

Razze di api in Italia: ligustica, sicula, carnica e Buckfast, quale scegliere e cosa dice la legge
Razze di api in Italia: ligustica, ape nera sicula, carnica e Buckfast a confronto, quanto sono pure, Albo nazionale CREA e leggi regionali di tutela.
Le razze di api sono le sottospecie geografiche dell’ape mellifera, Apis mellifera, che ne conta circa 27 tra Africa, Europa e Asia occidentale. In Italia ne vivono due autoctone, la ligustica della penisola e l’ape nera sicula, a cui si aggiungono la carnica, di casa nei territori di confine del Nord-Est e diffusa su tutto l’arco alpino, e la Buckfast, che non è una razza ma una linea ibrida selezionata. A differenza di quasi tutti i Paesi europei, da noi la scelta della razza non è solo tecnica: la legge 313/2004 tutela l’ape italiana e diverse Regioni, come Emilia-Romagna e Lazio, vietano di introdurre api di altre sottospecie.
Prima di comprare regine, quindi, servono due risposte: quale ape lavora meglio nella tua zona e quale ape puoi legalmente tenere dove hai l’apiario. Questa guida le affronta entrambe, partendo dalla genetica e arrivando ai prezzi.
Quante razze di api esistono e dove si colloca l’Italia?
Una specie, una trentina di sottospecie
Il genere Apis comprende diverse specie, quasi tutte asiatiche. L’ape degli apicoltori europei è una sola, Apis mellifera. Al suo interno, l’isolamento geografico e l’adattamento ai climi hanno prodotto popolazioni distinte: secondo il gruppo di Amro Zayed della York University, che ha pubblicato il lavoro guidato da Kathleen Dogantzis su Science Advances nel 2021, circa 27 sottospecie. Quell’analisi, basata su 251 genomi di 18 sottospecie, colloca l’origine della specie in Asia occidentale, da cui l’ape si sarebbe diffusa più volte verso Africa ed Europa, e riconosce sette linee evolutive distinte.
Tutte le sottospecie restano interfeconde. È la ragione per cui in apicoltura si parla di “razze”, ed è anche la ragione per cui conservarle è difficile: una regina ligustica fecondata da fuchi carnici dà operaie perfettamente vitali, ma ibride.
Razza, ecotipo, linea, ibrido
| Termine | Che cosa indica | Esempio italiano |
|---|---|---|
| Sottospecie (razza) | popolazione naturale adattata a un’area geografica | A. m. ligustica, A. m. siciliana |
| Ecotipo | variante locale di una sottospecie, adattata a un ambiente | l’ape della Val di Fiemme studiata dalla Fondazione Mach |
| Linea o ceppo | popolazione selezionata dall’uomo per alcuni caratteri | Buckfast, linee di ligustica di un allevatore |
| Ibrido | incrocio, voluto o no, tra sottospecie o linee | le popolazioni friulane tra ligustica e carnica |
Le linee evolutive M, C, O e A
Già negli anni Ottanta l’entomologo tedesco Friedrich Ruttner aveva raggruppato le sottospecie in grandi linee in base alla morfologia delle ali e del corpo. La genetica ha confermato l’essenziale. Nel 2014 Andreas Wallberg e colleghi hanno sequenziato su Nature Genetics 140 genomi di 14 popolazioni e ritrovato i gruppi principali:
| Linea | Area d’origine | Sottospecie rappresentative | In Italia |
|---|---|---|---|
| C | Europa meridionale e orientale | ligustica, carnica | linea dominante nella penisola e sulle Alpi orientali |
| M | Europa occidentale e settentrionale | mellifera (ape nera europea), iberiensis | residui sulle Alpi e in Liguria |
| O | Vicino Oriente e Asia occidentale | anatoliaca, caucasica | rara, da importazione |
| A | Africa | scutellata, intermissa, capensis | tracce nel DNA mitocondriale |
L’Italia si trova così in una posizione particolare. È la culla della sottospecie più esportata della storia dell’apicoltura, ma sta alla frontiera di altre tre linee: la M a ovest e a nord, la carnica a est, l’Africa a sud, con la Sicilia nel mezzo. Per i meccanismi ereditari che stanno dietro a tutto questo, dall’aplodiploidia alla poliandria della regina, vedi la nostra pagina sulla genetica dell’ape.
L’ape ligustica: l’ape italiana che ha fatto il giro del mondo
Origine e diffusione
Apis mellifera ligustica fu descritta nel 1806 dal naturalista Massimiliano Spinola, che le diede il nome della Liguria. Il suo areale naturale è la penisola, dalle Alpi alla Calabria. Lo studio genomico di Minozzi e colleghi, con ricercatori del CREA di Bologna (Animals, 2021), ricorda che dall’Ottocento l’uomo l’ha portata in Nord America, in gran parte d’Europa, in Cina, in Brasile, a Mauritius, alla Riunione e sull’isola australiana di Kangaroo Island.
La legge 24 dicembre 2004, n. 313, la nomina espressamente. L’articolo 1 riconosce l’apicoltura come attività di interesse nazionale, finalizzata anche a garantire “la biodiversità di specie apistiche, con particolare riferimento alla salvaguardia della razza di ape italiana (Apis mellifera ligustica Spinola) e delle popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine”. L’articolo 5, lettera r), inserisce tra le materie del documento programmatico nazionale la “salvaguardia e selezione in purezza” della ligustica e dell’Apis mellifera sicula.
Come si riconosce e come lavora
- Aspetto: tergiti addominali con bande gialle o arancio più o meno estese, peluria chiara, lingua di lunghezza media.
- Sviluppo: regina molto prolifica, covata compatta e allevata a lungo, fino all’autunno inoltrato al Centro-Sud. In primavera la famiglia cresce in fretta e riempie una Dadant-Blatt a 10 favi prima delle carniche vicine.
- Carattere: generalmente docile sul favo, con buona tendenza alla pulizia; la tendenza alla sciamatura è moderata ma varia molto con la linea.
- Punti deboli: consuma molte scorte quando la covata continua in autunno e in inverni miti; tende al saccheggio nelle stagioni povere; nelle zone di montagna con inverni lunghi la ripresa può essere lenta.
Nella pratica italiana questi caratteri si traducono in un’ape adatta al nomadismo sulle grandi fioriture, dall’acacia di aprile e maggio agli agrumi del Sud fino al castagno di giugno, e in una gestione che deve tenere conto del consumo autunnale. Al Nord conviene verificare le scorte a fine settembre più che con una carnica; al Sud la covata quasi continua complica i trattamenti contro la varroa, perché il blocco di covata spesso va indotto ingabbiando la regina.
Quanto è diffusa oggi
I dati della Banca dati apistica nazionale presentati dall’ARSIAL del Lazio al convegno FIDAF del 6 dicembre 2024 danno, per il 2023, questa ripartizione degli alveari secondo la sottospecie dichiarata:
| Sottospecie dichiarata in BDN (2023) | Alveari | Quota |
|---|---|---|
| Ligustica | 1.218.357 | 79% circa |
| Carnica | 92.650 | 6% circa |
| Sicula | 38.985 | 2,5% circa |
| Altro o non specificato | 187.877 | 12% circa |
| Totale | 1.537.869 |
La quota della ligustica è una dichiarazione dell’apicoltore, non una certificazione genetica. Come si vedrà, una parte delle famiglie registrate come ligustica è in realtà ibrida o addirittura Buckfast.
L’ape nera sicula: la sottospecie salvata dalle Eolie
Una storia di quasi estinzione
L’ape della Sicilia, che l’Albo nazionale chiama Apis mellifera siciliana e la legge 313/2004 e la legge siciliana Apis mellifera sicula, è scura, con peluria giallastra e ali piccole. Secondo la scheda del Presidio Slow Food, gli apicoltori siciliani la abbandonarono tra gli anni Settanta e Ottanta, quando le arnie tradizionali in ferula furono sostituite da quelle razionali e arrivarono in massa regine ligustiche dal continente. Fu salvata grazie all’entomologo palermitano Pietro Genduso e al suo allievo Carlo Amodeo, che recuperò alcune famiglie e le moltiplicò in isolamento nelle isole Eolie, a Vulcano e Filicudi, lontano da fuchi di altre razze.
Oggi l’ape nera sicula è un Presidio Slow Food. La scheda la descrive come molto docile, capace di bottinare anche oltre i 40 °C e con una ripresa della covata precoce, tra dicembre e gennaio.
Cosa dicono gli studi
- Originalità genetica. Nello studio di Minozzi e colleghi i sei campioni di sicula formano un gruppo a sé, senza segni di introgressione dalle altre razze analizzate. Gli autori chiedono di proteggerla dall’ibridazione legata a nomadismo e commercio, ma avvertono che il campione è piccolo.
- Sviluppo stagionale. Lo studio dell’Università di Catania (Mazzeo e colleghi, Naturalista Siciliano, 2023) ha seguito 13 famiglie di sicula e 14 di ligustica in arnie Dadant-Blatt tra aprile 2014 e aprile 2015. A inizio marzo la sicula aveva già quasi 45 dm² di covata e quasi 20.000 api sui favi, più della ligustica, mentre la ligustica teneva più covata in estate. A metà novembre c’era ancora covata in entrambe. Le differenze tra le due sottospecie, però, non sono risultate statisticamente significative.
La tutela regionale
La legge regionale siciliana 65/1995 favorisce la selezione della sicula e della ligustica. L’articolo 14 bis, introdotto dalla l.r. 3/2024, stabilisce che la Regione tutela l’Apis mellifera sicula e consente agli allevatori di sicula iscritti all’Albo nazionale o a un’altra associazione di allevatori di regine di chiedere zone di conservazione fino a 10 km di raggio attorno ai propri apiari. Nelle zone di rispetto delle stazioni di fecondazione collettive si possono tenere solo api sicule.
La carnica: autoctona ai confini, diffusa sulle Alpi
Una zona ibrida naturale nel Nord-Est
L’areale originario di Apis mellifera carnica sono le Alpi sud-orientali e i Balcani settentrionali: Slovenia, Carinzia, Croazia e dintorni. Il Friuli sta proprio sul confine con la ligustica. Uno studio dell’Università di Udine (Nazzi, Apidologie, 1992), basato su 15 caratteri delle ali anteriori confrontati con campioni di riferimento delle due sottospecie, ha concluso che le popolazioni friulane studiate sono ibridi tra ligustica e carnica. È questo il senso della formula “popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine” della legge 313/2004: nel Nord-Est esistono api locali che non sono né ligustica pura né carnica pura, e che fanno parte del patrimonio italiano.
La legge del Friuli Venezia Giulia sull’apicoltura, la l.r. 6/2010, disciplina denunce, nomadismo e trattamenti in fioritura, ma non contiene norme sulle sottospecie: in Friuli, a differenza dell’Emilia-Romagna, tenere carniche è pienamente lecito.
Sulle Alpi: una diffusione recente
Più a ovest la carnica non è autoctona. In Trentino, secondo Fontana, Malagnini e Angeli della Fondazione Edmund Mach (2012), si è diffusa probabilmente dagli anni Sessanta, senza dati certi, e ha sostituito in fretta le api scure locali nelle zone alpine perché docile e produttiva. Gli autori descrivono due flussi di api nella provincia: da nord arrivano regine carniche e Buckfast, da sud nuclei e famiglie con regine ligustiche. Un’indagine molecolare citata nello stesso lavoro ha trovato ancora tracce dell’antica ape nera (A. m. mellifera) delle Alpi.
La Fondazione Mach ha lavorato anche sugli ecotipi locali: l’ecotipo della Val di Fiemme è mantenuto nella stazione di fecondazione di Paneveggio, su terreni dell’agenzia provinciale delle foreste, e nel 2010 è nata una stazione pilota a Campo Grosso, tra Pasubio e Carega, con gli apicoltori della Vallarsa.
Caratteri al favo
- Aspetto: grigia, con bande di peluria chiara e corta, lingua lunga.
- Sviluppo: sverna con famiglie piccole e consuma poco, riparte con forza a fine inverno e segue da vicino le fioriture. Se il raccolto si interrompe, la regina rallenta subito la deposizione.
- Carattere: molto docile e calma sul favo, ma più incline della ligustica alla sciamatura se lo spazio manca nel momento della grande espansione primaverile.
- Dove rende: montagna e zone con inverni lunghi. Gli autori dello studio di Bologna del 2024 ipotizzano che la carnica sia stata introdotta in modo esteso anche in Emilia-Romagna proprio per la sua adattabilità all’Appennino.
La Buckfast in Italia: diffusione e polemiche
Che cos’è
La Buckfast è una linea ibrida creata nel Novecento da fratello Adam (Karl Kehrle), monaco dell’abbazia di Buckfast in Inghilterra, incrociando più sottospecie e selezionando per produzione, docilità, bassa sciamatura e resistenza alle malattie. Non è stabilizzata: per produrla gli allevatori mantengono ceppi d’origine e ricorrono a stazioni di fecondazione isolate o all’inseminazione strumentale. In fecondazione libera, già dalla seconda generazione le regine figlie si accoppiano con i fuchi della zona e i caratteri si disperdono, spesso con famiglie più aggressive.
Quanto è diffusa
Lo studio genomico di Minozzi e colleghi offre la fotografia più nitida. Su 124 api sequenziate in 12 regioni, i gruppi genetici erano:
| Gruppo genetico | Campioni |
|---|---|
| Ligustica | 61 |
| Buckfast | 43 |
| Carnica | 8 |
| Sicula | 6 |
| Mellifera (costa ligure) | 4 |
| Ibridi carnica × ligustica | 2 |
Le 43 Buckfast erano molto mescolate, con ascendenze carnica e ligustica, e si dividevano in quattro rami legati ad allevatori di Lussemburgo, Danimarca, Austria e Germania. Il campionamento non era pensato per misurare la diffusione, quindi la proporzione non vale per tutta l’Italia, ma conferma che la Buckfast è entrata ampiamente nell’apicoltura professionale. Due dati colpiscono: cinque famiglie dichiarate ligustica erano in realtà Buckfast, probabilmente per accoppiamenti con fuchi Buckfast della zona, e la morfometria delle ali riconosceva le Buckfast correttamente solo nel 65,8% dei casi.
Perché divide gli apicoltori
Per chi la usa, la Buckfast garantisce famiglie omogenee e produttive acquistando regine nuove ogni anno o due. Per i critici, come scrivono Fontana e colleghi della Fondazione Mach, è accusata di contribuire alla perdita degli ecotipi locali e lega l’apicoltore all’acquisto continuo di regine da allevatori specializzati, spesso esteri. Ogni apiario di Buckfast produce fuchi che fecondano le regine dei vicini: la scelta di un apicoltore pesa sulla genetica di tutta la zona, ed è proprio questo l’effetto che le leggi regionali vogliono limitare.
Quanto sono pure le api italiane oggi?
I dati genetici
Tre studi danno un quadro coerente:
- Italia, 2021. Minozzi e colleghi trovano nella ligustica un’introgressione da altre razze ancora limitata, con 28 campioni puri oltre il 90%, e nessun ecotipo geografico distinguibile. Avvertono però che le pratiche attuali, cioè regine commerciali, nomadismo e importazioni cresciute molto negli ultimi trent’anni, possono peggiorare la situazione. Le quattro api di tipo mellifera della costa ligure sembrano una popolazione ibrida stabilizzata.
- Emilia-Romagna, 2024. Il gruppo di Luca Fontanesi dell’Università di Bologna (Taurisano e colleghi, Scientific Reports) ha analizzato il DNA mitocondriale di oltre 1.200 colonie nella regione che dal 2019 vieta le altre sottospecie. L’aplotipo C1, tipico della ligustica, è risultato all’86,6%, il C2 della carnica all’11%, la linea africana A all’1,3%, con due aplotipi mai descritti prima, e la linea M all’1,1%. Gli autori chiedono di monitorare gli aplotipi non autoctoni, soprattutto africani, e di verificare nel tempo l’effetto della legge.
- Friuli, 1992. Le popolazioni studiate da Nazzi erano già allora ibride tra ligustica e carnica, per ragioni in gran parte naturali.
Come leggere un test genetico
Il DNA mitocondriale si eredita solo dalla madre. Un risultato “C1” dice che la linea materna è ligustica, non che la famiglia è pura: le operaie possono avere padri carnici o Buckfast. Le analisi sul DNA nucleare, come quelle di Minozzi, e la morfometria delle ali usata dal CREA misurano invece il miscuglio complessivo. Nessun test, da solo, sostituisce il controllo della fecondazione.
Quali leggi tutelano la ligustica e la sicula?
Il quadro nazionale
La legge 313/2004 enuncia la tutela della ligustica e delle popolazioni autoctone, ma non vieta a livello nazionale di allevare altre sottospecie. Il divieto, dove c’è, viene dalle Regioni. In base al principio di libera circolazione europeo, inoltre, le regine provenienti da altri Stati membri con certificato sanitario possono entrare in Italia: sono le leggi regionali a stabilire che cosa si può poi tenere in apiario.
Le Regioni, una per una
| Regione | Norma | Che cosa prevede |
|---|---|---|
| Emilia-Romagna | l.r. 4 marzo 2019, n. 2, art. 7 | vietate selezione e moltiplicazione di regine e materiale vivo di sottospecie diverse dalla ligustica; vietato introdurre api di altre sottospecie; zone di conservazione fino a 10 km di raggio attorno agli allevatori iscritti all’Albo e zone di rispetto per le stazioni di fecondazione; da 1.000 a 6.000 euro per chi viola le disposizioni attuative (art. 10) |
| Lazio | l.r. 25 ottobre 2022, n. 17, art. 11 | stessi divieti di selezione, moltiplicazione, allevamento e introduzione di sottospecie diverse dalla ligustica; tempi di adeguamento fissati dal regolamento, al massimo due anni dall’entrata in vigore; zone di conservazione e rispetto con regolamento della Giunta |
| Marche | l.r. 19 novembre 2012, n. 33, art. 8 ter | tutela della ligustica per ridurre l’erosione genetica da ibridazione; vietato selezionare e riprodurre a fini commerciali regine di altre sottospecie in tutta la regione |
| Umbria | DGR 696 del 5 agosto 2020 (l.r. 12/2015) | zone di rispetto attorno ad allevamenti di regine e stazioni di fecondazione di ligustica, dove è vietato introdurre api ibride o di altre sottospecie; sanzioni da 258 a 516 euro |
| Sicilia | l.r. 65/1995, art. 14 bis (l.r. 3/2024) | tutela della sicula; zone di conservazione fino a 10 km attorno agli allevatori di sicula; nelle zone di rispetto delle stazioni collettive solo api sicule |
| Friuli Venezia Giulia | l.r. 18 marzo 2010, n. 6 | nessuna norma sulle sottospecie |
Le differenze sono sostanziali. In Emilia-Romagna e nel Lazio una famiglia di carnica o di Buckfast è fuori legge ovunque. Nelle Marche il divieto colpisce chi produce regine per venderle, non l’apicoltore che le compra. In Umbria e in Sicilia il vincolo vale solo dentro le zone delimitate. Nelle altre Regioni conviene controllare sul bollettino regionale prima di acquistare, perché le leggi apistiche vengono riviste spesso.
La Regione Emilia-Romagna aveva già un precedente: il regolamento regionale 29/1991, abrogato dalla stessa legge del 2019, istituiva un albo regionale degli allevatori di api regine a scopo commerciale.
L’Albo nazionale e la certificazione del CREA
Come funziona
L’Albo nazionale degli allevatori di api italiane è stato istituito con il DM 20984 del 10 marzo 1997 e modificato da ultimo con il DM 1839 del 30 gennaio 2013. Lo gestisce il CREA, Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente di Bologna. Il disciplinare prevede due sezioni:
- ligustica, aperta agli allevatori di tutto il territorio nazionale tranne la Sicilia, salvo zone isolate documentate;
- siciliana, riservata a chi opera in Sicilia.
Non esiste una sezione per la carnica né per altre sottospecie.
Requisiti e controlli
Per iscriversi servono, tra l’altro, partita IVA, almeno 100 alveari registrati in BDN e almeno tre anni di esperienza documentata nell’allevamento di regine. Le famiglie devono risultare conformi alla sottospecie con analisi morfometriche delle ali, con una probabilità di appartenenza di almeno il 90%, e nei casi dubbi con analisi molecolari. Gli iscritti allevano solo la sottospecie della propria sezione, partecipano ai programmi di selezione e inviano ogni anno almeno tre campioni di api al CREA, pena ammonimento, sospensione o cancellazione.
L’elenco pubblicato dal CREA nel novembre 2022 conta 31 aziende per la ligustica, 5 per la siciliana e 2 in prova, distribuite in 11 regioni. È un numero piccolo rispetto al mercato: buona parte delle regine vendute in Italia viene da allevatori non iscritti, e la certificazione dell’Albo riguarda le famiglie madri dell’allevatore, non l’accoppiamento di ogni singola regina venduta.
Perché conta per i contributi
Il DM 614768/2022 sugli interventi del settore apistico lega gli aiuti per il ripopolamento a materiale certificato. Il bando siciliano 2026-2027, per esempio, ammette solo regine di ligustica o siciliana la cui appartenenza sia certificata dal CREA di Bologna o da soggetti autorizzati, venduti da un fornitore con certificato di adesione allo standard di razza. Lo stesso materiale non può essere rivenduto né ceduto per un anno.
Tabella comparativa delle razze allevate in Italia
| Carattere | Ligustica | Sicula | Carnica | Buckfast |
|---|---|---|---|---|
| Statuto | autoctona, tutelata dalla l. 313/2004 | autoctona di Sicilia, Presidio Slow Food | autoctona solo nelle zone di confine del Nord-Est | linea ibrida |
| Colore | bande gialle | scura, peluria giallastra | grigia | variabile, spesso bruno-arancio |
| Sviluppo primaverile | rapido e lungo | molto precoce | esplosivo a fine inverno | rapido |
| Consumo invernale | alto | poco documentato | basso | medio |
| Sciamatura | moderata | poco documentata | più marcata | bassa nelle linee selezionate |
| Ambiente ideale | pianura, collina, Centro-Sud | Sicilia, caldo secco | montagna, inverni lunghi | apicoltura professionale con regine ricomprate |
| Albo nazionale | sì | sì | no | no |
| Vietata in | nessuna Regione | nessuna Regione | Emilia-Romagna, Lazio | Emilia-Romagna, Lazio |
I comportamenti indicati sono tendenze di popolazione: una linea selezionata di qualsiasi razza può comportarsi meglio di una famiglia “pura” non selezionata. Docilità, sciamatura e consumo di scorte dipendono dalla selezione dell’allevatore quanto dalla sottospecie.
Quale ape scegliere per il tuo apiario?
Prima la legge, poi la tecnica
- Controlla la Regione. In Emilia-Romagna e nel Lazio l’unica scelta legale è la ligustica. Nelle Marche puoi tenere altre sottospecie, ma non produrne regine da vendere. In Umbria e in Sicilia verifica se l’apiario cade in una zona di rispetto o di conservazione.
- Guarda chi vola intorno a te. La regina si feconda con una dozzina o più di fuchi a chilometri di distanza. Se nella tua valle dominano le carniche, una ligustica produrrà già dalla generazione successiva regine ibride, e viceversa. Gli incroci di prima generazione sono spesso vigorosi; quelli delle generazioni successive tendono a essere più nervosi e irregolari.
- Scegli in base al clima e al tuo metodo.
| Situazione | Scelta più sensata |
|---|---|
| Pianura Padana, collina, nomadismo su acacia e castagno | ligustica selezionata, meglio se da allevatore iscritto all’Albo |
| Appennino centrale e meridionale | ligustica di linee montane locali |
| Alpi, Friuli, Alto Adige, inverni lunghi e fioriture tardive | carnica o ibridi locali, dove consentito |
| Sicilia | sicula o ligustica locale; per sicula, allevatori iscritti alla sezione siciliana |
| Principiante | regine docili di un allevatore vicino, della razza già prevalente nella zona |
| Professionista con ricambio regine annuale | ligustica selezionata; Buckfast solo dove consentita e sapendo che le figlie non conservano i caratteri |
Per scegliere la regina, marcarla e introdurla, vedi la guida all’ape regina; per produrre regine dalle tue famiglie migliori, quella sull’allevamento delle api regine.
Quanto costa una regina
Non esiste un listino ufficiale. La rilevazione mensile dei prezzi pubblicata da Apicoltore Moderno indicava ad aprile 2026 per le regine ligustiche 18-20 euro più IVA. Il bando siciliano 2026-2027, per l’intervento di ripopolamento, riconosce una spesa massima di 25 euro più IVA per ogni regina di ligustica o siciliana certificata, con un contributo del 60% per l’apicoltore. Le regine vergini o le celle reali costano meno, le regine selezionate da riproduzione e quelle inseminate strumentalmente molte volte di più. Diffida di regine “pure” a prezzi molto inferiori: una regina fecondata in libertà in una zona di ibridazione non è pura, chiunque la venda.
Comprare regine fuori regione: Aethina, documenti e confini
Il blocco di Calabria e Sicilia
La decisione di esecuzione (UE) 2023/110, modificata dalla decisione 2024/3119, elenca per intero le regioni Calabria e Sicilia e vieta di spedire da lì api mellifere, bombi, sottoprodotti apicoli non trasformati, attrezzature usate e miele in favo verso altre zone dell’Unione fino al 31 dicembre 2026, per il piccolo coleottero dell’alveare, Aethina tumida. Per chi vive fuori dalle due regioni significa che le regine di ape nera sicula non sono acquistabili finché il divieto resta in vigore; anche la deroga per le sole regine prevista dall’articolo 49 del regolamento delegato (UE) 2020/688 esclude gli apiari situati in zone soggette a misure di protezione dell’Unione per Aethina.
Documenti e regine estere
Ogni spedizione di regine o nuclei all’interno dell’Italia viaggia con il documento di accompagnamento emesso in BDN; i dettagli sono nella guida all’anagrafe apistica. Le regine da altri Stati membri arrivano con il certificato sanitario ufficiale emesso in TRACES. Il certificato sanitario non dice nulla sulla razza: se abiti in Emilia-Romagna o nel Lazio, una carnica slovena o austriaca perfettamente in regola dal punto di vista sanitario resta vietata nel tuo apiario.
Domande frequenti
Quali sono le razze di api autoctone in Italia?
Due sottospecie hanno in Italia il loro areale: l'Apis mellifera ligustica, l'ape italiana della penisola, e l'ape nera sicula, che l'Albo nazionale chiama siciliana. Nelle zone di confine del Nord-Est si incontrano popolazioni ibride tra ligustica e carnica, che la legge 313/2004 tutela come popolazioni autoctone delle zone di confine.
Qual è la razza di api più diffusa in Italia?
La ligustica, di gran lunga. Secondo i dati BDN 2023 presentati dall'ARSIAL Lazio, circa 1,22 milioni di alveari, il 79% di quelli classificati per sottospecie, erano registrati come ligustica, contro circa 93.000 di carnica e 39.000 di sicula. Quasi 188.000 erano indicati come altro o non specificato, categoria dove finiscono anche Buckfast e ibridi.
Posso allevare api carniche o Buckfast in Emilia-Romagna?
No. La legge regionale 2/2019 vieta in Emilia-Romagna la selezione e la moltiplicazione di regine di sottospecie diverse dalla ligustica e vieta di introdurre api di altre sottospecie. Chi viola le disposizioni attuative rischia una sanzione da 1.000 a 6.000 euro. Regole analoghe valgono nel Lazio, mentre nelle Marche il divieto riguarda la riproduzione commerciale di regine.
La Buckfast è una razza di api?
No, è una linea ibrida creata nel Novecento da fratello Adam nell'abbazia inglese di Buckfast incrociando più sottospecie. Si mantiene solo con selezione e fecondazione controllata: lasciata libera di accoppiarsi con i fuchi locali perde i suoi caratteri in poche generazioni. Nello studio genomico italiano del 2021 erano Buckfast 43 api su 124.
Cos'è l'Albo nazionale degli allevatori di api italiane?
È l'elenco ufficiale degli allevatori di regine di razza italiana, tenuto dal CREA Agricoltura e Ambiente di Bologna. Ha due sezioni, ligustica e siciliana, e nessuna per la carnica. Gli iscritti devono avere almeno 100 alveari e tre anni di esperienza, e le loro api devono superare analisi morfometriche delle ali e, nei casi dubbi, analisi genetiche.
Quanto costa una regina ligustica certificata?
Non esiste un listino ufficiale. Ad aprile 2026 la rilevazione mensile di Apicoltore Moderno indicava 18-20 euro più IVA per una regina ligustica. Il bando siciliano 2026-2027 riconosce per le regine certificate una spesa massima di 25 euro più IVA, con contributo del 60%. Le regine selezionate da riproduzione e quelle inseminate strumentalmente costano molte volte di più.
L'ape nera sicula è più adatta al caldo?
Secondo la scheda del Presidio Slow Food resta produttiva anche oltre i 40 °C e riprende la covata già tra dicembre e gennaio. Lo studio dell'Università di Catania pubblicato nel 2023 ha confermato una ripresa precoce in Sicilia, ma tra sicula e ligustica non ha trovato differenze statisticamente significative su api e covata. Sono tendenze, non garanzie.
Posso comprare regine dalla Sicilia o dalla Calabria?
Fino al 31 dicembre 2026 la decisione di esecuzione europea 2023/110, modificata dalla decisione 2024/3119, vieta di spedire api dall'intero territorio di Calabria e Sicilia verso altre zone dell'Unione a causa di Aethina tumida. Per chi vive fuori dalle due regioni, quindi, le regine sicule restano di fatto irraggiungibili: prima di ordinare chiedi sempre alla tua ASL.
Fonti
- Disciplinare dell'Albo nazionale degli allevatori di api italiane, CREA, Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente
- Aziende iscritte all'Albo nazionale degli allevatori di api italiane (novembre 2022), CREA, Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente
- Legge 24 dicembre 2004, n. 313: disciplina dell'apicoltura, Gazzetta Ufficiale, testo pubblicato dall'Associazione Apicoltori Friuli Venezia Giulia
- L.R. Emilia-Romagna 4 marzo 2019, n. 2: norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura (art. 7, tutela dell'Apis mellifera ligustica), Regione Emilia-Romagna, testo pubblicato da Edizioni Europee
- Legge regionale 19 novembre 2012, n. 33: disposizioni regionali in materia di apicoltura (art. 8 ter), Consiglio regionale delle Marche
- Legge regionale Lazio 25 ottobre 2022, n. 17: disposizioni per la salvaguardia, la valorizzazione e l'esercizio dell'apicoltura (scheda degli adempimenti), Consiglio regionale del Lazio
- Deliberazione della Giunta regionale n. 696 del 5 agosto 2020: disciplinare delle zone di rispetto per Apis mellifera ligustica, Regione Umbria
- L.R. 27 settembre 1995, n. 65: norme per la tutela e l'incentivazione dell'apicoltura (testo con l'art. 14 bis introdotto dalla L.R. 3/2024), Regione Siciliana, testo consolidato pubblicato da Edizioni Europee
- Legge regionale 18 marzo 2010, n. 6: norme regionali per la disciplina e la promozione dell'apicoltura, Regione Friuli Venezia Giulia, testo pubblicato dall'Associazione Apicoltori FVG
- Whole-Genome Sequence Analysis of Italian Honeybees (Apis mellifera) (Animals, 2021), G. Minozzi, B. Lazzari, C. Costa, E. Carpana et al., via PubMed Central
- Che api ci sono in Emilia-Romagna? (sullo studio di Taurisano et al., Scientific Reports, 2024), Università di Bologna, Magazine
- Morphometric analysis of honey bees from an area of racial hybridization in northeastern Italy (Apidologie, 1992), F. Nazzi, Università di Udine, Apidologie
- Il patrimonio apistico trentino: passato, presente e prospettive future (Terra Trentina, Tecnica Ricerca e Sperimentazione, 2012), P. Fontana, V. Malagnini, G. Angeli, Fondazione Edmund Mach
- Scenario nazionale del settore apistico, tutela e biomonitoraggio (6 dicembre 2024), Miria Catta, ARSIAL Lazio, per FIDAF
- Ape nera sicula (Presidio Slow Food), Fondazione Slow Food per la Biodiversità
- Assessment of biological and behavioral characteristics of colonies of Apis mellifera siciliana and Apis mellifera ligustica in Sicily (Naturalista Siciliano, 2023), G. Mazzeo, S. Longo, C. Oliveri, M. Bonforte, R. Catania, C. Costa, Università di Catania (IRIS)
- Where did western honey bees come from? New research finds the sweet spot (Dogantzis et al., Science Advances, 2021), York University
- Decisione di esecuzione (UE) 2024/3119 che modifica la decisione 2023/110 sulle misure di emergenza contro Aethina tumida, Commissione europea, pubblicata da IZSVe
- Bando apicoltura campagna 2026-2027, intervento B3 ripopolamento del patrimonio apistico, Regione Siciliana, Assessorato dell'agricoltura
- Rilevazione mensile dei prezzi, aprile 2026 (sciami e regine di razza ligustica), Apicoltore Moderno

