Sciame di api appeso a un albero

Sciamatura delle api: segnali, prevenzione, sciame artificiale, recupero dello sciame e art. 924 c.c.

Sciamatura delle api: cause, celle reali e tempi, prevenzione, sciame artificiale, Demaree e Taranov, recupero dello sciame, art. 924 c.c. e chi chiamare.

La sciamatura è il modo in cui una famiglia di api si riproduce: la vecchia regina lascia l’alveare con gran parte delle operaie e va a fondare una nuova colonia, mentre la famiglia madre alleva una giovane regina nelle celle reali. In Italia avviene soprattutto in primavera, tra marzo e giugno a seconda della zona, quando il nido è congestionato. Si previene dando spazio per tempo, rinnovando le regine e, se le celle reali sono già avviate, con uno sciame artificiale, il metodo Demaree o il metodo Taranov.

Per l’apicoltore uno sciame partito significa di solito un raccolto primaverile perso, che sia l’acacia in Pianura Padana o gli agrumi in Sicilia.

Perché le api sciamano?

Una famiglia non si moltiplica deponendo più uova, ma dividendosi. La “febbre sciamatoria” nasce quando più fattori superano insieme una soglia.

I fattori scatenanti

  1. Il nido congestionato. L’Università della Florida insiste su un punto: a sciamare sono le famiglie “allo stretto”, non per forza le più forti. Conta il numero di api rispetto allo spazio disponibile. Secondo la rassegna di Luca Tufano, le celle reali compaiono quando la densità supera circa 2,3 api per millilitro e oltre il 90% dei favi da covata è occupato.
  2. Il feromone della regina che non arriva a tutte. Il feromone mandibolare della regina, che frena l’allevamento di nuove regine, si diffonde per contatto. In una famiglia molto popolosa arriva meno alle api della periferia del nido. Secondo Tufano non è tanto la regina a produrne meno, quanto la colonia a distribuirlo male.
  3. Troppe api giovani. La sciamatura scatta quando nel nido si accumulano api nutrici senza lavoro, le stesse che poi partiranno con lo sciame.
  4. Il nettare nel nido. In piena importazione, senza melari, le api stivano nettare nelle celle del nido liberate dalle nascite. La regina non trova più dove deporre: il manuale di apicoltura dell’agenzia LAORE Sardegna indica proprio le scorte nei favi da covata come segnale di preparazione alla sciamatura.
  5. La genetica. Alcune linee sciamano più di altre, anche all’interno della stessa sottospecie. È uno dei criteri principali della selezione, di cui parliamo nella guida sull’allevamento delle api regine.

E l’ape italiana?

Apis mellifera ligustica è prolifica e costruisce in fretta grandi popolazioni in primavera: proprio per questo, lasciata senza spazio, sciama come qualsiasi altra ape. In Sicilia, Mazzeo e colleghi dell’Università di Catania (2023) hanno confrontato 13 famiglie di ape siciliana (A. m. siciliana) e 14 di ligustica nello stesso apiario: tra marzo e aprile 2015 ha sciamato il 38% delle famiglie siciliane e il 31% delle ligustiche. Gli autori giudicano “molto lievi” le differenze tra le due sottospecie, ma anche in un apiario sperimentale seguito una famiglia su tre è partita.

Gli ibridi incontrollati peggiorano le cose. Nel progetto di recupero della ligustica dell’Associazione Apicoltori dell’Alto Lazio, presentato nel 2018, si segnalano zone con famiglie “molto aggressive, con forte istinto alla sciamatura e con regine tigrate”, attribuite all’ibridazione. Comprare regine da allevatori iscritti all’Albo nazionale e selezionare dalle famiglie che non sciamano è la prevenzione di più lungo periodo.

Celle di sciamatura, di sostituzione e d’emergenza: come distinguerle

Non tutte le celle reali annunciano una partenza: prima di intervenire capisci che cosa sta facendo la famiglia.

Tipo di celle Contesto Posizione abituale Numero Cosa fare
Celle di sciamatura famiglia forte e allo stretto, in primavera sui bordi e in basso nei favi da covata spesso numerose intervenire nei giorni successivi
Celle di sostituzione regina vecchia o difettosa, cambio “silenzioso” sulla faccia del favo una o poche in genere lasciar fare
Celle d’emergenza perdita improvvisa della regina sulla faccia del favo, costruite su celle da operaia variabile controllare le uova, non distruggerle

Il manuale LAORE avverte che le celle d’emergenza nascono attorno a una larva di meno di tre giorni e che toglierle condanna la famiglia orfana all’estinzione. Consiglia anche di lasciare meno di 5 mm tra foglio cereo e lato interno del telaino: così le api non costruiscono celle reali sui bordi del favo, dove sfuggono al controllo.

Quali sono i segnali e i tempi di una sciamatura?

Cosa vedi aprendo l’arnia

  • Cupolini con uova o larve. I cupolini vuoti li costruiscono quasi tutte le famiglie in primavera; uno con un uovo o una larva immersa nella pappa reale vuol dire che la preparazione è partita.
  • Un nido bloccato: favi pieni di covata fino ai listelli, nettare stivato nelle celle liberate dalle nascite.
  • Una regina che rallenta. Circa dieci giorni prima della partenza, ricorda Tufano, le operaie cominciano a rimpinzarsi di miele; la regina, nutrita meno, perde peso e torna capace di volare. Meno uova fresche su favi ben coperti d’api deve metterti in allarme.
  • Molti fuchi. Le famiglie sciamano quando i maschi sono già numerosi.

Cosa vedi da fuori

Il manuale LAORE cita le “barbe”, gruppi compatti di api tranquille fuori dall’arnia in primavera, come possibile segno dell’intenzione di sciamare. È però un segnale tardivo: solo la visita dei favi dice a che punto è la famiglia.

Il calendario della cella reale

I tempi di sviluppo della regina permettono di datare i preparativi. Secondo il manuale LAORE la regina resta circa 3 giorni allo stadio di uovo, la cella resta opercolata circa 7-8 giorni e la regina sfarfalla 16-17 giorni dopo la deposizione. L’Università della Florida indica l’opercolatura a circa 8 giorni dall’uovo.

Stadio delle celle Cosa significa Margine d’azione
uova nei cupolini partenza tra circa 10 giorni ampio: tutti i metodi sono possibili
larve nella pappa reale partenza entro pochi giorni reale, ma si interviene durante la visita stessa
celle opercolate lo sciame primario può partire da un giorno all’altro, o è già partito solo sciame artificiale o Taranov

Lo sciame primario parte in genere poco dopo l’opercolatura della prima cella, in una giornata calda e senza pioggia. Per questo, nel periodo a rischio, le famiglie forti si visitano ogni 7-9 giorni, come indica anche l’Università della Florida: un intervallo più lungo lascia passare una cella deposta subito dopo la visita e già opercolata alla successiva.

Come parte uno sciame?

Chi parte e chi resta

Con la vecchia regina parte la maggior parte delle operaie: dal 50 al 70% secondo l’Università della Florida, circa due terzi o tre quarti nella rassegna di Tufano. Partono soprattutto api giovani: Tufano riporta un’età media di 15 giorni per le operaie europee dello sciame. Nella famiglia madre restano tutta la covata, le celle reali e le bottinatrici più anziane. In Louisiana José Villa (2004) ha pesato 95 sciami: 1,42 kg in media.

Il grappolo e la scelta della nuova casa

Lo sciame si posa prima vicino all’apiario, spesso su un ramo, e forma un grappolo. Meno del 5% delle api, le esploratrici, cerca le cavità possibili e le “presenta” alle altre con la danza; quando un numero sufficiente di esploratrici concorda su un sito, lo sciame si alza e le segue. Nello studio di Villa gli sciami hanno occupato 37 volte cassette da 31 litri contro 16 volte cassette da 13 litri: un’indicazione utile per chi prepara arniette trappola, che vanno comunque registrate come apiario se vengono popolate. Le distanze dedotte da Villa vanno da 200 metri a 10 km, con una media di 3,36 km.

Lo sciame secondario

Quando nasce la prima regina vergine, può uccidere le rivali ancora nelle celle oppure partire con una parte delle api rimaste: è lo sciame secondario, a volte seguito da un terzo. Può lasciare la famiglia madre troppo debole per produrre, o orfana se l’ultima regina si perde al volo di fecondazione. Il manuale LAORE ricorda che il periodo senza covata della famiglia sciamata si allunga a ogni sciame secondario. Le ApiCultori Veneti, nella circolare di maggio-giugno 2022, consigliano di controllare nel tardo pomeriggio le famiglie sciamate per verificare che la giovane regina sia stata fecondata, prima che diventino fucaiole.

Come prevenire la sciamatura?

La prevenzione comincia prima dei primi cupolini. L’Università della Florida consiglia di cominciare i controlli 2-4 settimane prima del raccolto principale e di avere le misure già avviate circa 4 settimane prima. In Italia vuol dire ragionare per zone: per i tempi del tuo territorio vedi il calendario apistico.

Le misure di fondo

Misura Principio Efficacia e limiti
Visite regolari trovare in tempo i cupolini con uova o larve ogni 7-9 giorni nel periodo a rischio, perché una cella si opercola in circa 8 giorni
Allargare per tempo melario posato prima che il nido sia pieno, fogli cerei da costruire nel nido indispensabile, ma da sola non basta quando la febbre sciamatoria è partita
Ringiovanire le regine una regina giovane distribuisce meglio il suo segnale misura di fondo, da combinare con le altre
Pareggiare le famiglie spostare favi di covata dalle forti alle deboli alleggerisce le forti senza creare famiglie; solo tra famiglie sane, perché si spostano anche le malattie della covata
Selezionare allevare dalle famiglie poco sciamatrici effetto duraturo, su più anni
Tagliare l’ala alla regina mezza ala anteriore non è una prevenzione: lo sciame esce lo stesso; per l’Università della Florida è una rete di sicurezza da abbinare ad altri metodi

Nell’arnia Dadant-Blatt da 10 favi il nido si riempie in fretta in primavera. Un riferimento corrente è posare il primo melario quando 7-8 favi sono coperti d’api e i favi laterali cominciano a riempirsi di nettare. In pianura può succedere presto: le ApiCultori Veneti riportano famiglie già pronte per il melario il 10 aprile 2022. Uno o due fogli cerei ai lati della covata danno lavoro alle api ceraiole giovani, le stesse che altrimenti alimentano la spinta a partire.

Asportare le celle reali: un metodo con molti limiti

È la reazione istintiva, con tre difetti.

  1. Non tocca la causa. La famiglia resta congestionata e piena di api giovani, e costruisce nuove celle finché la congestione dura.
  2. Richiede rigore totale. Bisogna ripassare ogni 7-9 giorni, scuotere le api da ogni favo per vedere le celle nascoste negli angoli e nei buchi del favo. Una sola cella dimenticata basta.
  3. Può fallire anche se fatta bene. Lo sciame a volte parte lo stesso, e distruggere tutte le celle dopo la partenza dello sciame lascia la famiglia madre orfana senza rimedio.

Tra le tecniche usate in Veneto, la circolare 2022 delle ApiCultori Veneti propone invece il confinamento della regina in gabbia per 15 giorni, con una visita intermedia a 7, per gestire le celle reali: la regina non depone, la famiglia perde la spinta e il controllo delle celle si fa in due passaggi programmati.

Sciame artificiale e divisione

Lo sciame artificiale, o divisione, trasforma la spinta a sciamare in nuove famiglie. Le linee guida ministeriali sulla varroa del 2024 collocano la produzione di sciami artificiali e nuclei tra aprile e agosto, “tenendo conto delle condizioni locali”, e ne fanno un’arma contro l’acaro; quelle del 2026 prevedono nello stesso periodo il trattamento di sciami e colonie senza covata.

È semplice, sicuro e possibile anche con celle opercolate; in cambio si rinuncia a parte del raccolto della famiglia divisa.

La divisione classica in arnietta

  1. Prepara un’arnietta o un nucleo da 5-6 favi Dadant-Blatt.
  2. Preleva dalla famiglia forte 2-4 favi di covata con le api, l’intervallo indicato dall’Università della Florida, di cui almeno uno con uova o larve giovanissime, oppure con una o due belle celle reali.
  3. Aggiungi un favo di miele e polline e scuoti le api di uno o due favi in più: le bottinatrici torneranno alla famiglia madre e il nucleo va compensato.
  4. Controlla dove sta la regina. Se la famiglia madre ha celle reali, puoi portare volutamente la regina nel nucleo: la madre alleverà una delle sue celle, e tu ne lasci una sola, la più bella.
  5. Chiudi, nutri con sciroppo leggero e porta il nucleo in un altro apiario, ad almeno 3 km in linea d’aria come consiglia Alessandra Bruni su Rivista di Agraria nel 2020. Se non puoi, riduci la porticina e scuoti più api.
  6. Se il nucleo alleva la propria regina, ci vogliono circa 12-13 giorni fino alla nascita (le api partono da una larva che ha già qualche giorno), poi una settimana circa prima della maturità sessuale e i voli di fecondazione: la giovane regina si accoppia con una quindicina di fuchi, secondo l’Università della Florida. Non aprire il nucleo in questo periodo.
  7. Sfrutta il blocco di covata. Le linee guida del 2024 indicano di trattare con acido ossalico “dopo che tutta la covata sarà sfarfallata e prima che la nuova regina inizi a deporre”: è la finestra in cui tutte le varroe sono sulle api adulte. Usa solo un medicinale veterinario autorizzato in Italia, alla dose del foglietto, e registra il trattamento. Prodotti e dosi sono nella guida sulla varroa.

La stessa autrice descrive anche la variante “da più alveari”: uno o due favi con celle reali e scorte presi da tre o più famiglie e riuniti in un’arnia con diaframma, controllando di non aver prelevato una regina.

Lo sciame artificiale per spostamento

È la variante che imita la sciamatura naturale, attribuita a J. W. Pagden (1870). Si sposta l’arnia di un paio di metri e al suo posto se ne mette una nuova con fogli cerei, escludiregina, melari e la regina sul suo favo ripulito dalle celle reali: le bottinatrici che rientrano la raggiungono e formano lo “sciame”. Nella vecchia arnia si lascia una sola bella cella reale. Dopo una settimana la si porta dall’altro lato della nuova, così anche le sue bottinatrici passano alla nuova arnia e la famiglia madre non ha più la forza per sciamare.

Metodi Demaree e Taranov: come si fanno?

Il metodo Demaree

Pubblicato da George Demaree sull’American Bee Journal nel 1884, come ricorda l’Eastern Apicultural Society, il metodo allontana la regina dalla covata senza dividere la famiglia, che resta intera per il raccolto. Funziona al meglio durante una buona importazione e richiede tanto materiale quanto ne ha già l’alveare.

Materiale. Un secondo nido Dadant-Blatt (i telaini da nido non entrano in un melario), favi costruiti o fogli cerei, un escludiregina, uno o più melari.

Procedura.

  1. Metti al sicuro la regina: trovala e appoggia il suo favo in un’arnietta vuota, all’ombra.
  2. Distruggi tutte le celle reali della famiglia. Una cella rimasta può far fallire tutto.
  3. Prepara il nido in basso, sul fondo originale: favi costruiti vuoti, eventualmente fogli cerei, due favi di covata opercolata al centro, come descrive Honey Bee Suite, e la regina.
  4. Metti l’escludiregina sopra questo nido.
  5. Aggiungi uno o più melari sopra l’escludiregina.
  6. Metti il nido originale in cima, con tutta la covata raccolta al centro e favi vuoti ai lati. Chiudi.
  7. Dopo 7 giorni apri il nido in alto e distruggi le celle reali che vi trovi: le nutrici le allevano sulle larve giovani, ormai lontane dalla regina. Dopo 7-8 giorni, precisa l’Eastern Apicultural Society, la covata è troppo vecchia per dare nuove celle reali.
  8. Poi il nido in alto si svuota di covata in tre settimane e le celle liberate si riempiono di miele. Se la famiglia riprende la voglia di sciamare, l’operazione si può ripetere dopo 9-10 giorni.

Limiti. È pesante, obbliga a trovare la regina e con i nidi Dadant-Blatt pieni porta a torri alte e difficili da maneggiare. Rusty Burlew (Honey Bee Suite) lo giudica rischioso in caso di forte calo delle temperature: la covata in alto, separata dal nido dai melari, può restare scoperta. Su celle opercolate meglio lo sciame artificiale.

Il metodo Taranov: separare lo sciame prima che parta

Messo a punto nel 1947 dal russo G. F. Taranov, sfrutta un’osservazione semplice: le api pronte a sciamare sono soprattutto api giovani che non hanno ancora fatto i voli di orientamento. Scosse davanti all’arnia, risalgono a piedi invece di volare verso la porticina, mentre le bottinatrici superano lo spazio in volo.

Materiale. Una tavola inclinata a circa 45° dal terreno verso la porticina, che si ferma a circa 10 cm dal predellino. Sotto il bordo superiore, a 5-8 cm, si fissa una striscia di legno, juta o moquette a cui le api possono aggrapparsi. Un telo copre la tavola e il terreno attorno.

Procedura.

  1. Intervieni quando le celle si stanno opercolando e la regina ha smesso di deporre, a metà giornata, quando le bottinatrici sono fuori.
  2. Posa la tavola davanti all’arnia.
  3. Scuoti ogni favo sul telo. I favi con celle reali mature si spazzolano invece di scuoterli.
  4. Rimetti i favi senza api nell’arnia e richiudi.
  5. Aspetta una o due ore. Le bottinatrici risalgono la tavola e rientrano in volo; le api giovani e la vecchia regina, arrivate al bordo, si fermano e formano un grappolo sotto la tavola.
  6. Raccogli il grappolo come uno sciame naturale, mettilo in un’arnia abbastanza lontana da non essere richiamato dalla famiglia madre e nutrilo.

La famiglia madre, con bottinatrici e covata, alleva una nuova regina. Non serve cercare la regina, cosa utile con le grandi famiglie di ligustica.

Quale metodo scegliere?

Situazione alla visita Metodo consigliato Perché
famiglia allo stretto, nessun cupolino con uova melario, fogli cerei, pareggiamento prevenzione semplice
uova o larve giovani nei cupolini, raccolto in arrivo Demaree o confinamento della regina si conserva la forza per il melario
celle opercolate sciame artificiale, spostamento o Taranov lo sciame è imminente, bisogna separare la regina
regina introvabile, famiglia molto popolosa Taranov non serve trovare la regina
voglia di aumentare gli alveari divisione una famiglia in più e un blocco di covata utile contro la varroa

Come recuperare uno sciame

Il materiale

Un portasciame o un’arnietta da 5-6 favi con favi costruiti o fogli cerei, un telo, una spazzola, uno spruzzino d’acqua, una cesoia, una scala stabile, la tuta completa.

La procedura

  1. Valuta l’accesso: altezza, linee elettriche, strada. Oltre una scala sicura, rinuncia.
  2. Chiedi il permesso al proprietario del terreno (vedi più avanti l’articolo 924).
  3. Metti il portasciame aperto sotto il grappolo, o il telo a terra.
  4. Fai cadere il grappolo con un colpo secco al ramo, sopra la cassetta. Un ramo sottile si può tagliare e appoggiare così com’è.
  5. Richiudi senza schiacciare, lasciando aperta la porticina. Se le api davanti all’ingresso alzano l’addome e ventilano richiamando le altre, la regina è dentro. Se risalgono verso il ramo, è rimasta fuori: ripeti.
  6. Aspetta la sera, quando le ultime api sono entrate, poi chiudi e trasporta.
  7. Sistema lo sciame nella postazione definitiva, possibilmente a più di 3 km dal punto di partenza se viene dal tuo apiario.

I giorni successivi

  • Tratta subito contro la varroa. Le buone pratiche apistiche presentate dall’IZSLER nel 2025 chiedono l’“esecuzione dei trattamenti antivarroa sugli sciami naturali immediatamente dopo la loro raccolta”. Lo sciame non ha covata opercolata: tutte le varroe sono sulle api e un acido ossalico le raggiunge. La finestra si chiude in pochi giorni, perché la covata d’operaia si opercola circa 8-9 giorni dopo la deposizione. Le linee guida ministeriali sulla varroa, nel 2024 come nel 2026, riportano per Oxuvar 5,7% lo spruzzo di 20-25 ml di soluzione pronta per chilo di api sugli sciami in glomere, e 0,3 ml per dm² di favo coperto (3-4 ml per facciata in Dadant-Blatt) per gli sciami appena messi in arnia. Usa solo medicinali autorizzati, segui il foglietto della confezione che hai e annota il trattamento nel registro.
  • Lo sciame non arriva pulito. Wilde e colleghi (2005), citati da The Apiarist, hanno misurato che il 25 ± 9% delle varroe lascia l’alveare con uno sciame naturale e il 36 ± 11% con uno sciame Taranov. Tre quarti delle varroe, o quasi, restano nella famiglia madre: neanche lei si salva senza trattamento.
  • Tienilo in osservazione. Le buone pratiche IZSLER raccomandano di usare nuclei e sciami provenienti da famiglie senza segni clinici di virosi e citano l’apiario di quarantena tra le buone pratiche per le api introdotte. All’Università di Bari le nuove famiglie restano in osservazione 30-40 giorni per verificare regina, covata e malattie. Tenerlo qualche settimana lontano dalle famiglie di produzione è prudente. Per Aethina tumida la nota ministeriale 8542 del 2026 blocca le movimentazioni in uscita dalle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia e da 30 km attorno ai focolai messinesi; i casi del 2026 a Gaeta (Latina) e Rogliano (Cosenza) hanno aggiunto nuove zone. Al Centro-Sud chiedi alla ASL prima di spostare uno sciame.
  • Nutri con sciroppo leggero: lo sciame deve costruire tutta la cera. Aggiungi favi quando 6-7 sono costruiti e occupati.
  • Controlla la deposizione dopo una o due settimane. Uno sciame secondario porta una regina vergine che deve ancora fecondarsi; le ApiCultori Veneti consigliano di dargli un favo di covata, altrimenti spesso abbandona l’arnia.
  • Registralo in BDN. Lo sciame catturato è una nuova famiglia: entro 7 giorni va registrato come movimentazione in ingresso nell’apiario dove l’hai sistemato, che deve essere già registrato. Per gli allevamenti familiari conta nel limite di 10 alveari. I dettagli sono nella guida sull’anagrafe apistica.

Di chi è uno sciame? L’articolo 924 del Codice civile

L’articolo 924 del Codice civile, “Sciami di api”, è breve: “Il proprietario di sciami di api ha diritto di inseguirli sul fondo altrui, ma deve indennità per il danno cagionato al fondo; se non li ha inseguiti entro due giorni o ha cessato durante due giorni di inseguirli, può prenderli e ritenerli il proprietario del fondo.”

Il commento di Brocardi chiarisce alcuni punti:

  • I due giorni servono a cominciare l’inseguimento, non a finirlo. Finché l’apicoltore insegue lo sciame, ne conserva la proprietà.
  • Chi insegue paga i danni causati ai fondi attraversati: un ramo tagliato, un’aiuola calpestata.
  • Se nessuno insegue lo sciame per due giorni, questo è trattato come cosa senza padrone e il proprietario del fondo dove si è posato può prenderlo e tenerlo.

In pratica:

  • Hai visto partire il tuo sciame e lo segui: resta tuo anche se si posa dal vicino, ma chiedi di entrare e rispondi dei danni.
  • Trovi uno sciame senza sapere da dove viene: dopo due giorni senza inseguimento può tenerlo il proprietario del fondo. Un apicoltore che lo recupera lo fa con il suo consenso.
  • Lo sciame entra in una cavità (muro, camino, cassonetto della tapparella): non è più uno sciame ma una famiglia insediata. Toglierla richiede lavori e un apicoltore esperto.

Il tuo sciame resta comunque una tua responsabilità. L’articolo 2052 del Codice civile rende il proprietario di un animale responsabile dei danni che causa, anche quando è fuggito, salvo il caso fortuito. Uno sciame posato vicino a una casa può anche finire in una lite con il Comune: nel caso deciso dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 2090 del 2016, uno sciame posato a circa 15 metri dalla casa di una vicina era tra i motivi di un’ordinanza sindacale di rimozione dell’apiario, poi annullata perché quei disagi andavano gestiti con strumenti ordinari. Distanze, siepi e rapporti con i vicini sono nella guida su dove mettere le arnie.

Uno sciame in giardino: cosa fare e chi chiamare

È davvero uno sciame di api?

Uno sciame è un grappolo bruno e vivo, all’aperto, su un ramo, un palo o un muro, a volte con qualche favo di cera. Un nido di vespe o di calabroni, compresa la Vespa velutina, è invece una palla di carta grigia o beige con un solo ingresso. Se vedi un involucro di carta non sono api, e la strada è diversa: per la velutina l’avvistamento va segnalato alle autorità.

Le cose giuste da fare

  1. Non distruggere lo sciame, non bagnarlo e non spruzzarlo con insetticidi. La legge 313/2004 riconosce l’apicoltura come attività di interesse nazionale, e un apicoltore può recuperare lo sciame vivo.
  2. Tieniti a distanza, qualche metro basta di solito, e allontana bambini e animali. Uno sciame è poco aggressivo, ma un’ape minacciata punge.
  3. Se in casa c’è un allergico al veleno, tienilo lontano e non correre rischi.
  4. Fai una foto con l’altezza e l’accesso: aiuta l’apicoltore.
  5. Chiama un apicoltore. Le associazioni provinciali e regionali di apicoltori, i consorzi e molti Comuni hanno elenchi di volontari per il recupero degli sciami. La nota della Regione Emilia-Romagna del 2020 spiega che gli apicoltori intervengono di solito su chiamata dei vigili del fuoco, delle Prefetture, delle forze dell’ordine, delle AUSL o direttamente dei cittadini.
  6. Non aspettare: lo sciame può ripartire in poche ore.

E i vigili del fuoco?

Non sono il servizio ordinario per gli sciami. Il Comando dei Vigili del Fuoco di Padova lo spiega sul suo sito: per le api la sala operativa del 115 attiva “l’apicoltore reperibile”, previsto da un accordo con la Provincia e le associazioni di categoria, perché le api sono insetti “che per la loro importanza sono considerati protetti”. I pompieri intervengono gratuitamente solo quando si ravvisa una reale situazione di soccorso tecnico urgente; altrimenti si viene indirizzati a ditte private a pagamento. Ogni Comando provinciale ha le sue prassi: chiama il 115 solo per un pericolo reale.

La sciamatura in Italia mese per mese

La stagione degli sciami segue le fioriture e si sposta di settimane lungo la penisola. In generale, al Sud e nelle isole comincia già tra marzo e aprile, nella Pianura Padana si concentra tra aprile e giugno, in montagna arriva più tardi. Dove l’inverno è mite può partire anche prima: il manuale di biosicurezza dell’apiario sperimentale dell’Università di Bari colloca la raccolta degli sciami tra febbraio e aprile, e in Sicilia lo studio di Catania ha registrato le sciamature tra marzo e aprile.

Periodo Sud e isole Pianura Padana e Centro Cosa fare
fine inverno ripresa della covata, primi fuchi; nelle zone miti possibili primi sciami a febbraio-marzo ripresa della covata valutare forza e scorte, preparare arniette e telaini
inizio primavera picco degli sciami tra marzo e aprile, agrumi e sulla crescita rapida, comparsa dei fuchi visite ogni 7-9 giorni, fogli cerei, pareggiamento
piena primavera sciami ancora possibili, secondari febbre sciamatoria tra aprile e giugno, melari dall’inizio di aprile in pianura, acacia melario per tempo, Demaree, confinamento della regina, sciami artificiali
inizio estate sciami rari ultimi sciami, secondari; tiglio e castagno in collina controllare la deposizione di sciami e nuclei
fine estate e autunno nessuna sciamatura nessuna sciamatura rinnovare le regine, riunire le famiglie deboli, censimento in BDN tra il 1° novembre e il 31 dicembre

Domande frequenti

Quanto tempo resta uno sciame appeso a un ramo?

Da poche ore a qualche giorno. Il grappolo aspetta che le api esploratrici trovino e scelgano una cavità: secondo l'Università della Florida la scelta richiede da pochi minuti a quattro giorni, e uno studio condotto in Louisiana ha misurato in media circa venti ore di luce di ricerca. Più lo sciame aspetta, più è probabile che riparta: conviene intervenire il primo giorno.

Uno sciame di api è pericoloso?

Di solito è poco difensivo: le api non hanno covata né scorte da proteggere e prima di partire si sono riempite di miele. Non va però scosso, bagnato o spruzzato con insetticidi. Tieniti a qualche metro, allontana bambini e animali e fai molta attenzione se in casa c'è una persona allergica al veleno. Poi chiama un apicoltore o l'associazione apicoltori della zona.

I vigili del fuoco rimuovono gli sciami di api?

Non come servizio ordinario. Il Comando di Padova, per esempio, spiega che per le api la sala operativa del 115 attiva l'apicoltore reperibile previsto da un accordo con Provincia e associazioni, e che i pompieri intervengono gratis solo se c'è un vero soccorso tecnico urgente. Le prassi cambiano da provincia a provincia: il primo contatto resta un apicoltore o un'associazione.

Di chi è uno sciame che si è posato nel mio giardino?

L'articolo 924 del Codice civile permette al proprietario dello sciame di inseguirlo sul fondo altrui, pagando gli eventuali danni. Se non comincia a inseguirlo entro due giorni, o smette per due giorni, il proprietario del fondo può prenderlo e tenerlo. Un apicoltore che segue il proprio sciame può quindi recuperarlo, ma in pratica ti chiederà il permesso di entrare.

Devo registrare in BDN uno sciame catturato?

Sì. Uno sciame recuperato è una nuova famiglia: documenta data e luogo della cattura e registrala in BDN entro 7 giorni come movimentazione in ingresso nell'apiario in cui l'hai sistemata, che deve essere già registrato. Se hai un allevamento familiare, ricorda che anche gli sciami contano nel limite massimo di 10 alveari.

Basta togliere le celle reali per evitare la sciamatura?

Raramente. Distruggere le celle non elimina la causa, cioè il nido congestionato e pieno di api giovani, e la famiglia ne costruisce di nuove in pochi giorni. Bisogna ripassare ogni 7-9 giorni senza saltarne una, perché una cella dimenticata basta. È un complemento a un vero intervento, come lo sciame artificiale o il metodo Demaree, non un metodo a sé.

Che cos'è uno sciame secondario?

È lo sciame che parte dopo il primario, guidato non dalla vecchia regina ma da una regina vergine nata da una cella reale della famiglia madre. È più piccolo e indebolisce ancora la famiglia d'origine; a volte ne segue un terzo. Per evitarlo si lascia nella famiglia sciamata una sola bella cella reale pochi giorni dopo la partenza del primario.

Come si tratta contro la varroa uno sciame appena catturato?

Subito, finché non ha covata opercolata: le buone pratiche dell'IZSLER chiedono di trattare gli sciami naturali immediatamente dopo la raccolta. Si usa un medicinale veterinario a base di acido ossalico autorizzato in Italia, alla dose del foglietto. Le linee guida ministeriali del 2024 e del 2026 riportano per Oxuvar 5,7% lo spruzzo di 20-25 ml per chilo di api sugli sciami in glomere. Annota il trattamento nel registro.

Fonti

  1. Art. 924 Codice civile: Sciami di api (testo e spiegazione), Brocardi.it
  2. Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 19 maggio 2016 n. 2090: ordinanze sindacali e apiari, Consiglio di Stato, testo pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  3. Nota esplicativa sulla sciamatura delle api e sugli spostamenti degli apicoltori (aprile 2020), Regione Emilia-Romagna, Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica, pubblicata dal Comune di Soliera
  4. Disinfestazione di api, vespe e calabroni, Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, Comando di Padova
  5. Nota 11687 del 2 aprile 2024: Linee guida per il controllo dell'infestazione da Varroa destructor, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
  6. Nota 8542 del 18 marzo 2026: piano Aethina tumida e Linee guida per il controllo dell'infestazione da Varroa destructor 2026, Ministero della Salute, pubblicata da IZSVe
  7. Le buone pratiche apistiche (corso Aggiornamenti sanitari in apicoltura, 25 ottobre 2025), IZSLER, Sede territoriale di Lugo, pubblicato da AUSL di Bologna
  8. Manuale di biosicurezza per la gestione dell'apiario sperimentale (rev. 1, gennaio 2023), Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Dipartimento di Medicina Veterinaria
  9. Manuale di apicoltura (a cura di Marco Piu), Agenzia LAORE Sardegna, pubblicato da apicolturaonline.it
  10. Circolare maggio-giugno 2022, ApiCultori Veneti, Treviso
  11. La sciamatura, ovvero dalle molecole della singola ape alla sua integrazione nei comportamenti sociali (Luca Tufano), apicolturaonline.it
  12. Assessment of biological and behavioral characteristics of colonies of Apis mellifera siciliana and Apis mellifera ligustica in Sicily (Mazzeo et al., Naturalista Siciliano, 2023), Università degli Studi di Catania, archivio IRIS
  13. Progetto di miglioramento territoriale dell'Apis mellifera ligustica: riscoprendo i ceppi autoctoni (R. Amorosi, 2018), Associazione Apicoltori dell'Alto Lazio
  14. La sciamatura artificiale (Alessandra Bruni, 1 aprile 2020), Rivista di Agraria.org
  15. Swarm Control for Managed Beehives (ENY-160), James D. Ellis, Sara DeBerry e John Crowley, University of Florida IFAS Extension
  16. Swarming Behavior of Honey Bees (Hymenoptera: Apidae) in Southeastern Louisiana (Annals of the Entomological Society of America, 2004), José D. Villa, USDA-ARS
  17. Swarm and mite partitioning, David Evans, The Apiarist
  18. Weird Techniques for Swarm Control, Eastern Apicultural Society
  19. Demaree demystified, Rusty Burlew, Honey Bee Suite
  20. How to prevent swarming with a Taranov board, Rusty Burlew, Honey Bee Suite