

Api selvatiche in Italia: oltre mille specie, come riconoscerle, dove nidificano e come aiutarle
Api selvatiche in Italia: oltre mille specie, dalle osmie ai bombi alpini. Come riconoscerle, dove nidificano, se competono con gli alveari e come aiutarle.
Le api selvatiche sono tutte le api che vivono senza l’aiuto dell’uomo, e l’Italia è uno dei Paesi più ricchi d’Europa: ben oltre mille specie, circa la metà di quelle europee, dai minuscoli alittidi di pochi millimetri all’ape legnaiola, nera con le ali viola. Quasi tutte sono solitarie, non producono miele e la maggior parte nidifica nel terreno. Impollinano gran parte della flora spontanea e molte colture, e diverse specie sono in declino.
L’ape da miele, Apis mellifera, è soltanto una specie su oltre mille. Ecco come riconoscere le altre e come aiutarle.
Quante specie di api selvatiche ci sono in Italia?
Oltre mille, e il conto cresce
L’ultima lista ufficiale della fauna italiana, curata da Guido Pagliano nel 1995, contava 944 specie di api. Il catalogo bibliografico di Mario Comba del 2019 e le scoperte degli anni seguenti hanno superato la soglia: un gruppo guidato da Maurizio Cornalba, Marino Quaranta e Paolo Biella scrive su Biodiversity Data Journal (2024) che in Italia ci sono “ben oltre 1000 specie confermate”. Laura Bortolotti, del CREA Agricoltura e Ambiente di Bologna, parla di “circa mille specie di api selvatiche”, circa la metà di quelle europee.
Il catalogo non è chiuso. Lo stesso lavoro del 2024 ha segnalato 8 specie nuove per l’Italia, tra cui Andrena confinis, Megachile lapponica e Trachusa integra, altre 6 nuove per la penisola, una per la Sardegna e una per la Sicilia, con estensioni di areale per una trentina di specie. In Calabria, nella riserva della biosfera studiata tra il 2022 e il 2024 dall’Università della Calabria, sono emerse 16 specie mai registrate prima nella regione: in molte regioni italiane la conoscenza delle api resta indietro rispetto ad altri Paesi mediterranei.
Una ricchezza mediterranea
La Lista Rossa europea del 2026 ricorda che le penisole mediterranee, Italia compresa, hanno una quota più alta di specie endemiche, e cita la Sicilia come area di endemismi, per esempio Chelostoma stefanii. Tra le specie che vivono solo in Italia ci sono Andrena siciliana e Nomada siciliensis, siciliane, e Colletes wolfi. Endemico italiano è anche un bombo d’alta quota dell’Appennino centrale, Bombus konradini, noto quasi solo in aree protette come i parchi nazionali dei Monti Sibillini e del Gran Sasso e Monti della Laga.
Le sei famiglie di api
Le api formano un gruppo di imenotteri, gli Anthophila, le cui larve si nutrono di polline e nettare invece che di prede. In Italia sono presenti tutte e sei le famiglie europee.
| Famiglia | Generi tipici | Come riconoscerle |
|---|---|---|
| Apidae | Apis, Bombus, Xylocopa, Anthophora, Eucera, Ceratina, Nomada | la famiglia più varia: ape da miele, bombi, api legnaiole, api cuculo |
| Andrenidae | Andrena, Panurgus | api di primavera, polline sulle zampe posteriori, nido nel terreno |
| Megachilidae | Osmia, Megachile, Anthidium, Chelostoma | portano il polline sotto l’addome, in una spazzola ventrale |
| Halictidae | Halictus, Lasioglossum, Sphecodes | piccole, spesso con bande chiare sull’addome, nido nel terreno |
| Colletidae | Colletes, Hylaeus | rivestono le celle con una secrezione impermeabile; gli Hylaeus sono quasi glabri |
| Melittidae | Melitta, Dasypoda, Macropis | spesso specializzate su poche piante |
Api selvatiche e ape da miele: le differenze
La vera differenza è il modo di vivere. L’ape da miele vive in colonie permanenti di decine di migliaia di individui, come spieghiamo nella pagina sulla colonia di api. La grandissima maggioranza delle selvatiche vive invece da sola.
| Criterio | Ape da miele | Bombi (Bombus) | Api solitarie |
|---|---|---|---|
| Vita sociale | colonia permanente, una regina e migliaia di operaie | colonia annuale, da decine a poche centinaia di individui | ogni femmina costruisce e rifornisce da sola il proprio nido |
| Inverno | tutta la colonia, in glomere | solo le giovani regine fecondate | quasi sempre come larva, pupa o adulto chiuso nel nido |
| Miele | grandi scorte | poche gocce di nettare in vasetti di cera | nessuno |
| Raggio di volo | alcuni chilometri | da centinaia di metri a pochi chilometri | spesso poche centinaia di metri |
| Attività | quasi tutto l’anno | da fine inverno all’autunno | a volte poche settimane per specie |
| Dieta | generalista | generalista | generalista o specializzata |
Generaliste e specialiste
Molte api selvatiche visitano fiori molto diversi. Altre, dette oligolettiche, raccolgono polline da una sola famiglia o genere di piante, come le Macropis sulla mazza d’oro (Lysimachia). Queste specialiste scompaiono con la loro pianta: Macropis frivaldszkyi è tra le specie italiane forse estinte.
Come riconoscere le principali api selvatiche italiane
Per arrivare alla specie serve spesso uno stereomicroscopio, ma i grandi gruppi si distinguono a occhio nudo.
Bombi (Bombus)
Grossi, tondi e molto pelosi, con bande gialle, bianche, rossicce o nere. Sono sociali: in primavera una regina che ha svernato sotto terra fonda da sola la colonia, spesso in una vecchia tana di roditore. Nascono le operaie, poi maschi e nuove regine, e in autunno la colonia muore. Volano anche con freddo e cielo coperto e praticano l’impollinazione per vibrazione, che libera il polline di pomodoro e mirtillo. Bombus terrestris è il più comune in pianura; B. pascuorum, rossiccio, frequenta prati e giardini. Sulle Alpi e sull’Appennino vivono bombi d’alta quota, tra i più esposti al clima.
Osmie o api muratrici (Osmia)
Sono le inquiline più comuni dei nidi artificiali. Osmia cornuta è nera con l’addome coperto da una peluria rosso aranciata e vola da fine inverno; O. bicornis è simile, più piccola e un po’ più tardiva. Il nome viene dai setti di fango con cui la femmina divide le celle dentro una cavità. Volano anche al freddo, e per questo le due specie vengono allevate per impollinare albicocco, mandorlo e pero.
Api legnaiole (Xylocopa)
Sono le api più grandi d’Italia. Xylocopa violacea è la più diffusa, nera con ali dai riflessi blu violacei, oltre due centimetri di lunghezza; X. valga le somiglia molto. Scavano gallerie nel legno secco, nelle travi non trattate e nelle canne. Il ronzio è forte ma l’indole è pacifica. Gli adulti svernano e tornano a volare con le prime giornate tiepide.
Andrene (Andrena)
È tra i generi più ricchi di specie. Grandi come un’ape da miele o poco meno, scure o rossicce, volano in primavera su salici, alberi da frutto e crucifere. Scavano il nido nel terreno, a volte in aggregazioni di centinaia di buchi, con un monticello di terra che si scambia per un formicaio.
Antofore ed eucere (Anthophora, Eucera)
Le antofore sono robuste e pelose, simili a piccoli bombi, dal volo velocissimo e stazionario davanti ai fiori. Volano presto, sulle labiate come rosmarino e lamio. Nell’isola di Giannutri Anthophora dispar è una delle specie seguite dai ricercatori di Pisa e Firenze. Le eucere si riconoscono dai maschi, con antenne lunghissime, quasi quanto il corpo; visitano soprattutto le leguminose e i maschi di alcune specie impollinano le orchidee del genere Ophrys, il cui fiore imita la femmina.
Alittidi (Halictus, Lasioglossum)
Piccole, spesso scure con sottili bande chiare sull’addome, abbondanti in giardini e bordi di strade. Nidificano nel terreno e alcune specie sono semisociali: la madre convive con figlie operaie. Proprio tra loro la Lista Rossa italiana trova diverse specie in pericolo, come Halictus carinthiacus e Lasioglossum soror.
Megachile, colletidi e api cuculo
Le megachile, o api tagliafoglie, ritagliano dalle foglie delle rose i dischetti con cui foderano le celle. I colletidi (Colletes, Hylaeus) foderano le celle con una pellicola simile al cellophane. Le api cuculo non raccolgono polline e depongono le uova nei nidi altrui: sono poco pelose, colorate di rosso, giallo e nero, come Nomada, Sphecodes o Coelioxys.
Dove nidificano le api selvatiche?
| Tipo di nido | Esempi | Di cosa hanno bisogno |
|---|---|---|
| Nel terreno | andrene, alittidi, Colletes, Dasypoda, molte antofore ed eucere | terra nuda o poco inerbita, al sole, sabbiosa, limosa o in scarpata |
| Steli cavi o con midollo | Ceratina, Hylaeus, alcune osmie | rovi, sambuco, canne e steli secchi lasciati in piedi |
| Legno morto | Xylocopa, alcune osmie e megachile | ceppi, rami secchi, legno vecchio non trattato |
| Cavità esistenti | Osmia cornuta, O. bicornis, megachile | gallerie di altri insetti, fessure, canne dei nidi artificiali |
| Nidi di resina o fango | alcuni antidiini e megachile | pietre e muri soleggiati |
Nelle api solitarie la femmina costruisce una cella, la riempie con una pallottola di polline impastato con nettare, depone un uovo e la chiude. Poi ricomincia. Muore senza vedere la prole, che passa estate e inverno nel nido e sfarfalla la primavera seguente.
Il calendario cambia con la latitudine. In Sicilia, Sardegna e lungo le coste del Sud le prime api volano già a gennaio e febbraio; in Pianura Padana la stagione parte a marzo e culmina tra maggio e giugno; in alta montagna i bombi volano soprattutto a luglio e agosto. In autunno restano alittidi e nuove regine di bombo. Se tieni arnie, queste date si incrociano con il tuo calendario apistico.
Osmie e bombi al lavoro nei campi
Osmie nei frutteti dell’Emilia-Romagna
Le osmie sono le api solitarie più studiate in Italia come impollinatori gestiti. Bettina Maccagnani, Giovanni Burgio e Stefano Maini dell’Università di Bologna hanno seguito Osmia cornuta nel 2004 e 2005 in due pereti di un’azienda biologica vicino a Ferrara (Bulletin of Insectology, 2007). In ogni nido-box hanno liberato 200 femmine e 400 maschi, con 520 cavità a disposizione. Due lezioni pratiche:
- nel 2004 le femmine vicine a una siepe di prugnolo (Prunus spinosa) hanno costruito all’inizio più celle di quelle vicine a strisce di crucifere: una siepe fiorita prima del pero aiuta le osmie a partire;
- quando si deve trattare, la misura più efficace è stata chiudere i nidi al tramonto, tenerli al fresco la notte, trattare la sera e rimettere i nidi nello stesso punto e con lo stesso orientamento. Le femmine ancora attive dopo il trattamento erano tra il 71 e il 79%.
Bombi da serra
Dagli anni Ottanta le colonie commerciali di Bombus terrestris impollinano il pomodoro in serra in tutto il mondo, e l’Italia, grande produttrice di ortaggi protetti, ne fa largo uso. Bortolotti ricorda che la maggior parte delle colonie in commercio appartiene alla sottospecie B. t. dalmatinus, originaria di Grecia e Turchia, mentre l’Italia ha sottospecie proprie: B. t. sassaricus in Sardegna e B. t. calabricus in Calabria e Sicilia. I bombi che escono dalle serre possono competere e incrociarsi con quelli locali e diffondere patogeni: per questo diversi Paesi europei hanno limitato già nei primi anni Duemila il commercio di sottospecie non locali.
Perché le api selvatiche sono in declino?
La Lista Rossa italiana
Nel 2018 il Comitato Italiano IUCN e il Ministero dell’Ambiente hanno pubblicato la Lista Rossa delle api italiane minacciate, curata da Marino Quaranta e colleghi. È una lista mirata: invece di tutte le specie ne ha valutate 151, cioè le 85 italiane già minacciate a livello europeo, 34 indicate come a rischio nell’inventario di Comba e 32 endemiche o marginali in Italia. Il risultato:
| Categoria | Specie | Esempi |
|---|---|---|
| In pericolo critico, forse estinte | 5 | Andrena siciliana, Nomada siciliensis, Bombus confusus, Macropis frivaldszkyi |
| In pericolo critico | 2 | Dasypoda braccata, Nomada italica |
| In pericolo | 10 | Bombus alpinus, B. konradini, B. brodmannicus, Colletes wolfi, Halictus carinthiacus |
| Vulnerabili | 4 | Bombus muscorum, Lasioglossum clypeare |
| Quasi minacciate | 13 |
In tutto 21 specie minacciate e 13 quasi minacciate. Per circa il 55% delle 151 specie i dati non bastavano a giudicare. Le minacce indicate: intensificazione agricola e uso scorretto di agrofarmaci, urbanizzazione, cambiamento climatico, perdita di habitat per abbandono o cattiva gestione dei pascoli e rimboschimento, in qualche caso il sovrapascolo.
La Lista Rossa europea
La prima Lista Rossa europea delle api, coordinata da Ana Nieto per l’IUCN nel 2014, considerava minacciato il 9,2% delle specie europee e quasi minacciato il 5,2%, ma per il 56,7% non c’erano dati sufficienti. La nuova edizione, coordinata da Denis Michez e pubblicata dalla Commissione europea nel 2026, ha valutato 1.928 specie:
- 172 minacciate, il 10,4%, con una forbice dall’8,9% al 23,3% secondo lo stato reale delle specie poco conosciute;
- 14,3% con dati insufficienti, contro il 56,7% di dieci anni prima;
- 416 specie, il 21,6%, endemiche dell’Europa.
Al primo posto tra le minacce mette l’intensificazione agricola, che riguarda almeno 608 specie, seguita da cambiamento climatico, perdita e frammentazione degli habitat, specie invasive e patogeni, inquinamento.
Il clima e i bombi alpini
Bombus alpinus vive ad alta quota, vicino ai ghiacciai. Secondo la Lista Rossa italiana, il limite inferiore del suo areale si è alzato di 480 metri dal 1984, in parallelo con il riscaldamento. In Italia la specie è segnalata nei parchi nazionali del Gran Paradiso e dello Stelvio; tra le minacce la Lista Rossa cita anche il pascolo intensivo e la trasformazione degli habitat per gli sport invernali.
Agrofarmaci: divieti europei e deroghe italiane
Nel 2018 l’Unione europea ha vietato all’aperto tre neonicotinoidi, imidacloprid, tiametoxam e clothianidin, ammessi solo in serre permanenti. Il regolamento sui fitosanitari consente però autorizzazioni eccezionali di 120 giorni per situazioni di emergenza. Il 19 gennaio 2023 la Corte di giustizia dell’UE (causa C-162/21) ha stabilito che uno Stato non può concedere deroghe per vendere o usare sementi trattate con prodotti che la Commissione ha espressamente vietato per quell’uso.
L’acetamiprid, neonicotinoide ancora approvato nell’UE, resta in uso, e un’autorizzazione eccezionale può estenderlo a colture per cui non è registrato. Nel 2024 il Ministero della Salute ne ha consentito l’impiego su barbabietola da zucchero e da seme contro gli afidi, vettori di virus del giallume, dal 22 aprile al 19 agosto, e l’Emilia-Romagna lo ha ammesso in deroga ai propri disciplinari. Per le aree protette e i siti Natura 2000, le linee guida del Piano d’azione nazionale sui fitosanitari (decreto 10 marzo 2015) prevedono di sostituire, limitare o eliminare i prodotti più pericolosi a tutela di specie, habitat e impollinatori.
Le altre cause
Nelle pianure intensive spariscono siepi, fossi, capezzagne e prati stabili, e i diserbanti eliminano i fiori spontanei di cui vivono le specialiste. In montagna succede il contrario: prati da sfalcio e pascoli abbandonati diventano bosco. Nel Sud pesano siccità e incendi.
Api mellifere e api selvatiche: c’è competizione?
L’ape da miele non è nemica delle selvatiche. Ma una colonia di decine di migliaia di operaie raccoglie molto nettare e polline, e dove gli alveari sono tanti su risorse scarse ne resta meno per le altre. In un Paese con un forte nomadismo e 1.554.475 alveari censiti nella Banca dati nazionale a fine 2024, la questione conta.
Cinquant’anni di sostituzione nel Mediterraneo
Carlos M. Herrera, della Estación Biológica de Doñana, ha riunito nel 2020 336 stime delle api sui fiori, da 136 studi fatti tra il 1963 e il 2017 in 13 Paesi mediterranei (Proceedings of the Royal Society B). L’Italia ha fornito 59 stime, seconda dopo la Spagna. Sull’insieme del bacino, la quota di visite delle api selvatiche è passata:
| Tipo di pianta | Selvatiche nel 1963 | Selvatiche nel 2017 |
|---|---|---|
| Piante spontanee | 84% delle visite | 59% |
| Piante coltivate | 76% | 44% |
Herrera avverte che i dati sono eterogenei e il legame causale con il numero di alveari è un’ipotesi. Ma conclude che misure pensate per il Nord Europa, come incentivare gli alveari per aiutare gli impollinatori, non vanno trasferite senza cautela nel Mediterraneo.
L’esperimento di Giannutri
Il caso più netto viene dall’Arcipelago Toscano. Sull’isola di Giannutri c’è un solo apiario, 18 colonie, e nessuna ape mellifera selvatica. Su richiesta del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, Lorenzo Pasquali, Leonardo Dapporto (Università di Firenze), Alessandro Cini (Università di Pisa) e colleghi hanno usato l’isola come laboratorio per circa quattro anni. D’accordo con gli apicoltori, in giorni scelti nel picco di attività delle selvatiche hanno chiuso tutti gli alveari per 11 ore. I risultati, pubblicati su Current Biology nel 2025:
- senza api mellifere il nettare disponibile sui fiori più visitati è aumentato di circa il 60% e il polline del 30% (il comunicato dell’ateneo riporta 50% e 30%);
- le api selvatiche sono diventate più attive, restavano più a lungo sui fiori e raccoglievano polline più in fretta;
- i transetti mostrano in quattro anni un calo di circa l’80% di Anthophora dispar e Bombus terrestris, che gli autori collegano al monopolio delle risorse da parte delle mellifere; Dapporto parla di causa probabile, non di prova definitiva.
Il Parco ha deciso di non rinnovare i permessi per l’apicoltura a Giannutri. Gli stessi autori sottolineano che il risultato non giustifica divieti ovunque: una piccola isola è un caso particolare e i risultati non valgono automaticamente per la terraferma.
Non sempre c’è sovrapposizione
Altri studi italiani danno un quadro più sfumato. Chiara Benedetta Boni, Antonio Felicioli (Università di Pisa), Marino Quaranta (CREA) e colleghi hanno analizzato il polline raccolto da api mellifere e api selvatiche in tre parchi nazionali (Conservation, 2025). La rete trofica era molto specializzata e le selvatiche usavano in gran parte fonti di polline diverse da quelle delle mellifere: poca condivisione, forse per differenziazione di nicchia. Gli autori raccomandano comunque di valutare la densità degli alveari nelle aree protette, preferire un’apicoltura meno intensiva e ripristinare gli habitat.
Paolo Fontana, della Fondazione Edmund Mach, riassume così la posizione di molti entomologi apistici: la competizione esiste quando le concentrazioni di alveari sono molto alte, soprattutto con il nomadismo, ma non è uno scontro tra ape da miele e api selvatiche. Dipende dalla gestione e dalla densità.
Cosa può fare l’apicoltore
Commisura gli alveari alle fioriture: aggiungere colonie non aggiunge fiori. Evita piccole isole, alta quota e luoghi con specie rare, e leggi il regolamento del parco prima di portarci un apiario. Registra e aggiorna i tuoi apiari nell’anagrafe apistica: sapere dove sono gli alveari è il primo passo per valutarne il carico. Semina margini e strisce fiorite, come quelle dell’eco-schema 5 descritte nella pagina sulle piante mellifere. E valorizza le api locali, parte dello stesso patrimonio, come raccontiamo in razze di api.
Hotel per insetti: cosa fare e cosa evitare
Un nido ben fatto attira osmie, megachile, Hylaeus, api legnaiole e qualche vespa solitaria, ma non sostituisce un habitat. I suoi limiti:
- non serve alle specie che nidificano nel terreno, cioè la maggior parte; gli scomparti con pigne, paglia o mattoni forati ricevono poche api;
- concentra parassiti: api cuculo, vespe parassite, acari e muffe. Un grande hotel mai curato può diventare una trappola;
- senza fiori vicino non vale nulla.
Come farlo bene
Le indicazioni che seguono vengono dalla scheda di Laura Bortolotti, Gherardo Bogo e Antonio Felicioli (Università di Pisa) per il progetto LIFE 4 Pollinators.
| Elemento | Indicazione |
|---|---|
| Fori nel legno | da 2 a 10 mm di diametro, circa 10 cm di profondità, chiusi sul fondo |
| Canne | Arundo donax o cannuccia di palude (Phragmites), tagliate a circa 20 cm, con un nodo verso metà: le canne aperte ai due lati restano vuote |
| Per le api legnaiole | canne di almeno 10-12 mm di diametro e lunghe almeno 40 cm |
| Rifinitura | bordi lisci, senza schegge: le api evitano i fori sfilacciati |
| Struttura | parete posteriore chiusa e tetto sporgente contro pioggia e vento |
| Posizione | in pieno sole, esposto a sud o sud-est, senza vegetazione davanti ai fori |
| Altezza | sollevato da terra, mai appoggiato al suolo; colla anti-insetti sui sostegni |
| Inverno | proteggi i nidi dall’umidità; se il nido non è impermeabile, spostalo in un luogo fresco e asciutto e rimettilo a inizio primavera |
Meglio alcuni nidi piccoli che un grande hotel. Sostituisci le canne usate e i blocchi rovinati, così non si accumulano parassiti.
Come aiutare le api selvatiche in giardino, sul balcone e in campagna
I gesti più efficaci sono anche i più semplici. Il progetto europeo LIFE 4 Pollinators, con l’Università di Bologna e il CREA tra i protagonisti, tra il 2019 e il 2024 li ha portati a 700 agricoltori e 186 gestori del verde urbano.
- Fiori autoctoni tutto l’anno. Rosmarino, timo, santoreggia, salvia, lavanda, cisti, ginestre e lupinella al Centro-Sud e sulle isole; salici, rovo, trifogli, fiordaliso, viperina e alberi da frutto al Nord. Lascia fiorire le spontanee come tarassaco, malva, ginestrino e cardi.
- Lascia terra nuda al sole: un angolo di aiuola senza pacciamatura, una scarpata, il bordo di un viottolo in terra battuta.
- Non vangare né compattare il terreno dove nidificano.
- Sfalcia tardi e a turno. Taglia dopo la fioritura principale e lascia ogni volta una parte di prato non falciata, come raccomanda LIFE 4 Pollinators.
- Conserva steli secchi e legno morto: fusti di rovo, sambuco e finocchio selvatico fino a primavera, qualche ceppo al sole.
- Niente pesticidi. Né insetticidi sulle piante in fiore né diserbanti sui bordi e nei vialetti.
- Acqua e fango. Un sottovaso con sassolini e un po’ di terra bagnata aiutano le osmie a costruire i setti.
- Niente specie invasive. Non piantare l’ailanto, nell’elenco UE delle specie esotiche invasive dal 2019 e vietato in tutta l’Unione. La robinia non è vietata a livello europeo, ma diverse Regioni la gestiscono come invasiva: meglio non piantarla vicino a boschi, fiumi e prati aridi.
- Aggiungi un piccolo nido come complemento, mai al posto di fiori e terra nuda.
Cosa fa l’Italia per gli impollinatori
Monitoraggio: BeeNet e i parchi nazionali
L’Italia ha costruito due reti complementari. BeeNet, guidata dal CREA Agricoltura e Ambiente di Bologna con fondi FEASR attraverso la Rete Rurale Nazionale e il Ministero dell’agricoltura, ha funzionato dal 2019 al 2025 con quasi 420 apiari messi a disposizione dagli apicoltori, cinque colonie per apiario, usate come sentinelle di salute delle api e qualità dell’ambiente. Il progetto ha seguito anche le api selvatiche in 24 località di 11 regioni, con un transetto di 200 metri campionato ogni mese.
Dal 2019 il Ministero dell’Ambiente finanzia ogni anno il monitoraggio degli impollinatori selvatici nei parchi nazionali, seguito dall’ISPRA, e dallo stesso anno l’Italia sperimenta il protocollo europeo EUPoMS: oltre 250 transetti attivi formano la base di partenza.
Il ripristino della natura e l’obiettivo 2030
Dopo la revisione del 2023 dell’Iniziativa dell’UE sugli impollinatori è arrivato il regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura. L’articolo 10 chiede agli Stati di invertire il declino delle popolazioni di impollinatori entro il 2030 e poi di farle crescere, con un monitoraggio annuale secondo un metodo comune.
In Italia il Ministero dell’Ambiente coordina il Piano nazionale di ripristino con il Ministero dell’agricoltura, con il supporto tecnico-scientifico di ISPRA e CREA e un gruppo tecnico dedicato agli impollinatori. Dopo la consultazione pubblica dal 23 aprile al 24 giugno 2026, la proposta è stata trasmessa alla Commissione europea il 25 settembre 2026. La Commissione ha sei mesi per le sue osservazioni; la versione definitiva è attesa entro settembre 2027.
In agricoltura: l’eco-schema 5
Sul fronte agricolo lo strumento principale è l’eco-schema 5 della PAC 2023-2027, che paga la semina di colture di interesse mellifero senza diserbanti e insetticidi. AGEA ricalcola il premio ogni anno: per la domanda 2024 ha pagato 356,70 euro a ettaro sui seminativi e 411,68 sulle arboree, su circa 145.500 ettari. Bastano due specie, se ne consigliano tre, e facelia e borragine non sono ammesse. Per le api selvatiche, che volano poche centinaia di metri dal nido, una striscia fiorita vicino a una siepe vale doppio.
Quasi tutto ciò che aiuta le api selvatiche, fiori autoctoni, terreno non lavorato e meno chimica, aiuta anche i tuoi alveari.
Domande frequenti
Quante specie di api selvatiche ci sono in Italia?
Ben oltre mille. L'ultima lista ufficiale, di Pagliano nel 1995, ne contava 944, ma il catalogo di Comba del 2019 e le scoperte successive hanno superato quota mille, circa metà delle specie europee. Solo una, Apis mellifera, viene allevata per il miele. Nuove specie per l'Italia vengono segnalate ancora oggi, soprattutto al Sud e nelle isole.
Le api selvatiche pungono?
Solo le femmine hanno il pungiglione e quasi tutte le api solitarie non pungono mai: non hanno una colonia né scorte da difendere. In molte specie piccole il pungiglione non attraversa nemmeno la pelle. I bombi possono pungere se li schiacci o tocchi il nido. I maschi, come quelli delle osmie che pattugliano i nidi, sono del tutto innocui.
Le api selvatiche fanno il miele?
No, non nel senso dell'apicoltore. Un'ape solitaria impasta polline e nettare in una pallina per ogni cella, ci depone sopra un uovo e chiude la cella. I bombi conservano un po' di nettare in piccoli vasetti di cera, pochi grammi che bastano a superare una giornata di brutto tempo. Solo le api mellifere accumulano miele che si può raccogliere.
Un hotel per insetti serve davvero?
Serve, ma da solo conta poco. Lo usano solo le specie che nidificano in cavità, come osmie, megachile e api legnaiole, mentre la maggior parte delle api selvatiche scava il nido nel terreno. Meglio un nido piccolo con fori puliti e canne rinnovate che un grande hotel decorativo mai curato. Fiori autoctoni e terra nuda vengono prima.
Tenere arnie danneggia le api selvatiche?
Due o tre arnie in un paesaggio fiorito pesano poco. Il problema nasce con molti alveari su risorse scarse. A Giannutri, in giorni scelti, chiudere 18 alveari per 11 ore ha aumentato il nettare del 60 per cento circa e il polline del 30, e il Parco non ha rinnovato i permessi. In altri parchi la sovrapposizione è risultata bassa.
Qual è l'ape selvatica più grande d'Italia?
Le api legnaiole del genere Xylocopa. La più diffusa, Xylocopa violacea, è nera con ali dai riflessi blu violacei e supera i due centimetri. Scava gallerie nel legno secco, in travi non trattate e nelle canne. Nonostante il ronzio potente è pochissimo aggressiva e punge solo se la afferri. Gli adulti svernano e ricompaiono nelle prime giornate tiepide.
Come distinguo un'ape da una vespa o da una mosca?
Un'ape è di solito pelosa, con peli ramificati che trattengono il polline, e lo trasporta sulle zampe posteriori o sotto l'addome. Una vespa è più liscia, spesso gialla e nera, con un vitino molto stretto. Un sirfide, la mosca che imita le vespe, ha un solo paio di ali, occhi enormi, antenne cortissime e resta spesso sospeso in volo.
Cosa fa l'Italia per proteggere gli impollinatori?
Dal 2019 il Ministero dell'Ambiente finanzia il monitoraggio degli impollinatori nei parchi nazionali, oggi su oltre 250 transetti in Italia, e il CREA ha guidato la rete BeeNet. Il 25 settembre 2026 l'Italia ha inviato a Bruxelles la proposta di Piano nazionale di ripristino, che deve invertire il declino degli impollinatori entro il 2030. In agricoltura c'è l'eco-schema 5.
Fonti
- Lista Rossa IUCN delle api italiane minacciate (2018), M. Quaranta, M. Cornalba, P. Biella, M. Comba, A. Battistoni, C. Rondinini, C. Teofili, Comitato Italiano IUCN e Ministero dell'Ambiente (deposito Università di Milano-Bicocca)
- Exploring the hidden riches: recent remarkable faunistic records and range extensions in the bee fauna of Italy (Biodiversity Data Journal, 12, 2024), M. Cornalba, M. Quaranta, P. Biella e altri, Pensoft
- Api e impollinazione: l'importanza della biodiversità per la produzione agricola e la conservazione degli ecosistemi (Natura Bresciana, 42, 2019), L. Bortolotti, CREA Agricoltura e Ambiente, Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia
- La tutela degli Apoidei non è un gioco da ragazzi (Odeo Olimpico XXXIV), P. Fontana, Fondazione Edmund Mach, Accademia Olimpica di Vicenza
- European Red List of Bees (2026), D. Michez e altri, Commissione europea (deposito Naturalis)
- Troppe api per poco nettare: a rimetterci sono quelle selvatiche (studio su Giannutri, Current Biology, 2025), Università di Pisa
- Island-wide removal of honeybees reveals exploitative trophic competition with strongly declining wild bee populations (Current Biology, 35, 2025), L. Pasquali, C. Bruschini, A. Cini, L. Dapporto e altri, Università di Firenze e Università di Pisa (deposito FLORE)
- Pollen resource repartition between managed honey bees (Apis mellifera) and unmanaged bees in three Italian national parks (Conservation, 5, 2025), C. B. Boni, M. Quaranta, P. Biella, A. Felicioli e altri (deposito Università di Milano-Bicocca)
- Assessing wild bee fauna (Hymenoptera: Apoidea: Anthophila) in Calabria (southern Italy) (The European Zoological Journal, 92, 2025), M. L. Vommaro, D. Michez, A. Giglio e altri, Università della Calabria
- Evaluating spatial representativity in a stakeholder-driven honeybee monitoring network across Italy (Land, 14, 2025), S. Albertazzi, I. Guerra, L. Bortolotti, P. Medrzycki, M. Giovanetti, CREA Agricoltura e Ambiente, MDPI
- Report on a project: BeeNet at the start (Bulletin of Insectology, 74 (2), 2021), M. Giovanetti e L. Bortolotti, CREA Agricoltura e Ambiente, Bulletin of Insectology
- Il Piano Nazionale di Ripristino (PNR) dell'Italia (2 dicembre 2025), L. Pettiti, Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Network Nazionale Biodiversità ISPRA
- Misure di conservazione per gli insetti impollinatori nei Parchi nazionali (2 dicembre 2025), S. D'Antoni e L. Nazzini, ISPRA
- Natura, l'Italia trasmette alla Ue la proposta di Piano Nazionale di Ripristino (25 settembre 2026), Teleborsa
- Gradual replacement of wild bees by honeybees in flowers of the Mediterranean Basin over the last 50 years (Proceedings of the Royal Society B, 287, 2020), C. M. Herrera, Estación Biológica de Doñana (CSIC)
- Neonicotinoids: no exemptions to the European ban (sentenza CGUE C-162/21 del 19 gennaio 2023), Conseil d'État
- Uso eccezionale su barbabietola contro gli afidi: acetamiprid (deroghe territoriali 2024), Regione Emilia-Romagna, Servizio fitosanitario
- Osmia cornuta management in pear orchards (Bulletin of Insectology, 60, 2007), B. Maccagnani, G. Burgio, L. Stanisavljević, S. Maini, Università di Bologna
- LIFE 4 Pollinators: Layman's report (2024), Progetto LIFE 4 Pollinators, Università di Bologna e partner
- Costruzione di un bee hotel (L. Bortolotti, G. Bogo, A. Felicioli), LIFE 4 Pollinators, progetto PP-ICON
