

Ciclo di vita dell'ape: uovo, larva, pupa, tempi di sviluppo di regina, operaia e fuco, api invernali e lettura della covata
Ciclo di vita dell'ape giorno per giorno: uovo, larva e pupa, 16, 21 o 24 giorni, quanto vive l'operaia, api invernali al Nord e al Sud, blocco di covata.
Il ciclo di vita delle api passa per quattro stadi: uovo, larva, pupa e adulto. Dalla deposizione dell’uovo alla nascita servono 16 giorni per la regina, 21 per l’operaia e 24 per il fuco. Una volta adulta, l’operaia vive circa cinque-sei settimane in primavera e in estate, ma può durare diversi mesi se nasce tra fine estate e autunno: sono le api invernali, che in Italia hanno una vita molto diversa tra le Alpi e la Sicilia.
Questi numeri non sono solo biologia. Dicono quando una famiglia orfana tornerà a crescere, quanto deve durare un ingabbiamento della regina, entro quando va tagliato il telaino trappola e perché le api di agosto contano più di quelle di maggio. Qui seguiamo l’ape dall’uovo alla morte; l’organizzazione della famiglia nel suo insieme è nella guida alla colonia di api.
Quali sono le fasi del ciclo di vita dell’ape?
L’ape mellifera è un insetto olometabolo, a metamorfosi completa come farfalle e coleotteri. La larva non somiglia per niente all’adulto: è un piccolo verme bianco senza zampe né occhi, che fa una cosa sola, mangiare.
L’uovo: tre giorni
La regina depone un uovo sul fondo di ogni cella, incollato per un’estremità. È bianco, allungato, lungo circa un millimetro e mezzo. Il manuale di apicoltura dell’agenzia LAORE Sardegna indica per l’uovo una durata di circa tre giorni per entrambi i sessi, e lo stesso vale per la regina.
L’uovo cambia posizione mentre matura: appena deposto sta ritto sul fondo, poi si inclina e il terzo giorno è quasi coricato. È un orologio utile in visita: un uovo ritto ha meno di un giorno.
La larva: sei giorni di crescita
Il quarto giorno nasce la larva, che galleggia su un velo di alimento deposto dalle nutrici. Secondo il manuale LAORE la larva compie quattro mute e arriva allo stadio di larva di quinta età in circa sei giorni. Le nutrici lavorano molto: le osservazioni storiche di Nelson (1924), riprese da Clarence Collison su Bee Culture, contano circa 1.300 visite al giorno per ogni larva e oltre 10.000 in tutto lo sviluppo, quasi 3.000 l’ultimo giorno prima dell’opercolatura. Lindauer (1953) calcolò che allevare una sola larva fino all’opercolatura richiede, sommando il lavoro di tutte le nutrici, circa 10 ore e 16 minuti.
Quando la larva riempie la cella, le operaie la chiudono con un opercolo di cera porosa. Per l’operaia succede intorno al nono giorno dalla deposizione, secondo il manuale LAORE. Da quel momento si parla di covata opercolata, mentre uova e larve sono la covata aperta (o scoperta).
La pupa: la metamorfosi sotto l’opercolo
Al chiuso, la larva fila un bozzolo di seta contro le pareti, si distende sul fondo (è la prepupa) e muta in pupa. In questa fase gran parte dei tessuti larvari viene smontata e ricostruita: si formano capo, occhi composti, antenne, apparato boccale, tre paia di zampe e due paia di ali.
La pupa è dapprima tutta bianca, poi si colora a partire dagli occhi, che passano dal bianco al rosa, al viola e infine al marrone; il corpo scurisce per ultimo. Aprire qualche cella opercolata e guardare gli occhi permette di stimare quando nasceranno le api: occhi bianchi, ancora una settimana circa per l’operaia; corpo scuro, pochi giorni. È lo stesso controllo che si fa con la disopercolatura per contare le varroe.
L’adulto: lo sfarfallamento
Alla fine dello stadio pupale l’ape adulta rode l’opercolo con le mandibole ed esce. Gli apicoltori dicono che la covata sfarfalla. L’ape non crescerà più: la taglia che ha alla nascita è quella di tutta la vita.
Quanti giorni servono per regina, operaia e fuco?
Il manuale LAORE indica 16-17 giorni per la regina, 21 per l’operaia (12 sotto l’opercolo) e circa 24 per il fuco. Le durate dei singoli stadi sono medie da manuale:
| Stadio | Regina | Operaia | Fuco |
|---|---|---|---|
| Uovo | 3 giorni | 3 giorni | 3 giorni |
| Larva fino all’opercolatura | circa 5-6 giorni | circa 6 giorni | circa 6-7 giorni |
| Opercolatura, dalla deposizione | poco prima del 9° giorno | intorno al 9° giorno | intorno al 10° giorno |
| Cella opercolata (prepupa e pupa) | 7-8 giorni | circa 12 giorni | circa 14 giorni |
| Totale dall’uovo all’adulto | 16-17 giorni | 21 giorni | 24 giorni |
Sono medie. Variano di circa un giorno con la temperatura del nido, la sottospecie e l’alimentazione: una regina può nascere al 15° giorno, un fuco tardare oltre il 24°. Una covata raffreddata, per esempio su un favo rimasto troppo a lungo fuori dall’arnia in una mattina di marzo, si sviluppa più lentamente.
L’operaia giorno per giorno
- Giorni 1-3: uovo, prima ritto poi coricato.
- Giorno 4: schiusa; la larvetta galleggia nella pappa delle nutrici.
- Giorni 4-6: alimento ricco di secrezioni ghiandolari; secondo l’IZSVe l’operaia riceve pappa reale per i primi tre giorni di vita larvale, poi una miscela con polline e miele.
- Giorni 7-9: la larva occupa tutta la cella; intorno al nono giorno viene opercolata.
- Giorni 10-12: bozzolo, prepupa, muta in pupa.
- Giorni 12-20: pupa che si pigmenta, occhi prima e corpo poi.
- Giorno 21: nascita.
Una facciata di covata opercolata da operaia è quindi una promessa a breve termine: tutte quelle api nasceranno entro 12 giorni.
Perché la regina è così veloce
La regina nasce cinque giorni prima di un’operaia pur essendo molto più grande. Riceve pappa reale in abbondanza per tutto lo stadio larvare e cresce più in fretta. Il fuco, al contrario, ha lo sviluppo più lungo, soprattutto per le due settimane sotto l’opercolo. Questi tempi servono anche a datare una cella reale trovata in visita: il metodo è spiegato nella guida all’ape regina.
Che cosa decide se una larva diventa regina, operaia o fuco?
Il sesso: uovo fecondato o no
Nell’ape il sesso dipende dalla fecondazione. Il fuco, ricorda l’IZSVe, nasce da un uovo non fecondato; regina e operaie da uova fecondate. Al momento della deposizione la regina libera o no gli spermatozoi conservati nella spermateca, e lo fa in base alla cella: uova fecondate nelle celle da operaia, non fecondate nelle celle da fuco, più larghe. Le celle maschili si riconoscono anche dall’opercolo bombato, a forma di proiettile, mentre quello delle operaie è quasi piatto.
La casta: decide il cibo
Una larva femmina diventa regina o operaia secondo come viene nutrita e alloggiata. L’IZSVe lo dice in modo netto: la regina nasce da un uovo fecondato identico a quello di un’operaia, ma deposto in una cella speciale, e la sua larva riceve solo pappa reale. La futura operaia passa invece dopo tre giorni a un alimento con polline e miele.
Che cosa nella pappa faccia la differenza è stato a lungo discusso. Nel 2011 si era attribuito il ruolo decisivo a una singola proteina, la royalactina. Nel 2016 un gruppo dell’Università di Halle-Wittenberg (Buttstedt e colleghi, Nature) ha allevato larve in laboratorio con pappa reale privata della royalactina e con pappa arricchita: nessuna differenza nel numero di regine. Per gli autori la royalactina è solo una delle tante fonti proteiche dell’alimento larvale, e conta la combinazione dei nutrienti, insieme alla quantità che la larva mangia.
Il cibo agisce sui geni. Kucharski e colleghi (Science, 2008) hanno ridotto con l’RNA interferente, nelle larve appena nate, l’espressione del gene della DNA metiltransferasi Dnmt3, che “marca” il DNA: la maggior parte delle larve trattate, allevate come operaie, è sfarfallata come regina con ovari completamente sviluppati. La dieta da regina, in altre parole, modifica il modo in cui il genoma viene letto.
Questa plasticità ha una finestra stretta. Una larva femmina di uno o due giorni può ancora diventare una buona regina; più avanza verso il destino di operaia, più la regina che ne esce è scadente. È la base dell’allevamento delle regine con il traslarvo, descritto nella guida all’allevamento delle api regine, e il motivo per cui una famiglia orfana senza larve giovani non riesce più a rimediare.
Perché la temperatura della covata conta?
La covata si sviluppa bene solo in un intervallo stretto. Kleinhenz e colleghi (Journal of Experimental Biology, 2003) hanno misurato nelle celle di covata valori tra 33,6 e 35,1 °C, mantenuti dalle api riscaldatrici che contraggono i muscoli del volo. Tautz e colleghi (PNAS, 2003) hanno allevato pupe a 32, 34,5 e 36 °C: nascevano quasi tutte, ma le api che avevano passato lo stadio pupale a 32 °C, da adulte, danzavano molto meno e apprendevano peggio. La metamorfosi riuscita non basta: serve una metamorfosi al caldo giusto.
In pratica: in primavera, al Nord e in montagna, una visita lunga con i favi di covata fuori dall’arnia non è innocua. Al Sud il problema estivo è opposto, il surriscaldamento, e la famiglia risponde riducendo la covata. Come le api regolano il calore del nido è spiegato nella pagina sulla colonia di api.
Quanto vive un’ape?
| Casta | Durata della vita adulta | Note |
|---|---|---|
| Operaia di primavera-estate | circa 5-6 settimane | consumata da covata e bottinamento (IZSVe) |
| Operaia invernale | fino a 6-8 mesi | nasce tra fine estate e inizio autunno; al Sud molto meno numerosa |
| Fuco | in genere 20-40 giorni | muore all’accoppiamento o viene cacciato |
| Regina | 4-5 anni al massimo | in apicoltura si sostituisce prima, quando la deposizione cala |
Le cinque-sei settimane sono la durata media che l’IZSVe indica per l’operaia, accanto a quattro-cinque anni per la regina. La durata delle api invernali, dette in letteratura diutinus, viene dalle misure di Anna Maurizio (1950) riprese da Ihle, Amdam e colleghi (Experimental Gerontology, 2015): nascono a fine estate e inizio autunno nelle regioni temperate e possono vivere sei-otto mesi. Il dato sui fuchi è della rassegna di Rangel e Fisher (Apidologie, 2019).
Che cosa consuma un’operaia
Non è solo il volo a consumare le api estive. Il manuale LAORE ricorda che le operaie vivono meno nella stagione produttiva perché l’allevamento della covata le logora: produrre pappa reale per migliaia di larve costa riserve corporee. Poi arriva il bottinamento, la fase più breve e più rischiosa, che dura poche settimane e finisce di solito con la morte in campo.
Come cambia il lavoro dell’operaia con l’età?
L’operaia cambia mestiere invecchiando, seguendo lo sviluppo delle sue ghiandole: è il polietismo d’età. L’IZSVe usa uno schema semplice: nutrice nei primi 10 giorni, costruttrice e guardiana tra 10 e 20, bottinatrice dai 20 giorni in poi. La rassegna di Brian Johnson (Behavioral Ecology and Sociobiology, 2010) è più fine: i primi giorni servono a completare lo sviluppo (sono quelli in cui l’ape pulisce le celle), la fase di nutrice va da circa 4 a 12 giorni, quella “di mezza età” (ceraiola, magazziniera, ventilatrice, guardiana) da 12 a 21.
Il calendario è elastico. Johnson riporta che, se mancano api giovani, circa il 20% delle bottinatrici può tornare a nutrire la covata, e che una famiglia senza bottinatrici manda in campo api più giovani. A regolare il passaggio sono soprattutto due molecole che si frenano a vicenda: l’ormone giovanile, che accelera il passaggio al bottinamento, e la vitellogenina, una proteina di riserva abbondante nelle nutrici. Ihle e colleghi ricordano che nelle nutrici la vitellogenina arriva al 30-50% delle proteine dell’emolinfa.
Il quadro completo dei compiti, con la comunicazione e la danza, è nella guida alla colonia di api. Qui interessa una conseguenza: un’ape che passa la vita a fare la nutrice consuma le sue riserve in poche settimane; un’ape che resta “giovane” a lungo, con molta vitellogenina e poco ormone giovanile, dura mesi. È il caso delle api invernali.
Le api invernali: che cosa cambia tra Nord, Centro e Sud?
Una fisiologia di risparmio
Le api che nascono quando la regina rallenta la deposizione, a fine estate, hanno poca covata da allevare e non si consumano. Johnson descrive lo stato invernale come poco ormone giovanile, corpo grasso attivo, molta vitellogenina e un’immunità più efficiente: un profilo simile a quello delle nutrici, ma mantenuto per mesi. Seehuus e colleghi (PNAS, 2006) hanno mostrato che la vitellogenina ha anche proprietà antiossidanti: le operaie in cui era stata ridotta resistevano meno allo stress ossidativo.
Le sperimentazioni sono meno lineari dello slogan “più vitellogenina, più vita”: nello studio di Ihle e colleghi, ridurre artificialmente la vitellogenina ha avuto effetti diversi a seconda della linea genetica, fino ad allungare la vita in un ceppo. Il ruolo della proteina dipende dal contesto. Resta solido il legame tra api longeve e riserve corporee.
Lo dicono anche i tecnici italiani. La Fondazione Edmund Mach scrive che “l’aspettativa di vita delle api dipende dallo sviluppo di adeguati corpi grassi” e che per averle servono zuccheri ma “soprattutto” polline tra agosto e settembre. Pier Antonio Belletti, in un corso per tecnici apistici dell’IZSVe, lo riassume così: “il corpo grasso si deve formare in modo completo nelle api svernanti”, e l’obiettivo non è prolungare l’allevamento di covata ma produrre api svernanti di qualità. Come integrare polline e sciroppo in quel periodo è spiegato nella pagina sulla nutrizione delle api.
Pianura Padana e Alpi: il modello centroeuropeo
Al Nord il ciclo somiglia a quello dell’Europa centrale. La deposizione cala da fine agosto, le api invernali nascono tra settembre e ottobre, e tra novembre e gennaio la famiglia si stringe in glomere con poca o nessuna covata. In Trentino la Fondazione Mach invita a verificare l’assenza di covata a partire dalla fine di ottobre, secondo la posizione dell’apiario. Qui la distinzione tra api estive e invernali è netta, e le api nate a settembre devono arrivare a marzo.
Centro, Sud e isole: la covata che non si ferma
Più si scende, più il confine si sfuma. Lo studio dell’Università di Catania (Mazzeo e colleghi, Naturalista Siciliano, 2023), condotto su famiglie di ape sicula e di ligustica in arnie Dadant-Blatt, ha trovato covata ancora presente a metà novembre in entrambe le sottospecie, e una ripresa forte già a inizio marzo. Dove la regina depone quasi tutto l’anno, il ricambio delle api continua anche in inverno e le api davvero longeve sono meno.
Lo stesso studio mostra l’altra faccia del clima meridionale: in estate la covata della sicula si è quasi dimezzata tra giugno e luglio-agosto, con caldo e scarsità di nettare. Al Sud, quindi, la famiglia può avere due pause, una estiva e una invernale breve, invece di una sola.
Il Ministero della Salute ne prende atto. Le Linee guida per il controllo della varroa allegate alla nota 8542 del 18 marzo 2026 scrivono che “è ormai comprovata la limitata assenza e/o ridotta presenza di covata nel periodo invernale”, perché autunni e inverni miti favoriscono la persistenza della covata e ritardano la formazione del glomere. Aggiungono che una riduzione della covata, fino al blocco temporaneo dell’ovodeposizione, “può verificarsi anche durante i periodi più caldi dell’estate, in particolare nelle aree meridionali”. Le linee guida del 2024 (nota 11687) parlavano già, per il Centro-Sud, di una presenza di covata “sostanziale maggiore e temporalmente più estesa”.
Perché l’estate prepara l’inverno
Le api che passeranno l’inverno sono larve e pupe tra agosto e ottobre. La Fondazione Mach insiste che, per essere sane e longeve, devono essere allevate “in una colonia priva o quasi di varroa”: un’ape parassitata da pupa nasce già con meno riserve. Un trattamento fatto quando le api invernali sono già nate arriva tardi. Le date dei lavori, regione per regione, sono nel calendario apistico.
Come si legge la covata durante la visita?
Conoscere i tempi di sviluppo trasforma un favo in un calendario. Ecco il vocabolario che usano gli apicoltori italiani e che cosa dice ogni elemento.
| Termine | Che cos’è | Che età ha |
|---|---|---|
| Uova | uovo bianco sul fondo della cella | 0-3 giorni dalla deposizione |
| Larve (larvette, covata aperta o scoperta) | verme bianco a “C” nella pappa | dal 4° al 9° giorno circa |
| Covata opercolata | celle chiuse da opercoli color cuoio, piatti | operaia dal 9° al 21° giorno |
| Covata maschile | opercoli bombati, celle più larghe, spesso ai bordi | fuco dal 10° al 24° giorno |
| Celle reali | celle grandi, verticali, a ghianda | se chiuse, regina tra l’8°-9° e il 16° giorno |
| Cupolini | abbozzi di celle reali, a coppetta | vuoti o con uovo: preparazione di sciamatura o sostituzione |
Datare l’assenza della regina
Gli stadi presenti dicono quando la regina ha deposto l’ultima volta:
- uova ritte sul fondo: la regina c’era meno di un giorno fa, anche se non la vedi;
- uova coricate e larve, niente uova ritte: deposizione ferma da uno-tre giorni;
- solo larve, nessun uovo: almeno tre giorni senza deposizione;
- solo covata opercolata: almeno otto-nove giorni;
- nessuna covata da operaia: oltre tre settimane, oppure un blocco naturale (regina vergine in fecondazione, carenza di cibo, caldo estivo al Sud, inverno).
Al Sud, in luglio e agosto, una famiglia senza covata non è per forza orfana: le linee guida ministeriali ricordano proprio il blocco di deposizione estivo nelle aree meridionali. Prima di inserire una regina, conviene cercare la regina stessa o mettere un favo con uova e vedere se le api avviano celle reali.
Covata compatta e covata a mosaico
Su un favo sano la covata forma un’ellisse compatta, con fasce di età ordinate: opercolata al centro, larve e uova verso l’esterno, dove la regina è passata per ultima. La covata a mosaico, con celle vuote e stadi mescolati, ha molte cause: regina vecchia o mal fecondata, consanguineità (le larve maschili diploidi vengono eliminate dalle operaie, ricorda il manuale LAORE), varroa e virosi, peste europea o americana. Prima di cambiare la regina vanno escluse le malattie: le loro immagini sono nella pagina sulle malattie delle api.
Covata di fuco nelle celle da operaia
Opercoli bombati sparsi in mezzo alla covata da operaia indicano uova non fecondate in celle da femmina: regina che esaurisce gli spermatozoi o mal fecondata (regina fucaiola). Se compaiono più uova per cella, attaccate alle pareti invece che al fondo, e in modo disordinato, sono le api ovificatrici (o fucaiole): operaie che in un’orfanità prolungata, scrive il manuale LAORE, “riacquistano la capacità di ovideporre” uova non fecondate, da cui nascono solo fuchi. Come intervenire è spiegato nella guida all’ape regina.
Come usare il ciclo della covata contro la varroa?
La varroa si riproduce solo nella covata opercolata, e i suoi tempi sono incastrati in quelli dell’ape. Secondo l’istituto apistico di Celle (LAVES), la femmina entra nella cella poco prima dell’opercolatura, depone il primo uovo, maschile, 60-70 ore dopo la chiusura della cella e poi, a intervalli di circa 30 ore, di solito quattro uova femminili. Preferisce nettamente la covata maschile: i 14 giorni sotto l’opercolo del fuco, contro i 12 dell’operaia, lasciano a più figlie il tempo di maturare.
Ne derivano tre tecniche molto diffuse in Italia. Le Linee guida 2026 riconoscono i “trattamenti farmacologici e di tecnica apistica” come parte della strategia, e nelle schede dei medicinali a base di acido ossalico ricordano di usarli solo quando c’è una diminuzione o assenza di covata, anche ottenuta in estate con l’ingabbiamento della regina. Dosi, prodotti autorizzati e registrazione sono nella guida alla varroa; qui interessa il perché dei giorni.
Il blocco di covata con ingabbiamento: perché 24 giorni
Se la regina viene chiusa in una gabbietta e non depone più, la covata già presente continua a nascere: l’ultima operaia sfarfalla entro 21 giorni, l’ultimo fuco entro 24. Al 24° giorno nell’arnia non c’è più covata opercolata e tutte le varroe sono sulle api adulte, esposte all’acido ossalico. È il tempo indicato dalla Fondazione Mach, che in Trentino consiglia di cominciare entro i primi giorni di luglio e finire entro fine luglio, così che le api invernali nascano da una famiglia già pulita.
I tempi di sviluppo spiegano anche i controlli intermedi:
- nei primi giorni la famiglia, che percepisce meno la regina chiusa, può avviare celle reali sulle ultime larve giovani: un controllo intorno al 7°-9° giorno permette di trovarle e distruggerle prima che nascano;
- al 24° giorno si tratta e si libera la regina; la nuova covata verrà opercolata solo 8-9 giorni dopo, e fino ad allora l’arnia resta senza celle dove la varroa possa nascondersi.
Le linee guida del 2024 descrivono la stessa tecnica anche in autunno-inverno, per creare artificialmente l’interruzione di covata che, con il clima che cambia, “naturalmente non sembra più verificarsi”. È la situazione tipica delle coste del Centro-Sud e delle isole.
L’asportazione della covata: perché entro 5-6 giorni
L’alternativa è togliere tutti i favi di covata e lasciare alla famiglia fogli cerei o favi costruiti. La regina riprende subito a deporre, e da quel momento il conto corre: un rapporto dell’Università di Torino (DISAFA, progetto INNOV’API) ricorda che “dalla deposizione delle uova all’opercolatura delle celle intercorrono otto giorni”, per cui l’apicoltore ha “pochi giorni per trattare”. La Fondazione Mach indica di trattare con acido ossalico entro 5-6 giorni, comunque prima che la nuova covata venga opercolata e torni a proteggere la varroa.
I favi asportati, raccolti in un nucleo, si trattano invece dopo 24 giorni, quando anche l’ultimo fuco è nato. Nel clima del Piemonte, secondo il rapporto torinese, la tecnica si applica da metà giugno a metà luglio. I nuclei così formati possono allevarsi una regina o riceverne una nuova.
Il telaino trappola: perché va tagliato in tempo
Il telaino trappola sfrutta la preferenza della varroa per i fuchi. Le linee guida ministeriali del 2024 indicano l’allevamento di covata da fuco “in appositi favi da rimuovere e distruggere dopo l’opercolatura”, tra aprile e luglio; si può anche solo asportare la covata maschile opercolata dai favi.
Il calendario è dettato dal fuco: la cella viene opercolata intorno al 10° giorno dalla deposizione e il fuco nasce al 24°. Il favo va quindi tagliato quando è quasi tutto opercolato e prima che passino 14 giorni dall’opercolatura. Un telaino trappola dimenticato fa l’opposto di quello che dovrebbe: libera in un colpo tutte le varroe che ha attirato. Le linee guida ricordano che queste misure, da sole, non bastano a controllare l’infestazione.
Regina e fuchi: i tempi della riproduzione
La regina vergine sfarfalla al 16° giorno, elimina le rivali e dopo alcuni giorni esce per i voli di orientamento e poi di fecondazione, in cui si accoppia in media con una dozzina di fuchi: Simone-Finstrom e Tarpy (2018) ne hanno contati in media 13,5, da 8 a 25 secondo la regina. Comincia a deporre pochi giorni dopo l’ultimo volo. Con i 21 giorni dell’operaia, tra la nascita di una regina e quella delle sue prime figlie passa circa un mese: un dato da tenere a mente dopo uno sciame secondario, una divisione o un blocco di covata finito con la sostituzione della regina. I dettagli sulla fecondazione e sulla deposizione sono nella guida all’ape regina.
Il fuco nasce al 24° giorno senza pungiglione né cestelle del polline. Non è subito fertile: secondo la rassegna di Rangel e Fisher fa i primi voli di orientamento 5-8 giorni dopo la nascita e raggiunge la maturità sessuale, secondo gli studi, tra 6 e 16 giorni. Contando anche i 24 giorni di sviluppo, un fuco pronto per l’accoppiamento nasce da un uovo deposto cinque-sei settimane prima. Per chi alleva regine significa che la covata maschile delle famiglie scelte come padri va stimolata con largo anticipo: al Nord la prima covata maschile compare di solito ad aprile, in Sicilia già a fine inverno.
A fine stagione le operaie smettono di nutrire i fuchi e li cacciano: al Nord tra fine agosto e settembre, al Centro-Sud più tardi o in modo meno netto, secondo le fioriture autunnali. Una famiglia che tiene i fuchi in pieno autunno, quando le altre li hanno cacciati, va controllata: può essere orfana.
Domande frequenti
Quanto vive un'ape operaia?
Dipende da quando nasce. L'operaia di primavera e d'estate vive circa cinque-sei settimane, consumata dalla cura della covata e dai voli. Quella nata tra fine estate e autunno, con poca covata da allevare, può arrivare a sei-otto mesi nei climi con inverno vero. Al Sud, dove la covata quasi non si ferma, le api così longeve sono molte meno.
Dopo quanti giorni nasce un'ape?
Dalla deposizione dell'uovo alla nascita servono in media 16 giorni per la regina, 21 per l'operaia e 24 per il fuco. Tutte e tre le caste restano tre giorni allo stadio di uovo. La differenza si gioca soprattutto sotto l'opercolo: circa 7-8 giorni per la regina, 12 per l'operaia e 14 per il fuco.
Quali sono le fasi del ciclo di vita dell'ape?
L'ape è un insetto a metamorfosi completa e attraversa quattro stadi: uovo, larva, pupa e adulto. Uovo e larva formano la covata aperta, visibile quando si solleva un favo. La pupa si trasforma nella cella chiusa da un opercolo di cera, la covata opercolata. L'adulto rode l'opercolo ed esce già della sua taglia definitiva.
Che cosa sono le api invernali?
Sono le operaie nate tra fine estate e autunno, quando la regina rallenta la deposizione. Allevano poca covata, accumulano riserve nel corpo grasso, hanno molta vitellogenina e poco ormone giovanile. Così durano mesi, scaldano il glomere e in primavera nutrono le prime larve. Se da pupe sono state parassitate dalla varroa, vivono molto meno.
Un'operaia può diventare regina?
Un'operaia adulta no. Una larva femmina molto giovane invece sì: l'uovo è lo stesso, cambia l'alimentazione. Se le api la allevano in una cella reale nutrendola solo di pappa reale, diventa regina. Per questo una famiglia orfana con larve di uno o due giorni può allevarsi una regina d'emergenza, mentre con larve più vecchie ottiene regine scadenti.
Quanto vive un fuco?
Il fuco nasce 24 giorni dopo la deposizione e diventa sessualmente maturo, secondo gli studi, tra 6 e 16 giorni dopo lo sfarfallamento. Di solito vive alcune settimane, in media 20-40 giorni. Se si accoppia muore subito. Gli altri vengono cacciati dalle operaie a fine stagione, prima al Nord, più tardi o in modo meno netto al Sud.
Perché si ingabbia la regina per 24 giorni?
Perché 24 giorni è il tempo di sviluppo del fuco, la casta più lenta. Se la regina non depone per 24 giorni, tutta la covata già presente nasce, anche quella maschile dove la varroa si riproduce volentieri. Al 24° giorno nell'arnia non c'è covata opercolata e un solo trattamento con acido ossalico raggiunge le varroe rimaste sulle api.
Come si capisce da quanto tempo manca la regina?
Guardando gli stadi della covata. Uova sul fondo delle celle significano che la regina c'era meno di tre giorni fa. Solo larve, senza uova, indicano un'assenza di qualche giorno. Solo covata opercolata fa pensare a oltre otto-nove giorni. Nessuna covata in piena stagione indica più di tre settimane, oppure un blocco di deposizione.
Fonti
- Manuale di apicoltura (a cura di Marco Piu), Agenzia LAORE Sardegna
- Api... indispensabili, non solo per il miele (Appunti di scienza 9, III edizione), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
- Importanza dell'alimentazione in apicoltura nei differenti periodi dell'anno, aggiornamento 2016 (Pier Antonio Belletti, corso per tecnici apistici, 21 gennaio 2017), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
- Nota 8542 del 18 marzo 2026: Piano gestione Varroa, sorveglianza Aethina tumida e Tropilaelaps, anno 2026, con le Linee guida 2026, Ministero della Salute, pubblicata dall'IZSVe
- Nota 11687 del 2 aprile 2024: Linee guida per il controllo dell'infestazione da Varroa destructor, Ministero della Salute, pubblicata dall'IZSVe
- Notizie apicoltura n. 1/2026: Lotta alla varroa 2026, Fondazione Edmund Mach, Centro Trasferimento Tecnologico
- Notizie apicoltura n. 02/2024: Nutrizione estiva e preparazione all'inverno (31 luglio 2024), Fondazione Edmund Mach, Centro Trasferimento Tecnologico
- Una panoramica di struttura, produzioni e commercio del miele (Blanc, Brun, Mosso, Pippinato, Zanchini, 2019), cap. 3.1: L'asportazione della covata, Università degli Studi di Torino, DISAFA
- Assessment of biological and behavioral characteristics of colonies of Apis mellifera siciliana and Apis mellifera ligustica in Sicily (Naturalista Siciliano, 2023), Mazzeo e colleghi, Università di Catania
- Varroatose, eine Brutkrankheit der Honigbiene (Das Bieneninstitut Celle informiert, 20; Otto Boecking, 2002), Niedersächsisches Landesinstitut für Bienenkunde Celle, LAVES
- Division of labor in honeybees: form, function, and proximate mechanisms (Behavioral Ecology and Sociobiology, 2010), Brian R. Johnson, Springer, via PubMed Central
- Genotype effect on lifespan following vitellogenin knockdown (Experimental Gerontology 61, 2015), Kate E. Ihle, M. Kim Fondrk, Robert E. Page, Gro V. Amdam, Arizona State University
- Nutritional control of reproductive status in honeybees via DNA methylation (Science 319, 2008), R. Kucharski, J. Maleszka, S. Foret, R. Maleszka, Australian National University
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