Regina con un segno blu tra le sue operaie

Ape regina: ruolo, nascita, fecondazione, deposizione, durata della vita, ligustica e siciliana

Ape regina: ruolo, nascita, volo di fecondazione, deposizione, durata della vita, colore 2026, orfanità, ligustica e siciliana, Albo nazionale e movimenti.

L’ape regina è l’unica femmina fecondata della famiglia: depone tutte le uova dell’alveare, fino a 1.500-2.000 al giorno nel picco primaverile, e con i suoi feromoni segnala a decine di migliaia di operaie che è presente e fertile. Non comanda nulla, ma senza di lei la famiglia non si rinnova e si sfalda. Si accoppia solo nei primi giorni di vita, in uno o pochi voli di fecondazione, e in apiario rende al meglio per due stagioni, motivo per cui in Italia la si rinnova spesso ogni due anni.

Saperla riconoscere vuol dire saper leggere una famiglia: deposizione regolare, sciamatura in preparazione, regina che cala, alveare orfano. In Italia c’è in più la questione delle sottospecie autoctone, ligustica e siciliana, tutelate da un Albo nazionale e da norme regionali. Per collocare la regina tra operaie e fuchi, vedi anche la nostra guida al ciclo di vita dell’ape.

Qual è il ruolo della regina nella famiglia?

La regina ha due compiti. Il primo è deporre: tutte le operaie, i fuchi e le future regine sono figli suoi, e a ogni uovo decide se liberare spermatozoi dalla spermateca (uovo fecondato, femmina) o no (uovo non fecondato, maschio, deposto nelle celle più larghe da fuco). Il secondo è tenere unita la colonia con i feromoni, che la sua “corte” di operaie distribuisce in tutto il nido.

Non bottina, non costruisce e non si nutre da sola: le nutrici le danno pappa reale. Sono le operaie a decidere di allevarla, sostituirla, partire con lei in uno sciame e talvolta ucciderla. La sua influenza passa per la chimica, non per l’autorità.

Com’è fatta e come si trova durante la visita?

I segni per riconoscerla

Carattere Regina Operaia Fuco
Corpo più lungo, circa 2 cm più corto e snello tozzo, massiccio
Addome lungo, affusolato, sporge ben oltre le ali coperto dalle ali a riposo largo, arrotondato
Occhi separati, ai lati del capo separati molto grandi, uniti in alto
Zampe lunghe, ben visibili più corte, con cestella del polline senza cestella
Pungiglione ricurvo, poco seghettato, usato contro le rivali seghettato, resta nella pelle assente
Comportamento lenta, circondata dalla corte indaffarata vaga, poco attiva

Dopo la fecondazione, ricorda il manuale dell’agenzia LAORE Sardegna, l’addome si ingrossa con la spermateca: una regina vergine è più snella e molto più difficile da vedere.

Come trovarla senza perdere mezz’ora

Apri con poco fumo, perché una famiglia affumicata si agita e la regina scappa verso le pareti. Comincia dai favi con uova al centro del nido, guarda subito la faccia del favo rivolta verso di te (la regina fugge la luce), cerca la corte, cioè un cerchio di operaie rivolte verso uno stesso punto, e tieni ogni favo sopra l’arnia aperta: se la regina cade, cade dentro. Il punto colorato sul torace fa risparmiare molto tempo.

Se non la trovi non è un problema: uova fresche, una per cella, ritte sul fondo, provano che una regina in deposizione c’era meno di tre giorni fa.

Come nasce una regina?

Lo stesso uovo di un’operaia, un altro nutrimento

Una regina nasce da un uovo fecondato, esattamente come un’operaia. La differenza sta nella cella e nel cibo: la futura regina cresce in una cella reale, grande e pendente verso il basso, nutrita per tutta la vita larvale con pappa reale abbondante, mentre la larva di operaia passa presto a una dieta che comprende miele e polline. Il meccanismo della differenziazione delle caste è spiegato nella stessa guida al ciclo di vita dell’ape.

I tempi di sviluppo

Secondo il manuale LAORE la cella reale viene opercolata poco prima del nono giorno dalla deposizione dell’uovo, la cella opercolata dura solo 7-8 giorni e la regina sfarfalla 16-17 giorni dopo la deposizione.

Stadio Regina Operaia Fuco
Uovo 3 giorni 3 giorni 3 giorni
Larva fino all’opercolatura circa 5-6 giorni circa 6 giorni circa 6-7 giorni
Cella opercolata 7-8 giorni circa 12 giorni circa 14 giorni
Totale dall’uovo alla nascita 16-17 giorni 21 giorni 24 giorni

Questi tempi servono a datare le celle reali trovate in visita.

Tre motivi per allevare una regina, tre tipi di celle

Situazione Perché Dove sono le celle Quante
Sciamatura la famiglia si riproduce, la vecchia regina parte con lo sciame sul bordo inferiore e laterale dei favi spesso molte
Sostituzione (supersedura) regina vecchia o difettosa, il suo segnale cala sulla faccia dei favi una o poche
Emergenza la regina è morta o è stata tolta all’improvviso sulla faccia dei favi, ricavate da celle di operaia diverse, sparse

Il manuale LAORE precisa che le celle d’emergenza nascono su larve di meno di tre giorni e che eliminarle in una famiglia orfana senza altre larve giovani “destina la colonia alla estinzione certa”. Il cupolino, abbozzo vuoto a coppetta, diventa cella reale solo quando contiene un uovo. Come gestire le celle di sciamatura è spiegato nella guida alla sciamatura.

Il volo di fecondazione: come si accoppia la regina?

Quando e dove

La regina vergine raggiunge la maturità sessuale in circa una settimana. Il dossier sulle regine italiane della rivista Lapis colloca i voli di fecondazione 4-7 giorni dopo la nascita e indica come condizioni migliori una temperatura intorno ai 18 °C, alta pressione e cielo sereno. Dopo qualche breve volo di orientamento raggiunge un’area di raduno dei fuchi, frequentata dai maschi anno dopo anno.

Secondo la rassegna di Rangel e Fisher (Apidologie, 2019) queste aree misurano da 30 a 200 m di diametro, si trovano tra 10 e 40 m dal suolo e possono riunire fino a 11.000 fuchi provenienti da fino a 240 colonie distanti fra loro fino a 5 km. L’accoppiamento avviene in volo e il fuco muore subito dopo.

I numeri di uno studio sul campo

Michael Simone-Finstrom e David Tarpy (Journal of Insect Behavior, 2018) hanno seguito 80 regine:

  • voli di fecondazione da 12 a 47 minuti, 22,8 in media;
  • da 8 a 25 fuchi per regina, 13,5 in media (Rangel e Fisher indicano 12-14 in media, con casi di 50 e più);
  • il 65% delle regine ha cominciato a deporre dopo un solo volo riuscito.

Nella spermateca una regina ben fecondata conserva circa 5-7 milioni di spermatozoi, la cifra riportata anche dal dossier Lapis a proposito dell’inseminazione. La poliandria, l’accoppiamento con molti padri, dà alla famiglia una diversità genetica preziosa.

Una finestra breve e definitiva

La regina si accoppia solo in questa fase iniziale, poi mai più. Pioggia e vento possono impedire i voli per giorni, e uccelli insettivori e ragni possono catturarla durante l’uscita. Una regina che non si feconda e comincia comunque a deporre dà solo uova non fecondate, quindi fuchi: è una regina fucaiola.

Secondo il dossier Lapis, negli allevamenti la deposizione comincia intorno al 9°-10° giorno di vita e la fecondità si controlla al 12°-13° giorno. Contando i 21 giorni di sviluppo dell’operaia, passa circa un mese tra la nascita della regina e quella delle sue prime figlie.

La deposizione: quante uova al giorno?

Un ritmo fuori scala

Nel pieno della stagione una buona regina depone dell’ordine di 1.500-2.000 uova al giorno, una per cella. Come descrive il manuale LAORE, comincia dal centro dei favi e procede verso l’esterno a spirale, con ritmi che variano molto secondo clima e flussi di nettare. Il picco dura poche settimane tra primavera e inizio estate; poi la deposizione rallenta e in inverno si riduce molto o si ferma, secondo il clima. Al Nord e in montagna la pausa invernale è netta; al Sud e nelle isole, con inverni miti, la covata riparte molto presto, e lo stop arriva semmai con il caldo e la siccità estivi.

Leggere la covata su un favo

Cosa vedi Cosa suggerisce
Covata compatta, tutti gli stadi presenti regina ben fecondata e vigorosa
Un uovo per cella, centrato sul fondo regina in deposizione presente meno di 3 giorni fa
Covata a mosaico (sparsa), molte celle vuote regina vecchia o mal fecondata, ma anche malattie, varroa o consanguineità
Opercoli bombati da fuco sparsi nella covata di operaia regina che si esaurisce o mal fecondata
Solo covata maschile in celle da operaia, un uovo per cella regina fucaiola
Più uova per cella, attaccate alle pareti api fucaiole (o regina giovanissima appena partita)
Niente uova né larve giovani in piena stagione famiglia orfana, oppure blocco di deposizione (regina vergine, carenza di cibo, sciamatura imminente)

La covata a mosaico non accusa sempre la regina. Peste americana ed europea, covata calcificata e virosi portate dalla varroa danno un aspetto simile, e il manuale LAORE ricorda che la consanguineità produce larve maschili diploidi che le operaie eliminano, lasciando celle vuote. Prima di cambiare regina, escludi le malattie e, nel dubbio, chiedi un controllo al veterinario dell’ASL.

Il feromone della regina: come tiene unita la colonia

Il feromone reale è una miscela prodotta da più ghiandole. Il componente più studiato è il feromone mandibolare della regina: nella sintesi di Laura Bortolotti e Cecilia Costa, ricercatrici dell’allora CRA-API di Bologna, oggi CREA (2014), la sua base comprende cinque composti, tra cui il 9-ODA, identificato per primo nel 1960, e due forme del 9-HDA. Contribuiscono al segnale anche le ghiandole tergali, la ghiandola di Dufour e le ghiandole tarsali delle zampe, le cui tracce sui favi, secondo un’ipotesi citata dalle autrici, frenerebbero la costruzione di cupolini.

Secondo le due autrici il feromone richiama la corte, frena l’allevamento di nuove regine (applicato entro circa 24 ore dalla perdita della regina basta a impedire la costruzione di cupolini), blocca con altri segnali le ovaie delle operaie, attira i fuchi durante il volo nuziale e tiene unito il grappolo dello sciame.

Diversi studi trovano più feromone nelle regine mature e in deposizione che nelle vergini, anche se i risultati non sono concordi, e con l’età la corte si fa meno assidua: la ghiandola di Koschevnikov, che vi partecipa, comincia a degenerare quando la regina compie un anno. In una famiglia molto popolosa, inoltre, il feromone arriva meno alle api della periferia del nido: è uno dei motori della sciamatura, e una regina giovane aiuta a contenerla.

Quanto vive una regina e quando sostituirla?

Durata della vita

Un’operaia estiva vive poche settimane; per la regina Simone-Finstrom e Tarpy parlano di oltre 2-3 anni, e il manuale LAORE indica che la sua capacità di deposizione non supera i 5 anni. In apiario però conta la produttività, non la longevità.

Perché la deposizione cala

La riserva di spermatozoi non si rinnova, il segnale feromonale si indebolisce e la regina depone sempre più uova non fecondate. Pesa anche la qualità della fecondazione: Rangel e Fisher riportano studi in cui i fuchi di famiglie trattate con coumaphos, o allevati su cere contaminate da acaricidi e pesticidi, avevano spermatozoi molto meno vitali. Un motivo in più per scegliere bene i farmaci contro la varroa e rinnovare la cera.

Ogni quanto si cambia la regina in Italia

Il dossier Lapis sull’allevamento delle regine italiane mette tra gli obiettivi dell’allevamento quello di rinnovare regolarmente tutte le regine ogni due anni. Chi ha poche arnie spesso aspetta i segnali della famiglia. Cambia comunque la regina se ha più di due stagioni e la covata cala, se la covata resta a mosaico dopo aver escluso le malattie, se compaiono fuchi in celle da operaia o se la famiglia è aggressiva e sciama ogni anno.

Il momento migliore per sostituire è quando ci sono fuchi maturi e buone condizioni di volo: indicativamente da aprile a giugno al Nord e qualche settimana prima al Sud, oppure dopo il raccolto principale con regine già fecondate acquistate da un allevatore. La sostituzione estiva si combina bene con il blocco di covata contro la varroa: dopo circa 24-25 giorni la famiglia orfanizzata o con la regina ingabbiata non ha più covata opercolata e un solo trattamento con acido ossalico colpisce gli acari, tutti sulle api adulte.

Che colore usare per marcare la regina nel 2026?

Il codice dei cinque colori

Un punto colorato sul torace permette di ritrovare la regina in pochi secondi e di conoscerne l’età. Il codice internazionale segue l’ultima cifra dell’anno di nascita:

Ultima cifra dell’anno Colore Prossimi anni
1 o 6 bianco 2026, 2031
2 o 7 giallo 2027, 2032
3 o 8 rosso 2028, 2033
4 o 9 verde 2029, 2034
5 o 0 blu 2030, 2035

Nel 2026 le regine nate nell’anno si marcano in bianco. Il bando apicoltura 2026-2027 della Regione Siciliana, per esempio, finanzia le regine solo se portano il marchio colorato previsto per il 2026; per gli sciami acquistati entro marzo basta quello dell’anno precedente.

Come marcarla

Usa un pennarello per regine del colore dell’anno o un dischetto numerato con colla. Prendi la regina per il torace o per le ali, mai per l’addome, oppure bloccala con delicatezza nel tubetto di marcatura, e metti un piccolo punto sul dorso del torace senza toccare testa, ali e addome. Lascia asciugare qualche secondo prima di rimetterla sul favo. Fai pratica sui fuchi, che non pungono. Tagliare metà di un’ala anteriore non elimina la febbre sciamatoria: la famiglia può partire con una regina giovane appena nata.

Famiglia orfana, api fucaiole e introduzione di una nuova regina

I segnali di orfanità

  • Niente uova né larve giovani in piena stagione.
  • Famiglia nervosa e rumorosa, con un ronzio lamentoso all’apertura.
  • Celle reali d’emergenza sulla faccia dei favi.
  • Più tardi, covata maschile disordinata deposta dalle operaie. Il manuale LAORE considera l’opercolatura di sole celle maschili “segno inequivocabile di sopravvenuta orfanità” o di regina sterile.

Cosa succede, giorno dopo giorno

Se ha ancora larve giovani, la famiglia alleva una regina d’emergenza:

Tempo dalla perdita della regina Evento
poche ore avvio di celle reali su larve giovani di operaia
circa 12-13 giorni nascita della regina d’emergenza (le api partono da una larva già di qualche giorno)
circa 3 settimane fecondazione e inizio della deposizione, se tutto va bene
circa 6 settimane nascita delle prime operaie della nuova regina

In queste sei settimane non nasce nessuna operaia e la famiglia si spopola: un’orfanità in primavera può costare tutto il raccolto di acacia o di agrumi.

Le api fucaiole

Senza larve utilizzabili e dopo settimane senza segnale reale, alcune operaie sviluppano le ovaie e depongono uova non fecondate. Il manuale LAORE spiega perché le loro uova sono attaccate alle pareti delle celle: l’addome dell’operaia è troppo corto per arrivare al fondo. La covata è disordinata, di età diverse, solo maschile. Senza intervento la famiglia si estingue.

Cosa fare

  1. Conferma la diagnosi. Dopo una sciamatura può esserci una regina vergine non ancora fecondata.
  2. Fai la prova del favo di uova: inserisci al centro del nido un favo con uova e larve giovani di una famiglia sana. Se le api ci allevano celle reali, la famiglia è orfana.
  3. Guadagna settimane con una regina feconda in gabbietta o una cella reale opercolata.
  4. Se la famiglia è debole, riuniscila a una famiglia con regina, con il foglio di giornale.
  5. Con le api fucaiole non contare su una regina nuova, che viene accettata raramente: riunisci a una famiglia forte, oppure scuoti tutte le api lontano dall’arnia in una giornata di sole, perché si disperdano nelle altre famiglie.

Introdurre una regina con la gabbietta

Le regine acquistate arrivano in una gabbietta con alcune api accompagnatrici e un tappo di candito; il dossier Lapis parla di 8-10 accompagnatrici. La procedura descritta dal centro di ricerca sulle api dell’Università di Guelph è semplice:

  1. Togli la vecchia regina e chiudi l’arnia. Aspetta almeno un paio d’ore, meglio un giorno, perché la famiglia si accorga di essere orfana: introdurre subito riduce l’accettazione.
  2. Appendi la gabbietta tra due favi di covata, dove le api si raccolgono, ben fissata perché non cada.
  3. Lascia che le api consumino il candito, cosa che richiede due o tre giorni: nel frattempo la regina prende l’odore della famiglia e la famiglia il suo.
  4. Non aprire l’arnia per una settimana. Disturbare la famiglia in questa fase può portare le api ad aggredire la regina.
  5. Controlla le uova, non la regina: se ci sono uova fresche, l’introduzione è riuscita.

Ligustica e siciliana: le regine delle sottospecie italiane

Due api autoctone

L’Italia ha due sottospecie autoctone: Apis mellifera ligustica, l’ape italiana della penisola, diffusa in tutto il mondo come Italian bee, e Apis mellifera siciliana, l’ape nera sicula, scura, con peluria giallastra e ali più piccole. Nelle aziende italiane si allevano però anche carnica e Buckfast.

Lo studio genomico di Minozzi e colleghi, con ricercatori del CREA di Bologna (Animals, 2021), ha sequenziato 124 api di 12 regioni. Risultati principali:

  • la ligustica mostra un’introgressione da altre razze ancora limitata, con 28 campioni puri oltre il 90%, ma gli autori avvertono che le pratiche di allevamento attuali possono peggiorare la situazione;
  • la siciliana forma un gruppo geneticamente originale, senza ibridazioni recenti, anche se il campione era piccolo;
  • cinque famiglie dichiarate ligustica dagli apicoltori erano in realtà Buckfast, probabilmente per accoppiamenti con fuchi Buckfast della zona.

L’ape nera sicula, secondo la scheda del Presidio Slow Food, fu abbandonata dagli apicoltori siciliani tra gli anni Settanta e Ottanta, quando le arnie in ferula furono sostituite e si importarono api ligustiche dal Nord. Fu salvata grazie all’entomologo Pietro Genduso e al suo allievo Carlo Amodeo, che isolò alcune famiglie nelle Eolie, a Vulcano e Filicudi. Slow Food la descrive come molto docile, produttiva anche oltre i 40 °C e con una ripresa della covata precoce, tra dicembre e gennaio.

L’Albo nazionale degli allevatori di api italiane

Istituito con il DM 20984 del 10 marzo 1997 e modificato da ultimo con il DM 1839 del 30 gennaio 2013, l’Albo è gestito dal CREA, Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente di Bologna, sotto la vigilanza del Ministero. Il disciplinare prevede due sezioni, ligustica e siciliana: non esiste una sezione per la carnica. La sezione ligustica è aperta agli allevatori di tutto il territorio nazionale tranne la Sicilia (salvo zone isolate documentate), quella siciliana solo a chi opera in Sicilia.

Per iscriversi servono, tra l’altro:

  • partita IVA e almeno 100 alveari registrati in BDN;
  • almeno tre anni di esperienza documentata nell’allevamento di regine;
  • famiglie conformi alla sottospecie, verificate con analisi morfometriche delle ali (conformità con probabilità di almeno il 90%) e, nei casi dubbi, con analisi molecolari.

Gli iscritti allevano solo la sottospecie della propria sezione, partecipano ai programmi di selezione e inviano ogni anno almeno tre campioni di api, pena ammonimento, sospensione o cancellazione. L’elenco pubblicato dal CREA nel novembre 2022 conta 31 aziende per la ligustica, 5 per la siciliana e 2 in prova, in 11 regioni.

Le tutele regionali

Due esempi regionali:

  • Umbria. Con la DGR 696 del 5 agosto 2020 la Regione ha approvato il disciplinare delle zone di rispetto attorno agli allevamenti di regine e alle stazioni di fecondazione di ligustica, dove è vietato introdurre api ibride o di altre sottospecie. Le violazioni costano da 258 a 516 euro (l.r. 12/2015).
  • Sicilia. La l.r. 65/1995 favorisce la selezione della sicula e della ligustica. L’articolo 14 bis, introdotto dalla l.r. 3/2024, stabilisce che la Regione tutela l’Apis mellifera sicula e permette agli allevatori di sicula iscritti all’Albo o a un’altra associazione di allevatori di regine di chiedere zone di conservazione fino a 10 km di raggio attorno ai propri apiari; nelle zone di rispetto delle stazioni di fecondazione collettive non si possono allevare api diverse dalla sottospecie sicula.

Prima di comprare regine di un’altra razza verifica se il tuo apiario cade in una zona di rispetto. Il confronto tra le razze allevate in Italia è nella nostra pagina sulle razze di api.

Comprare regine in Italia: prezzi, documenti e restrizioni sanitarie

Prezzi e contributi

Non esiste un listino ufficiale. Nel 2020, intervistato dall’agenzia AGI, l’allevatore emiliano Leandro Cilia stimava la produzione italiana in 600.000-700.000 regine l’anno, a 15-25 euro l’una secondo la qualità. Un riferimento più recente viene dai bandi regionali: in Sicilia, per la campagna 2026-2027, l’intervento di ripopolamento riconosce per le regine una spesa massima di 25 euro più IVA ciascuna, con un contributo del 60% per gli apicoltori. Le regine selezionate da riproduzione e quelle inseminate strumentalmente costano molto di più.

Per ottenere il contributo, il bando siciliano chiede che l’appartenenza a ligustica o siciliana sia certificata dal CREA di Bologna o da soggetti autorizzati, come prevede il DM 614768/2022 sugli interventi del settore apistico, e che il venditore abbia un certificato di adesione allo standard di razza. Il materiale acquistato non si può rivendere né cedere per un anno.

Il documento di accompagnamento

Ogni spedizione di regine, nuclei o pacchi d’api viaggia con il documento di accompagnamento (DDA) emesso in BDN dal mittente, con destinazione l’apiario principale di chi riceve. Dal 18 marzo 2025, con le modifiche al manuale operativo dell’anagrafe, non vanno più registrati i movimenti di celle reali e telaini di covata. I dettagli sono nella guida all’anagrafe apistica.

Aethina tumida: cosa cambia per le regine del Sud

  • Divieto europeo. La decisione di esecuzione (UE) 2023/110, modificata dalla decisione 2024/3119, elenca per intero le regioni Calabria e Sicilia e vieta di spedire da lì api mellifere, bombi, sottoprodotti apicoli non trasformati, attrezzature usate e miele in favo “verso altre zone dell’Unione” fino al 31 dicembre 2026. Nel diritto sanitario europeo una zona è una parte del territorio di uno Stato membro, quindi la formula non riguarda solo l’estero; la nota ministeriale 2026, però, blocca espressamente le uscite solo dalle zone di protezione e classifica il resto delle due regioni come zona di sorveglianza. Prima di comprare regine calabresi o siciliane chiedi alla tua ASL che cosa è consentito.
  • Zone nazionali. La nota del Ministero della Salute 8542 del 18 marzo 2026 conferma la zona di protezione sulle intere province di Reggio Calabria e Vibo Valentia e un raggio di 30 km attorno ai focolai della provincia di Messina, da cui le movimentazioni in uscita sono bloccate. Ogni nuovo focolaio porta una zona di protezione di almeno 20 km.
  • Controlli su chi riceve. Tra i criteri di rischio per i controlli mirati la stessa nota indica la ricezione di api regine, pacchi d’api e materiale apistico da altre regioni.

Regine da altri Paesi dell’Unione e da Paesi terzi

Per spostare api tra Stati membri vale il regolamento delegato (UE) 2020/688. Il caso normale è l’articolo 48: apiario d’origine senza peste americana segnalata nel raggio di 3 km negli ultimi 30 giorni e senza Aethina tumida né Tropilaelaps segnalati nel raggio di 100 km, visita entro 48 ore dalla spedizione e certificato sanitario ufficiale (modello HBEE-INTRA) emesso in TRACES, valido 10 giorni.

L’articolo 49 prevede una deroga che riguarda proprio i casi come quello italiano: dagli apiari a meno di 100 km da un focolaio di Aethina si possono spedire solo regine, ciascuna in gabbietta singola con al massimo 20 accompagnatrici, se l’apiario dista almeno 30 km dal limite di una zona di protezione di almeno 20 km, è sottoposto a sorveglianza annuale e a ispezioni mensili nella stagione produttiva e non si trova in una zona soggetta a misure di protezione dell’Unione (certificato QUE-INTRA). Calabria e Sicilia, finché vale la decisione 2023/110, restano quindi escluse anche dalla deroga.

Dai Paesi terzi, ricorda la Commissione europea, entrano solo api regine, in gabbiette con una regina e non più di 20 accompagnatrici; gabbiette e accompagnatrici vanno poi esaminate da un laboratorio ufficiale per escludere Aethina e Tropilaelaps.

Allevare le proprie regine

Allevare regine dalle proprie famiglie migliori, selezionate per docilità, bassa sciamatura, produzione e comportamento igienico, dà api adatte alla propria zona. La fecondazione però sfugge in gran parte all’apicoltore, perché le giovani regine si accoppiano con i fuchi di tutte le famiglie nel raggio di chilometri: per questo contano stazioni di fecondazione, zone di rispetto e inseminazione strumentale. Metodi e calendario sono nella guida all’allevamento delle api regine.

Domande frequenti

Quanto vive un'ape regina?

In natura una regina può vivere diversi anni, e la sua capacità di deposizione, secondo il manuale di apicoltura dell'agenzia LAORE Sardegna, non supera i cinque anni. In apiario rende al meglio nelle prime due stagioni, poi la riserva di spermatozoi e il segnale feromonale calano. Per questo molti apicoltori italiani la rinnovano ogni due anni.

Di che colore si marca la regina nel 2026?

Bianco. Il codice internazionale abbina un colore all'ultima cifra dell'anno di nascita: bianco per 1 e 6, giallo per 2 e 7, rosso per 3 e 8, verde per 4 e 9, blu per 5 e 0. Nel 2027 si userà il giallo. Alcuni bandi regionali, come quello siciliano 2026-2027, finanziano solo regine con il marchio dell'anno.

Come capisco se una famiglia è orfana?

In piena stagione non trovi uova né larve giovani, le api sono nervose e rumorose all'apertura e compaiono celle reali d'emergenza sulla faccia dei favi. Per togliere ogni dubbio inserisci al centro del nido un favo con uova e larve giovani preso da un'altra famiglia: se dopo qualche giorno le api ci allevano celle reali, la famiglia è orfana davvero.

Cosa sono le api fucaiole e come si riconoscono?

Sono operaie che, dopo settimane senza regina e senza covata giovane, sviluppano le ovaie e depongono uova non fecondate, da cui nascono solo fuchi. Si riconoscono da più uova nella stessa cella, spesso attaccate alle pareti perché l'addome dell'operaia non arriva al fondo, e da covata maschile disordinata in celle da operaia, con opercoli bombati.

Come si introduce una regina nuova in un alveare?

Si toglie la vecchia regina, si aspetta almeno qualche ora e si appende la gabbietta tra due favi di covata. Le api consumano il candito in due o tre giorni e intanto si abituano al suo odore. Poi non si apre l'arnia per circa una settimana e si controlla solo la presenza di uova.

Quanto costa una regina ligustica?

Non esiste un listino ufficiale. Nella rilevazione mensile dell'aprile 2026 pubblicata da L'Apicoltore Moderno le regine ligustiche costavano 18-20 euro l'una, IVA esclusa. Il bando siciliano 2026-2027 riconosce per regine certificate una spesa massima di 25 euro più IVA. Le regine selezionate da riproduzione e quelle inseminate strumentalmente costano molto di più.

Posso comprare regine dalla Calabria o dalla Sicilia?

Fino al 31 dicembre 2026 la decisione europea 2023/110, prorogata ed estesa alla Sicilia nel 2024, vieta di spedire api mellifere dall'intero territorio di Calabria e Sicilia verso altre zone dell'Unione, per il piccolo coleottero dell'alveare. Le note ministeriali bloccano in più ogni uscita dalle zone di protezione. Prima di ordinare chiedi alla tua ASL e pretendi il DDA.

Una regina si accoppia più volte nella vita?

No. Si accoppia soltanto nei primi giorni dopo la nascita, in uno o pochi voli di fecondazione, con in media una dozzina di fuchi o poco più. Conserva gli spermatozoi nella spermateca, circa 5-7 milioni, e non si accoppierà mai più. Tutta la sua deposizione futura dipende da quella riserva, che con gli anni si esaurisce.

Fonti

  1. Disciplinare dell'Albo nazionale degli allevatori di api italiane, CREA, Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente
  2. Aziende iscritte all'Albo nazionale degli allevatori di api italiane (novembre 2022), CREA, Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente
  3. Whole-Genome Sequence Analysis of Italian Honeybees (Apis mellifera) (Animals, 2021), G. Minozzi, B. Lazzari, C. Costa, E. Carpana et al., via PubMed Central
  4. Deliberazione della Giunta regionale n. 696 del 5 agosto 2020: disciplinare delle zone di rispetto per Apis mellifera ligustica, Regione Umbria
  5. L.R. 27 settembre 1995, n. 65: norme per la tutela e l'incentivazione dell'apicoltura (testo con l'art. 14 bis introdotto dalla L.R. 3/2024), Regione Siciliana, testo consolidato pubblicato da Edizioni Europee
  6. Ape nera sicula (Presidio Slow Food), Fondazione Slow Food per la Biodiversità
  7. Bando apicoltura campagna 2026-2027, intervento B3 ripopolamento del patrimonio apistico, Regione Siciliana, Assessorato dell'agricoltura
  8. Nota 8542 del 18 marzo 2026: Piano gestione Varroa, sorveglianza Aethina tumida e Tropilaelaps, anno 2026, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
  9. Decisione di esecuzione (UE) 2024/3119 che modifica la decisione 2023/110 sulle misure di emergenza contro Aethina tumida, Commissione europea, pubblicata da IZSVe
  10. Honey bees: movements between Member States and entry into the Union, Commissione europea, DG Salute e sicurezza alimentare
  11. Regolamento delegato (UE) 2020/688, articolo 48: movimenti di api mellifere verso altri Stati membri, legislation.gov.uk (testo del regolamento UE)
  12. Regolamento delegato (UE) 2020/688, articolo 49: deroga per le api regine, legislation.gov.uk (testo del regolamento UE)
  13. Modifiche al manuale operativo del sistema I&R: importanti novità per l'apicoltura in BDN, Apilombardia
  14. Regine italiane: tecniche di allevamento (dossier), B. Pasini, L. Monittion, M. T. Falda, rivista Lapis, pubblicato da apicolturaonline.it
  15. Manuale di apicoltura (a cura di Marco Piu), Agenzia LAORE Sardegna, pubblicato da apicolturaonline.it
  16. Crisi del mercato delle api regine (18 febbraio 2020), AGI Agenzia Italia
  17. Aprile 2026: rilevazione mensile dei prezzi (regine di razza ligustica, IVA esclusa), L'Apicoltore Moderno
  18. Chemical Communication in the Honey Bee Society (Neurobiology of Chemical Communication, 2014), Laura Bortolotti e Cecilia Costa, CRA-API, CRC Press, via NCBI Bookshelf
  19. Honey Bee Queens Do Not Count Mates to Assess their Mating Success (Journal of Insect Behavior, 2018), Michael Simone-Finstrom e David R. Tarpy, USDA-ARS
  20. Factors affecting the reproductive health of honey bee (Apis mellifera) drones: a review (Apidologie, 2019), Juliana Rangel e Adrian Fisher II, Springer
  21. Requeening a colony (dimostrazione di Paul Kelly), Honey Bee Research Centre, University of Guelph