Telaino coperto di api tenuto da un apicoltore

Nutrizione delle api: sciroppo, candito e proteici, quando e quanto nutrire

Nutrizione delle api: quando nutrire al Nord e al Sud, sciroppo 1:1 o 2:1, litri per famiglia, candito, proteici, HMF, prodotti e prezzi in Italia, regole bio.

La nutrizione delle api serve a dare alla famiglia quello che non trova più fuori: zucchero, come sciroppo o candito, quando le scorte mancano, e più di rado proteine quando manca il polline. In Italia il caso più comune è la nutrizione di scorta di fine estate, con sciroppo concentrato dopo il trattamento estivo contro la varroa, per portare ogni famiglia in inverno con tre o quattro favi di scorte ben pieni. Al Sud e nelle isole si aggiunge la nutrizione di soccorso nelle carestie estive e a fine inverno. Stimolazione, candito e proteici servono in situazioni precise, e mai con il melario sopra.

Quando nutrire le api, e quando no

Una famiglia ben posizionata, a cui si è lasciato abbastanza miele nel nido, si arrangia da sola. Si nutre per colmare un deficit misurato, soppesando l’arnia o leggendo i favi, non per abitudine. Ci sono due logiche diverse, che conviene non confondere:

  • la nutrizione di scorta: grandi volumi di sciroppo concentrato in pochi giorni, perché le api lo immagazzinino e lo opercolino prima del freddo;
  • la nutrizione stimolante: piccole dosi di sciroppo diluito, ripetute, che imitano un raccolto debole e mantengono la deposizione.

La Fondazione Edmund Mach lo spiega nel notiziario del luglio 2024: le concentrazioni basse, vicine a un rapporto zucchero/acqua di 1:1, stimolano la covata, ma costringono le api a togliere molta acqua; per fare scorte si preferiscono sciroppi più concentrati, da 1,5 a 2 parti di zucchero per una d’acqua. Lo sciroppo diluito dato poco per volta a settembre rilancia la deposizione e la famiglia consuma in covata quello che le si dà.

Il calendario della nutrizione al Nord, al Centro e al Sud

Le date si spostano di settimane tra una valle alpina, la Pianura Padana e la costa siciliana. Per il quadro completo dell’anno vedi il calendario apistico.

Periodo Nord e Alpi Centro Sud e isole Alimento
Dicembre-febbraio Glomere: niente sciroppo; candito solo su arnie leggere Candito su arnie leggere Covata quasi continua, consumi alti; candito o sciroppo nelle giornate miti Candito
Marzo-aprile Candito, poi sciroppo diluito se mancano scorte Sciroppo diluito per nuclei e famiglie leggere Soccorso se piove a lungo anche con mandorlo e asfodelo in fiore Candito, sciroppo 1:1
Maggio-giugno Solo sciami e nuclei che costruiscono Carestie locali dopo primavere fredde Fine di agrumi e sulla, inizio della carestia estiva Sciroppo 1:1 a piccole dosi
Luglio-agosto Dopo il blocco di covata e il trattamento, inizio della nutrizione di scorta Come al Nord, colline più precoci Carestia e siccità: soccorso alle famiglie leggere Sciroppo concentrato o 1:1 secondo il caso
Settembre Completare le scorte entro metà mese, restringere il nido Completare le scorte Nutrizione di scorta se edera e fioriture autunnali mancano Sciroppo 1,5-2:1
Ottobre-novembre Stop allo sciroppo; candito se l’arnia resta leggera Ultimi apporti nelle giornate miti Spesso inutile se l’autunno ha dato edera e corbezzolo Candito

Al Nord il margine è stretto: la Fondazione Mach avverte che dopo metà settembre non si può sperare che le api completino i favi mal costruiti: le scorte vanno date prima. Al Sud la stagione è lunga ma le famiglie non si fermano quasi mai: nel marzo 2026 l’Osservatorio Nazionale Miele riferiva per il Meridione e le isole piogge frequenti e temperature sotto la norma, consumi elevati, nutrizione di soccorso diffusa e mortalità per esaurimento delle scorte “anche in presenza di fioriture come mandorlo ed asfodelo”. Nemmeno Centro e Nord ne sono al riparo: nel giugno 2025 l’Osservatorio segnalava nutrizioni di soccorso nelle Marche, dove la maggior parte degli apicoltori non aveva raccolto nulla a giugno, e in diverse zone della Liguria.

Il progetto NUTRAPI, condotto dalla Regione del Veneto con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), fotografa la pratica al Nord-Est nella stagione 2019: su 955 apicoltori il 92,1% nutre artificialmente, e la nutrizione autunnale comincia ad agosto per il 16,1%, a settembre per il 70,5% e a ottobre per l’11,3%.

Quando non nutrire

  • Con il melario posato: lo sciroppo salirebbe nei favi da miele. Ne parliamo nell’ultima sezione.
  • Durante un raccolto: è inutile e intasa il nido, togliendo spazio alla regina.
  • Con il glomere formato: le api non prendono più lo sciroppo freddo e il liquido aggiunge umidità.
  • Una famiglia orfana, fucaiola o malata: lo zucchero non la salva. Si riunisce, se sana, o si affronta la causa.
  • A tutto l’apiario a caso: si nutrono le famiglie leggere, e si nutrono tutte la stessa sera per non scatenare il saccheggio.

Quante scorte servono per passare l’inverno?

La Fondazione Mach indica come obiettivo tre o quattro favi di scorte ben pieni e in gran parte opercolati per una famiglia normale che sverna su 7-8 favi Dadant-Blatt. Le scorte si leggono sui favi laterali e sulla corona di miele sopra la covata, dove il glomere passerà i mesi freddi. Lo stesso notiziario ricorda che una famiglia che d’estate popolava 10 favi sverna in genere con circa 15.000 api: per questo da settembre si restringe gradualmente il nido con il diaframma, così che le scorte restino a contatto con il glomere.

I tre o quattro favi sono un riferimento per il Nord e per il Trentino. In montagna e nelle valli con inverni lunghi conviene stare in alto; al Sud l’inverno è corto, ma la covata quasi continua consuma, e il rischio arriva a febbraio e marzo, quando la deposizione accelera e una primavera piovosa impedisce di bottinare. La fame uccide più spesso a fine inverno che a dicembre.

Valutare le scorte senza smontare l’arnia

  • Lettura dei favi all’ultima visita dopo la smielatura: conta i favi pieni e le corone di miele opercolate, e annotali sulla scheda dell’apiario.
  • Soppesatura: solleva l’arnia dal retro di qualche centimetro. Con l’esperienza si riconosce subito l’arnia che si alza troppo facilmente.
  • Bilancia o pesa a gancio: pesa il retro e poi il davanti, somma e togli il peso della tua arnia vuota con i favi costruiti, che conviene misurare una volta per tutte sul proprio materiale.

Per un ordine di grandezza dei consumi, il laboratorio apistico della Michigan State University stima che un’operaia consumi circa 11 mg di zucchero al giorno: 15.000 api invernali, senza covata, ne usano circa 165 g al giorno, 50.000 api d’estate circa 550 g, covata esclusa. Quando la covata riparte i consumi salgono di colpo.

Lo zucchero non basta. Senza polline la famiglia non rilancia la covata a fine inverno, anche con zucchero a volontà: la corona di polline intorno alla covata va controllata nella visita d’autunno, insieme alla salute della famiglia. E le scorte devono essere di miele, non di melata: la Fondazione Mach spiega che la melata può cristallizzare così duramente da diventare inutilizzabile d’inverno, e consiglia di sostituire quei favi con favi costruiti e di nutrire con sciroppo denso.

Sciroppo per api: ricetta e proporzioni

Le proporzioni si esprimono in peso. “1:1” significa 1 kg di zucchero per 1 kg, cioè 1 litro, d’acqua. Un bicchiere di zucchero per un bicchiere d’acqua dà uno sciroppo più diluito del previsto, perché lo zucchero semolato è meno denso dell’acqua: pesa sempre lo zucchero.

Rapporto zucchero/acqua Zucchero per 1 L d’acqua Concentrazione Sciroppo ottenuto Zucchero per litro di sciroppo Uso
1:1 1 kg 50% circa 1,6 L circa 0,6 kg Stimolo, sciami, carestie
1,5:1 1,5 kg 60% circa 1,9 L circa 0,77 kg Fine estate, scorte
2:1 2 kg circa 67% circa 2,25 L circa 0,9 kg Scorte autunnali

I volumi derivano dalla densità dello sciroppo, circa 1,23 al 50% e 1,33 al 67%. Lo sciroppo fatto in casa non va oltre i 2 kg di zucchero per litro d’acqua perché la solubilità del saccarosio a temperatura ambiente è di circa due parti in una d’acqua: oltre, ricristallizza nel nutritore. I prodotti del commercio superano questa soglia perché sono in parte invertiti o miscelati con glucosio e fruttosio, che restano liquidi a concentrazioni più alte.

Per fare i conti sulle tue famiglie, il nostro calcolatore dello sciroppo per api dà zucchero, acqua e litri per famiglia per l’1:1, l’1,5:1, il 2:1 e gli sciroppi pronti.

Lo sciroppo concentrato fatto in casa, passo per passo

Per circa 10 litri, che apportano poco meno di 9 kg di zucchero:

  1. Pesa 9 kg di zucchero bianco semolato, di barbabietola o di canna.
  2. Intiepidisci 4,5 litri d’acqua potabile, senza portarla a ebollizione.
  3. Versa lo zucchero poco per volta mescolando fino a scioglierlo del tutto; una frusta da pittore sul trapano accelera molto.
  4. Lascia raffreddare e distribuisci tiepido o a temperatura ambiente.
  5. Usalo nei giorni seguenti: lo sciroppo diluito fermenta in fretta con il caldo.
  6. Annota data, quantità e arnie sulla scheda dell’apiario.

Per lo sciroppo 1:1 sciogli 1 kg di zucchero per litro d’acqua tiepida. La Fondazione Mach raccomanda di non scaldare a lungo né bollire lo sciroppo e di non acidificarlo: calore e acidità producono idrossimetilfurfurale (HMF). Evita zucchero di canna grezzo, melassa e zuccheri integrali: i loro minerali e zuccheri complessi sono poco digeribili per le api.

Sciroppi e canditi del commercio: cosa c’è dentro e quanto costano

Il progetto NUTRAPI ha acquistato e distribuito agli apicoltori veneti 28.045 kg di dodici mangimi zuccherini, solidi e liquidi, convenzionali e biologici, e l’IZSVe li ha analizzati lotto per lotto. Nessun residuo di pesticidi, nessuna spora di Paenibacillus larvae, l’agente della peste americana, e zuccheri conformi a quanto dichiarato. Qualche esempio dalla relazione:

Prodotto Zuccheri riducenti (glucosio + fruttosio) Saccarosio HMF misurato
Apicandy (candito) 15,0-33,1% 62,9-84,0% 0,4-4,3 mg/kg
Apifonda (candito) 9,9-14,3% 63,0-77,1% 3,9-9,1 mg/kg
Apiinvert (sciroppo invertito) 60% 18,7% 27,6 mg/kg
Beesweet 631 (sciroppo) 39% 0% 7,1 mg/kg
Fruttosweet 45 (sciroppo) 54,0-62,8% 0% 31,3-32,6 mg/kg

I canditi a base di saccarosio hanno l’HMF più basso; gli sciroppi invertiti o di glucosio e fruttosio i valori più alti, comunque modesti rispetto a quelli di uno sciroppo bollito. Il giudizio finale della relazione sulla qualità è “mediamente più che accettabile”.

Prezzi rilevati a ottobre 2026

Prodotto Confezione Prezzo IVA inclusa Note
Candito Apifonda 2,5 kg 5,50 euro Saccarosio di barbabietola; 1 kg equivale a 0,9 kg di zucchero
Candito Apifonda 1 kg 2,25 euro Per nuclei
Candito Candifruct 2,5 kg; 5 x 2,5 kg 4,50 euro; 22,00 euro
Candito biologico Candisweet 2,5 kg 9,00 euro Per l’apicoltura biologica
Candito Puro Nectar (Lega) cartone da 8 x 2,5 kg 48,00 euro Zucchero e sciroppo di glucosio
Sciroppo Fruttosweet 45 latta da 10 kg 16,00 euro 78% di sostanza secca
Candito proteico Candi-pro 1 kg; 15 kg 3,00 euro; 43,50 euro
Candipolline Gold 1 kg 5,00 euro Candito con polline

Fonti: cataloghi Apistore e Lega, ottobre 2026; il Puro Nectar è listato a 46,15 euro più IVA al 4%. Calcolo nostro: con l’Apifonda (5,50 euro per 2,5 kg, pari a 2,25 kg di zucchero) lo zucchero costa circa 2,40 euro al chilo; con il Fruttosweet 45 (16 euro per 10 kg al 78%, cioè 7,8 kg di sostanza secca) circa 2,05 euro al chilo di sostanza secca. Lo zucchero semolato del supermercato costa in genere meno, ma va sciolto e dato subito; i prodotti pronti si conservano e si distribuiscono più in fretta, il che conta con decine di arnie.

Guarda anche la composizione. La scheda del Fruttosweet 45 dichiara, sulla sostanza secca, 45% di fruttosio, 24% di glucosio, 15% di disaccaridi, 8% di trisaccaridi e 8% di polisaccaridi. Il glucosio, il fruttosio e il saccarosio sono gli zuccheri che l’ape digerisce meglio; le frazioni più complesse degli sciroppi di amido lo sono meno. Per le scorte che la famiglia consumerà per mesi conviene un prodotto ricco di saccarosio o di zuccheri semplici, con data di produzione recente.

HMF e zuccheri tossici: gli errori che avvelenano una famiglia

Da quale livello l’HMF diventa pericoloso

L’HMF si forma quando gli zuccheri, soprattutto il fruttosio, vengono scaldati, acidificati o conservati a lungo. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) gli ha dedicato un parere scientifico nel 2022:

  • Punto di riferimento: 1,16 µg di HMF per ape al giorno, una BMDL10 calcolata sulla mortalità delle operaie in 20 giorni, cioè la stima prudente della dose che aumenta del 10% gli effetti avversi. Corrisponde a circa 95 mg/kg di alimento per le operaie e 91 mg/kg per le larve.
  • Durata: la tossicità cresce con il tempo di esposizione. Le concentrazioni equivalenti scendono a 131 mg/kg per 50 giorni, 49 mg/kg per 90 giorni e a 15 mg/kg per 180 giorni, la durata di un invernamento.
  • Valori misurati: fino a 475 mg/kg in uno sciroppo invertito nei Paesi Bassi, quasi 915 mg/kg in un candito acquistato in Slovenia per una prova di tossicità e da 6.000 a 14.000 mg/kg in uno sciroppo casalingo bollito per 30-40 minuti a pH 2.

Letti con questi numeri, i risultati del NUTRAPI dicono due cose. I canditi di saccarosio, sotto i 10 mg/kg, sono tranquilli anche per l’inverno. Alcuni sciroppi di glucosio e fruttosio, intorno ai 30 mg/kg appena acquistati, restano sotto il riferimento a breve termine ma superano il livello che l’EFSA associa a 180 giorni di consumo: meglio usarli nelle nutrizioni di fine estate che finiscono in covata e nelle carestie, e preferire per le scorte di lunga durata sciroppi di saccarosio o prodotti a basso HMF. In ogni caso conserva sciroppi e canditi al fresco e al buio, consumali entro l’anno e non usare i fondi di latta dell’anno scorso per le scorte invernali.

Gli zuccheri che l’ape non digerisce

Secondo la Michigan State University l’ape non digerisce ramnosio, xilosio, arabinosio, galattosio, mannosio, lattosio, raffinosio, melibiosio e stachiosio. Niente latticini, dolciumi, bibite o sciroppi aromatizzati. Lo stesso laboratorio ricorda che circa il 40% degli zuccheri della soia è tossico per le api, un motivo di prudenza con i sostituti del polline a base di soia.

Nutrizione autunnale: come si fanno le scorte

In Italia la sequenza è sempre la stessa: smielatura, trattamento estivo contro la varroa, nutrizione. Il trattamento viene prima perché le api invernali nascono da fine estate e devono crescere in una famiglia poco infestata: la Fondazione Mach considera agosto e settembre i mesi fondamentali per scorte di zucchero e polline. Con il blocco di covata per ingabbiamento della regina si nutre dopo la liberazione e l’acido ossalico; con i farmaci a base di timolo attenzione al saccheggio, che la Fondazione Mach elenca tra i fattori scatenanti.

  1. Fai il bilancio dopo l’ultima smielatura: scorte, covata, forza, regina.
  2. Riunisci le famiglie deboli ma sane: la Fondazione Mach consiglia di riunire i nuclei con meno di quattro favi popolati. Una famiglia malata non si riunisce e non si nutre: si affronta la malattia.
  3. Calcola il deficit: obiettivo meno scorte presenti. Se mancano due favi di scorte, servono in genere tra 6 e 9 litri di sciroppo concentrato.
  4. Riduci le porticine e restringi il nido con il diaframma da settembre.
  5. Distribuisci in fretta e in grandi volumi: due o tre apporti ravvicinati, la sera, a tutte le famiglie da nutrire dello stesso apiario.
  6. Non versare nulla: una goccia di sciroppo sul predellino attira saccheggiatrici, vespe e, dove ci sono, Vespa velutina in Liguria e Toscana o Vespa orientalis al Sud.
  7. Controlla dopo due o tre settimane: sciroppo preso, favi opercolati, peso dell’arnia. Al Nord completa entro metà settembre, in pianura e al Centro entro i primi di ottobre.
  8. Smetti quando arriva il freddo: se l’arnia resta leggera passa al candito.

Al Sud e nelle isole l’autunno decide molto. Edera, inula, carrubo e corbezzolo possono riempire i nidi da soli, e allora la nutrizione di scorta si riduce a poche famiglie. Ma la covata che continua d’inverno consuma, e lo stesso apiario che a novembre sembrava pieno può arrivare a febbraio senza scorte: le famiglie vanno risoppesate a fine inverno.

Il costo non è trascurabile. Lo studio “Api e miele” del CREA Politiche e Bioeconomia, pubblicato nel 2024 per la Rete Rurale Nazionale, osserva che gli apicoltori convivono ormai con una mancanza più o meno grave di nettare e che la nutrizione di soccorso con sciroppi e canditi pesa sui bilanci aziendali: garantisce la sopravvivenza della famiglia, ma non ne mantiene la capacità produttiva.

Candito per api: quando e come usarlo

Il candito è una pasta solida di zucchero finissimo legato da un velo di sciroppo. Non cola, apporta pochissima acqua e si posa a contatto con il glomere. Si usa in tre casi: arnia leggera in tardo autunno o in inverno, quando fa troppo freddo per lo sciroppo; fine inverno, quando la ripresa della covata svuota le scorte; nuclei e arniette, dove evita annegamenti e saccheggio. È un’integrazione di soccorso: una famiglia a cui mancano due favi di scorte a ottobre non si recupera con un pane da 2,5 kg.

La Fondazione Mach dà la ricetta del candito casalingo: 25 kg di zucchero a velo e circa 8 kg di miele di produzione propria, impastati a freddo, senza bollire, in pani appiattiti da circa 1 kg o da mezzo chilo, alti al massimo 5-6 cm. Il miele deve venire dai propri alveari sani: le buone pratiche apistiche dell’IZSLER chiedono di evitare miele o polline di origine sconosciuta, che possono portare spore di peste americana.

Il calcolatore del candito riporta questa ricetta alla quantità che ti serve e al numero di pani.

Per posarlo:

  1. Scegli una giornata calma e apri il meno possibile.
  2. Appoggia il pane sul foro del coprifavo o direttamente sui telaini sopra il glomere, con la busta incisa dal lato delle api.
  3. Se serve, aggiungi un rialzo o un melario vuoto per fare spazio, poi richiudi con il tetto ben isolato.
  4. Controlla dal foro del coprifavo ogni due-quattro settimane e sostituisci il pane finito.
  5. Togli ogni resto prima di posare il primo melario.

Compra canditi di produzione recente e conservali al fresco: le analisi citate dall’EFSA mostrano che in alcuni canditi l’HMF può arrivare a valori molto alti, mentre quelli analizzati nel NUTRAPI erano sotto i 10 mg/kg.

Nutrizione stimolante e carestie estive

Stimolare significa dare piccole quantità di sciroppo diluito per accelerare lo sviluppo prima di un raccolto precoce, di un allevamento di regine o della formazione di nuclei. Funziona, ma a condizioni precise.

Nel 1950 Eva Crane pubblicò su Bee World i risultati di 131 coppie di famiglie appaiate, nutrite o no in marzo e aprile 1948. Le famiglie nutrite avevano in media 1,03 favi di api e 0,89 favi di covata in più. Il guadagno si concentrava sulle famiglie piccole: fino a 8 favi, circa il 36% di api e il 55% di covata in più; oltre i 14 favi, nessun guadagno significativo. Era significativo solo dove le api dovevano cercare l’acqua a 50 yarde o più, circa 45 metri; con l’acqua più vicina il guadagno era trascurabile. Crane ne concluse che l’acqua dello sciroppo poteva valere più dello zucchero.

Per stimolare senza fare danni:

  1. Stimola solo famiglie sane, con regina feconda e polline disponibile: senza polline lo zucchero non diventa covata.
  2. Controlla le scorte: una famiglia con due favi di miele non ha bisogno di sciroppo.
  3. Dai sciroppo 1:1 in piccole dosi, mezzo litro ogni due o tre giorni o un litro alla settimana, senza interrompere fino al raccolto.
  4. Smetti all’inizio del raccolto, prima di posare il melario: al Sud prima degli agrumi, al Nord prima della robinia.
  5. Controlla la sciamatura, che in una famiglia spinta arriva prima.

Al Sud la carestia estiva è un capitolo a sé. Dopo agrumi, sulla e prime fioriture estive, la siccità di luglio e agosto può svuotare i nidi proprio mentre si tratta contro la varroa e la famiglia alleva le api invernali. Qui la nutrizione non è stimolante ma di mantenimento: sciroppo 1:1 o 1,5:1 a dosi moderate per le famiglie leggere, la sera, porticine ridotte e abbeveratoi pieni: anche l’IZSLER raccomanda di lasciare acqua da bere alle famiglie nei periodi particolarmente caldi.

Nutrizione proteica e sostituti del polline: servono?

Il polline fornisce proteine, grassi, vitamine e minerali da cui le nutrici producono la pappa reale. La Michigan State University stima che per allevare una larva servano da 25 a 37,5 mg di proteine, cioè da 125 a 187,5 mg di polline, e che una famiglia raccolga da 10 a 26 kg di polline l’anno. Un’integrazione proteica può avere senso a fine inverno se la covata riparte senza polline, nelle carestie di polline estive o autunnali e negli apiari da allevamento.

I dati italiani invitano alla prudenza. Nel progetto PROTAPI 2020-2021 la Regione del Veneto e l’IZSVe hanno distribuito 20.082 kg di tre canditi proteici del commercio, Apicandy Proteico, Candipolline Gold e Candi-pro, e li hanno analizzati: le proteine andavano dall’1,4 al 4,2% sulla sostanza secca, gli zuccheri erano circa il 90% della massa, con saccarosio sempre sopra il 70%. Sono, in pratica, canditi con un po’ di proteine. Le api li hanno mangiati, secondo il 98,2% dei 942 questionari, ma il 60,5% degli apicoltori non ha visto variazioni nei favi occupati, il 18,9% un aumento e il 7,3% una diminuzione. Il progetto non aveva un gruppo di controllo e non ha misurato covata, sopravvivenza o varroa: dice che i prodotti erano sicuri, non che fossero utili. Il 21,2% dei partecipanti dichiarava di usare proteici anche per conto proprio; nel NUTRAPI del 2019, su un campione diverso, erano circa l’8%.

La Fondazione Mach è netta: la reale utilità di questi alimenti “complessi e alquanto anomali” per la dieta naturale delle api è “davvero molto dubbia”. Consiglia il polline vero, raccolto con la trappola nella buona stagione e conservato congelato. Ma solo il tuo, da famiglie sane: anche l’IZSLER chiede di evitare polline di origine sconosciuta, che può portare spore di peste americana. Le stesse buone pratiche ricordano di assicurare alle api alimento ricco di proteine a fine estate e in autunno e di verificare etichetta e qualità dei mangimi acquistati.

La miglior assicurazione resta un ambiente ricco di piante mellifere che fioriscano a fine estate e in autunno. Se usi un candito proteico:

  1. posalo sui telaini a contatto con la covata, sotto un foglio che limiti l’essiccamento;
  2. rinnovalo solo quando è consumato;
  3. toglilo prima del raccolto e del melario.

Quale nutritore scegliere

La Fondazione Mach distingue tre tipi principali: il nutritore a depressione, rovesciato sul foro del coprifavo, il nutritore a ciambella, che si appoggia sul coprifavo e si vende da 1, 2 e 5 litri, e il nutritore a tasca, che sostituisce un telaino nel nido e contiene di solito 2,5-3 litri.

Nutritore Uso migliore Vantaggi Svantaggi
A ciambella sul coprifavo Scorte autunnali, carestie Si riempie senza aprire il nido, 1-5 litri Serve un melario vuoto o un rialzo intorno; meno frequentato col freddo
A depressione (barattolo o secchio rovesciato) Stimolo e scorte Semplice, economico, dosa lentamente Gocciola se la guarnizione è difettosa
A tasca nel nido Nuclei, famiglie deboli A contatto con il glomere Toglie posto a un favo, obbliga ad aprire, annegamenti senza galleggiante
Pane di candito o di proteico Soccorso invernale e fine inverno Niente liquido, a contatto con il glomere Non serve per le scorte

Verifica il formato: sulla Dadant-Blatt nutritori a tasca e diaframmi da 10 e da 12 favi non sono intercambiabili con quelli di altre arnie. Metti un galleggiante o una rete nei nutritori a tasca, riempi la sera, chiudi bene il tetto perché le api di altre famiglie non arrivino allo sciroppo.

Sciroppo e miele: melario, legge e biologico

Cosa dice la legge sul miele

Il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 179, che recepisce la direttiva europea sul miele, definisce il miele come la sostanza dolce naturale che le api producono dal nettare o dalle secrezioni delle piante, e all’articolo 4 vieta di “aggiungere al miele qualsiasi ingrediente alimentare, ivi compresi gli additivi”. Per la violazione l’articolo 6 rinvia alle sanzioni dell’articolo 6 della legge 283/1962 sugli alimenti. Il decreto legislativo 30 dicembre 2025, n. 207, che ha recepito la direttiva (UE) 2024/1438 con regole applicabili dal 14 giugno 2026, ha cambiato soprattutto l’etichettatura d’origine delle miscele, che ora indica i Paesi in ordine decrescente con le rispettive percentuali, e ha riscritto il divieto di estrarre il polline, già presente nel testo del 2004: non ha toccato il divieto di aggiunte.

Per l’apicoltore la conseguenza è pratica. Lo sciroppo dato con il melario sopra viene in parte stoccato nei favi da miele, e quello che si smiela non è più soltanto miele. Quattro regole bastano:

  1. nessuna nutrizione con il melario posato;
  2. fine di ogni stimolazione prima di posare il melario, cioè prima dell’inizio del raccolto;
  3. togliere ogni resto di candito o di proteico prima del primo melario;
  4. non spostare mai nel melario un favo del nido che ha ricevuto sciroppo.

Nutrire nell’apicoltura biologica

In Italia gli alveari biologici sono una quota importante: il CREA ne contava poco più di 212.000 nel 2022, il 13,5% del totale. Il regolamento (UE) 2018/848, allegato II, parte II, punto 1.9.6.2, nella versione modificata dal regolamento delegato (UE) 2020/427, stabilisce che le colonie possono essere alimentate soltanto quando la loro sopravvivenza è minacciata da condizioni climatiche avverse, e in tal caso con miele, polline, zucchero o sciroppi di zucchero, sempre biologici. A fine stagione vanno lasciate negli alveari scorte sufficienti di miele e polline per l’inverno. Servono quindi canditi e sciroppi certificati bio, come i canditi biologici presenti nei cataloghi italiani. Ogni nutrizione va registrata con data, prodotto, quantità e arnie, e conviene concordare i casi dubbi con il proprio organismo di controllo prima di comprare.

Il miele come alimento: solo il tuo, e sano

Un favo di miele opercolato preso da una famiglia forte e sana del tuo apiario è il miglior soccorso che esista. Il miele comprato o di origine sconosciuta, invece, va evitato secondo le buone pratiche dell’IZSLER, che chiedono anche di non riutilizzare mai i favi di arnie spopolate, nemmeno se vuoti o con scorte di miele e polline: le spore di peste americana resistono per anni. Per riconoscere queste malattie vedi la guida alle malattie delle api.

Domande frequenti

Quando si nutrono le api?

In quattro casi: a fine estate, dopo il trattamento contro la varroa, se le scorte invernali non bastano; a fine inverno, con il candito, se l'arnia è leggera; durante le carestie estive, frequenti al Sud dopo agrumi e sulla; per sciami e nuclei che costruiscono fuori raccolto. Mai con il melario posato: lo sciroppo finirebbe nel miele, che per legge non può contenere aggiunte.

Come si prepara lo sciroppo per le api?

Si pesa lo zucchero bianco e lo si scioglie in acqua tiepida, mai bollente. Per lo sciroppo stimolante si usa circa 1 kg di zucchero per litro d'acqua; per le scorte autunnali la Fondazione Mach indica un rapporto zucchero/acqua di 1,5-2:1, cioè da 1,5 a 2 kg per litro. Niente aceto, limone o acidi: con calore e acidità si forma HMF, tossico per le api.

Quanto sciroppo serve per l'inverno?

Dipende da quello che manca. La Fondazione Mach indica come obiettivo tre o quattro favi di scorte ben pieni e in gran parte opercolati per una famiglia che sverna su 7-8 favi. Si calcola il deficit sui favi e lo si colma con sciroppo concentrato: un litro di sciroppo 2:1 contiene circa 0,9 kg di zucchero, quindi per 6-8 kg mancanti servono 7-9 litri.

Meglio lo sciroppo fatto in casa o quello del commercio?

Entrambi funzionano se usati bene. Lo sciroppo di saccarosio fatto a freddo è economico e ha pochissimo HMF, ma va dato subito e oltre i 2 kg per litro cristallizza. I prodotti del commercio, invertiti o a base di glucosio e fruttosio, restano liquidi più concentrati e si conservano meglio. Nel progetto NUTRAPI della Regione Veneto e dell'IZSVe i mangimi analizzati sono risultati di qualità accettabile, con HMF variabile da prodotto a prodotto.

Quando si mette il candito alle api?

Quando fa troppo freddo per lo sciroppo e l'arnia è leggera: in pratica da novembre a febbraio al Nord, e a fine inverno ovunque, quando la ripresa della covata svuota le scorte. Il pane si appoggia sul foro del coprifavo o sui telaini sopra il glomere. È un'integrazione di soccorso: non sostituisce le scorte mancanti a ottobre e va tolto prima di posare il melario.

Il candito proteico serve davvero?

Le prove sono deboli. Nel progetto PROTAPI dell'IZSVe e della Regione Veneto i tre canditi proteici analizzati contenevano dall'1,4 al 4,2% di proteine sulla sostanza secca e per circa il 90% zuccheri. La Fondazione Mach giudica molto dubbia l'utilità di questi alimenti e consiglia polline vero, raccolto in stagione e congelato, ma solo dai propri alveari sani.

Si può nutrire con il melario sopra?

No. Le api spostano lo sciroppo nei favi del melario e il prodotto smielato non sarebbe più miele: il D.Lgs. 179/2004 vieta di aggiungere al miele qualsiasi ingrediente alimentare. Si nutre solo dopo aver tolto i melari, si smette di stimolare prima di posarli e si toglie ogni resto di candito. I favi del nido che hanno ricevuto sciroppo non vanno mai spostati nel melario.

Nell'apicoltura biologica si può nutrire?

Sì, ma solo quando la sopravvivenza della famiglia è minacciata da condizioni climatiche avverse, e solo con miele, polline, zucchero o sciroppi di zucchero biologici, come prevede il regolamento (UE) 2018/848 modificato dal regolamento delegato 2020/427. A fine stagione vanno lasciate scorte sufficienti di miele e polline. Ogni nutrizione va registrata e concordata con il proprio organismo di controllo.

Fonti

  1. Notizie apicoltura n. 02/2024: Nutrizione estiva e preparazione all'inverno (31 luglio 2024), Fondazione Edmund Mach, pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  2. Relazione del progetto NUTRAPI: nutrizione delle api, alimenti, caratteristiche e possibili ricadute sull'alveare, Regione del Veneto e Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
  3. Relazione del progetto PROTAPI 2020-2021: nutrizione proteica delle api, Regione del Veneto e Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
  4. Decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 179: attuazione della direttiva 2001/110/CE concernente la produzione e la commercializzazione del miele, Gazzetta Ufficiale n. 168 del 20 luglio 2004, testo pubblicato da FNOVI
  5. Decreto legislativo 30 dicembre 2025, n. 207: attuazione della direttiva (UE) 2024/1438, Gazzetta Ufficiale n. 3 del 5 gennaio 2026, testo pubblicato da Unionalimentari
  6. Regolamento delegato (UE) 2020/427 che modifica l'allegato II del regolamento (UE) 2018/848 sulla produzione biologica, Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, testo pubblicato da Unionalimentari
  7. Evaluation of the risks for animal health related to the presence of hydroxymethylfurfural (HMF) in feed for honey bees (EFSA Journal 2022;20(4):7227), EFSA, gruppo di esperti scientifici CONTAM
  8. Api e miele: opportunità, potenzialità e minacce per una filiera essenziale (settembre 2024), CREA Politiche e Bioeconomia, Rete Rurale Nazionale
  9. Rilevazione mensile, marzo 2026, Osservatorio Nazionale Miele, pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  10. Rilevazione mensile, giugno 2025, Osservatorio Nazionale Miele, pubblicato da L'Apicoltore Moderno
  11. Le buone pratiche apistiche (corso Aggiornamenti sanitari in apicoltura, 25 ottobre 2025), IZSLER, Sede territoriale di Lugo, pubblicato da AUSL di Bologna
  12. The effect of spring feeding on the development of honeybee colonies (Bee World, 31(9), 65-72, 1950), Eva Crane, Eva Crane Trust
  13. Honey bee nutrition, Michigan State University, laboratorio apistico
  14. Candito Apifonda, mangime complementare per api, confezione da 2,5 kg (scheda e prezzo, ottobre 2026), Apistore
  15. Mangimi per api: canditi, canditi proteici e alimenti complementari (catalogo e prezzi, ottobre 2026), Apistore
  16. Sciroppo di glucosio e fruttosio Fruttosweet 45, latta da 10 kg (scheda e prezzo, ottobre 2026), Apistore
  17. Candito Puro Nectar, cartone da 8 buste da 2,5 kg (scheda e prezzo, ottobre 2026), Lega