Apicoltore con l'affumicatore che apre un'arnia accanto a un campo di girasoli

Calendario apistico: i lavori in apiario mese per mese al Nord, al Centro, al Sud e nelle isole

Calendario apistico mese per mese: visite, melari, sciamatura, smielatura, varroa, nutrizione e invernamento, con le differenze tra Nord, Centro, Sud e isole.

Il calendario apistico segue la famiglia e le fioriture più che le date: riposo invernale e trattamento senza covata tra novembre e gennaio, ripresa e prima visita tra febbraio e marzo, melari e controllo della sciamatura tra aprile e giugno, smielatura e trattamento estivo contro la varroa tra luglio e metà agosto, nutrizione e invernamento tra agosto e ottobre, censimento in BDN entro il 31 dicembre. In Italia queste tappe si spostano di settimane, a volte di mesi, tra la Sicilia, la Pianura Padana e una valle alpina: al Sud e nelle isole la stagione comincia d’inverno, sulle Alpi finisce quando in pianura si pensa già al trattamento.

Qui trovi il programma per la pianura del Centro-Nord, le correzioni per montagna, Centro, Sud e isole e le scadenze di legge.

Il calendario apistico in una tabella: i lavori in apiario mese per mese

Riferimento: pianura e bassa collina del Centro-Nord, arnia Dadant-Blatt da 10 favi, apiario stanziale. Per gli altri territori usa la tabella del paragrafo successivo.

Mese Stato della famiglia Lavori in apiario Varroa Nutrizione
Gennaio Glomere, piccola ripresa della deposizione al centro Non aprire. Controllare tetti, porticine, arnie dopo vento e neve Trattamento con acido ossalico se non fatto a dicembre e la famiglia è ancora senza covata Soppesare. Candito solo se l’arnia è leggera
Febbraio Deposizione in aumento, voli di purificazione Pulire il cassetto, osservare la porticina, preparare telaini e fogli cerei Caduta naturale sul cassetto: il punto di partenza dell’anno Candito o, con il caldo, sciroppo sulle famiglie leggere
Marzo Covata in espansione, polline di salice, nocciolo, tarassaco Prima visita completa; restringere con il diaframma le famiglie deboli; togliere favi vecchi o ammuffiti Conteggi; telaino trappola per la covata maschile Sciroppo diluito solo se servono scorte o stimolo
Aprile Crescita rapida, compaiono i fuchi Allargare il nido; primo melario su fruttiferi, tarassaco, robinia; visite ogni 7-9 giorni Telaino trappola da tagliare quando è opercolato; niente farmaci con il melario Stop allo sciroppo quando il melario è posato
Maggio Picco di popolazione, febbre sciamatoria Controllo delle celle reali; sciami artificiali e nuclei; secondo melario; smielatura dell’acacia a fine fioritura Telaino trappola; conteggi tra due fioriture Nessuna in raccolto
Giugno Famiglia al massimo; tiglio e castagno in collina Smielatura; melari per tiglio, castagno, millefiori; fecondazione delle regine Conteggi; a fine mese preparare il blocco di covata Nessuna, salvo nuclei e sciami in carenza
Luglio Deposizione in calo, fine dei raccolti di pianura Ultima smielatura; porticine ristrette contro il saccheggio Blocco di covata a inizio luglio; trattamento estivo subito dopo l’ultimo raccolto, su tutto l’apiario Solo nuclei e famiglie in carenza
Agosto Allevamento delle api invernali Visita sanitaria; riunione delle famiglie deboli ma sane Trattamento completato indicativamente entro metà agosto; rimozione delle strisce alla scadenza Inizio della nutrizione di scorta dopo il trattamento
Settembre Nascita delle api invernali, covata in calo Restringimento del nido con il diaframma; controllo di scorte e polline Conteggi di verifica dopo il trattamento Sciroppo concentrato 1,5-2:1 dove mancano scorte
Ottobre Popolazione invernale, espulsi gli ultimi fuchi Porticine ridotte, griglie contro i topi, difesa dai calabroni Verifica della caduta; controllo della covata in vista dell’ossalico Fine dello sciroppo; candito se servono integrazioni
Novembre Deposizione ferma o quasi Censimento in BDN dal 1° novembre; arnie ancorate e coprifavo isolato Acido ossalico gocciolato o sublimato quando la covata è assente Nessuna
Dicembre Glomere senza covata o quasi Bilancio della stagione, quaderno di apiario, registro dei trattamenti Ultima finestra per l’ossalico senza covata Nessuna

Le soglie di intervento, i farmaci e le dosi sono nella guida sulla varroa; sciroppi, candito e nutritori in quella sulla nutrizione delle api.

Nord, Centro, Sud e isole: come si sposta il calendario?

L’Italia attraversa undici gradi di latitudine e va dal livello del mare ai pascoli alpini sopra i 2.000 metri. Il report dell’Osservatorio Nazionale Miele sulla stagione 2025 lo mostra bene: agrumi e sulla si raccolgono al Sud tra aprile e maggio, quando nella Pianura Padana si posa il melario per la robinia; castagno e tiglio arrivano a giugno; il rododendro alpino e i millefiori d’alta montagna si raccolgono in piena estate; il corbezzolo in Sardegna parte in ottobre.

Le fioriture che scandiscono l’anno, zona per zona

Periodo Pianura Padana e colline del Nord Arco alpino e prealpi Centro e Appennino Sud e isole
Dicembre-febbraio Riposo, glomere Riposo lungo, neve Riposo, covata spesso presente sulla costa Covata quasi continua; mandorlo, asfodelo, rosmarino, erica sulle coste
Marzo Salice, nocciolo, primi fruttiferi Riposo o prime uscite Fruttiferi, erica in Liguria e sulla costa tirrenica Mandorlo e asfodelo a fine inverno; prima visita già fatta
Aprile Fruttiferi, tarassaco, colza; robinia a fine mese Salice e prime fioriture nelle valli Fruttiferi, robinia in collina Zagara (agrumi) in Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia; sulla
Maggio Robinia, poi millefiori Robinia nelle valli basse Robinia, sulla nelle colline argillose, coriandolo Sulla, millefiori primaverile, timo
Giugno Tiglio, castagno in collina Castagno e tiglio nelle valli, millefiori di montagna Castagno, tiglio, trifogli, coriandolo Eucalipto; caldo e siccità chiudono i raccolti in molte zone
Luglio Girasole, erba medica, melata Rododendro, millefiori d’alta quota, melata di abete Girasole, melata Vuoto di nettare frequente; abbeveratoi da tenere pieni
Agosto Fine dei raccolti; melata di Metcalfa in alcune annate Ultimi raccolti alpini Ultimi raccolti, girasole tardivo Vuoto estivo, saccheggio
Settembre-novembre Edera, inula, zucchino selvatico Fine stagione anticipata Edera, inula Eucalipto tardivo sulla fascia ionica calabrese, carrubo, corbezzolo, edera

Pianura Padana e colline del Nord

È il calendario della tabella principale. Nel 2025, secondo l’Osservatorio Nazionale Miele, la robinia ha reso in media 16,4 kg per alveare in Piemonte e 12,7 in Lombardia, con le zone pedemontane migliori della pianura; il tiglio di pianura tra 9,9 e 13,9 kg nelle regioni del Nord. Il rischio tipico della primavera padana sono le gelate tardive: a fine marzo 2026 l’Osservatorio segnalava la robinia già in una fase sensibile in parte del Piemonte e della Lombardia quando sono arrivate le gelate, con danni visibili ai germogli nelle zone piemontesi più colpite.

Arco alpino e prealpi

Sulle Alpi tutto si sposta di tre o quattro settimane, a volte di più nelle conche fredde. Il melario si posa tra fine maggio e giugno, la stagione si chiude in fretta e il trattamento estivo resta legato all’ultimo raccolto. Il rododendro in Valle d’Aosta ha reso circa 17 kg per alveare nel 2025, con una fioritura più breve e anticipata. Il tiglio di montagna supera spesso quello di pianura: 19,4 kg di media nel 2025 contro 12,2. La melata di abete è irregolare e non solo alpina: nel giugno 2025 l’Osservatorio la segnalava anche in Toscana, prima della fine del castagno, come miele raro e molto apprezzato.

Centro e Appennino

Al Centro le colline argillose danno la sulla, le zone di seminativi il coriandolo e il girasole, le dorsali appenniniche il castagno. Nel 2025 il coriandolo ha reso circa 17 kg per alveare intorno al Trasimeno e 21 kg nelle Marche; nel basso Molise il girasole è arrivato a circa 22 kg. Ma il Centro è anche dove una primavera sbagliata azzera il raccolto: nel giugno 2025 nel Maceratese la produzione era “pari a zero” e in alcune zone delle Marche e della Liguria si è dovuto nutrire.

Sud e isole

Al Sud e in Sicilia e Sardegna la stagione comincia quando al Nord le api sono ancora in glomere. La covata si ferma poco o niente, il mandorlo e l’asfodelo fioriscono a fine inverno, la zagara degli agrumi segna il primo raccolto in aprile e la sulla il raccolto principale tra aprile e maggio. Nel 2025 la sulla ha reso in media 23,5 kg per alveare, con 30,9 kg in Basilicata e 27,5 in Calabria; gli agrumi 12,4 kg di media, con Calabria a 12,6 e Sicilia a 9,7.

L’inverno corto non vuol dire inverno facile. Nel marzo 2026 l’Osservatorio riferiva per il Sud e le isole piogge frequenti e temperature sotto la norma, consumi elevati, nutrizione di soccorso diffusa e casi di mortalità per esaurimento delle scorte “anche in presenza di fioriture come mandorlo ed asfodelo”; la fioritura degli agrumi era attesa solo tra la seconda e la terza settimana di aprile.

L’estate è il punto debole: caldo e siccità chiudono i raccolti e il vuoto di nettare di luglio e agosto spinge al saccheggio. Nel 2025 l’eucalipto di giugno ha dato poco in Sardegna, Sicilia e Basilicata e il corbezzolo sardo, raccolto da ottobre, è stato quasi ovunque prossimo allo zero. Tra fine estate e autunno si apre una seconda stagione: l’eucalipto tardivo sulla fascia ionica calabrese, dove molti apicoltori portano gli alveari, poi carrubo, che fiorisce soprattutto tra settembre e novembre secondo l’Agroforestree Database, corbezzolo ed edera. Il miele di carrubo è un raccolto incerto: lo studio di Ferrauto e Pavone dell’Università di Catania (2013) ne definisce la produzione irregolare e limitata, condizionata dal freddo durante la fioritura.

Per riconoscere le specie e i loro periodi vedi la guida alle piante mellifere.

Che cosa si fa in apiario in inverno, da dicembre a febbraio?

In inverno il primo lavoro è non disturbare il glomere: ogni apertura raffredda il nido.

I controlli senza aprire l’arnia

  1. Dopo vento, neve e temporali: tetti al loro posto, arnie in bolla, zavorre e cinghie dove il vento è forte, come con la bora a Trieste o il maestrale in Sardegna.
  2. Ogni due o tre settimane: porticina libera da api morte, griglia contro i topi in posizione, nessun segno di picchio.
  3. Nelle giornate miti: voli di purificazione regolari. Molti escrementi sul frontale segnalano diarrea, per esempio da scorte di melata o da nosemiasi.
  4. A fine inverno: soppesare l’arnia sollevandola dal retro. Un’arnia che si alza troppo facilmente riceve candito, posato sopra il glomere.

La Fondazione Mach, nel notiziario del luglio 2024, ricorda che le proteine contano soprattutto a fine inverno, quando riprende l’allevamento della covata: la soluzione migliore è polline vero di origine sicura, raccolto nella buona stagione e conservato congelato. Lo stesso notiziario dà la ricetta del candito: 25 kg di zucchero a velo e 8 kg di miele di produzione propria, in pani appiattiti da circa 1 kg, o da mezzo chilo, alti al massimo 5-6 cm.

Il trattamento invernale senza covata

Il secondo trattamento antivarroa dell’anno si fa appena la famiglia resta senza covata, con acido ossalico gocciolato o sublimato, sempre in forma di medicinale veterinario autorizzato. La finestra cambia con il clima:

  • Arco alpino e Trentino: verifica dell’assenza di covata da fine ottobre, secondo la Fondazione Mach.
  • Pianura Padana: tra metà novembre e fine dicembre, “in totale assenza di covata”, secondo le linee guida dell’Emilia-Romagna.
  • Centro-Sud e isole: la covata dura più a lungo e spesso non si ferma. Le linee guida nazionali chiedono a ogni Regione un proprio programma di intervento e prevedono, dove serve, il blocco di covata con confinamento della regina seguito dall’acido ossalico; in pratica si ingabbia la regina per 24 giorni o si asporta la covata.

Il report dell’Osservatorio sulla stagione 2025 descrive un inverno mite, con un breve freddo solo dopo Natale e covata presente a lungo: molti apicoltori hanno dovuto ricorrere al blocco di covata artificiale, con costi più alti. Prima di trattare, in una giornata mite, solleva uno o due favi al centro del glomere e verifica che non ci sia covata.

Il lavoro di magazzino

L’inverno è il tempo del laboratorio: raschiare e pulire melari e fondi, fondere la cera vecchia, armare i telaini con i fogli cerei. Le buone pratiche apistiche presentate dall’IZSLER nel 2025 consigliano di rinnovare ogni anno circa il 30% dei favi del nido, tre su dieci, e di non riutilizzare mai i favi di arnie spopolate, nemmeno se pieni di scorte.

Quando si fa la prima visita primaverile dell’alveare?

La prima visita è la prima apertura completa dell’anno. Va fatta in una giornata tiepida, senza vento, per regola pratica degli apicoltori sopra i 15 °C all’ombra, nelle ore centrali, quando le bottinatrici rientrano cariche di polline. Sulle coste del Sud e nelle isole cade spesso a febbraio, nella Pianura Padana a marzo, con la fioritura dei salici, in montagna ad aprile o maggio, dopo la neve.

Che cosa controllare, favo per favo

  1. La regina: non serve cercarla, bastano uova deposte dritte sul fondo delle celle.
  2. La covata: compatta, a chiazze regolari. Una covata a mosaico, opercoli infossati o forati richiedono un esame sanitario; nel dubbio contatta il servizio veterinario della ASL.
  3. La forza: annota quanti favi sono coperti di api e quanti hanno covata. Sarà il riferimento per le visite successive.
  4. Le scorte: almeno due o tre favi con miele. Con meno, candito o sciroppo, secondo la temperatura.
  5. Il polline: deve esserci una corona di polline intorno alla covata. Senza, la famiglia non cresce.
  6. I favi: togli quelli vuoti, neri o ammuffiti ai lati del nido e restringi con il diaframma la famiglia che non occupa tutta l’arnia.

Pulisci il cassetto del fondo e inserisci il foglio con la vaselina per la caduta naturale di inizio stagione.

Le famiglie deboli e orfane

Una famiglia sana ma su due o tre favi di api ad aprile non arriverà forte alla robinia: riuniscila a una vicina con il metodo del foglio di giornale. Lo stesso per una famiglia orfana a inizio stagione, quando i fuchi sono ancora pochi e una regina non verrebbe fecondata. La Fondazione Mach applica lo stesso criterio in autunno: i nuclei con meno di quattro favi popolati vanno riuniti.

Quando mettere il melario e come gestire la sciamatura?

Da marzo al Sud e da aprile al Nord fino a giugno si vince o si perde il raccolto: è il periodo delle visite più frequenti.

Quando posare il primo melario

Il melario si posa quando si verificano tre condizioni: la famiglia copre quasi tutti i favi del nido, le api costruiscono cera bianca in alto sui telaini e una fioritura importante è iniziata o imminente. La data cambia con il territorio:

  • Pianura veneta: nella circolare di maggio-giugno 2022 gli ApiCultori Veneti di Treviso osservavano che chi aveva “gli alveari pronti a melario al 10 aprile in pianura” aveva fatto un buon miele primaverile.
  • Robinia: la stessa circolare indica, per una buona secrezione, notti con almeno 14 °C vicino al suolo, massime non oltre i 25 °C, aria moderatamente umida e assenza di vento.
  • Sud e isole: il melario va su per la zagara, tra marzo e aprile, e poi per la sulla.
  • Montagna: tra fine maggio e giugno, per castagno, tiglio, millefiori o rododendro.

Prima di posare il melario togli qualsiasi farmaco antivarroa. Aggiungi il melario successivo quando il primo è pieno per circa due terzi.

La sciamatura

La sciamatura, la riproduzione naturale della famiglia, accompagna il massimo sviluppo primaverile. Come indicazione generale, al Sud e nelle isole comincia già tra marzo e aprile, nella Pianura Padana si concentra tra aprile e giugno, in montagna arriva più tardi. Il ciclo della regina detta i tempi: circa 16 giorni dall’uovo allo sfarfallamento, e lo sciame primario parte di solito quando le prime celle reali sono opercolate. Per questo, nel periodo a rischio, le famiglie forti si visitano ogni 7-9 giorni: un intervallo più lungo lascia passare una cella deposta subito dopo la visita.

I segnali d’allarme sono un nido intasato di nettare, covata senza spazio, molti fuchi e cupolini con uova. Tra le tecniche usate dagli apicoltori veneti c’è il confinamento della regina in una gabbia per 15 giorni, con una visita intermedia a 7, per gestire le celle reali; dopo una sciamatura si controlla nel tardo pomeriggio che la giovane regina sia stata fecondata, prima che la famiglia diventi fucaiola. Prevenzione, recupero degli sciami e sciami artificiali sono nella guida sulla sciamatura.

Il telaino trappola

Tra aprile e luglio le linee guida del Ministero della Salute del 2024 raccomandavano di rimuovere la covata maschile opercolata: un telaino senza foglio cereo ai lati del nido, riempito di covata da fuco, da tagliare quando è opercolato. Un telaino dimenticato oltre i 24 giorni libera tutte le varroe che ha attirato.

Estate: smielatura, trattamento antivarroa e api invernali

In Italia la sopravvivenza invernale si decide tra luglio e agosto, molto più che a dicembre.

Smielare e poi trattare subito

Si prelevano i telaini opercolati almeno per tre quarti. Gli ApiCultori Veneti indicano come obiettivo un’umidità vicina al 17%, perché oltre il 18-18,5% cresce il rischio di separazione di fase. L’apiscampo va posato 24-48 ore prima e nessun favo deve restare accessibile alle saccheggiatrici. Tutti i passaggi sono nella guida alla smielatura.

Il trattamento estivo segue l’ultimo raccolto importante. Il quadro nazionale è quello della nota del Ministero della Salute del 18 marzo 2026 e delle linee guida del Centro di referenza nazionale dell’IZSVe:

  • almeno due trattamenti l’anno, uno dopo il raccolto principale e uno all’inizio del periodo autunno-invernale, di norma senza covata;
  • trattamento estivo dopo la smielatura principale: in parte del Paese luglio chiude la stagione produttiva; dove le api bottinano anche ad agosto, il trattamento non va ritardato troppo;
  • trattamenti contemporanei su tutti gli alveari dell’apiario e nella stessa zona;
  • solo medicinali veterinari autorizzati, registrati entro 48 ore.

Le Regioni possono essere più precise. Le linee guida dell’Emilia-Romagna collocano il trattamento estivo a inizio luglio, al più tardi entro fine luglio. In Trentino la Fondazione Mach consiglia di iniziare il blocco di covata nei primi giorni di luglio e di finire entro fine luglio, e la Provincia autonoma rende obbligatori almeno due trattamenti l’anno.

Perché luglio e agosto contano tanto

In presenza di covata la varroa raddoppia approssimativamente ogni mese, ricordano le linee guida ministeriali: a questo ritmo 50 varroe a febbraio diventano 3.200 ad agosto. Il picco cade quando la famiglia, che si sta riducendo, alleva le api invernali, quelle che dovranno vivere mesi. Parassitate da pupe e infettate dai virus, vivono poco e il glomere si assottiglia tra novembre e marzo. Più si ritarda, più api invernali nascono già danneggiate.

Blocco di covata e trattamento

Il blocco di covata estivo seguito da acido ossalico è ormai pratica corrente al Centro-Nord: ingabbiamento della regina per 24 giorni, il tempo perché nasca tutta la covata opercolata compresa quella maschile, oppure asportazione della covata. La circolare veneta del 2022 descrive una variante con favo trappola in cui il melario si toglie al ventesimo giorno e si tratta al venticinquesimo, quando tutta la covata è sfarfallata. In alternativa si usano farmaci in strisce, a base di timolo o di acido formico, ciascuno con le sue temperature: nelle estati molto calde della Pianura Padana e del Sud la finestra per timolo e acido formico si restringe.

Vuoto di nettare e saccheggio

Dopo la mietitura nelle zone di seminativi e con la siccità al Sud, i raccolti si fermano. La Fondazione Mach elenca i fattori che scatenano il saccheggio: famiglie di forza diversa, arnie aperte a lungo nelle ore di volo, nutritori che gocciolano o aperti e trattamenti a base di timolo. Riduci le porticine delle famiglie deboli, nutri solo la sera e senza versare sciroppo, tieni pieni gli abbeveratoi.

Come si preparano le api all’invernamento, da agosto a novembre?

L’obiettivo è portare in inverno una famiglia popolosa, poco infestata, con scorte sufficienti e un volume adeguato.

Valutare e integrare le scorte

La Fondazione Mach, nel notiziario del 31 luglio 2024, considera agosto e settembre “mesi fondamentali” per scorte di zucchero e polline e indica come obiettivo tre o quattro favi di scorte ben pieni e in gran parte opercolati per una famiglia normale che sverna su 7-8 favi. Le scorte si leggono sui favi laterali e sulle corone di miele sopra la covata, dove il glomere passerà l’inverno.

Se mancano, si nutre subito dopo il trattamento estivo, finché le api possono ancora trasformare e opercolare lo sciroppo:

  • sciroppo concentrato, con un rapporto zucchero/acqua di 1,5-2:1, per le scorte; quello diluito, vicino a 1:1, stimola la deposizione e non serve a riempire i favi;
  • mai scaldato a lungo né bollito: si forma HMF, dannoso per le api;
  • nutritore a ciambella sul foro del coprifavo, che le api svuotano in un giorno o poco più secondo il volume, o nutritore a tasca, di solito da 2,5-3 litri, che però obbliga ad aprire l’arnia;
  • niente favi di melata come scorta invernale: la Fondazione Mach consiglia di sostituirli con favi costruiti e di nutrire con sciroppo denso.

Al Nord e in montagna si nutre tra agosto e i primi di settembre; dopo metà settembre, avverte la Fondazione, non ci si può aspettare che le api completino favi mal costruiti. Al Sud e nelle isole l’autunno mite lascia più margine, ma la covata continua consuma di più: nel febbraio 2026 l’Osservatorio segnalava in alcune aree consumi invernali più alti per la covata quasi continua. Nell’autunno 2025, invece, edera, inula e zucchino selvatico hanno dato raccolti abbondanti in molte zone e le famiglie sono andate in inverno “generalmente ben scortate”.

La visita d’autunno e il restringimento

  1. Controllo sanitario: covata, regina, assenza di segni di peste o di covata calcificata.
  2. Polline: una corona di polline intorno alla covata. Le paste proteiche hanno un valore dubbio, secondo la Fondazione Mach.
  3. Volume: dal mese di settembre si restringe il nido con il diaframma, togliendo i favi vuoti o mal costruiti. Una famiglia che in estate occupava 10 favi sverna in genere con circa 15.000 api; un favo ben coperto ne porta 2.000-2.500. Le famiglie che svernano su meno di sette favi stanno meglio in un’arnietta da sei.
  4. Riunioni: le famiglie deboli ma sane si riuniscono; quelle malate non si riuniscono a nessuno.
  5. Porticine e tetti: porticina ridotta contro saccheggio e calabroni, poi griglia contro i topi; coprifavo isolato, arnie ancorate dove soffia il vento.

Calabroni, Aethina e fitofarmaci: le minacce di stagione

Vespa velutina e Vespa orientalis

Due calabroni predano le api in Italia, in zone diverse. Secondo le schede dell’IZSVe aggiornate a marzo 2025:

  • Vespa velutina, il calabrone dalle zampe gialle, è stata avvistata per la prima volta in Liguria nel 2012 e si è diffusa in Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna, con nuovi nidi trovati nel 2024 e un primo nido in Sardegna (Ilbono, in Ogliastra) nell’agosto 2025 (vedi l’articolo sulla Vespa velutina). I nidi secondari, difficili da vedere d’estate, diventano visibili in autunno, al massimo della colonia.
  • Vespa orientalis, insediata in Sicilia, si è estesa a Calabria, Campania e Lazio e poi a Toscana, Sardegna, Liguria e Friuli Venezia Giulia.

Per la velutina l’IZSVe indica le trappole vicino agli alveari in primavera e in autunno, quando volano le regine fondatrici e poi le nuove regine; per l’orientalis in primavera e tra fine estate e inizio autunno, precisando che d’estate le trappole non servono. Nel febbraio 2026 l’Osservatorio riportava che nelle Regioni con monitoraggio attivo le trappole per la velutina erano consigliate da metà febbraio. Ogni avvistamento o nido va segnalato subito alle autorità competenti, e la rimozione dei nidi spetta a personale esperto. In autunno riduci le porticine delle famiglie esposte.

Aethina tumida

Il piccolo coleottero dell’alveare è presente dal 2014 in Calabria e dal 2024 nel Messinese, dove la presenza è ormai consolidata. Secondo la nota ministeriale del 18 marzo 2026, la zona di protezione comprende le province di Reggio Calabria e Vibo Valentia e un raggio di 30 km intorno ai focolai del Messinese, con le movimentazioni in uscita bloccate. Nel 2026 l’IZSVe ha confermato nuovi casi a Gaeta, in provincia di Latina, il 4 giugno, e a Rogliano, in provincia di Cosenza, il 25 settembre. In estate, quando il coleottero è più attivo, non lasciare favi, opercoli o melari accessibili all’aperto, e prima di ogni spostamento al Centro-Sud verifica con la ASL le zone in vigore.

I divieti di trattamento in fioritura

Dalla fioritura dei fruttiferi in poi, il calendario dell’apicoltore si incrocia con quello degli agricoltori. La legge 313/2004 affida alle Regioni i divieti di trattamento durante la fioritura. In Emilia-Romagna, per esempio, la legge regionale 2/2019 vieta insetticidi e acaricidi su colture e vegetazione spontanea in fioritura, “dalla schiusa dei petali alla caduta degli stessi”, con sanzioni da 2.000 a 20.000 euro; Lombardia e Piemonte hanno divieti analoghi, con il Piemonte che li estende a fungicidi ed erbicidi pericolosi per le api. Se trovi una moria davanti alle arnie in primavera, chiama subito la ASL: le perdite superiori al 50% dell’apiario vanno registrate in BDN entro 7 giorni.

Le scadenze di legge nel calendario dell’apicoltore

Alcuni obblighi hanno una data fissa e valgono in tutta Italia, dal primo alveare:

Quando Obbligo Riferimento
Prima di portare le api Registrazione dell’apiario in BDN e cartello identificativo D.Lgs. 134/2022
Entro 48 ore dall’inizio di ogni trattamento Annotazione nel registro dei trattamenti: farmaco, fornitore, documento d’acquisto, codice dell’apiario, alveari, quantità, durata, tempo di sospensione Procedure del Ministero della Salute, luglio 2022
Entro 7 giorni Comunicazione in BDN di spostamenti, vendite di nuclei e regine, sciami catturati, perdite superiori al 50% dell’apiario Manuale operativo BDN
Estate e autunno-inverno Almeno due trattamenti antivarroa con farmaci autorizzati, contemporanei nella zona; obbligatori dove la Regione o la Provincia autonoma li impone Nota 8542/2026 e piani regionali
Dal 1° novembre al 31 dicembre Censimento annuale degli alveari in BDN, anche per gli apiari a zero alveari D.Lgs. 134/2022, sanzione da 300 a 3.000 euro per apiario
Sempre Conservazione del registro e delle prove d’acquisto per 5 anni Procedure del Ministero della Salute

Il registro è vidimato dal servizio veterinario per gli allevamenti non familiari; chi tiene al massimo 10 alveari per autoconsumo può usarne uno non vidimato. Il censimento si fa sul portale della BDN o tramite un delegato, come l’associazione: conviene registrarlo a novembre, quando le perdite autunnali sono già visibili e il conteggio è onesto. Tutti i passaggi sono nella guida all’anagrafe apistica.

Il quaderno di apiario

Oltre al registro obbligatorio, tieni un quaderno per ogni famiglia: favi di api e di covata, conteggi di varroa, peso, date di fioritura della tua zona, raccolti. Dopo due o tre stagioni varrà più di qualsiasi calendario nazionale.

Puoi tenerlo anche online con la nostra scheda di visita dell’alveare, alveare per alveare.

Domande frequenti

Quando si fa la prima visita primaverile dell'alveare?

In una giornata tiepida e senza vento, come regola pratica sopra i 15 °C all'ombra, nelle ore centrali, quando le bottinatrici rientrano cariche di polline. Nelle zone costiere del Sud e nelle isole capita già a febbraio, nella Pianura Padana di solito a marzo, in montagna ad aprile o maggio. Prima di allora basta osservare la porticina, soppesare l'arnia e leggere il cassetto del fondo.

Quando si mette il primo melario?

Quando la famiglia copre quasi tutti i favi del nido, le api costruiscono cera bianca in alto sui telaini e una fioritura importante sta per arrivare. Nella pianura veneta gli ApiCultori Veneti hanno osservato che le famiglie pronte a melario al 10 aprile hanno fatto un buon raccolto di primavera. Al Sud, con agrumi e sulla, si parte prima; in montagna si arriva a maggio o giugno.

Quando si fa il trattamento estivo contro la varroa?

Subito dopo l'ultimo raccolto importante, su tutti gli alveari dell'apiario e della zona. Le linee guida 2026 del Ministero della Salute chiedono, dove le api bottinano anche ad agosto, di non ritardarlo troppo. In Emilia-Romagna le linee guida regionali puntano a inizio luglio, al più tardi a fine luglio. Il secondo trattamento si fa in autunno-inverno, senza covata.

Quante scorte servono a un alveare per l'inverno?

La Fondazione Edmund Mach indica tre o quattro favi di scorte ben pieni e in gran parte opercolati per una famiglia normale che sverna su 7-8 favi. Le scorte vanno controllate tra agosto e settembre, quando le api possono ancora lavorare lo sciroppo. Se mancano si nutre con sciroppo concentrato, rapporto zucchero/acqua di 1,5-2:1, mai scaldato o bollito per non formare HMF.

Cosa si fa in apiario d'inverno?

Si apre il meno possibile. Si controllano tetti, porticine e stabilità delle arnie dopo vento e neve, si soppesano gli alveari, si fa il trattamento con acido ossalico quando la famiglia è senza covata e si registra il censimento in BDN entro il 31 dicembre. In magazzino si puliscono melari, telaini e fondi e si prepara la cera per la stagione.

Quando sciamano le api in Italia?

Per esperienza comune, la febbre sciamatoria accompagna il massimo sviluppo della famiglia, prima e durante le grandi fioriture di primavera. Al Sud e nelle isole comincia già tra marzo e aprile, nella Pianura Padana si concentra tra aprile e giugno, in montagna arriva più tardi. Nel periodo a rischio le famiglie forti vanno visitate ogni 7-9 giorni, cercando le celle reali.

Quando nutrire le api in autunno?

Tra agosto e settembre, dopo il trattamento estivo, quando la famiglia sta allevando le api invernali e può ancora trasformare e opercolare lo sciroppo. La Fondazione Mach considera agosto e settembre i mesi fondamentali per scorte e polline. Per le scorte si usa sciroppo concentrato; quello diluito, vicino a 1:1, stimola la deposizione e non serve a riempire i favi.

Quando va fatto il censimento degli alveari?

Dal 1° novembre al 31 dicembre di ogni anno, in Banca Dati Nazionale, per ogni apiario aperto, anche se in quel momento è a zero alveari. Si può fare da soli sul portale o tramite un delegato come l'associazione. Il censimento mancato è punito con una sanzione da 300 a 3.000 euro per apiario dal decreto legislativo 134/2022.

Fonti

  1. Nota 8542 del 18 marzo 2026: Piano gestione Varroa, sorveglianza Aethina tumida e Tropilaelaps, anno 2026, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
  2. Nota 11687 del 2 aprile 2024: Linee guida per il controllo dell'infestazione da Varroa destructor, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
  3. Notizie apicoltura n. 1/2026: Lotta alla varroa 2026, Fondazione Edmund Mach, Centro Trasferimento Tecnologico
  4. Notizie apicoltura n. 02/2024: Nutrizione estiva e preparazione all'inverno (31 luglio 2024), Fondazione Edmund Mach, pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  5. Circolare maggio-giugno 2022, ApiCultori Veneti, Treviso
  6. Linee guida per il controllo delle infestazioni da Varroa destructor in Emilia-Romagna (nota prot. 759826 dell'11 dicembre 2017), Regione Emilia-Romagna, Servizio prevenzione collettiva e sanità pubblica
  7. Procedure operative per la registrazione dei trattamenti di medicinali veterinari somministrati alle api, Ministero della Salute, allegato alla nota dell'11 luglio 2022
  8. Report annuale: monitoraggio produzione e mercato del miele, stagione 2025, Osservatorio Nazionale Miele
  9. Rilevazione mensile, giugno 2025, Osservatorio Nazionale Miele, pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  10. Rilevazione mensile, settembre 2024, Osservatorio Nazionale Miele, pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  11. Rilevazione mensile, ottobre 2025, Osservatorio Nazionale Miele, pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  12. Rilevazione mensile, febbraio 2026, Osservatorio Nazionale Miele, pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  13. Rilevazione mensile, marzo 2026, Osservatorio Nazionale Miele, pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  14. Vespa velutina: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
  15. Vespa orientalis: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
  16. Aethina tumida in Italia: casi confermati nel 2026 (Gaeta, 4 giugno; Rogliano, 25 settembre), IZSVe, Centro di referenza nazionale per l'apicoltura
  17. Le buone pratiche apistiche (corso Aggiornamenti sanitari in apicoltura, 25 ottobre 2025), IZSLER, Sede territoriale di Lugo, pubblicato da AUSL di Bologna
  18. Legge regionale Emilia-Romagna 4 marzo 2019, n. 2: norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura, Edizioni Europee
  19. Palynological, physico-chemical and organoleptic characteristics of carob tree (Ceratonia siliqua L.) honey from Sicily (G. Ferrauto e P. Pavone, International Journal of Food Science & Technology 48(8), 2013), Università degli Studi di Catania, archivio IRIS
  20. Ceratonia siliqua (Agroforestree Database 4.0, Orwa et al., 2009), World Agroforestry Centre (ICRAF)