

Vespa velutina: riconoscerla, segnalarla, monitorarla con le trappole e difendere l'apiario in Italia
Vespa velutina in Italia: distinguerla dal calabrone, dove è arrivata, il piano nazionale, come segnalarla, trappole selettive e difesa degli alveari.
La Vespa velutina, o calabrone asiatico a zampe gialle (Vespa velutina nigrithorax), è un vespide invasivo arrivato in Italia dalla Francia nel 2012, riconoscibile dal corpo bruno nero, dal quarto segmento addominale giallo arancio e dalle zampe gialle all’estremità. Insediata nella Liguria di Ponente, oggi è segnalata anche in Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, e nel 2025 un nido è stato trovato in Sardegna. Caccia le api in volo davanti alle arnie da fine estate all’autunno e costruisce nidi di migliaia di individui, spesso in alto sugli alberi. In Italia è gestita da un piano nazionale approvato con decreto il 28 settembre 2022: la chiave è segnalare subito ogni avvistamento su stopvelutina.it, lasciare la distruzione dei nidi alle squadre formate, usare trappole solo nei periodi e nei modi giusti e proteggere l’apiario.
Come si riconosce la Vespa velutina?
I caratteri che non ingannano
La sottospecie presente in Italia, nigrithorax, si riconosce a occhio nudo da quattro caratteri, descritti nelle schede di ISPRA e IZSVe:
- Torace interamente nero, vellutato, senza macchie rossicce.
- Addome bruno scuro con una sottile fascia gialla sul primo segmento e il quarto segmento quasi tutto giallo arancio. È il carattere più affidabile.
- Capo nero con la parte frontale giallo arancio.
- Zampe gialle all’estremità, da cui il nome comune.
Le operaie misurano circa 2,5 cm e le regine fino a 3 cm, poco meno del calabrone europeo; l’IZSVe indica un intervallo complessivo di 17-32 mm. I maschi hanno antenne più lunghe.
Velutina, calabrone europeo e Vespa orientalis a confronto
In Italia le confusioni più frequenti sono due: con il calabrone europeo, presente ovunque, e al Centro-Sud con la Vespa orientalis.
| Carattere | Vespa velutina | Calabrone europeo (Vespa crabro) | Vespa orientalis |
|---|---|---|---|
| Aspetto generale | Scuro, bruno nero | Chiaro, bruno rossiccio, nero e giallo | Rossiccio |
| Torace | Nero vellutato | Bruno rossiccio e nero | Rossiccio |
| Addome | Bruno, fascia sottile sul 1° segmento, 4° segmento arancio | In gran parte giallo con bande nere | Rossiccio con una netta fascia gialla |
| Zampe | Gialle all’estremità | Bruno rossicce | Rossicce |
| Nido | Sferico o a pera, spesso alto sugli alberi, piccola entrata laterale | In cavità riparate (tronchi cavi, sottotetti), apertura in basso | In cavità, cassonetti delle tapparelle, muri, nel terreno |
| Stato | Specie esotica invasiva di rilevanza unionale | Specie autoctona | Nativa al Sud, in espansione verso Nord |
Il calabrone europeo è una specie autoctona con un ruolo ecologico: ucciderlo per sbaglio non aiuta in alcun modo gli alveari. Non compare fra le specie invasive e non è oggetto di alcun piano di controllo.
Con cosa si confonde ancora
Arrivano spesso alle reti di segnalazione foto di insetti innocui o di specie autoctone: vespe comuni (Vespula), più piccole e molto più gialle; la scolia gigante (Megascolia maculata), grande e nera a macchie gialle; la xilocopa, l’ape legnaiola tutta nera con riflessi bluastri; mosche che imitano i calabroni, come i sirfidi del genere Volucella, che hanno un solo paio d’ali. In una presentazione del progetto LIFE STOPVESPA ospitata dall’ISPRA, il gruppo dell’Università di Torino avvertiva che le segnalazioni false possono arrivare al 76% di quelle ricevute. Per questo ogni segnalazione deve avere una foto.
Dove si trova la Vespa velutina in Italia?
La velutina è arrivata in Europa nel 2004, nel sud-ovest della Francia, probabilmente con un carico di vasellame dalla Cina contenente regine in svernamento, come ricorda l’ISPRA. In Italia l’Università di Torino teneva una rete di monitoraggio in Piemonte e Liguria già dal 2007: il primo esemplare è stato catturato a Loano (SV) il 19 novembre 2012 e il primo nido è stato accertato il 12 luglio 2013 a Vallecrosia (IM), in un capanno a 100 metri dal mare, su segnalazione di un apicoltore. In autunno altri cinque nidi sono stati trovati a Dolceacqua (IM), sempre grazie agli apicoltori della zona.
| Anno | Tappa | Fonte |
|---|---|---|
| 2012 | Prima cattura in Liguria (Loano, SV, 19 novembre) | Porporato 2016 |
| 2013 | Primi nidi: 5 in Liguria, 2 in Piemonte | Bertolino et al. 2016 |
| 2013-2015 | Area occupata in Liguria da 205 a 930 km²; fronte avanzato di circa 18 km l’anno | Bertolino et al. 2016 |
| 2017 | Prima segnalazione in Toscana (Pietrasanta, LU); catture isolate a Bergantino (RO) e Borgofranco sul Po (MN) | Piano nazionale |
| 2019 | Liguria da Ventimiglia ad Alassio, circa 1.259 km², più i nuclei staccati di Finale Ligure e La Spezia confermati nel 2018; conferma a Massa-Carrara; in Piemonte almeno 185 km², soprattutto nel Monregalese | Piano nazionale |
| Ottobre 2023 | Primo avvistamento sulla collina torinese | Regione Piemonte |
| 2023-2024 | Oltre 400 nidi segnalati in Toscana tra l’autunno 2023 e l’inizio del 2024, più della metà neutralizzati, soprattutto a Massa, Lucca, Pisa e Livorno; primo nido in provincia di Firenze (Bargino) a fine 2023 | Università di Firenze, citata da La Nazione |
| Novembre 2024 | Nido a Vaiano (PO), in un’area di nuova colonizzazione, trovato con il radiotracking nell’ambito del piano regionale | Regione Toscana (Toscana Notizie) |
| Marzo 2025 | L’IZSVe elenca avvistamenti in Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna | IZSVe |
| Luglio-agosto 2025 | Due apiari positivi a Ilbono (NU), in Ogliastra, confermati dall’Università di Sassari; nido vicino a un apiario di Ilbono localizzato con il radiotracking e neutralizzato | Università di Sassari e StopVelutina |
Il salto in Sardegna conferma quello che già scrivevano Bertolino e colleghi nel 2016: oltre alla diffusione naturale conta il trasporto passivo delle regine fecondate con le merci e i veicoli.
Il Ponente ligure resta la zona più colpita. Bertolino e colleghi hanno stimato, nelle 17 aree di maggiore presenza, una densità media di 2,9-3,5 nidi per chilometro quadrato: attorno a un apiario in queste zone ci possono essere diversi nidi entro il raggio di caccia.
Come vive la velutina: il ciclo annuale
Ogni colonia nasce da una sola regina fondatrice e dura una sola stagione. Il calendario qui sotto vale per la costa ligure e toscana; in collina e nell’entroterra piemontese tutto slitta di qualche settimana.
| Periodo | Cosa fa la velutina | Cosa fa l’apicoltore |
|---|---|---|
| Febbraio-aprile | Le regine escono dallo svernamento, si nutrono di zuccheri e fondano il nido primario, piccolo (5-10 cm), spesso basso e riparato | Trappole di sorveglianza con birra chiara nelle zone a rischio; segnalare ogni regina catturata |
| Maggio-giugno | Nascono le prime operaie; molte colonie si spostano e costruiscono il nido secondario, più grande e in alto | Cercare e segnalare i nidi primari, ancora facili da eliminare |
| Luglio-ottobre | Il nido secondario cresce fino a contenere migliaia di individui; la caccia davanti agli apiari diventa intensa | Osservare il volo davanti alle arnie, ridurre le porticine, montare le museruole, segnalare la predazione |
| Settembre-novembre | Nascono maschi e nuove regine, che si accoppiano e cercano un riparo per l’inverno | Le distruzioni dei nidi dopo l’uscita delle regine servono molto meno; trappole di sorveglianza in autunno |
| Dicembre-gennaio | La colonia muore; svernano solo le giovani regine fecondate | Segnalare i nidi ormai visibili sugli alberi spogli: indicano dove la pressione sarà alta in primavera |
Secondo l’IZSVe il nido secondario è sferico o a pera, può arrivare a 90 cm di altezza e in autunno misura di solito circa 60 per 80 cm; l’ISPRA lo descrive tra 50 e 80 cm di diametro, di solito a più di 10 metri d’altezza, ma anche su edifici, in siepi e talvolta vicino al suolo. D’estate, nascosto dalle foglie, è quasi invisibile. Secondo l’IZSVe ogni nido può dare origine a 30-40 nuove colonie l’anno successivo.
Per il piano nazionale il 95% dei nuovi nidi compare tra 1,4 e 6,2 km dai nidi dell’anno precedente: è il motivo per cui le misure si concentrano in un raggio di almeno 1,4 km attorno a ogni nuovo focolaio.
Quali danni fa la Vespa velutina agli alveari?
La caccia in volo stazionario
Le operaie si piazzano in volo stazionario davanti alle porticine e catturano le bottinatrici al rientro, poi ne portano al nido il torace, ricco di muscoli, per nutrire le larve. Gli adulti si nutrono invece di sostanze zuccherine, e per questo la velutina danneggia anche la frutta matura. L’ISPRA segnala che oltre alle api mellifere le larve vengono nutrite con api selvatiche, bombi, altre vespe sociali, mosche e sirfidi.
Il blocco del volo, il danno vero
Il danno peggiore non è il numero di api uccise ma la paralisi del bottinamento. Come descrive l’IZSVe, quando le velutine stazionano davanti all’arnia le api smettono di uscire per raccogliere polline e nettare e la famiglia si indebolisce: consuma le scorte, riduce l’allevamento della covata e arriva all’inverno con poche api invernali e poche provviste. Le colonie più deboli possono essere poi saccheggiate o aggredite direttamente.
Il blocco arriva proprio nel periodo del trattamento estivo contro la varroa e della preparazione all’invernamento: una famiglia già stressata dalla velutina e con il carico di varroa alto difficilmente supera l’inverno. Se perdi più della metà degli alveari di un apiario, la perdita va comunque registrata in BDN entro 7 giorni, come per ogni moria.
Cosa dicono i numeri
Non esistono ancora stime precise dell’impatto economico della specie, come ricorda l’ISPRA nella sua scheda, e in Italia mancano dati sistematici sulle perdite di alveari. Lo studio francese di Requier e colleghi, pubblicato nel 2020 sul Journal of Pest Science, resta il riferimento più solido sull’effetto della predazione sulla sopravvivenza delle colonie e sull’utilità delle museruole (vedi sotto).
Cosa dice la legge: regolamento UE, D.Lgs. 230/2017 e piano nazionale
Lo status giuridico
La Vespa velutina nigrithorax è nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale dal 2016, con il regolamento di esecuzione (UE) 2016/1141 adottato in base al regolamento (UE) 1143/2014. In Italia il regolamento è attuato dal decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 230. L’autorità nazionale competente è il Ministero dell’Ambiente (oggi MASE), con il supporto tecnico e scientifico dell’ISPRA.
Per i cittadini la conseguenza pratica è il divieto generale previsto dal regolamento e dal decreto: gli esemplari di specie di rilevanza unionale non possono essere introdotti, detenuti, allevati, trasportati, venduti, ceduti o rilasciati nell’ambiente, salvo nell’ambito delle misure ufficiali di gestione. Le sanzioni amministrative sono applicate dai Carabinieri forestali. In concreto: non si tengono velutine vive, non si spostano nidi, e un esemplare sospetto si congela per l’identificazione, come indica il piano nazionale.
Attenzione a non confondere i due piani normativi: la velutina non è una malattia delle api elencata dal regolamento (UE) 2016/429. Non rientra quindi nell’obbligo di notifica all’ASL entro 12 ore previsto dall’articolo 6 del D.Lgs. 136/2022 per peste americana, Aethina tumida e Tropilaelaps. Si segnala alla rete della specie invasiva, non ai servizi veterinari. Le malattie da denunciare sono nella nostra guida alle malattie delle api.
Gestione, non eradicazione
Il punto decisivo è che l’Italia ha classificato la velutina come specie ampiamente diffusa e la gestisce con l’articolo 22 del D.Lgs. 230/2017, non con l’eradicazione rapida dell’articolo 19. Il decreto del Ministro della Transizione ecologica del 28 settembre 2022 ha adottato le misure di gestione, dopo il parere favorevole dell’ISPRA (16 febbraio 2022), dei Ministeri delle Politiche agricole (oggi MASAF) e della Salute (21 marzo 2022) e il passaggio in Conferenza Stato-Regioni, che si è espressa nella seduta del 27 luglio 2022. Regioni, Province autonome di Trento e Bolzano e aree protette nazionali sono tenute ad applicarle.
Il piano allegato, redatto da Lioy, Bertolino, Laurino, Manino e Porporato dell’Università di Torino, esclude l’eradicazione completa e divide il Paese in tre zone:
- Zona A, contenimento: Liguria e Piemonte, dove la specie è insediata. L’obiettivo è il controllo a lungo termine e la rimozione dei nidi prima che producano regine.
- Zona B, eradicazione locale: Toscana, Veneto e Lombardia, con presenze localizzate al momento della redazione, più le aree confinanti con la zona di insediamento e quelle con segnalazioni isolate.
- Zona C, rilevamento precoce e risposta rapida: tutte le altre Regioni e le Province autonome, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, Emilia-Romagna e Sardegna comprese. Qui l’obiettivo è scoprire subito ogni nuovo arrivo ed eliminarlo prima che si insedi.
La fotografia di partenza è quella del 2019 e oggi è superata: Toscana e Sardegna hanno nidi accertati e l’IZSVe segnala la specie anche in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Le Regioni pianificano gli interventi, individuano il personale (dipendenti regionali, Protezione civile, Vigili del fuoco, ditte di disinfestazione, squadre di apicoltori), forniscono dispositivi di protezione e assicurazione e ogni anno trasmettono i dati all’ISPRA.
Cosa fanno le Regioni
- Toscana: piano di gestione regionale per il periodo 2023-2026, con il coordinamento scientifico delle Università di Firenze e Pisa (dipartimenti di Biologia e di Veterinaria) e squadre delle associazioni apistiche regionali, fra cui l’Associazione Apicoltori delle Province Toscane. Secondo la Regione il finanziamento è di 240.000 euro statali (2023-2025) e 30.000 regionali, con 107.500 euro per il coordinamento scientifico e 294.039,49 euro per il monitoraggio e la distruzione dei nidi nel periodo 2023-2026. I risultati dei primi tre anni sono stati presentati a Firenze il 18 febbraio 2026. Per il 2026 è prevista una sperimentazione di un metodo innovativo di distruzione dei nidi, subordinata al parere dell’ISPRA e a una deroga del Ministero della Salute per l’uso di alcuni biocidi.
- Piemonte: monitoraggio nelle aree a rischio con trappole selettive, procedura standard di segnalazione, rimozione dei nidi con squadre specializzate, Vigili del fuoco e volontari di Protezione civile, coordinati dal DISAFA dell’Università di Torino con l’associazione Aspromiele, secondo la risposta della Giunta al Consiglio regionale del 13 maggio 2025.
Come e dove segnalare la Vespa velutina
I portali
Il canale nazionale è stopvelutina.it, il progetto Stop Velutina di CREA Agricoltura e Ambiente con le Università di Firenze e Pisa, finanziato dal Ministero delle Politiche agricole e dall’Unione europea. Il modulo di segnalazione online, ospitato sulla piattaforma beewatching.it, è raggiungibile dal sito; in alternativa si scrive all’indirizzo email del progetto o alla sua pagina Facebook. In Liguria e Piemonte le segnalazioni passavano anche dal sito del progetto LIFE STOPVESPA, vespavelutina.eu.
Una buona segnalazione contiene:
- foto nitida, possibilmente dell’addome e delle zampe, o del nido;
- posizione precisa, meglio con le coordinate da una mappa sul telefono;
- data e ora, e se si tratta di un individuo isolato, di più individui davanti alle arnie o di un nido;
- i tuoi recapiti.
Molte associazioni apistiche, come quelle toscane coinvolte nel piano regionale, raccolgono segnalazioni e le girano alla rete.
Se trovi un nido
- Non avvicinarti: resta a qualche metro, non colpire il nido, non usare bastoni, getti d’acqua o fuoco.
- Fotografalo da lontano e annota la posizione esatta.
- Segnalalo su stopvelutina.it o alla tua associazione.
- Avvisa chi frequenta la zona, soprattutto se il nido è basso, in una siepe o vicino a un passaggio.
Come le squadre distruggono il nido
Il piano nazionale descrive le tecniche ammesse. Sui nidi accessibili in sviluppo si usano insetticidi piretroidi (permetrina, tetrametrina, cipermetrina), di preferenza la sera quando tutte le operaie sono dentro. Per i nidi alti fino a circa 20 metri si usano aste telescopiche con permetrina in polvere, al massimo 0,5 g per nido. I nidi piccoli si possono chiudere in un sacco e poi congelare o trattare con CO₂. Le armi da fuoco non sono raccomandate perché non garantiscono la morte della regina. I nidi trattati con piretroidi vanno smaltiti come rifiuti pericolosi.
Per ogni nido distrutto la squadra registra coordinate GPS, dimensioni, tecnica, data e ora, con foto prima e dopo il trattamento. L’intervento ha senso soprattutto in primavera ed estate, prima che le nuove regine escano dal nido, cioè prima di settembre.
Cosa non è ammesso
Le esche avvelenate sono vietate dall’ordinanza del Ministero della Salute del 10 agosto 2020. Il cosiddetto metodo Z prevede di trattare con un insetticida le velutine catturate mentre cacciano all’apiario, perché lo riportino al nido. Il piano nazionale lo dà ancora in sperimentazione, senza dati su efficacia, principi attivi e impatto sugli insetti non bersaglio, e quindi non applicabile in Italia. Qualsiasi uso di biocidi fuori dalle autorizzazioni richiede una deroga del Ministero della Salute, come mostra la sperimentazione prevista in Toscana per il 2026: non è un metodo che l’apicoltore possa applicare da sé.
Trappole per Vespa velutina: quando, con che esca e con quali regole
Sorveglianza, non cattura di massa
Il trappolaggio serve a sapere se la velutina è arrivata e a proteggere i singoli apiari, non a ridurre la popolazione su un territorio. Il piano nazionale ammette due usi:
- Trappolaggio di sorveglianza, nelle zone di espansione e attorno agli apiari, da febbraio a maggio e da settembre a dicembre.
- Cattura intensiva delle regine, solo attorno ai nuovi focolai, in primavera o in autunno, con circa 2 trappole per ettaro su un raggio di almeno 1,4 km dal focolaio, da controllare ogni settimana e al massimo ogni 15 giorni. Le trappole con troppe catture accessorie vanno spostate o disattivate.
In estate le trappole servono poco: il piano affianca al trappolaggio l’osservazione della predazione negli apiari, che in estate e in autunno è il modo migliore per accorgersi della velutina. Bastano visite regolari, restando qualche minuto fermi davanti alle arnie nelle ore calde.
La trappola raccomandata
| Elemento | Indicazione del piano nazionale |
|---|---|
| Esca | Birra chiara, 0,33 l, 4,7% di alcol |
| Cambio esca | Ogni 15 giorni |
| Altezza | Da 1,5 a 1,8 m |
| Fori | Sotto i 5 mm per far uscire gli insetti non bersaglio |
| Esemplari sospetti | Congelati e inviati per l’identificazione |
Già nel 2016 Porporato riportava che, fra le esche testate nel progetto LIFE STOPVESPA, la birra era la più attrattiva per i vespidi e selettiva, perché non attirava api mellifere né api selvatiche. L’alcol, spiega il piano, riduce la cattura di impollinatori come le api. Evita invece gli sciroppi zuccherini e il miele, che attirano proprio le api.
Il piano non vieta esplicitamente le trappole non selettive, ma chiede di ridurre al minimo l’impatto sugli insetti non bersaglio e prevede che le esche attrattive selettive siano approvate dall’ISPRA. Ogni settimana controlla le catture: se trovi api, bombi o farfalle, cambia esca o posizione.
Come proteggere l’apiario dalla Vespa velutina
Museruole e riduttori di porticina
La museruola è una gabbia di rete metallica montata davanti alla porticina, con maglie che lasciano passare le api ma non le velutine. Le api escono e rientrano attraverso uno spazio che le velutine non riescono a presidiare dal volo stazionario. Nello studio di Requier e colleghi su 22 coppie di colonie in Francia, la museruola non ha ridotto le bottinatrici che non tornavano all’alveare, ma ha ridotto drasticamente la paralisi del bottinamento; secondo le simulazioni del modello, con molte velutine la probabilità di sopravvivenza delle colonie aumentava fino al 51%. La museruola si monta quando compaiono le prime velutine in caccia davanti all’apiario e si toglie quando la predazione cessa, a fine autunno.
Nella stessa logica, restringere la porticina a pochi centimetri da fine estate rende la difesa più facile alle guardiane. Le reti metalliche che chiudono l’intera porticina, usate anche contro i topi, non sostituiscono la museruola.
L’arpa elettrica
L’arpa elettrica è un telaio di fili metallici paralleli sotto tensione, piazzato accanto alle arnie: la velutina in volo stazionario tocca due fili e cade fulminata o stordita in un contenitore, mentre le api, che volano diritte verso la porticina, la incontrano raramente. Uno studio pilota dell’Università di Pisa con l’istituto belga INBO e l’Università di Gand, presentato al congresso Neobiota 2026, ha osservato che le arpe riducono la presenza di velutine davanti agli alveari, con un possibile effetto anche sulle arnie vicine non protette; il successo di predazione, però, non cambiava rispetto agli alveari di controllo, perché le velutine passavano più tempo a cacciare. In attesa di dati più solidi, l’arpa va considerata un aiuto da affiancare alla museruola, non una soluzione.
La conduzione dell’apiario
- Famiglie forti: le colonie popolose resistono meglio al blocco del volo. Riunisci i nuclei deboli prima dell’autunno.
- Scorte: se il blocco dura settimane, controlla il peso delle arnie e integra per tempo; vedi la nostra guida alla nutrizione delle api.
- Varroa: il trattamento estivo va fatto comunque e per tempo, anche sotto pressione della velutina.
- Posizione: un apiario sotto alberi alti e vicino a siepi rende più difficile vedere la predazione. Sui criteri di scelta vedi dove mettere le arnie.
- Calendario: inserisci nel tuo calendario apistico la sorveglianza primaverile, l’osservazione estiva e le museruole autunnali.
Cosa ha insegnato il progetto LIFE STOPVESPA
Il progetto LIFE STOPVESPA (LIFE14 NAT/IT/001128), coordinato dal DISAFA dell’Università di Torino con Politecnico di Torino, Aspromiele e Abbazia di Finalpia, si è svolto dall’agosto 2015 al luglio 2019 con un bilancio di 2.273.738 euro, finanziato al 60% dall’Unione europea. È stato il primo tentativo strutturato in Italia di contenere la specie sul fronte d’invasione.
I risultati principali:
- Squadre formate per la neutralizzazione dei nidi, affiancate da Vigili del fuoco e Protezione civile: 1.871 colonie rimosse fra il 2015 e il 2019, secondo il piano nazionale.
- Rete di allerta precoce costruita sulla rete già attiva di apicoltori e associazioni, con il sito vespavelutina.eu per le segnalazioni dei cittadini.
- Radar armonico sviluppato con il Politecnico: segue i calabroni marcati con un piccolo trasponditore dai siti di caccia al nido, con un raggio di rilevamento di 470 m in condizioni controllate.
- Esca selettiva a base di birra, poi ripresa dal piano nazionale.
Secondo i dati presentati dal gruppo di Torino, in Liguria i nidi registrati sono passati da 5 nel 2013 (205 km² colonizzati) a 487 nel 2016 (1.086 km²) e a 419 nel 2017 (1.110 km²): un rallentamento dopo la crescita iniziale. La velutina non è stata fermata, e nel 2019 l’area continua copriva già circa 1.259 km².
Il radiotracking, cioè la marcatura di una velutina con una minuscola trasmittente da seguire con antenna e ricevitore, è oggi uno degli strumenti principali per trovare i nidi alti e nascosti: in Toscana il primo nido localizzato così è stato quello di Vaiano (PO), nel novembre 2024, in una siepe coperta d’edera ad altezza d’uomo, a circa 400 metri da un apiario attaccato, e in Sardegna il nido vicino a un apiario di Ilbono (NU) nell’agosto 2025, a poche centinaia di metri dall’apiario monitorato, trovato da tecnici di Toscana Miele e dell’Università di Pisa. Il piano nazionale indica che la radiotelemetria permette di seguire un individuo fino a circa 800 metri, il radar armonico poco meno di 500.
Vespa orientalis al Sud: un problema diverso
Nel Centro-Sud e nelle isole il calabrone che preoccupa gli apicoltori è un altro: la Vespa orientalis, rossiccia con una fascia gialla sull’addome, lunga 1,9-3,5 cm. Per l’ISPRA è una specie nativa in Italia, storicamente presente nelle regioni meridionali, e non è nell’elenco unionale: non si applicano quindi il D.Lgs. 230/2017 né il piano velutina. L’IZSVe la definisce invece neo-invasiva nelle zone del Centro-Nord dove è arrivata dal Sud.
Ne abbiamo già scritto brevemente nella guida alle malattie delle api citata sopra; qui interessano le differenze pratiche:
- Dove: radicata in Sicilia, poi in Calabria, Campania e Lazio, quindi in Toscana, Sardegna, Liguria e Friuli Venezia Giulia secondo l’IZSVe. In Campania, in uno studio dell’Università di Napoli Federico II, era più frequente nelle catture dei siti urbani.
- Nido: in cavità, cassonetti delle tapparelle, edifici abbandonati, crepe dei muri e nel terreno, quindi difficile da trovare e da distruggere.
- Danni: in un’indagine dell’Università di Palermo fra gli apicoltori siciliani presentata nel 2023 (122 questionari validi), il 60% aveva subito perdite anomale di colonie l’anno precedente; il 39% le attribuiva soprattutto agli attacchi di vespe, il 49% alla scarsità di cibo. Gli attacchi ripetuti vanno da luglio a ottobre, tengono le api chiuse nell’arnia e nei casi gravi distruggono interi apiari non protetti. La zona più colpita era il Palermitano.
- Trappole: l’IZSVe consiglia trappole con esca zuccherina in primavera e a fine estate. In Campania, però, uno studio dell’Università di Napoli Federico II pubblicato nel 2026, con trappole a birra, pesche sciroppate e cibo per gatti in 15 apiari e 10 siti urbani tra settembre e ottobre, ha catturato poca Vespa orientalis nonostante fosse frequente negli apiari: gli autori concludono che le trappole con esca sono poco adatte a questa specie, mentre il calabrone europeo preferiva nettamente la birra.
In pratica, contro l’orientalis contano soprattutto la protezione delle porticine e la forza delle famiglie. Non esiste un portale nazionale di segnalazione equivalente a stopvelutina.it: per i nidi in luoghi di passaggio o frequentati l’ISPRA raccomanda di chiedere l’intervento delle autorità competenti.
La Vespa velutina è pericolosa per l’uomo?
L’ISPRA descrive la velutina come relativamente aggressiva e dotata di una puntura velenosa. Un individuo isolato in caccia o su un fiore non attacca; il rischio nasce quando si disturba un nido, soprattutto se è basso in una siepe o in un cespuglio, dove lo si può urtare tagliando l’erba o potando. In quel caso le punture possono essere numerose. Per la Vespa orientalis l’ISPRA giudica la pericolosità del tutto paragonabile a quella del calabrone europeo.
Le regole sono quelle di ogni imenottero: non avvicinarsi ai nidi, controllare siepi e cespugli prima di potarli in estate e in autunno, e chiamare subito il 112 in caso di reazione allergica, gonfiore di bocca o gola, difficoltà a respirare o punture multiple. Chi ha già avuto reazioni gravi alle punture dovrebbe parlarne con il medico prima della stagione. Se stai iniziando e vuoi un quadro dei rischi e degli obblighi del mestiere, leggi la nostra guida su come diventare apicoltore.
Domande frequenti
Come si distingue la Vespa velutina dal calabrone europeo?
La velutina è scura: torace nero vellutato, addome bruno con una sottile fascia gialla sul primo segmento e il quarto segmento quasi tutto giallo arancio, zampe gialle all'estremità. Il calabrone europeo, Vespa crabro, ha capo e torace bruno rossicci e un addome in gran parte giallo con bande nere. La velutina operaia misura circa 2,5 cm, quindi è un po' più piccola del calabrone.
Dove si segnala la Vespa velutina in Italia?
Sul sito stopvelutina.it, il progetto di CREA e Università di Firenze e Pisa, con il modulo online o per email, sempre con una foto e la posizione precisa. Molte associazioni apistiche raccolgono segnalazioni locali e le girano alla rete regionale. Non serve avvisare l'ASL: non è una malattia delle api soggetta a denuncia.
Posso distruggere da solo un nido di Vespa velutina?
No, ed è anche controproducente. Il piano nazionale affida la distruzione a squadre formate e indicate dalle Regioni, che intervengono con insetticidi piretroidi o insacchettando i nidi piccoli, di preferenza a sera quando tutte le operaie sono rientrate, e registrano coordinate, dimensioni e foto. Un nido colpito male si disperde e la colonia ricostruisce poco lontano. Segnalalo e tieniti ad almeno qualche metro di distanza.
Quando conviene mettere le trappole per la velutina?
Il piano nazionale prevede il trappolaggio di sorveglianza da febbraio a maggio, quando volano le regine fondatrici, e da settembre a dicembre, quando escono le nuove regine. In estate è più utile osservare il volo davanti alle arnie: le velutine in caccia si vedono bene. Le catture massali indiscriminate non riducono la popolazione e uccidono insetti utili.
Che esca si usa nella trappola per Vespa velutina?
Il piano nazionale indica birra chiara, 0,33 litri a 4,7% di alcol, da sostituire ogni 15 giorni, in trappole appese a 1,5 o 1,8 m con fori di uscita sotto i 5 mm per gli insetti più piccoli. Secondo le prove del progetto LIFE STOPVESPA la birra è l'esca più attrattiva per i vespidi ed è selettiva, perché non attira api mellifere né api selvatiche.
La Vespa velutina è pericolosa per l'uomo?
Da sola, lontano dal nido, non attacca. L'ISPRA la descrive come relativamente aggressiva e con una puntura velenosa, quindi il rischio vero è disturbare un nido: in quel caso le punture possono essere molte. Non avvicinarti mai a un nido e non colpirlo. In caso di reazione allergica, gonfiore alla gola o punture multiple chiama subito il 112.
La Vespa orientalis è la stessa cosa della velutina?
No. La Vespa orientalis è rossiccia con una fascia gialla sull'addome, è nativa del Sud Italia e nidifica in cavità e nel terreno. Non è nell'elenco unionale delle specie invasive. Preda le api soprattutto da luglio a ottobre ed è un problema serio soprattutto in Sicilia e in Campania. La velutina è scura, nidifica in alto sugli alberi ed è un'invasiva soggetta al piano nazionale.
Chi paga la distruzione dei nidi di Vespa velutina?
Dipende dalla Regione. Dove esiste un piano regionale, come in Toscana dal 2023, la Regione finanzia squadre di tecnici e apicoltori formati che rimuovono i nidi segnalati attraverso la rete. In Piemonte la Regione indica squadre specializzate con Vigili del fuoco e volontari di Protezione civile, coordinate dall'Università di Torino. Prima di chiamare una ditta privata conviene sempre segnalare il nido sul portale: spesso l'intervento è già organizzato.
Fonti
- Decreto del Ministro della Transizione ecologica 28 settembre 2022: misure di gestione del calabrone asiatico dalle zampe gialle (Vespa velutina nigrithorax), Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
- Piano di gestione nazionale del calabrone asiatico Vespa velutina (allegato al DM 28 settembre 2022), Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, ISPRA
- Vespa velutina, calabrone asiatico a zampe gialle: scheda specie, ISPRA, specieinvasive.isprambiente.it
- Specie esotiche invasive: gli obblighi in breve (aggiornamento 2022), Regione Lombardia
- Vespa velutina: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
- Vespa orientalis: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
- Vespa orientalis: informazioni per conoscere meglio questo animale, ISPRA
- Spread of the invasive yellow-legged hornet Vespa velutina (Hymenoptera: Vespidae) in Italy (S. Bertolino, S. Lioy, D. Laurino, A. Manino, M. Porporato, 2016), Applied Entomology and Zoology, vol. 51, via IRIS Università di Torino
- Vespa velutina: dal suo arrivo in Europa alla gestione in Italia con il progetto LIFE STOPVESPA (M. Porporato, 2016), Atti dell'Accademia Nazionale Italiana di Entomologia, vol. LXIV, via IRIS Università di Torino
- Il progetto LIFE STOPVESPA (S. Lioy, presentazione al simposio conclusivo LIFE U-SAVEREDS), ISPRA
- Stop Velutina: effettua una segnalazione, CREA, Università di Firenze, Università di Pisa
- Il Piano di gestione della Vespa velutina in Toscana 2023-2026 (F. M. Cappè, 13 maggio 2026), Regione Toscana
- Interrogazione a risposta immediata n. 384 sulla Vespa velutina e risposta della Giunta (13 maggio 2025), Consiglio regionale del Piemonte
- Vespa velutina: come riconoscerla e cosa fare quando si avvista. La situazione dei nidi in Toscana (28 maggio 2024), La Nazione
- Prima segnalazione di Vespa velutina in Sardegna (28 luglio 2025), StopVelutina
- Individuato e neutralizzato il nido di Vespa velutina in Sardegna (5 agosto 2025), StopVelutina
- Vespa orientalis: a survey analyzing its diffusion, damage, and control strategies in Sicilian apiaries (E. Ragusa, M. Sinacori, B. Manachini, 2023), XXVII Congresso Nazionale Italiano di Entomologia, via IRIS Università di Palermo
- Trovato in Toscana il primo nido di vespa velutina grazie al radiotracking (2 novembre 2024), Regione Toscana, Toscana Notizie
- Evaluation of Bait Attractiveness for Vespa orientalis and Vespa crabro in Urban and Apiary Environment of Campania Region (M. Martano et al., 2026), Insects, vol. 17, via IRIS Università di Napoli Federico II
- A biodiversity-friendly method to mitigate the invasive Asian hornet's impact on European honey bees (F. Requier et al., 2020), Journal of Pest Science, vol. 93, via archivio aperto HAL INRAE
- Nearly fatal ambush: how electric harps could alter Vespa velutina predatory behaviour on Apis mellifera colonies (G. Burbui et al., 2026), ARPHA Conference Abstracts, Neobiota 2026

