gennaio 2016 Apimarca ha dedicato un convegno a Treviso alle tecniche di allevamento e selezione, con Tiziano Gardi dell’Università di Perugia e circa 170 presenti. Il CREA Agricoltura e Ambiente segue i programmi di selezione degli iscritti all’Albo. Per i meccanismi ereditari che stanno dietro a ogni scelta di madri e padri, dalla poliandria all’aplodiploidia, vedi la pagina sulla genetica dell’ape.

Domande frequenti

Quanti giorni ci vogliono dal traslarvo alla nascita della regina?

La regina nasce 16 giorni dopo la deposizione dell'uovo. Se trasli larve di meno di 24 ore, cioè al quarto giorno di vita dall'uovo, la regina sfarfalla circa 11-12 giorni dopo il traslarvo. Le celle reali vanno quindi distribuite nei nuclei di fecondazione al decimo giorno, al più tardi il giorno successivo, prima che la prima nata distrugga le sorelle.

Che età deve avere la larva per il traslarvo?

Più giovane possibile. Gli standard internazionali del BEEBOOK indicano larve di 12-24 ore, e il dossier tecnico italiano sulle regine consiglia meno di 12 ore. L'ideale è una larva minuscola, adagiata a C in un letto abbondante di pappa. Oltre i tre giorni la differenziazione verso l'operaia è già cominciata.

Cos'è una famiglia starter?

È una famiglia, o una cassetta di api giovani, senza regina e molto ricca di nutrici, che riceve i cupolini traslarvati nelle prime 24-48 ore. L'orfanità spinge le api ad accettare le larve e a riempire le celle di pappa reale. Poi le celle passano alla famiglia finitrice, spesso con regina confinata sotto l'escludiregina, fino all'opercolatura.

Quando si possono allevare le regine in Italia?

Quando in apiario ci sono molti fuchi maturi, le famiglie crescono e c'è importazione di nettare e polline. Come indicazione pratica: al Sud e nelle isole da marzo, al Centro e in Pianura Padana da metà aprile a giugno, in montagna da fine maggio a luglio. Un secondo ciclo a fine estate è possibile, con risultati più incerti.

Quanti fuchi servono per fecondare le regine?

Una regina si accoppia in media con circa 13 fuchi, con valori osservati da 8 a 25. Il BEEBOOK raccomanda per una stazione di fecondazione almeno 8-10 famiglie forti produttrici di fuchi, oppure una ogni 25 regine. Anche nel proprio apiario conviene quindi preparare più famiglie produttrici di fuchi selezionate, non una sola.

Serve un'autorizzazione per vendere regine?

Chi vende regine deve avere apiari registrati in Banca dati nazionale e far viaggiare le regine con il documento di accompagnamento. Alcune Regioni aggiungono regole: in Trentino l'allevamento commerciale deve avvenire in isolamento sanitario e genetico, nelle Marche è vietato riprodurre a fini commerciali regine non ligustiche. L'iscrizione all'Albo nazionale CREA è volontaria.

Quanto costa una regina in Italia?

Non c'è un listino ufficiale. Ad aprile 2026 la rilevazione mensile di Apicoltore Moderno indicava 18-20 euro più IVA per una regina ligustica feconda. Il bando siciliano 2026-2027 ammette fino a 25 euro più IVA per regina certificata. Le regine fecondate in stazione e quelle inseminate strumentalmente costano da qualche decina a diverse centinaia di euro.

Di che colore si marca una regina nata nel 2026?

Bianco. Il codice internazionale abbina un colore all'ultima cifra dell'anno di nascita: bianco per 1 e 6, giallo per 2 e 7, rosso per 3 e 8, verde per 4 e 9, blu per 5 e 0. Marca la regina solo dopo aver visto la deposizione regolare, con un pennarello o un dischetto sul torace, mai sull'addome.

Fonti

  1. Regine italiane: tecniche di allevamento (dossier, testi di Bruno Pasini, Laurence Monittion e Maria Teresa Falda), Aspromiele (rivista Lapis), pubblicato da Apicolturaonline.it
  2. Standard methods for rearing and selection of Apis mellifera queens (Journal of Apicultural Research 52(1), 2013, DOI 10.3896/IBRA.1.52.1.07), R. Büchler, S. Andonov, K. Bienefeld, C. Costa et al., COLOSS BEEBOOK, testo pubblicato da BIBBA
  3. Apiario di salvaguardia e selezione genetica di Apis mellifera ligustica Gardi-Petrarchini (convegno di Rieti, 27 aprile 2019), Tiziano Gardi e Marco Petrarchini, Apicoltori Alto Lazio
  4. Variante per l'allevamento di regine e la produzione di pappa reale in estensione verticale (scheda senza autore), Apicolturaonline.it
  5. Slide senza autore su selezione genetica, fecondazione controllata e stazioni di fecondazione (Poggetti.pdf, caricate nel 2015), Apicoltori FVG, apicoltorifvg.it
  6. Stazione di fecondazione Val Genova: linea dei fuchi 2026, tariffe e prenotazioni, Associazione Apicoltori Val Rendena
  7. Il patrimonio apistico trentino: passato, presente e prospettive future (Tecnica, ricerca e sperimentazione, tt02, 2012), Paolo Fontana, Valeria Malagnini e Gino Angeli, Fondazione Edmund Mach
  8. Legge provinciale 11 marzo 2008, n. 2: norme per la tutela e per la promozione dell'apicoltura (art. 10, allevamento di api regine), Provincia autonoma di Trento, testo in FAOLEX
  9. Disciplinare delle zone di rispetto per Apis mellifera ligustica (allegato alla DGR 696/2020), Regione Umbria
  10. Disciplinare dell'Albo nazionale degli allevatori di api italiane, CREA, Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente
  11. Legge 24 dicembre 2004, n. 313: disciplina dell'apicoltura, Gazzetta Ufficiale, testo in FAOLEX
  12. Manuale di apicoltura (a cura di Marco Piu), LAORE Sardegna, pubblicato da Apicolturaonline.it
  13. Factors affecting the reproductive health of honey bee (Apis mellifera) drones: a review (Apidologie, 2019), Juliana Rangel e Adrian Fisher II, Springer
  14. Honey Bee Queens Do Not Count Mates to Assess their Mating Success (Journal of Insect Behavior, 2018), Michael Simone-Finstrom e David R. Tarpy, USDA-ARS
  15. Rilevazione mensile dei prezzi, aprile 2026 (sciami e regine di razza ligustica), Apicoltore Moderno
  16. Bando apicoltura campagna 2026-2027, intervento B3 ripopolamento del patrimonio apistico, Regione Siciliana, Assessorato dell'agricoltura
  17. Decisione di esecuzione (UE) 2024/3119 che modifica la decisione 2023/110 sulle misure di emergenza contro Aethina tumida, Unione europea, testo pubblicato dall'IZSVe
  18. Modifiche al manuale operativo del sistema I&R: importanti novità per l'apicoltura in BDN (21 marzo 2025), Apilombardia
  19. Corso di apicoltura della Fondazione Edmund Mach 2020 (comunicato), Ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento
  20. Notiziario Apimarca 03/2016: convegno regionale Api regine di qualità, tecniche di allevamento e di selezione, Apimarca, pubblicato da Apicolturaonline.it