

Malattie delle api: riconoscere i sintomi, fare la diagnosi e sapere cosa va denunciato in Italia
Malattie delle api in Italia: peste americana ed europea, nosemiasi, covata calcificata, virus, Aethina tumida, morie da fitofarmaci e cosa denunciare all'ASL.
Le malattie delle api si dividono in tre gruppi: malattie della covata (peste americana, peste europea, covata calcificata, covata a sacco), malattie dell’ape adulta (nosemiasi, paralisi cronica e acuta, virus delle ali deformi) e parassiti o predatori (varroa, Aethina tumida, Tropilaelaps, vespe). In Italia peste americana, Aethina tumida e Tropilaelaps sono malattie soggette a notifica: anche il solo sospetto va segnalato al servizio veterinario dell’ASL senza ritardo, al più tardi entro 12 ore. Le altre si gestiscono con la buona conduzione dell’apiario, con l’aiuto del veterinario e del laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS) della tua zona.
Il nemico numero uno resta la varroa, che trasmette quasi tutti i virus gravi: ha una pagina tutta sua, sulla varroa e i trattamenti autorizzati. Qui vediamo tutto il resto.
Come si riconosce una malattia durante la visita?
La prima cosa da guardare è la covata. Un favo sano è compatto: opercoli leggermente convessi e di colore uniforme, larve bianco perla arrotolate a C sul fondo della cella. I campanelli d’allarme sono la covata a mosaico, con celle vuote e stadi mescolati, gli opercoli infossati, scuri, unti o forati, le larve ingiallite, brune, sciolte o mummificate e un odore insolito all’apertura dell’arnia.
Fuori dall’arnia contano le api che tremano o strisciano, le api nere e senza peli, le ali accartocciate, la diarrea sul predellino, i mucchi di api morte e le mummie sul cassetto. Una famiglia che si svuota senza cadaveri fa pensare a Nosema ceranae o a una varroa fuori controllo.
La tabella per orientarsi
La tabella orienta il sospetto; la diagnosi certa la fa il laboratorio dell’IZS.
| Malattia | Agente | Cosa vedi in apiario | Prova sul campo | Stato in Italia |
|---|---|---|---|---|
| Peste americana | Batterio sporigeno Paenibacillus larvae | Opercoli infossati, scuri, forati; larva bruna e filante; scaglia nera aderente; odore acido | Stecchino: filo vischioso di alcuni centimetri | Soggetta a notifica, categoria UE D+E |
| Peste europea | Batterio Melissococcus plutonius | Larve giovani morte prima dell’opercolatura, gialle poi brune, contorte, trasparenti | Stecchino: niente filo | Non elencata dall’UE; misure locali possibili |
| Covata calcificata | Fungo Ascosphaera apis | Mummie dure bianche, poi grigio-nere, nelle celle e sul fondo | Mummia dura, non filante | Non soggetta a notifica |
| Covata a sacco | Virus SBV | Larva a sacco pieno di liquido, poi scaglia scura | La larva esce intera come un sacchetto | Non soggetta a notifica |
| Nosemiasi | Microsporidi Nosema apis e N. ceranae | N. apis: diarrea. N. ceranae: spopolamento lento senza cadaveri | Nessuna; conta delle spore in laboratorio | Nessuna norma nazionale specifica |
| Paralisi cronica | Virus CBPV | Api tremanti, ali a K, addome gonfio, oppure api nere lucide senza peli | Nessuna; biologia molecolare | Non soggetta a notifica |
| Paralisi acuta | Virus ABPV (complesso AKI) | Paralisi rapida, tremori, api scure e depilate, morte in 1-2 giorni | Nessuna | Non soggetta a notifica |
| Ali deformi | Virus DWV, trasmesso dalla varroa | Api neonate con ali atrofiche, addome corto | Conta delle varroe | Si agisce sulla varroa |
| Varroosi | Acaro Varroa destructor | Acari su api e covata, covata a mosaico, api deformi | Cassetto, zucchero a velo, lavaggio | Categoria UE C+D+E, piano nazionale |
| Aethina tumida | Coleottero dell’alveare | Adulti scuri che fuggono dalla luce, larve nei favi, miele che fermenta e cola | Osservazione di adulti e larve | Soggetta a notifica, zone di restrizione al Sud |
| Tropilaelaps | Acari Tropilaelaps spp. | Acari allungati e velocissimi sulla covata, covata irregolare | Disopercolatura, conferma in laboratorio | Soggetta a notifica, assente in UE |
Peste americana: sintomi, prova dello stecchino e cosa fare
La peste americana è la più grave e la più contagiosa delle malattie della covata. La provoca Paenibacillus larvae, un batterio che forma spore. La scheda dell’IZSVe, il Centro di referenza nazionale per l’apicoltura di Legnaro (Padova), precisa che colpisce solo le larve giovani, di 1-2 giorni, che si infettano con il cibo contaminato. Le api adulte non si ammalano, ma trasportano le spore da un favo all’altro e da un alveare all’altro.
I sintomi
La larva muore dopo l’opercolatura, quando è già distesa nella cella o è diventata pupa. L’IZSVe descrive questo quadro:
- opercoli infossati e scuri, a volte con fori irregolari, dall’aspetto umido e untuoso;
- larve di colore bruno scuro, vischiose e filanti;
- scaglie nere e dure, incollate alla parete della cella, che non si staccano senza rovinare il favo;
- pupe morte con la ligula, la “lingua”, ben visibile: segno caratteristico ma raro;
- covata a mosaico, odore acido, famiglia debole con poco movimento sul predellino.
La prova dello stecchino, passo per passo
- Scegli una cella opercolata sospetta: opercolo infossato, scuro o forato.
- Apri l’opercolo e spingi uno stecchino, un fiammifero o un rametto fino al fondo della cella.
- Rimesta con delicatezza il contenuto.
- Estrai lo stecchino lentamente, guardando cosa viene via con lui.
- Se la massa bruna si allunga in un filamento vischioso di qualche centimetro prima di spezzarsi, il sospetto di peste americana è forte.
- Chiudi lo stecchino in un sacchetto e lava guanti e leva telaini prima di aprire un’altra arnia.
La prova vale solo quando è positiva. Una larva morta da poco o una scaglia già secca non fanno il filo, anche in una famiglia malata.
Perché si diffonde così facilmente
Le spore sono il vero problema: secondo l’IZSVe restano vitali per oltre 30 anni. Viaggiano con il saccheggio, il miele dato come nutrimento, lo scambio di favi, la cera, i nuclei acquistati e gli attrezzi. Per questo l’IZSLER, nelle buone pratiche del 2025, raccomanda di non riutilizzare mai i favi di arnie spopolate, nemmeno se sembrano puliti o contengono miele e polline.
Cosa fare in caso di sospetto
- Richiudi l’arnia, restringi la porticina per evitare il saccheggio e non spostare nulla: né famiglie, né favi, né melari.
- Segnala il sospetto al servizio veterinario dell’ASL competente per territorio, al più tardi entro 12 ore: l’articolo 6 del decreto legislativo 136/2022 chiede una comunicazione per PEC o e-mail, che puoi anticipare con una telefonata. È un obbligo per chiunque detenga api, ricorda l’IZSVe, che richiama anche il regolamento delegato (UE) 2018/1629.
- Il veterinario ufficiale visita l’apiario e preleva i campioni. La covata sospetta va inviata refrigerata o congelata al laboratorio, che fa l’esame microbiologico e la caratterizzazione molecolare del batterio.
- Applica le misure disposte dall’ASL. Secondo l’IZSVe le famiglie gravemente colpite si sopprimono chiudendo l’arnia e usando tavolette enologiche, poi arnie, favi e api si bruciano e si interrano; attrezzi e materiale si disinfettano con soda caustica o con la fiamma. Le movimentazioni dell’apiario vengono limitate e gli altri alveari si ricontrollano.
I tempi e le misure di dettaglio li decidono Regioni e ASL. In Provincia di Trento, per esempio, la delibera della Giunta n. 66 del 20 gennaio 2023 prevede il blocco delle movimentazioni delle api, revocabile dopo la distruzione delle famiglie positive e un controllo con esito negativo eseguito 14 giorni dopo.
Peste europea: come distinguerla dalla peste americana
La peste europea è causata da Melissococcus plutonius, un batterio Gram positivo che non forma spore ed è meno resistente ai disinfettanti di P. larvae. Secondo l’IZSVe le larve si infettano con il cibo nelle prime 48 ore di vita e muoiono di solito verso i 4-5 giorni, prima dell’opercolatura. La malattia esplode in condizioni di stress: sbalzi climatici improvvisi, nutrimento insufficiente, interruzione del raccolto in piena espansione della covata, quando le nutrici non bastano a sfamare tutte le larve.
I criteri per distinguerle
| Criterio | Peste americana | Peste europea |
|---|---|---|
| Quando muore la larva | Dopo l’opercolatura | Quasi sempre prima, a 4-5 giorni |
| Posizione | Distesa sul fondo della cella | Arrotolata, distesa storta o contorta contro la parete |
| Colore | Bruno, poi bruno scuro e nero | Dal bianco perla al giallo chiaro, poi bruno o grigiastro, aspetto trasparente |
| Prova dello stecchino | Filo vischioso di qualche centimetro | Niente filo, o solo raramente |
| Scaglia | Nera, dura, molto aderente | Si stacca facilmente |
| Agente | Batterio sporigeno | Batterio non sporigeno |
Nessun criterio basta da solo: nel dubbio decide il laboratorio dell’IZS.
Lo stato giuridico
La peste europea non è tra le malattie elencate dal regolamento (UE) 2016/429, come sottolinea l’IZSVe. Fino al 2022 il Regolamento di polizia veterinaria (DPR 320/1954), che all’articolo 1 elencava fra le malattie denunciabili delle api peste europea, peste americana, nosemiasi e acariasi, ne imponeva la denuncia, con sequestro dell’apiario, distruzione degli alveari infetti e una zona di attenzione di 3 km, come riassume la nota ministeriale del 23 settembre 2013. Quel regolamento oggi è abrogato (vedi più sotto).
L’IZSVe indica come misure, in caso di positività, la limitazione delle movimentazioni e la distruzione delle famiglie gravemente colpite; quelle meno colpite si possono recuperare con interventi apistici, come la sostituzione della regina o la formazione di sciami artificiali su fogli cerei nuovi. La Provincia di Trento, in attesa di norme nazionali, dispone il blocco delle movimentazioni anche per la peste europea, revocabile dopo la distruzione degli alveari colpiti. Chiedi alla tua ASL quali regole applica.
Covata calcificata e covata a sacco: le più frequenti
La covata calcificata
La covata calcificata è causata dal fungo Ascosphaera apis. La larva ingerisce le spore con il cibo, il fungo la invade e la trasforma in una mummia dura, della forma della cella. La scheda dell’IZSVe descrive le larve prima bianche e cotonose, poi dure e bianco gesso, che “cambiano colore da bianco a grigio-nero” quando il fungo produce le spore. Le operaie le portano fuori: le trovi sul fondo, sul cassetto e davanti alla porticina.
Ambienti freddi, umidi e poco ventilati la favoriscono, insieme a famiglie troppo deboli per scaldare la covata ai margini del nido. In Italia la vedi soprattutto nelle primavere piovose, negli apiari di fondovalle e nelle zone nebbiose della Pianura Padana. Spesso regredisce da sola con il caldo e il raccolto. L’IZSVe è chiaro: “non si dispone ad oggi di una terapia”. La prevenzione passa dalla sostituzione dei favi malati con fogli cerei nuovi, dalla pulizia del fondo, da un apiario asciutto e ventilato con la porticina al sole (vedi dove mettere le arnie), dal non scambiare materiale senza pulirlo e dal cambio della regina se la malattia torna ogni anno.
La covata a sacco
Il virus della covata a sacco (SBV) colpisce soprattutto le larve giovani, che muoiono nelle celle opercolate prima di diventare pupe. L’IZSVe descrive larve che ingialliscono, poi diventano brune e si liquefanno mentre la pelle resta intera, formando un “sacco” che si può estrarre tutto insieme; seccando lasciano una scaglia scura sul fondo della cella. Non c’è filo e non c’è odore forte. Nelle api adulte l’infezione resta latente, ma può accorciarne la vita. In una famiglia forte è quasi sempre passeggera; se persiste, cambia la regina.
Nosemiasi: Nosema apis e Nosema ceranae
La nosemiasi è una malattia intestinale dell’ape adulta, causata da microsporidi, parassiti unicellulari vicini ai funghi. Le specie sono due e al microscopio ottico le loro spore sono identiche. Secondo la scheda dell’IZSVe le spore sopravvivono fino a 5 anni nell’ambiente.
- Nosema apis dà la forma “classica” enterica: feci diarroiche sul frontale dell’arnia, sul predellino e sui favi, api morte davanti all’ingresso, api che strisciano, tremano e si arrampicano sui fili d’erba senza riuscire a volare.
- Nosema ceranae, isolata per la prima volta nel 1996 da Apis cerana nel Sud-Est asiatico, si è diffusa in Europa e in alcune aree ha sostituito N. apis. Non dà diarrea né sintomi specifici: provoca uno spopolamento lento e progressivo, senza cadaveri, che nei casi gravi porta alla perdita della famiglia.
La diagnosi
Non c’è un segno di campo affidabile. L’IZSVe chiede almeno 60 api adulte per alveare, raccolte sul predellino nelle ore più calde, refrigerate o congelate a seconda dei tempi di consegna. Il laboratorio cerca e conta le spore al microscopio a 400 ingrandimenti e, se l’esame è positivo, identifica la specie con tecniche molecolari.
Prevenzione, non terapia
Per nessuna delle due specie esiste una terapia specifica, e in Italia e nell’Unione europea non c’è alcun medicinale veterinario autorizzato. L’IZSVe raccomanda famiglie forti e popolose, con scorte abbondanti di miele e polline, e buone pratiche apistiche. Sulla nutrizione di soccorso e sui rischi degli sciroppi surriscaldati vedi la guida alla nutrizione delle api.
La regola che conta di più è il rinnovo dei favi: le buone pratiche IZSLER del 2025 indicano di sostituire ogni anno circa il 30% dei favi del nido, cominciando dai più scuri, e di disinfettare il materiale con la fiamma o con il calore umido.
Sul piano giuridico la nosemiasi non è elencata dal regolamento europeo né dall’Organizzazione mondiale della sanità animale, e l’IZSVe precisa che non ci sono norme nazionali specifiche. Anche qui le Province autonome possono andare oltre: la delibera trentina del 2023 blocca le movimentazioni degli apiari con Nosema apis clinicamente manifesta, mentre per N. ceranae si limita a raccomandare buone pratiche e integratori.
I virus delle api: ali deformi, paralisi cronica e paralisi acuta
L’IZSVe ricorda che nel mondo sono state descritte oltre 72 specie di virus capaci di infettare le api. Molti restano latenti finché uno stress li fa emergere. La diagnosi si fa con la biologia molecolare su api o larve congelate. Tre contano davvero in apiario.
Il virus delle ali deformi (DWV)
Il DWV colpisce larve, pupe e adulti. Le api nascono con ali deformi o mancanti e addome piccolo, e vivono poco. Il virus esisteva prima della varroa, ma è l’acaro, nutrendosi della pupa, a iniettarlo in quantità tali da far comparire i sintomi. Non esistono antivirali: l’unica risposta è contare le varroe e trattare con un farmaco autorizzato.
La paralisi acuta (ABPV) e il complesso AKI
Il virus della paralisi acuta è molto virulento: negli adulti, scrive l’IZSVe, la paralisi progredisce in fretta, con tremori, api che non volano, scuriscono e perdono i peli, fino alla morte in 1-2 giorni. Insieme ai virus del Kashmir (KBV) e israeliano della paralisi acuta (IAPV), geneticamente vicini, forma il “complesso AKI”, che l’IZSVe collega alle morie di api.
La paralisi cronica (CBPV)
L’IZSVe descrive due forme. Nella prima le api hanno l’addome gonfio, tremano, non volano, tengono le ali aperte “a K”, si muovono in modo disordinato e muoiono in pochi giorni. Nella seconda, detta delle “api nere”, le api sono nere, lucide, senza peli, con il corpo piccolo e l’addome relativamente grande; perdono la capacità di volare, poi tremano e muoiono. Il virus si trasmette per contatto, più che attraverso la varroa: famiglie affollate e confinate da lunghi periodi di maltempo sono le più esposte.
Se la sospetti, allarga il nido o aggiungi un melario per ridurre l’affollamento, verifica che entri polline e allontana i mucchi di api morte. Attenzione: api tremanti e nere sono anche il quadro di molti avvelenamenti. La paralisi cronica colpisce di solito poche famiglie e si trascina per settimane; l’avvelenamento è improvviso, tocca più alveari insieme e coincide spesso con trattamenti su colture in fioritura.
Moria, spopolamento o avvelenamento: la procedura italiana
L’Italia ha una procedura nazionale per le morie di api legate ai fitofarmaci: le linee guida trasmesse dal Ministero della Salute con la nota 16168 del 31 luglio 2014. Il sistema parte dalla segnalazione dell’apicoltore e coinvolge il veterinario ufficiale dell’ASL, i tecnici fitosanitari regionali, gli IZS e il Centro di referenza nazionale per l’apicoltura.
Cosa fa l’apicoltore
- Segnala subito al servizio veterinario dell’ASL competente per territorio, che coinvolge il veterinario ufficiale referente per l’apicoltura. Le linee guida insistono sulla rapidità perché molte molecole si degradano velocemente alla luce.
- Raccogli le api se il veterinario non può arrivare subito. Le linee guida indicano circa 1.000 api morte o morenti, con un minimo di 250, prelevate preferibilmente entro 24 ore dalla comparsa dei sintomi e al massimo entro 36, separate da terra, erba e cadaveri vecchi.
- Congela il campione per le analisi tossicologiche in sacchetti ermetici a -20 °C, evitando di scongelarlo e ricongelarlo.
- Annota colture vicine, trattamenti visti, fioriture, condizioni meteo e numero di alveari colpiti.
Cosa fa l’ASL
Il veterinario ufficiale esegue il sopralluogo entro 24-36 ore dalla segnalazione, alla presenza dell’apicoltore. Preleva api, polline (pane d’api o polline appena deposto) e, se serve, un pezzo di favo di covata di 10 x 10 cm; dove le regole regionali lo prevedono, fa campionare anche la vegetazione in un raggio di almeno 1 km. I campioni vanno all’IZS competente, con un tecnico del Piano regionale sui fitofarmaci che aiuta a scegliere le molecole da cercare. La scheda ministeriale considera grave una moria superiore al 20% degli alveari posseduti, ma invita a non sottovalutare mortalità sopra la norma del periodo anche senza perdita di famiglie.
Il dovere di registrazione
Dal 2025 il manuale dell’anagrafe impone di registrare in BDN entro 7 giorni le perdite superiori al 50% della consistenza dell’apiario, sospetti avvelenamenti compresi, ferma restando la denuncia delle malattie. I dettagli sono nella guida all’anagrafe apistica.
BeeNet: le api come sentinelle
Accanto alle segnalazioni c’è la rete BeeNet del CREA Agricoltura e Ambiente di Bologna: secondo Giovanetti e Bortolotti (Bulletin of Insectology, 2021), 359 stazioni fisse di cinque alveari, controllate quattro volte l’anno con prelievo di pane d’api e bottinatrici. Le analisi sui patogeni vengono restituite ai singoli apicoltori.
Aethina tumida, Tropilaelaps e gli altri nemici dell’alveare
Il piccolo coleottero dell’alveare (Aethina tumida)
Aethina tumida è un coleottero originario dell’Africa subsahariana, presente in Calabria dal 2014 e in provincia di Messina dal settembre-ottobre 2024, dove secondo la nota 8542 la presenza è ormai consolidata. L’adulto è scuro, lungo pochi millimetri, e fugge dalla luce quando apri l’arnia. Le larve scavano i favi, mangiano covata e polline e fanno fermentare il miele, che cola fuori dalle celle. A differenza delle larve di tarma non tessono seta, e si interrano davanti all’arnia per impuparsi.
La nota ministeriale 8542 del 18 marzo 2026 conferma la zona di protezione sull’intero territorio delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia e in un raggio di 30 km attorno ai focolai della provincia di Messina, da cui le movimentazioni in uscita sono bloccate. Nel 2026 il Centro di referenza ha confermato due nuovi casi fuori da quelle zone, a Gaeta (Latina) il 4 giugno e a Rogliano (Cosenza) il 25 settembre.
Le linee guida ministeriali del 2025 (nota 2667 dell’11 marzo 2025) hanno cambiato l’approccio: il ritrovamento “non determina più la soppressione e distruzione degli apiari infestati” come regola generale. Fuori da Calabria e Sicilia, attorno a un apiario infestato si istituisce una zona di protezione di almeno 20 km, con divieto di movimentare api, attrezzatura e miele in favo. In caso di sospetto il veterinario ufficiale mette sotto sequestro l’intero apiario in attesa della conferma. In Calabria e attorno a Messina la sorveglianza usa nuclei sentinella controllati almeno ogni 20 giorni. A livello europeo, la Decisione di esecuzione (UE) 2023/110, modificata dalla 2024/3119, vieta fino al 31 dicembre 2026 di spedire api, bombi, sottoprodotti non trasformati, attrezzatura usata e miele in favo dall’intero territorio di Calabria e Sicilia verso altre zone dell’Unione (dettagli nell’articolo sull’ape regina).
Tropilaelaps
I Tropilaelaps sono acari asiatici che, come la varroa, si riproducono nella covata. L’infografica dell’IZSVe li descrive con corpo allungato e locomozione rapida: sono lunghi circa 1 mm, più piccoli e molto più stretti della varroa. A differenza della varroa non perforano la cuticola delle api adulte e vivono quasi solo sulla covata. Sono assenti dall’Unione europea, ma sono stati segnalati in Russia nel 2021 e in Georgia nel 2024: la nota 8542 del 2026 ne prevede la sorveglianza, con la disopercolatura della covata. In caso di sospetto, scrive l’IZSVe, “contattare immediatamente i Servizi Veterinari territorialmente competenti”.
Il gesto giusto davanti a un insetto sconosciuto
Non liberarlo. Mettilo in un barattolo ermetico con alcol etilico al 70% non denaturato: le linee guida su Aethina indicano che questo conservante inattiva qualunque forma viva del coleottero e permette l’invio diretto all’IZSVe. Richiudi l’arnia, non spostare nulla e chiama l’ASL.
Vespe e Senotainia: predatori, non malattie
Vespa velutina, il calabrone a zampe gialle, è insediata in Liguria e avanza in Toscana; la gestione e le segnalazioni sono nella pagina sulla vespa velutina. Al Sud il problema è soprattutto Vespa orientalis: l’IZSVe la considera “una delle più distruttive” fra i nemici delle api, radicata da tempo in Sicilia e poi diffusa in Calabria, Campania e Lazio, quindi in Toscana, Sardegna, Liguria e Friuli Venezia Giulia. Per il monitoraggio consiglia trappole zuccherine in primavera, quando volano le regine fondatrici, e a fine estate.
Un nemico tipicamente mediterraneo è Senotainia tricuspis, una mosca che depone le larve sulle api in volo; le larve si sviluppano dentro l’ape e la uccidono. In un apiario pisano lo studio di Bedini e colleghi (Università di Pisa, 2023) ha misurato un picco del 75% di api campionate parassitate il 1° ottobre 2004 e del 45% il 3 settembre 2005.
Quali malattie delle api vanno denunciate in Italia?
Dal Regolamento di polizia veterinaria alla legge europea
Per settant’anni il riferimento è stato il Regolamento di polizia veterinaria, il DPR 320/1954. Dal 21 aprile 2021 si applica il regolamento (UE) 2016/429 sulla sanità animale, e l’Italia lo ha attuato con il decreto legislativo 5 agosto 2022, n. 136, in vigore dal 27 settembre 2022, che ha abrogato il DPR 320/1954. L’articolo 6 del decreto obbliga chi detiene animali a notificare all’ASL il sospetto di una malattia elencata: subito per le malattie di categoria A, tempestivamente e comunque entro 12 ore per le altre. Il regolamento di esecuzione (UE) 2018/1882 assegna a ogni malattia elencata una categoria, dalla A (eradicazione immediata) alla E (sorveglianza e notifica). Nessuna malattia delle api è in categoria A o B.
L’articolo 1, comma 2 del decreto 136/2022 affidava al Ministro della Salute il compito di individuare le malattie di rilevanza nazionale da aggiungere all’elenco europeo. Il decreto è arrivato il 26 gennaio 2026 (Gazzetta Ufficiale n. 112 del 16 maggio 2026) ed elenca otto malattie, dall’agalassia contagiosa degli ovicaprini alla malattia emorragica del coniglio: nessuna riguarda le api.
| Malattia | Categoria UE (reg. 2018/1882) | Obbligo in Italia |
|---|---|---|
| Peste americana (Paenibacillus larvae) | D + E | Notifica del sospetto all’ASL entro 12 ore, misure del servizio veterinario |
| Aethina tumida | D + E | Notifica entro 12 ore, zone di protezione e sorveglianza |
| Tropilaelaps spp. | D + E | Notifica entro 12 ore |
| Varroosi (Varroa spp.) | C + D + E | Piano nazionale annuale, trattamenti e registro |
| Peste europea | Non elencata | Nessun obbligo nazionale; possibili misure regionali (es. Trento) |
| Nosemiasi | Non elencata | Nessuna norma nazionale specifica; Trento blocca le movimentazioni con N. apis clinica |
| Acariosi (Acarapis woodi) | Non elencata | Denunciabile fino al 2022, oggi nessun obbligo nazionale |
| Covata calcificata, covata a sacco, virosi | Non elencate | Nessun obbligo di notifica |
| Perdite oltre il 50% dell’apiario | Non è una malattia | Registrazione in BDN e avviso all’ASL entro 7 giorni |
Le differenze tra Regioni e Province autonome
Il decreto nazionale fissa la cornice, ma sono Regioni, Province autonome e ASL a organizzare controlli e misure. La Provincia autonoma di Trento è l’esempio più dettagliato: la delibera 66/2023 programma una sorveglianza su almeno il 10% degli apiari registrati più 30 apiari estratti a caso, dal 1° marzo al 30 novembre, e dà indicazioni anche per peste europea, nosemiasi e covata calcificata: blocco delle movimentazioni per la peste europea e per Nosema apis clinicamente manifesta, nessuna misura restrittiva per la covata calcificata. Prima di comprare nuclei o portare gli alveari in nomadismo fuori regione, chiedi all’ASL quali regole valgono.
Perché in Italia non si usano antibiotici sulle api?
Tetracicline, streptomicina e sulfamidici sono stati a lungo usati in apicoltura contro le pesti. Oggi non esiste alcun antibiotico autorizzato per le api, né in Italia né nell’Unione europea. Il motivo è giuridico prima che sanitario: il regolamento (UE) 37/2010 non fissa limiti massimi di residui di antimicrobici nel miele, e senza un limite non si può autorizzare un farmaco per una specie che produce alimenti. La conseguenza, ricorda la Federazione nazionale degli ordini veterinari (FNOVI), è che il miele è “uno dei pochi cibi in Europa in cui tali residui non sono ammessi”: un solo residuo trovato ai controlli rende il lotto non conforme.
La FNOVI aggiunge un argomento sanitario: l’uso sistematico di antimicrobici “blocca le forme cliniche pestose, nascondendole senza arrestarne la diffusione”, e le api trattate potrebbero diventare veicolo di antibiotico-resistenza. L’IZSVe conferma che non agiscono sulle spore. Somministrare alle api medicinali non autorizzati, anche comprati all’estero, è un illecito previsto dalla normativa sui medicinali veterinari (D.Lgs. 218/2023).
Come si prevengono le malattie delle api?
Quasi tutte le malattie della covata e dell’adulto colpiscono famiglie indebolite.
Le regole di biosicurezza
- Mai nutrire con miele di origine sconosciuta o comprato: è la strada maestra della peste americana.
- Compra nuclei, pacchi d’ape e regine solo da allevatori registrati in BDN, con il documento di accompagnamento, chiedendo lo stato sanitario dell’apiario di origine. Le buone pratiche IZSLER suggeriscono di accettare solo sciami e nuclei da famiglie senza segni di virosi e, se possibile, di tenere le api introdotte in un apiario di quarantena.
- Tratta subito contro la varroa gli sciami naturali catturati, quando sono ancora senza covata, come raccomanda l’IZSLER.
- Non scambiare favi senza aver controllato la covata di entrambe le famiglie.
- Evita il saccheggio: niente miele o favi all’aperto, porticine ristrette nei periodi senza raccolto e dopo la smielatura.
- Pulisci gli attrezzi tra famiglie sospette e tra un apiario e l’altro.
- Fondi o distruggi la cera delle famiglie morte per cause sconosciute invece di riusarla.
- Rinnova circa il 30% dei favi del nido ogni anno.
Il calendario dei controlli
Lo schema vale per pianura e collina del Centro-Nord. In montagna sposta tutto di due o tre settimane; al Sud e nelle isole la covata riparte prima e può non fermarsi mai del tutto, quindi i controlli della covata vanno anticipati e prolungati in autunno.
| Periodo | Cosa controllare |
|---|---|
| Febbraio-marzo | Mortalità invernale, tracce di diarrea, scorte, prima caduta di varroe |
| Marzo-maggio | Covata calcificata, peste europea, covata a sacco, compattezza della covata |
| Maggio-luglio | Paralisi cronica, esame completo della covata prima di mettere i melari, Senotainia al Centro-Sud |
| Luglio-settembre | Infestazione da varroa, api con ali deformi, covata dopo la smielatura, vespe davanti agli apiari |
| Ottobre-novembre | Famiglie deboli da riunire (solo dopo aver controllato la covata), favi vecchi da eliminare |
A ogni visita di primavera e d’estate guarda almeno un favo di covata opercolata in controluce, celle una per una. Il dettaglio dei lavori mese per mese è nel calendario apistico.
Domande frequenti
Quali malattie delle api vanno denunciate in Italia?
Peste americana, Aethina tumida e Tropilaelaps, malattie elencate dal regolamento (UE) 2016/429 nelle categorie D ed E e soggette a notifica secondo l'articolo 6 del decreto legislativo 136/2022: anche il solo sospetto va segnalato al servizio veterinario dell'ASL, al più tardi entro 12 ore. La varroa è elencata in categoria C, D ed E e segue il piano nazionale. Le perdite oltre il 50% dell'apiario vanno registrate in BDN entro 7 giorni.
Come si fa la prova dello stecchino sulla covata?
Si sceglie una cella opercolata infossata o forata, si infila uno stecchino o un fiammifero fino al fondo, si rimesta e lo si estrae piano. Se la massa bruna si allunga in un filo vischioso di qualche centimetro prima di rompersi, il sospetto è peste americana. Un risultato negativo non esclude nulla: serve sempre l'analisi di laboratorio dell'IZS.
Il miele di un alveare con peste americana è pericoloso per l'uomo?
No. Paenibacillus larvae colpisce solo le larve d'ape e non è un rischio per chi mangia il miele. Quel miele è invece pericolosissimo per le altre famiglie, perché contiene spore che restano vitali per oltre 30 anni secondo l'IZSVe. Non va mai dato alle api, né lasciato esposto al saccheggio, e i favi delle famiglie colpite vanno distrutti.
Si possono usare antibiotici contro la peste americana?
No. In Italia e nell'Unione europea non esiste alcun antibiotico autorizzato per le api, perché il regolamento (UE) 37/2010 non fissa limiti massimi di residui per il miele: qualunque residuo rende il miele non conforme. L'IZSVe ricorda inoltre che gli antibiotici non agiscono sulle spore e mascherano i sintomi.
Come si riconosce la covata calcificata?
Dalle mummie: larve morte trasformate in piccoli cilindri duri, prima bianchi e cotonosi, poi bianco gesso e infine grigio-neri quando il fungo Ascosphaera apis fruttifica. Le operaie le portano fuori e si trovano sul fondo, sul cassetto e davanti alla porticina. Compare con freddo e umidità e non esiste un farmaco: si cambiano i favi e si sposta l'apiario in un luogo asciutto.
Perché le mie api nascono con le ali accartocciate?
Quasi sempre è il virus delle ali deformi (DWV), che la varroa inietta nella pupa mentre si nutre. Api con ali atrofiche e addome corto sono il segno di un'infestazione già alta. Non esiste una terapia antivirale: conta subito le varroe con zucchero a velo o lavaggio e intervieni con un farmaco autorizzato, annotandolo nel registro entro 48 ore.
Ho trovato tante api morte davanti all'arnia: cosa devo fare?
Se la moria è improvvisa e tocca più alveari, sospetta un avvelenamento e chiama subito il servizio veterinario dell'ASL: le linee guida ministeriali prevedono il sopralluogo entro 24-36 ore, perché molti fitofarmaci si degradano in fretta. Nel frattempo raccogli 250-1.000 api morte o morenti, pulite da terra ed erba, e congelale a -20 °C in sacchetti chiusi.
La nosemiasi si cura?
No. L'IZSVe segnala che in Italia e nell'Unione europea non c'è nessun medicinale veterinario autorizzato contro Nosema apis e Nosema ceranae. Si lavora sulla prevenzione: famiglie forti con buone scorte di miele e polline, rinnovo dei favi vecchi, disinfezione del materiale. La diagnosi si fa in laboratorio su almeno 60 api bottinatrici prese dal predellino.
Fonti
- Peste americana: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe)
- Peste europea: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe)
- Nosemiasi: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe)
- Covata calcificata: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe)
- Virus delle api: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe)
- Avvelenamenti: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe)
- Infografica: acari parassiti dell'ape, Varroa destructor e Tropilaelaps spp., Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe)
- Vespa orientalis: scheda informativa (aggiornamento 31 marzo 2025), Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe)
- Nota 16168 del 31 luglio 2014: linee guida per la gestione delle segnalazioni di moria o spopolamento degli alveari connesse all'utilizzo di fitofarmaci, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
- Nota 2667 dell'11 marzo 2025: linee guida per la sorveglianza e il controllo di Aethina tumida, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
- Nota 8542 del 18 marzo 2026: Piano gestione Varroa, sorveglianza Aethina tumida e Tropilaelaps, anno 2026, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
- Aethina tumida in Italy: table 1, confirmed cases 2026, IZSVe, Centro di referenza nazionale per l'apicoltura
- Nota 18065 del 23 settembre 2013: misure di controllo della peste europea ai sensi del Regolamento di polizia veterinaria, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
- Decreto 26 gennaio 2026: individuazione delle malattie animali diverse da quelle elencate dal regolamento (UE) 2016/429, in attuazione dell'art. 1, comma 2, del D.Lgs. 136/2022 (GU n. 112 del 16 maggio 2026), Ministero della Salute, pubblicato da IZSLER
- Deliberazione della Giunta provinciale n. 66 del 20 gennaio 2023: piano di sorveglianza e controllo delle malattie delle api, Provincia autonoma di Trento, pubblicata da APSS
- Apicoltura. L'Ordine dei veterinari contro l'uso di antimicrobici, Quotidiano Sanità (posizione FNOVI)
- Le buone pratiche apistiche (corso Aggiornamenti sanitari in apicoltura, 25 ottobre 2025), IZSLER, Sede territoriale di Lugo, pubblicato da AUSL di Bologna
- Report on a project: BeeNet at the start (Giovanetti, Bortolotti, Bulletin of Insectology 74(2), 2021), CREA Agricoltura e Ambiente, Bologna
- Decreto legislativo 5 agosto 2022, n. 136: attuazione del regolamento (UE) 2016/429 (GU n. 213 del 12 settembre 2022), Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
- Host-Parasitoid Relationship between Apis mellifera and Senotainia tricuspis (Bedini et al., Insects 14(5), 415, 2023), Università di Pisa, MDPI Insects

